L’ARTE DELLA CURVATURA/THE ART OF BENDING

Occhi di vento, a te mi piego
tale animale indecifrabile
trasparente
solitario,
in dettaglio.
Trovami amore perenne
tra le foglie umide
in autunno;
nella rugiada
quando sei deserto,
e deserti
dalle tradizioni, da te.
In quella plasticità netta dei capelli
saprai cantarmi come fossi
ancora qui.

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Drew Doggett art

Parigi, sotto la corona del virus.
2020 – Maria A. Listur

 

THE ART OF BENDING

Eyes of wind, I bow to you
such an indecipherable animal
transparent
solitaire,
in detail.
Find me lasting love
among the wet leaves
in autumn;
in the dew
when you are desert,
and deserts
from traditions, from you.
In that defined plasticity
you will know how to sing as you were
still here.

Paris, under the crown of the virus.
2020 – Maria A. Listur

OLTRE IL CONFINE/BEYOND THE BORDER

Vasi… persi ai miei occhi, banditi.
Lui dal pattume li salva, li riscatta;
chiede il permesso,
mentre la sua mano frantuma la bara
dove tento di relegare quelle forme.
Coi colori di un tempo li abbiglia,
poi li profuma. Vince senza confine!
Riscatta lo scarto da ogni sconfitta,
da tutti gli oblii.

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All’arte del M° Luca Ramacciotti: Smalti e Ikebana/To the art of Master Luca Ramaciotti: Glace and Ikebana
Maria A. Listur: Forma/Shape.
Grazie M° Lucio Farinelli/Thank you Master Lucio Farinelli & Concentus Ikebana Sogetsu

Parigi, nella gratitudine degli incontri
che sanno sanare. Lasciano immaginare futuri.

2020 – Maria A. Listur

 

BEYOND THE BORDER

Vases… lost to my eyes, banned.
He saves them from the garbage, redeems them;
asks for permission,
while his hand smashes the casket
where I try to discard those forms.
He dresses them with the colours of a time,
then he perfumes them. He wins it all!
Redeems the scrap from each defeat,
from all the oblivion.

Paris, in the gratitude of the encounters
that know how to heal. They let us imagine futures.
2020 – Maria A. Listur

MANI DI PANE/HANDS OF BREAD

“Vivere il proprio corpo vuol dire
allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza,
sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze,
della propria usura e della propria precarietà.
Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi
che non sono nient’altro che il riflesso dei miti creati dalla società…
Il corpo (la sua gestualità) è una scrittura a tutto tondo,
un sistema di segni che rappresentano,
che traducono la ricerca infinita dell’Altro.”

Gina Pane

Scrivere è per me, disegnare e tracciare. Una forma di gratitudine verso ciò che incontro, che m’incontra, che nella sua tautologia si proietta verso il prossimo incontro, la prossima lezione. “Ti aspetto Maria. Avvertimi che vieni.” dice lui. Accolgo senza domande, verranno dopo; danzo con lui, mi lascio guidare dalle sue parole, dalle sue musiche,
eco delle mie, divento strumento di metallo al risuonare della sua voce
piena di riflessi di quel latino che ci conforta ogniqualvolta cerchiamo una parola tra i nostri idiomi conosciuti. Lui propone, io eseguo. Eseguo ancora nei silenzi dei cambiamenti, sicura di non lasciar vincere le consuetudini, il suo segno e già gesto, memoria e futuro, un qui e ora che somiglia alle sue mani mediche capaci di essere fazzoletto, ritmo, solitudine, danza.

Scrivo qui, à lui, per lasciar ballare nello spazio -meraviglioso indeterminato!- quell’intimità impossibile che è il “dar a conoscere”
o “far conoscere” con il proprio corpo -“senza organi”, dissero Deleuze e Guattari- la gratitudine del dono avuto al corpo “con organi”. Alle mani.

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Gianluca Bonifacio ph

Parigi, dedicato al Dr/M° Horácio Lopes, alla sua forma di essere Biodanza. Ciò che serve viene a noi.
2020 – Maria A. Listur

 

HANDS OF BREAD*

“To live our own body means
at the same time to discover either our own beauty,
or the tragic and merciless slavery of our own imperfection,
of our own wear and our own precariousness.
Furthermore, this means to take conscience of our own ghosts
that are nothing more than the reflex of the myths created by society…
The body (its own gesturality) is a writing in the round,
a system of signs that represent,
that translate the infinite research of the Other.”

