Fedeltà/Faithfulness

“Vuelvo al Sur, como se vuelve siempre al amor…” fu la canzone argentina che ci fece comprendere che il sud si trova sempre più giù. Il suo sud era più alto del mio e il mio diventò troppo profondo quando cercammo di camminare insieme. Ci siamo incontrati per cantare e dopo qualche tempo del nostro canto lui disse:
-Io non voglio più suonare.
Senza suono eravamo due orfani. Ci regalammo un addio in un aeroporto del mio sud con la pena di chi perde qualcosa d’unico. Lui, quasi andandosene, mi chiese:
-Se io stessi male, mi verresti a prendere? Ovunque?

Tra i cinque e i dieci anni, guardavo sempre dei film dell’orrore con mia mamma. Ora capisco che lei mi teneva accanto, anche se mi sentiva tremare dal terrore, perché era lei che aveva una grande paura. Credo li guardasse perché nutrivano quel morso allo stomaco che tutt’ora le fa avere energia, spinta e forza. Io sono diversa ma ancora non lo sapevo. Il morso allo stomaco mi fa piangere, mi fa soffrire, non so che farmene di quel dolore che mi fa ricordare ogni dolore. Con il tempo sono riuscita a riconoscere e ad amare queste mie delicatezze di spirito che fanno sentire il corpo molto presente. Ho imparato il sapere del mio corpo quindi appena sento quel morso so che sono davanti alla mia proiezione di Dracula o Frankenstein e che devo fare qualcosa per evitare il danno.
In uno dei miei viaggi di visita a casa di mia madre, la ringraziai per quei film, le spiegai che grazie a quei film avevo avuto l’occasione di comprendere dove vibravano in me, fisicamente, il disagio, la violenza, tutte le forme della paura. Lei mi guardò intensamente e mi disse:
-E appena senti il dolore riesci a superarlo?
-No mamma, lo riconosco e poi lui fa il suo percorso lentamente, con dei tempi che dipendono dalla situazione, infine passa. Risposi cercando una chiarezza che scoprii non avere.
-Ah! Capisco. Allora tu non hai più paura di Dracula, né dei fantasmi però hai le stesse reazioni di fronte a dei nuovi stimoli… Disse lei quasi contenta di trovare una falla nel mio discorso.
-Certo mamma! Ma, che vuoi dire? Non ho risolto le paure, ho soltanto compreso il mio meccanismo… Risposi quasi ridendo.
-E quando passa la tua paura, tu dimentichi il soggetto della tua paura? Domandò incuriosita.
-Quasi… sì… non lo so, credo di sì… Risposi dubbiosa.
-Beh! Sappi che quando morrò, verrò a trovarti di notte e ti tirerò dai piedi, ogni notte, per ricordarti che ci sono, che anche se ti sembrerò morta io sarò accanto a te. Non ti spaventare però, o meglio… spaventati la prima volta e poi dimentica. Io ti proteggerò ancora.

Il nostro addio non ci ha separati, lo vado a riprendere ogniqualvolta ha bisogno di dire di sé, del sé che soltanto lui e io sappiamo. Un sé del suono che comprende anche la difficoltà di lui nel sostenere certe altezze che non erano soltanto mie.
L’ultima volta che l’ho incontrato era molto stanco e tra il vino e le risate mi disse:
-Ti mentii quando ti dissi che non volevo più suonare… E ancora oggi non so perché ti mentii…
Tra quella bugia e queste ultime parole sono passati secoli e anche un secondo. Ci guardammo a lungo, in silenzio. Davanti ai miei occhi avevo l’immagine di tante persone che non hanno potuto ascoltare la nostra musica, la gioia che avevamo l’obbligo di donare alla vita.
Le lacrime nei suoi occhi risuonarono la voce di Antonio Porchia, nel centro del mio corpo: “Quando le stelle si abbassano, che triste è abbassare gli occhi per vederle!”

Roma, dolce Roma che accogli me e mio figlio-2010- Maria A. Listur

Faithfulness

“Vuelvo al Sur, como se vuelve siempre al amor…” was the Argentinean song that made us understand that south is mostly always downwards. His south was higher than mine and mine became too deep when we tried to walk together. We met to sing and after a while of our singing he said:
-I don’t want to play anymore.
Without sound we were two orphans. We presented each other a farewell in one airport of my south with the sorrow of those who are losing something unique. He, when leaving, asked me:
-If I would ever be sick, would you come and get me? Anywhere?

Between my five and ten years, I always used to watch some horror movies with my mom. Now I know that she wanted me next to her, even though she could sense that I was shaking with fear, because she was very scared. I think she watched them because they would nourish that cramp in the stomach that still now gives her energy, thrust and strength. I am different, but I didn’t know it yet. That cramp in the belly makes me cry, makes me suffer, I don’t really know what to do with that pain that reminds me every other pain. In time I have learned to recognize and love these refinements of my spirit which allows me to feel my body vividly. I have learned the knowledge of my body therefore when I feel that cramp I know that I am in front of my projection of Dracula or Frankenstein and that I need to do something to avoid damage.
In one of my trips visiting my mother’s, I thanked her for those movies, I explained her that thanks to those movies I have had the occasion to understand where they were vibrating in me, physically, the unease, the violence, all the forms of fear. She looked at me deeply and said:
-And when you feel pain can you overcome it?
-No mom, I recognize it and then it does its own course slowly, with a time that depends on the situation, finally it passes. I answered looking for some clearness, which I discovered not having.
-Aha! I get it. So it means that you are not afraid anymore of neither Dracula nor ghosts, but you still have the same reactions to new stimulus…She said almost happy to discover a break in my explanation.
-Of course mom! But, what do you mean? I didn’t solve my fears; I’ve only understood my mechanism… I replied almost laughing.
-And when your fear is gone, do you forget the subject of your fear? She asked with curiosity.
-Almost…yes…I don’t know, I think so…I answered doubtfully.
-Well! You ought to know that when I’ll die, I will come to see you at night and pull your feet, every night, to remind you that I am there, that even though I’ll be dead to you, I will be next to you. Don’t be afraid though, I’d rather say…be afraid only the first time and then forget. I will be protecting you.

Our farewell didn’t separate us, I go to fetch him every single time he has the need to tell about himself, of that self that only me and him know about. A self of that sound which understands the difficulties of the person to sustain some heights which were not only mine.
Last time that I met him he was very tired and between wine and laughs he said:
-I lied when I told you I didn’t want to play anymore…and still now I don’t know why I did…
Between that lie and these last words ages and also a second have passed. We stared at each other for long, in silence. In front of my eyes I had the images of those persons who could never listen to our music, the joy we were obliged to donate to life.
The tears in his eyes echoed the voice of Antonio Porchia in the center of my body,: “When stars go down, how sad it is to lower the eyes to watch them!”

Rome, sweet Rome that welcomes my son and I-2010-Maria A. Listur

One thought on “Fedeltà/Faithfulness

  1. Anonymous ha detto:

    La tristezza non le fa perdere alcuna eleganza dell'eleganza più grande che è il rispetto dell'altro.

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