L’acqua di fuoco/The Water of Fire

Erano piccoli. Lei aveva diciassette anni e lui diciotto. L’unica grandezza tra i due era un bambino tutto d’oro che aveva un anno e mezzo. Lei tentava di scappare da un paese in lacrime. Lui scappava da una famiglia in pena. Lei cercava la pace nel canto. Lui perdeva i sensi con l’alcol. S’incontrarono all’Università e diventarono amici. Un pomeriggio di canto e d’alcol lei gli disse:
-Bello sentire che oggi non voglio essere da nessun’altra parte che qui e con nessun altro che con il bambino e… anche con te.
-Bello sapere che sei l’unica persona con cui il silenzio non disturba. Rispose lui.
-Mi mancherai quando me ne andrò. Disse lei prendendo la bottiglia che lui aveva in mano e bevendo il primo sorso di grappa della sua vita.
-Mi ricorderai in ogni silenzio? Domandò lui prima di addormentarsi sull’erba, senza riuscire ad ascoltare la risposta.

-Vorrei rispetto al posto dell’amore! Urlò il vecchio sdraiato sul letto enorme. Nessuno ascoltava. Nessuno lo contrastava ma lui urlava perché nessuno veniva a soccorrerlo dopo che confuse il pitale con la brocca d’acqua e finì per bere la sua pipì sotto le risate della cameriera e della figlia che entrando in camera videro la fine del gesto e scapparono per ridere liberamente. Non corsero verso di lui per strappargli il pitale dalle mani, avevano bisogno di qualche piccola vendetta. Lui era stato talmente potente e dispotico da risultare insopportabile anche quando si permetteva lunghi periodi di generosità, gentilezza e magnanimità. Questi intervalli però coincidevano con le fasi in cui avrebbe chiesto uno sforzo in più alla sua famiglia o ai suoi dipendenti; quindi, vederlo alla fine della sua vita bere la propria pipì, fece ridere tutta la casa, tutta la sua impresa ma, a lui lo fece gridare:
-Tornate in camera! Non mi posso muovere! Ho bisogno di essere lavato! Voglio rispetto! Non amore!
Nessuno si mosse tranne il suo piccolo nipote di cinque anni che uscì dalla sua cameretta, andò in salotto e confuse una bottiglia di grappa con una d’acqua. Il nonno in segno di ringraziamento e senza controllare la bottiglia, gli disse:
-So che non ti lasciano bere dalle bottiglie, ora io ti do il permesso! E bevi tu per primo! Lo disse con il gusto di trasgredire la figlia che dall’altra parte della casa rideva del vecchio “bevitore di urine”. Il bambino bevette ed incominciò ad urlare per l’effetto dell’alcol nella gola.
Il nonno immobile sul letto con la sola libertà delle braccia e delle mani, chiese confidenziale:
-Vieni qui, vieni qui! Che mi hai portato? Dammi qui la bottiglia! E bevette con un piacere quasi dimenticato per poi urlare imitando il bambino con l’intenzione di farlo ridere:
-Che schifo, ma che schifo! Il bambino rise ed il nonno gli chiese:
-Vieni sul letto che ci beviamo quest’acqua di fuoco e poi dormiamo! Il bambino salì sul letto e si addormentò fino al pomeriggio. Quando si svegliò, chiese al nonno:
-Nonno, domani possiamo bere di nuovo l’acqua di fuoco?
Quell’indomani non si realizzò mai; il bambino non smise mai di cercare nell’acqua di fuoco il calore di quelle ore, in cui, dormì con suo nonno.

Dopo molti anni, lei e lui si sono incontrati ad un aeroporto. Lui riconobbe la schiena di lei, inconfondibilmente perpendicolare a terra; si avvicinò lentamente. Lei si girò di scatto e prima di arrivare ad articolare qualche parola urlò per la gioia di ritrovarlo, di riconoscerlo, di rivederlo. Lo abbracciò come quando erano quasi bambini. Lui la strinse a sé sussurrandole sorpreso all’orecchio:
-Dio… ti ricordi di me…!!
Lei rispose con una frase che non rammentava fosse di Antonio Porchia:
“Il ricordo è un poco d’eternità.”

Roma, ispirata da una stupenda birra nordica, 2010 – Maria A. Listur

The Water of Fire

They were kids. She was seventeen and he was eighteen. The only greatness between them was a whole golden child who was a year and a half old. She was trying to escape from a country in sorrow. He was running from a family in pain. She was looking for peace in singing. He used to pass out with alcohol. They met at the University and became friends. In an afternoon of singing and alcohol she told him:
-It’s nice to know that I don’t want to be anywhere else but here and with nobody else but the baby and…also with you.
-It’s nice to know that you are the only person with whom silence doesn’t bother. He replied.
-I’ll miss you when I’ll be gone. She said grabbing the bottle he was holding in his hand and taking the first sip of grappa of her life.
-Will you remember me in every silence? He asked before falling asleep on the grass without being able to listen to the answer.

I want respect instead of your love! The old man lying on the huge bed shouted. Nobody was listening. Nobody was standing up against him, but he screamed because nobody was coming to help him after he got confused between the chamber pot and the water pitcher, ending up drinking his own pee while the house maid and his daughter who, entering the room saw the ending of the action, ran away to laugh freely. They did not run towards him to pull away the pot from his hands, they needed to have some small revenge. He had been so much powerful and despotic that was unbearable even when he let himself indulge on long periods of generosity, gentleness and magnanimity. These times though, would always coincide with phases in which he would ask to his family or subordinates more effort; therefore, seeing him at the end of his life drinking his own pee made the whole household, his whole enterprise laugh, but it made him shout:
-Come back in here! I can’t move! I need to be washed! I want respect! Not love!
Nobody but his five years old nephew moved came out from his room, went to the living room and confused a bottle of grappa with one of water. The grandfather as a sign of appreciation and without checking the bottle said:
-I know that they don’t let you drink from the bottle, but now you are allowed! You drink first! He said it with the enjoyment of disobeying his daughter who in the other side of the house was laughing at the old “urine drinker”. The boy drank and started to scream for the alcohol effect in his throat.
The grandfather immobile on the bed free to move only his arms and hands, asked confidentially:
-Come here, come here! What did you bring me? Give me that bottle! And drank with an almost forgotten pleasure then started to scream with the intention to make him laugh:
-Yuck, it’s disgusting! The boy laughed and the grandfather asked him:
-Come on over the bed, let’s drink this water of fire and sleep afterwards! The boy climbed on the bed and fell asleep for the whole afternoon. When he woke asked to the grandfather:
-Grandpa, can we drink some water of fire again tomorrow?
That tomorrow never came; the boy never stopped looking for the warmness of those hours in which he slept with his grandfather in that water of fire.

After several years, she and he met in an airport. He recognized her back, unmistakably perpendicular to the ground; he moved slowly towards her. She suddenly turned and before being able to say something screamed for the joy of finding him again, recognizing him, seeing him. She hugged him like when they were kids. He cuddled her whispering with surprise in her ear:
-God…you remember me…!
She answered with a sentence that she didn’t remember was from Antonio Porchia:
“Memories are a little bit of eternity.”

Rome, inspired by a magnificent Nordic beer, 2010 – Maria A. Listur,

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