ISLAS / ISOLE

Como si se pudiera elegir, le pregunta: “No quisieras irte a una isla?” y como si ya hubiese elegido, ella responde: “Yo no necesito irme a una isla, yo soy una isla, yo invento islas…”

Catalogo 2010-2021, Terre – Gabriele del Papa ph

Paris, suspendida y devota. 2020, C19 – Maria A. Listur

Come se potesse scegliere, le chiede: “Non vorresti andare ad un’isola?” e come se avesse già scelto, lei risponde: “Non ho bisogno di andare ad un’isola, sono un’isola, invento isole …”

Parigi, sospesa e devota.

IL GIORNO CHE GUARDA

Il centro di ogni cosa si decentra e si sfuoca

quando quello che ascolta non è più l’udito

ma la paura ancestrale della perpetuità;

quando l’occhio vuole le rose eppure il giorno

si chiede: come si fa a odorarle con tanto timore

quasi senza respiro, o almeno a lui sembra…

Staccati dai sensi, allarmati d’ignoto, 

spaventati dall’aria… Chissà!

Le Rose di Casa

Parigi, in vita. Per la vita, in prospettiva.

2020-Maria A. Listur

SCIUPÌO

Per poter chiedere 

come dove e quando

si dovrebbe sapere, cosa. Infinita

come una guarigione 

e giustamente

indefinibile, inafferrabile, 

percepibile… a tratti;

quando non c’è tempo 

quando non lo si può sprecare. 

Ah… Se si potesse, ora e qui,

abbracciare ogni distanza

al servizio dell’inaudito!

Catrin Welz-Stein ART

Parigi, mascherata d’incerto.

2020-Maria A. Listur

FRONTIERE

Ottobre 2020 – Ore 21:10, coprifuoco a Parigi

Suona il campanello della porta di casa. Pensa: “chi è riuscita/o a passare?” Si riferisce a tutti e due i controlli dei due citofoni che stanno prima del patio che precede l’ingresso alla casa. Si alza dalla postazione di studio e chiede (con una certa veemenza): “Chi è?” Dall’altro lato della porta rispondono: “Sono io, riconosci la voce?” L’udito che si occupa delle viscere riconosce immediatamente e indirizza la mano verso la chiave, poi al pomello. Lo sguardo si ferma alla bottiglia di champagne che anticipa la mano che la sostiene poi riesce a seguire il braccio, il corpo, infine gli occhi ad asola. Nessun virus può fermare l’abbraccio. Qui nessuno teme. I battiti di entrambi si trasformano in sudore e, come se risuonassero nel corridoio, fanno preoccupare la vicina di fronte che nel frattempo ha aperto la porta: “Ça va…? Loro non rispondono. La signora chiude dicendo: “Ça va!” Lui attraversa la soglia senza abbandonare la stretta, lei dice: “La bottiglia mi sta premendo le lombari…” Lui ride e chiede: “Posso passare?” Lei: “Sei già passato.”

Gracias a la Vida, que me dà siempre tanto.

Maria A. Listur

CREDENZE/BELIEFS

A rischio di far rumore 

nel centro 

delle altrui certezze

confesso: 

il pensiero mi duole 

o la sua pelle sottile, quando 

si dice che “l’arte è in ogni cosa” 

e ancora peggio 

se di credenza profuma.

Taccio domande 

e lacero idee, significati

insieme ai loro contrari. 

Do spazio 

in me all’altro, in me 

alle infinite domande 

a mo’ di risposta.

Dunque sembra che l’arte 

non sia altro che assenza. 

Quella di chi nel crearla, si crea 

o si libera. O rinuncia 

al lusso di silenziarsi.

Lene Kilde ART

Parigi, tentando traduzioni impossibili.

2020 – Maria A. Listur

BELIEFS

At the risk of making noise
in the middle
of others’ beliefs
I confess:
the thought hurts me
or its thin skin, when
it is said “art is in everything”
and even worse
if it odours of belief.
I keep silent about questions
and rip apart ideas, meanings
together with their contraries.
I give space
in me to the other, in me
to the infinite questions
in guise of answers.
Therefore, it seems that art
is nothing but absence.
That of those who creating it, create itself
or is freed. Or renounces
the luxury of silence itself.

Lene Kilde ART
Paris, attempting impossible translations.
2020 – Maria A. Listur

LUGAR

Tengo alma de raÍz, me atrapan los lugares

donde hasta los pétalos dan sombra, donde la luz

filtra como una herida que deja libre

en su caída vertical el grito del agua

hacia y desde el centro de ésta tierra que parece

desvanecerse para recordarnos que estamos vivos, ahora

solamente hoy, chiquititos e ignorantes.

2020 – Maria A. Listur

Paris, mientras escucho. Y callo.

LUOGO

Ho anima di radice, mi intrappolano quei luoghi

dove anche i petali fanno ombra, dove la luce

filtra come una ferita che lascia libera

nella sua caduta verticale il grido dell’acqua

da e verso il centro di questa terra che sembra

solo oggi, piccolini e ignoranti.

Parigi, mentre ascolto. E taccio.

 

PLACE

I have the soul of root, I get trapped in those places
where even the petals cast a shadow, where the light
filters like a wound that allows
in its vertical falling the scream of the water
from and to the center of this earth that seems
to fade to remind us that we are alive, now
only today, small and ignorant.

Paris, while I listen. And keep quiet.

