Sostenersi nell’arte/To Support Each Other in Art

-… con le donne… si ripete sempre un fatto… tutte le volte che sono finite le mie relazioni importanti, hanno tentato il suicidio, o perlomeno l’hanno teatralizzato… Disse lui guardandomi appoggiato sulla parete che faceva da poggiatesta al letto dopo aver interrotto l’amore, una nuvola di dolore era passata dai suoi occhi.
Io mi alzai dal letto ed incominciai a vestirmi. Me ne andai. Terrorizzata. Arrivata a casa non riuscivo più a pensare ad altro. Mi aveva colpito e provocato una fuga. Ma, qualche giorno dopo, stavamo insieme a condividere un’esperienza tra le più belle della mia vita. Un cammino che illuminò noi e tutto intorno.

Mio padre amava la poesia. Adorava che io leggessi o cantassi per lui. Onorava soprattutto le poetesse sudamericane.
-Marilina, vieni qui, leggimi “El Vendedor de Naranjas”. Era una di quelle poesie di Juana de Ibarborou che preferivo, il personaggio era un ragazzino che mi sembrava di poter ben rappresentare.
-“Muchachuelo de brazos cetrinos/ que vas con tu cesta rebozando naranjas…” Incominciavo con passione pari ai miei sei anni. Era un piacere enorme vedere mio padre ascoltarmi con delizia.
-Ahh che poetessa, che grande pena che vivesse isolata, lontana e incompresa da tutti! Si lamentava lui, per lei, alla fine.
Altre volte mi chiedeva di cantare la canzone “Alfonsina y el mar” scritta per un’altra poetessa speciale: Alfonsina Storni.
-“Por la blanda arena che lame el mar/ tu pequeña huella no vuelve mas/ un sendero solo…” Cantavo preoccupata per l’intonazione come fossi una concertista davanti ad un pubblico sognato invece di una bambina friabile che non sapeva di stare imparando una lezione per i momenti in cui il padre deve andare.
-Che bell’omaggio alla povera Alfonsina… Ripeteva sapendo che mi aveva già raccontato del suicidio della cara scrittrice per amore d’un uomo.
-Vieni Chaplina, cantami “Volver a los 17”. Mi chiedeva altre volte sapendo della vastità del mio repertorio. M’allenavo in continuazione, ero sempre pronta.
-“Volver a los 17 es como vivir un siglo/ es como decifrar signos sin ser sabio competente…” Partiva la mia vocina bisognosa di baciarlo cantando.
-Questa donna è stata geniale!!! Vedi perché io mi arrabbio con le donne quando non rispettano le loro arti! Perché si doveva innamorare d’un uomo invece che della sua musica?! Diceva applaudendomi, un po’ arrabbiato con Violeta Parra, che anche lei, morì suicida dopo la fine d’una relazione molto intensa con un musicista.
Ho dimenticato quasi tutte le parole che recitavo o che cantavo. Ho conservato le pause, gli applausi in qualsiasi parte della casa, l’amore per la poesia, il gusto di cantare o recitare nell’intimità e un innamoramento, perenne, per l’arte.

Un giorno, come un altro, lui, l’uomo delle donne suicide, disse che doveva partire. Lo disse in un modo tale che mi fece dare senso alla frase di Fernando Pessoa: “Furono dati sulla mia bocca i baci di tutti gli appuntamenti, sventolarono sul mio cuore i fazzoletti di tutti gli addii…” Mi sembrò di vedere nei suoi occhi il desiderio d’una dimostrazione d’amore estremo, una luce di morte. Lo lasciai andare. Piansi e, in mezzo al pianto, sentii le mani di mio padre sollevarmi in un applauso.

Roma, primavera piovosa – 2010 – Maria A. Listur

To Support Each Other in Art

-…with my women… a fact always happens … every time that my important relationships ended, they’ve tried to commit suicide, or at least act like they wanted to… He said looking at me leaning against the wall that was being used as head rest of the bed, after interrupting the lovemaking, a cloud of pain had passed in his eyes.
I got up from the bed and started to get dressed. I left. Terrorized. When I arrived home I could not stop thinking about it. The thing struck me and provoked me to escape. But, few days later, we were sharing one of the most beautiful experiences of my life. A path that made us and everything around us glow.

My father loved poetry. He adored that I read or sang for him. He appreciated mostly South American Poetess.
-Marilina, come here, read me “El Vendedor de Naranjas”. It was one of those poems by Juana de Ibarboru that I loved, the character was a kid that I taught I could well perform.
-“Muchachuelo de brazos cetrinos/ que vas con tu cesta rebozando naranjas…” I would start with the passion of my seven years of age. It was a pleasure to see my father listening with delight.
-Ahh what a poetess, too sad she lives isolated, far and misunderstood by all! He would complain, for her, in the end.
Some other time he would ask me to sing the song “Alfonsina y el Mar” written for another special poetess: Alfonsina Storni.
-“Por la blanda arena che lame el mar/ tu pequeña huella no vuelve mas/ un sendero solo…” I sang worried about the intonation as I was a concert performer in front of a dreamt audience instead of a friable child who did not know she was learning a lesson for the times in which his father would have to go.
-What a nice homage to poor Alfonsina… He would repeat knowing that he had already told me about the suicide of that beloved writer for the love of a man.
-Come here Chaplina, sing to me “Volver a los 17”. He would ask me knowing the vastitude of my repertoire. I used to practice constantly, I was always ready.
-“Volver a los 17 es como vivir un siglo/ es como decifrar signos sin ser sabio competente…” My little voice would start, needing to kiss him with my singing.
-That woman was a genius! You see why I get mad with women when they do not respect art?! Why did she had to fall in love with a man instead of her own music?! He would say applauding me, a little upset with Violeta Parra, who, as well, died committing suicide after the end of an intense relationship with a musician.
I forgot almost all the words of what I used to perform or sing. I did conserve the pauses, the applauses in every part of the house, the love for poetry, the pleasure to sing or perform in the intimacy and a perpetual love for art.

One day, like every others, he, the man of the suicidal women, said that he had to leave. He said it in such a way that a sentence by Fernando Pessoa made sense to me: “my lips received the kisses of all the dates, all the handkerchief of the farewells waved on my heart…”
I felt, watching his eyes, the desire of a demonstration of love to the extreme, a light of death. I let him go. I cried and while crying I felt my father’s hands lifting me up in an applause.

Rome, a raining spring – 2010 – Maria A. Listur

One thought on “Sostenersi nell’arte/To Support Each Other in Art

  1. Anonymous ha detto:

    Dimostrazione d'Amore estremo, capisco. L'Arte è demolizione e permette di guardare l'altro sgravandosi.

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