Gina Pane

Writing is to me, to draw a trace. A form of gratitude towards what I encounter, that encounters me. “I’ll wait for you Maria. Tell me if you are coming.” He says. I accept without questions, those will come later; I dance with him, I let myself be guided by his words, by his music, echoes of mine, I become a metal tool to the sound of his voice full of those reflexes of that Latin that comforts us every time we look for a word among our known idioms. He proposes, I execute. I execute again in the silences of the changes, sure of not letting the habits win, his sign is already a gesture, memory and future, a here and now that resembles his capable medical hands that can be a tissue, rhythm, loneliness, dance.

I write here, to him, to let that impossible intimacy, dance in the space – wonderful undetermined! – that is the “inform”
or “letting know” with our own body – “without organs”, as Deleuze and Guattari said- the gratitude of the gift received to the body “with organs”. To the hands.

Paris, dedicated to Dr/M° Horácio Lopes, to his form of being Biodance. What’s needed comes to us.
2020 – Maria A. Listur

*Pane=Bread – Literal translation of the Last Name “Pane” of the quoted author.

PARENTESI/PARENTHESIS

Nei palinsesti delle scelte
quella della poesia alletta,
in salvaguardia non dagli altri
quanto dalla voracità dei passati
(sempre bisognosi del presente),
e dalla famelicità dei futuri
(sempre lì a tentare seduzioni)…
Si raccoglie poesia ovunque
scremando dal tempo
il tuo sguardo, la tua voce,
e quella tua mano che sa andare.

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2002, Chiara/‘kyara, nel tempo dell’Italia di Dino Verga/ in the time of the Italy of Dino Verga

Parigi, sotto una freschezza già preterita.
2020 – Maria A. Listur

PARENTHESIS

In the palimpsest of the choices
the one of the poems entices,
not in the safeguard from the others
rather than from the voracity of the pasts
(always in need of the present),
and of the craving of the futures
(always there attempting seductions) …
Poetry is gathered everywhere
skimming from time
your glance, your voice,
and that hand of yours that knows how to go.

Paris, under a bygone freshness.
2020 – Maria A. Listur

DIETRO LE QUINTE/BEHIND THE SCENES

Lungo,
spesso stretto il tempo
tra quelle ossa che furono
e quelle che ora sono salto:
sollevato, delicato, sognato;
generoso di tracce,
di aromi e rumori,
come rami sfregati…
Scelte sottovento intagliate,
sovente silenzioso grido
oppure, umana radice danzante.

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Coulisses 2016, Lac des Cygnes – Marie Solenne Boulet ph

Parigi, per amore dei piedi.
2020 – Maria A. Listur

 

BEHIND THE SCENES

Long,
often narrow the time
between the bones that were
and those that now are a leap:
lifted, delicate, dreamed;
generous of traces,
of aromas and noises,
like rubbed sticks…
Downwind carved choices,
often silent scream
or, dancing human roots.

Paris, for the love of the feet.
2020 – Maria A. Listur

Quasi relazioni…/Almost relations…

L’incontro si rivolta nel bisogno di gradire
che l’amor degrada, che all’abisso dell’assenza s’interpone
per affermare nel voltafaccia l’illusione,
o la pretesa di sapere che d’amor si tratta. E non si tratta,
si consuma, si avvilisce anche insieme,
senza l’altro o con l’altro che è anche altra, e si sospende
nel bisogno sconfinato di ridurre la meraviglia
all’immagine di ciò che manca.

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design d’autore/author’s design

Maria A. Listur
2020, a Parigi. Carnevale.

 

Almost relations…

The encounter spoils itself in the need of appreciation
therefore, love degrades, and to the abyss of the absence interposes itself
to affirm in the turnaround the illusion,
or the presumption of knowing that it is love. And we don’t mediate,
we consume, we even depress together,
without the other or with the other that is also other, and we suspend
in the unlimited need of reducing the wonder
to the image of what is missing.

Maria A. Listur
2020, in Paris. Carnival.

MESTIERE/EXPERTISE

Oggi trascrivo, un altro modo di scrivere:

Svizzera, Centro di Ricerca S.N.V. 
Invitata:
Maria A. Listur

Non si faranno controlli e per questo chiediamo totale trasparenza,
libertà espressiva e brevità.

Età: 55 anni
Professione: Negoziatrice di Ombre
Frase e/o Immagine da condividere: 
“Tutto dipende da dove piazzi la luce.” Marlene Dietrich

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Uffizi Gallery

Svizzera, in alto, in montagna.
2020, Maria A. Listur

 

EXPERTISE

Today I transcribe, another way to write:

Swiss, S.N.V. Research Center
Guest: Maria A. Listur

We won’t be doing any check and for this we ask for total transparency,
expressive freedom and shortness.

Age: 55 years
Profession: Shadows Negotiator
Phrase and/or Image to share:
“It all depends on where you put the light.” Marlene Dietrich

Swiss, up above, in the mountains.
2020, Maria A. Listur