Due venti/Two Winds

Ero a una mostra nella città di Lionne, seduta accanto ad un uomo molto bello e molto sensuale, lo conoscevo poco, mi parlava in continuazione dei quadri e del valore digestivo dello champagne, davanti a me una mia amica della vita: N. Lei ci guardava con i suoi occhi allungati dalla curiosità. Io guardai lei, lei guardò me e disse qualcosa di cui io ascoltai soltanto l’ultima parte:
-… con la lingua…

Una notte, nella città dove andai all’Università, incontrai un uomo che veniva da lontano. La sua potenza filosofica mi seduceva e per ciò pensai che tutti i complimenti e gli inviti che mi dedicava erano prodotto d’un desiderio sessuale a cui io non corrispondevo più che al riconoscimento di una mia rispettabile preparazione universitaria; quindi, decisi di uscire dal dubbio. Accettai una notte nel suo splendido albergo. Salii le scale, tremolante dall’effetto dello champagne, ma sicurissima nella mia anima. Arrivati nella sua camera lui mi disse che era profondamente innamorato di sua moglie e che non sapeva cosa gli stesse succedendo con me. Io mi tolsi le scarpe e mi sedetti sul suo letto ad ascoltare la sua pena. Lui, una stella della filosofia mondiale che veniva a darci delle briciole di conoscenza si confidava con me! Lui si tolse il cappotto e si sedette accanto a me. Prese le mie spalle girandomi verso di lui, pensai: “Oh mio Dio mi bacia!” Lui invece incominciò a odorarmi e a sussurrare: “Sapevo che profumavi di rose…” Ebbene… mi odorò per un’ora!! Dopo di che, si alzò dal letto, dove oramai eravamo sdraiati e mi disse: “non posso non posso… tutto sarebbe più facile se tu mi seguissi… Vieni con me a Parigi?” Io non accettai. Mi sembrò troppo elementare partire da quella terra con la forza d’un altro e senza aver svelato il mio dubbio; che con gli anni, si trasformò in un’altra domanda: “Che cosa mi arricchii di più, essere riconosciuta come la migliore della classe oppure avere una pelle di rosa?”

Non sapendo cosa fare con il bellissimo che non mi piaceva, dissi a mia amica di accompagnarmi in bagno. Lei entrò insieme a me nella toilette e io che ho difficoltà a condividere alcuni momenti privati le chiesi:
-Perché non mi aspetti fuori?
-Perché ti voglio vedere dentro il bagno. Disse lei con una curiosità anodina. Io incominciai a sbottonarmi i pantaloni cercando di essere naturale e disinvolta, e per questo parlai:
-Che hai detto della lingua prima? Ti piace quel pittore che mi stava parlando?
-Assolutamente no. Rispose lei e aggiunse: -Mi piaci tu e ho detto che ti volevo dare un bacio con la lingua.
Mi tramortì con lo sguardo, con la parola, senza nemmeno sfiorarmi. Mi passo la carta igienica, poi dei fazzoletti umidificati alla rosa, infine mi aprì la porta. Mentre l’attraversavo mi disse:
-Mi ispiri ugualmente passione che distanza, sei un vento che passa e resta dentro.
Mentre tornavamo nella sala della mostra, un’accanto all’altra, mi ricordai di uno degli Aforismi di Marburgo di Ferruccio Masini: “Se non sai mollare gli ormeggi al crepuscolo e gettare le ancore in acque sconosciute, se non impari a sentire familiari tutti i venti, anche quelli più selvaggi che fanno tremare gli infissi della finestra e scoperchiano i vecchi camini, non hai alcuna idea della vita”.

Roma, cade il sole ad Aprile dietro le nuvole, 2010 – Maria A. Listur

Two Winds

I was in an exhibition in the city of Lyon, seated next to a very handsome and sensual man, I knew him just a little, he was continuously talking to me about paintings and the value of digestion of champagne, in front of me a life time friend: N. She was looking at us with her eyes stretched with curiosity. I looked at her, she looked at me and said something of which I could hear only the last part:
-…with my tongue…

One night, in the city where I was attending University, I met a man who was coming from faraway. His philosophical knowledge seduced me and for that I thought all the compliments and invites he was making to me were a product of a sexual desire which I did not correspond more than a recognition of my respectable university preparation; therefore, I decided to remove the doubt. I accepted a night in his splendorous hotel. I climbed the stairs, trembling for the effect of the champagne, but very self-confident in my soul. Once we reached his room, he said that he was deeply in love with his wife and didn’t know what was happening with me. I took my shoes off and sat on his bed to listen to his regret. He, a world-class celebrity in philosophy who was coming to feed us with crumbs of his knowledge, was confiding to me! He took his coat off and sat next to me. Took my shoulder turning me towards him, I thought: “Oh my God, he is going to kiss me!” He started to smell me instead and whispered: “I knew you’d smell like roses…” Well… he smelled me for an hour!! After that, he got up from the bed, where, by then, we were laying and said: “I can’t do it, I can’t…it would be much easier if you’d follow me… Would you come with me to Paris?” I did not accept. I thought it would be too elemental to leave the country with somebody else’s strength and without having removed my doubt; which later changed into another question: “what enriched me more at that time, to be recognized as the best of my course or to have the skin of a rose?”

Not knowing what to do with the handsome man whom I didn’t like, I told my friend to accompany me to the restroom. She came along inside the toilet and I, who has some difficulties to share some private moments, asked her:
-Why don’t you wait outside?
-Because I want to see you inside the restroom. She said with an anodyne curiosity. I started to unbutton the pants trying to be natural and confident, and for that I spoke:
-What did you say earlier about the tongue? Did you like that painter that was talking to me?
-Absolutely not. She replied and added: -I like you and I said that I wanted to kiss you with my tongue.
She stunned me with her eyes, her words, without even touching me. She gave me the toilet paper then some rose scented wet tissues, in the end she opened the door for me. While passing through she said:
-You inspire me passion as well as distance, you are a wind that blows and remains inside.
While heading back to the exhibition room, one next to the other, I remembered one of the aphorisms of Marbugo by Ferruccio Masini: “If you can’t slip moorings at twilight and drop anchor in unknown waters, if you don’t learn to feel familiar with all winds, even the wildest one that makes the window’ frames shake and unroofs old chimneys, you have no idea about life at all”.

Rome, the sun is setting in April behind the clouds, 2010 – Maria A. Listur

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...