“Perché parlare di relazione quando ancora gli incontri sono nient’altro che un’opposizione a qualcos’altro? Perché parliamo di relazione quando ancora non siamo usciti dal meccanismo “sono d’accordo con mamma/sono d’accordo con papà”?”

M° V.N. 

Mia grazia,

non appesantirti coi bambini 

quelli che alla porta della vita rimangono

sospesi nei secoli, o nelle ore del prima

o nel breviario di comodissime emozioni

che sembrano vere 

che la guerra apparecchiano

quella di casa, imparata a tavola

da coloro che da oltre il metro d’altezza 

determinano l’esser famiglia 

oltre natura, oltre qualcosa 

che si permette di essere. 

Cosa?

La famille blanche des Vincent et la noire des Christie.

Parigi, mentre si studia. Grazie M° V.N. 

2020 – Maria A. Listur

APPUNTAMENTO

A colpi di tosse nasce un tempo

di mascherate espressioni; 

senza quei salti dagli occhi alle labbra 

-andata e ritorno- in tremore, in sorriso, 

in prefazione di salti acrobatici.

E come quando il ricordo prevale, 

una bocca velata da un breve sudario

smaschera una voce disposta a proporre:

“Accetta un bacio nel 2021?”.

Parigi, alla pasticceria.

2020-Maria A. Listur

SALUDOS/GREETINGS

“Quisiera hacerte morir un poquito que es como decirte vivir otro poquito” dice riéndose con esa risa que fuma. “Estoy yendo…” respondo, y me subo a lo primero que encuentro; porque morí en cada paso que dí, que estoy dando y que doy. Ahí voy, a morirme un poco porque sino cómo se hace para ser todo el tiempo la vida, esa que sabe de morir en cada soplo, entretiempos. Ahí voy, enmascarada, respetuosa y distante porque me muero de gusto, porque no me quiero morir por error sino cuando será bien el morir. Ahí voy, de nuevo, como nacida ahora, hija y madre, sorprendida y real.

Entre vuelos, para todas y todos mis amores.  2020 – Maria A. Listur

“Vorrei farti morire un po’ che è come dirti vivere un po’ di più”, dice ridendo con quella risata che fuma. “Vado…” rispondo, e salgo sulla prima cosa che trovo; perché sono morta in ogni passo fatto, che sto facendo, che faccio. Sto andando, a morire un po’ perché altrimenti, come si può fare per essere sempre la vita, quella che sa di morire in ogni soffio, tra i tempi. Sto arrivando, mascherata, rispettosa e distante perché muoio di gusto, perché non voglio morire per sbaglio ma quando sarà bello il morire. Arrivo di nuovo come nata adesso, figlia e madre, sorpresa e reale.

Tra voli, verso tutte e tutti i miei amori. 2020 – Maria A. Listur

A Matter of Life and Death (1946) | The Criterion Collection

GREETINGS

“I wish I can make you die a little that is like saying live a little more”, he says with that smoking laugh. “I am going…” I reply, and hop on the first thing I find; because I am dead in every step taken, that I am taking, that I take. I am going to die a little because otherwise, what can we do to be always the life, the one that knows how to die in each breath, among the spaces. I am coming, masked, respectful and distant because I die gladly, because I don’t want to die by mistake but when dying is going to be beautiful. I am here again as I was newly born, daughter and mother, surprise and real.

Between flights, towards all my loves. 2020 – Maria A. Listur

DEVOZIONE/DEVOTION

Estese verso un sole irraggiungibile
-sospese nel cemento-
non si arrendono.
Baciano raggi a mo’ di lingue
specchiate alle finestre.
Vincono il falso destino
dell’ombra senza frescura.
Della natura è ancora sopportabile
la diligenza, la devozione;
perché si può leggere,
perché rileggere può essere vocazione
e risollevarsi dal catrame
come la pianta, diventa un riflesso.

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Parigi, prima della tempesta.
2020 – Maria A. Listur

 

DEVOTION

Extended towards an unreachable sun
-suspended in the cement-
they do not give up.
The kiss the rays like tongues
reflected in the windows.
They overcome the fake destiny
of the shadow with no coolness.
Of nature it is still bearable
the diligence, the devotion;
because it can be read,
because rereading could be vocation
and raise back from the tar
like the plant, it becomes a reflex.

Paris, before the storm.
2020 – Maria A. Listur

LUNA LUNERA/BLACK MOON

Como tragarse una luna llena
parecen ciertas verdades;
las puntas de sus fases menguantes
son caricia al esofago,
delicadas laceraciones,
sendas digestivas
de incalculables recuerdos.
Certidumbres de amor,
de su unica función: darlo.
Sin esperanza, ofrecerlo.
Sin hambre, ponerlo en la mesa,
invitarlo luego a bailar y dejarlo ahí;
como antes del plenilunio.

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Luna llena – Gabriele del Papa ph

La casa del cuerpo, mientras explotaba la luna.
2020 – Maria A. Listur

 

Come ingoiare una luna piena
sembrano certe verità;
le punte delle sue fasi calanti
sono carezze all’esofago,
lacerazioni delicate,
percorsi digestivi
di ricordi incalcolabili.
Certezze d’amore,
della sua funzione unica: darlo.
Senza speranza, offrirlo.
Senza fame, metterlo sul tavolo,
poi invitarlo a ballare e lasciarlo lì;
come prima della piena luna.

Luna piena – Gabriele del Papa ph

La casa del corpo, mentre la luna esplodeva.
2020 – Maria A. Listur

 

Like swallowing a full moon
some truths seem;
the points of its waning phases
are but caresses in the esophagus,
delicate lacerations,
digestive paths
of unmeasurable memories.
Certainties of love,
of its unique function: to give it.
With no hope, offer it.
With no hunger, place it on the table,
then invite it to dance and leave it there;
like before the full moon.