CONTINUARE/CONTINUE

Sotto la luce del sole

cammina, danza, striscia, coltiva, salta

lasciati fare, canta, solleva lo sguardo

sommergiti di luce e guarda!

Mai sarà solitudine né per te né per lei

ombra tua corpo suo pur quando le nuvole

crederanno di essere il cielo.

Accendi fuochi! Inventati un sole. Brucia!

Ardente e sottile. Infiammati

nella notte del mezzogiorno!

Distances Impossibles-Tracer l’éphémère IX/21, 2020

Gabriele del Papa ph

2020, Parigi sotto un suono oltre barriera.

Maria A. Listur

 

CONTINUE

Under the light of the sun
walk, dance, crawl, cultivate, jump
let yourself act, sing, raise your glance
submerge in the light and look!
It will never be solitude neither for you nor for her
your shadow her body even when the clouds
will believe they are the sky.
Light the fires! Invent a sun. Burn!
Ardent and thin. Be passionate
in the night of midday!

2020, Paris under a sound beyond the barrier.
Maria A. Listur

“Perché parlare di relazione quando ancora gli incontri sono nient’altro che un’opposizione a qualcos’altro? Perché parliamo di relazione quando ancora non siamo usciti dal meccanismo “sono d’accordo con mamma/sono d’accordo con papà”?”

M° V.N. 

Mia grazia,

non appesantirti coi bambini 

quelli che alla porta della vita rimangono

sospesi nei secoli, o nelle ore del prima

o nel breviario di comodissime emozioni

che sembrano vere 

che la guerra apparecchiano

quella di casa, imparata a tavola

da coloro che da oltre il metro d’altezza 

determinano l’esser famiglia 

oltre natura, oltre qualcosa 

che si permette di essere. 

Cosa?

La famille blanche des Vincent et la noire des Christie.

Parigi, mentre si studia. Grazie M° V.N. 

2020 – Maria A. Listur

 

“Why talking about the relation when the encounters are nothing but an opposition to something else? Why do we talk about relation when we still haven’t come out of the mechanism “I agree with mom/I agree with dad?”
M° V.N.

Dear grace,
don’t get strained with the children
those that remain at the door of life
suspended in the centuries, or in the hours of the before
or in the handbook of very comfortable emotions
that appear to be real
that set for war
the one of home, learned at the table
from those who beyond the meter of height
determinate being a family
beyond nature, beyond something
that allows itself to be.
What?

Paris, while studying. Thank you M° V.N.
2020 – Maria A. Listur

APPUNTAMENTO/APPOINTMENT

A colpi di tosse nasce un tempo

di mascherate espressioni; 

senza quei salti dagli occhi alle labbra 

-andata e ritorno- in tremore, in sorriso, 

in prefazione di salti acrobatici.

E come quando il ricordo prevale, 

una bocca velata da un breve sudario

smaschera una voce disposta a proporre:

“Accetta un bacio nel 2021?”.

Parigi, alla pasticceria.

2020-Maria A. Listur

APPOINTMENT

In the coughing a time is born
of masked expressions;
without those glances from the eyes to the lips
back and forth- in trepidation, in smile,
in prelude of acrobatic jumps.
It is like when the memory prevails,
a veiled mouth by a short shroud
unmasks a voice ready to propose:
“Will you accept a kiss in 2021?”.

Paris, at the patisserie.
2020-Maria A. Listur

SALUDOS/GREETINGS

“Quisiera hacerte morir un poquito que es como decirte vivir otro poquito” dice riéndose con esa risa que fuma. “Estoy yendo…” respondo, y me subo a lo primero que encuentro; porque morí en cada paso que dí, que estoy dando y que doy. Ahí voy, a morirme un poco porque sino cómo se hace para ser todo el tiempo la vida, esa que sabe de morir en cada soplo, entretiempos. Ahí voy, enmascarada, respetuosa y distante porque me muero de gusto, porque no me quiero morir por error sino cuando será bien el morir. Ahí voy, de nuevo, como nacida ahora, hija y madre, sorprendida y real.

Entre vuelos, para todas y todos mis amores.  2020 – Maria A. Listur

“Vorrei farti morire un po’ che è come dirti vivere un po’ di più”, dice ridendo con quella risata che fuma. “Vado…” rispondo, e salgo sulla prima cosa che trovo; perché sono morta in ogni passo fatto, che sto facendo, che faccio. Sto andando, a morire un po’ perché altrimenti, come si può fare per essere sempre la vita, quella che sa di morire in ogni soffio, tra i tempi. Sto arrivando, mascherata, rispettosa e distante perché muoio di gusto, perché non voglio morire per sbaglio ma quando sarà bello il morire. Arrivo di nuovo come nata adesso, figlia e madre, sorpresa e reale.

Tra voli, verso tutte e tutti i miei amori. 2020 – Maria A. Listur

A Matter of Life and Death (1946) | The Criterion Collection

GREETINGS

“I wish I can make you die a little that is like saying live a little more”, he says with that smoking laugh. “I am going…” I reply, and hop on the first thing I find; because I am dead in every step taken, that I am taking, that I take. I am going to die a little because otherwise, what can we do to be always the life, the one that knows how to die in each breath, among the spaces. I am coming, masked, respectful and distant because I die gladly, because I don’t want to die by mistake but when dying is going to be beautiful. I am here again as I was newly born, daughter and mother, surprise and real.

Between flights, towards all my loves. 2020 – Maria A. Listur