Full moon – Gabriele del Papa ph

The house of the body, while the moon exploded.
2020 – Maria A. Listur

LUMEN

Senza timore del vento,
come fa la foglia,
piantarmi ovunque
è vocazione.
Orfanetta degli ordini
come chi ha radici,
meraviglia non temo,
contegno o decoro.
Esplodo in fiore
come il germoglio
eroica,
solo natura.

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Patrick Bergsma ART

In viaggio, a ritmo.
2020 – Maria A. Listur

 

LUMEN

With no fear of the wind,
like the leaf does,
plant me anywhere
it’s vocation.
Little orphan of the orders
like those with roots,
I am not afraid of wonder,
behavior or decorum.
I blast into flower
like the sprout
heroic,
only nature.

Travelling, in rhythm.
2020 – Maria A. Listur

DALL’ALTRO LATO…/FROM THE OTHER SIDE…

… di quello sguardo di frantumata gioia
trovai la pena di chi per vivere finge vita,
o si accontenta di quel che a sé racconta
o sembra soddisfarsi quando vien creduto.
Vorrei riportati tutta la tua infanzia; e accartocciata
o spiegazzata nella quiete e nel suo rovescio
rifare insieme a te ogni tuo passo. Salvo, libero
e sollevato dalla storia che ti divide, che deperisce
il dolcissimo e nascosto altro tuo lato.

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Kate Maldonado ph

Nel dolmen degli amici.
2020 – Maria A. Listur

 

FROM THE OTHER SIDE…

… of that glance of shattered joy
I found the pity of those who pretend life to live,
or settle for what they say about themselves
or seem satisfied when they are believed.
I wish I could give you back all of your childhood; and crumpled
or crinkled in the silence and in its reverse
redo with you each step of yours. Except, freed
and lifted from the story that divides you, that perishes
the sweet and hidden other side of yours.

In the dolmen of friends.
2020 – Maria A. Listur

“El tiempo circular de los estoicos…”/“The Circular Time of the Stoics…”

Jorge L. Borges

Al mio amico Alfonso Buonanno, elfo personale.

Dono regalo presente
omaggio offerta e altro…
Ho tanto altro:
tutto quello che della vita mi è corpo
quello che si sono portati gli assenti
le fragranze di chi rimane
anche quando partire è vocazione
infinite storie dentro la memoria
mia, degli altri, a bordo strada… Futura.
E poi, arriva ancora un altro
oltre le meraviglie già vissute
mani d’oro, occhi in tempesta
che nel dimenticare tutti i miei secoli
ogni pace e tutte le guerre, silenzioso
certo, costruisce per me, un’altalena.

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Gabriele del Papa ph

Nel mondo, senza maschere.
2020 – Maria A. Listur

 

“The Circular Time of the Stoics…”
Jorge L. Borges

To my friend Alfonso Buonanno, personal elf.

Gift donation present
homage offer and more…
I have much more:
all that it is body of my life
all that the absents have taken
the fragrances of who stays
even when leaving is the vocation
endless stories inside the memory
mine, of the others, at the side of the road… Future.
And then, another one arrives
beyond the wonders already lived
golden hands, eyes of storm
who in forgetting all my centuries
each peace and all the wars, quietly
surely, builds for me, a swing.

In the world, without masks.
2020 – Maria A. Listur

GIOIELLI

Incarnati tra quelle volontà dette emozioni,
tra quei gesti volutamente involontari,
incastrati nella religione del consueto, del facile,
immediati alla maniera delle svendite,
sbarcano i diamanti di memorie
a riaffermare i paleolitici del qui e ora,
sconosciuta stirpe di lingue arcaiche
tutta mia e mai incontrata. Ora ti sveli?
A rimarcare tutti i preteriti, tutte le strade
d’allora percorse quando io ero nulla
o per dirlo in lingua madre, tra tutte la più vicina:
Nada.
E potrei pensare di poter annientarti
o almeno negarti, ma la brillantezza nera,
quasi carbone che mi fa specchio,
in una risata sorprende al pensiero. Fatta!

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Merci/Thank You T. R. ph – 2020 Teletravail/Webwork

Parigi, de-confiniamo? Non sembra mascherata.
2020, Covid-19 – Maria A. Listur

 

JEWELS

Embodied among those determinations known as emotions,
among those intentionally involuntary gestures,
stuck in the religion of the usual, of the easy,
immediate like the sales,
the diamonds of the memories disembark
to underline those Paleolithic of the here now,
unknown heritage of archaic languages
all mine and never encountered. You unveil now?
To remark upon all the preterits, all the roads
travelled then when I was nothing
or to say it in the mother tongue, among all the closest one:
Nada.
And I could thing about annihilating you
or at least deny you, but the black brilliance,
almost coal like that reflects me,
in a laugh surprises to the thought. Done!

Paris, shall we de-confine? It doesn’t seem masked.
2020, Covid-19 – Maria A. Listur

SILENZI/SILENCES

Cosa saremmo senza le lettere?
Di noi specchio, tastiera sfocata…
Ogni riconoscenza,
inconsapevole trasparenza,
immanente inchino
a ogni frase,
a quel cammino a mo’ di racconto
che a te mi porta,
a bordo pagina.

Manuele Geromini

Manuele Geromini art

Parigi, al tuo silenzio, oramai nascosto.
2020 – Maria A. Listur

 

SILENCES

What would we be without letters?
Mirror of us, blurred keyboard…
Each gratitude,
unaware transparence,
immanent bow
to each sentence,
to that path like a story
that brings me to you,
to the page border.

Paris, to your silence, by now hidden.
2020 – Maria A. Listur