La generosità dell’inganno/The Generosity of the Betrayal

Mi disse:
-Non ti farò violenza. Ti darò ogni cosa e niente: il mio libro preferito, la mia mano nascosta in ogni lacrima; due sorrisi: quando arriverai e quando te ne andrai, il nulla del passato, il tutto del futuro, il presente, un bacio sempre unico, il mio collo nel tuo abbraccio, sentimenti supplementari…
Mi abbandonai all’esperienza di credere nella possibilità di ricevere tutto.
Lasciai che il sogno d’amore piantasse in me i semi della bellezza che sento probabile.

Mio padre entrava ed usciva di casa quando lo desiderava, quando poteva, come voleva. Arrivava sempre all’alba, mi svegliava con un libro sul letto; poi, una colazione sempre diversa, il tradimento alla scuola, un pranzo tra cristalli, porcellane e candele, un pomeriggio di letture, un abbandono all’ora del riposo pomeridiano; infine, una cena tra tanti amici nei luoghi della sua musica, del suo teatro o di quello che riteneva più interessante per me.
Mio padre mi ha donato l’immagine d’un uomo epicureo. Curava ogni relazione, con il mondo animato e con quello che crediamo inanimato, con il visibile e con l’invisibile. Mi toglieva il mal di gola carezzandomi i polsi, m’insegnò ad avere memoria giocando a carte e leggendo poesie, mi avvicinò alla filosofia attraverso l’arte dell’eleganza. Fu il mio primo tango affidandomi un paio di scarpe col tacco e dicendo:
-Siccome sei un cigno, fatti crescere le ali anche ai piedi…
Mio padre se ne andò dalla vita visibile e materiale quando avevo diciotto anni e per molti fu troppo presto. Il tempo per noi invece è stato infinitamente relativo! Lui mi diede mille anni di fascino ed ebbe la grazia di non rompere mai l’incanto. Anzi, mi sono dovuta impegnare tanto per riconoscere e accettare che era anche vulnerabile, triste, nostalgico e solo.
Ora lo vedo, ogniqualvolta mi commuovo davanti alle diverse manifestazioni della creatività. Ora lo sento, mi basta guardarmi le mani.
Ora lo riconosco, in ogni piacere di riunire cibo, amore e buongusto.
Ancora oggi mi manca quanto la mattina del giorno dopo, quando scorgevo l’assenza d’un libro sul mio letto, quando la colazione non era accompagnata da un fiore, quando la scuola spalancava le sue porte e il pranzo si apriva tra le monache, quando leggendo da sola mi esercitavo nell’arte della pausa, in ogni gesto.
Mio padre mi disse una volta all’orecchio:
-Morirò presto …
Non era vero.
Lui vive nei fiori della mia colazione, nel silenzio di ogni colore divenuto quadro, nella gioia di credere profondamente negli uomini anche quando mentono.

Ringraziai ogni giorno per tutti i sentimenti supplementari. Vissi di una delizia immaginando ogni cosa come stabile e concreta. Purtroppo il presente non fu futuro.
Colsi però l’occasione per afferrare l’errore come fosse l’unica strada verso me stessa, per scaldarmi dal freddo che inondò la mia casa e ogni promessa, per rimettermi le migliori tra le mie scarpe e tornare cigno, tango e pausa.
Mentre chiudevo la porta di quella che fu la nostra casa ricordai Antonio Porchia: “Tutto ciò che cambia, dove cambia, lascia dietro di sé un abisso”.

Roma, il mate argentino accompagna questa primavera invernale, 2010-Maria A. Listur

The Generosity of the Betrayal

He said:
-I will not hurt you. I will give you everything and nothing: My favorite book, my hand hidden in every single tear; Two smiles: when you will arrive and when you will live, the nothingness of the past, the whole of the future, the present, a kiss always unique, my neck in your embrace, supplementary feelings…
I surrendered to the experience of believing in the possibility of receiving everything.
I allowed the dream of love planting in me the seeds of beauty that I do feel probable.

My father would come and go in the house whenever I felt like, when he could, when I wanted to.
He would always arrive at sunrise, woke me up with a book on the bed; then, an always different breakfast, the unfaithfulness to school, a lunch with crystals, porcelains and candles, an afternoon of readings, an abandonment in the hour of the afternoon rest; finally, a dinner with many friends in those places of his music, his theatre or whatever he considered important for me.
My father donated me the image of the epicurean man. I took care of each relation, with the animated world as well as with what we believe is not, with the visible and invisible. He would heal may sore throat with caresses on my wrist, I taught me to use my memory playing cards and reading poems, he guided me to philosophy through the art of elegance. He has been my first tango entrusting me to a pair of high heels shoes and saying:
-Since you are a swan, let your feet grow wings…
My father left visible and material life when I was eighteen and for many it was too early. Time for us it has been infinitively relative! He gave me the a thousand years of fascination and he never broke the enchantment. On the contrary , I had to struggle to see and accept that he has also was vulnerable, nostalgic and alone.
Now I see him, every single time I am moved in front of different manifestation of creativity.
Now I feel him, I just need to look at my hands.
Now I recognize him in every pleasure of rejoining food, love and good taste.
I still miss him nowadays as much as the morning after, when I’d see the absence of a book on my bed, when breakfast was not accompanied with a flower, when school opened its doors and lunch was held with the nuns, when I reading alone would practice on pauses, on each gesture.
My father once told me in my ear:
-I’ll die soon…
It wasn’t true.
He lives in the flowers of my breakfast, in the silence of every color that became a painting, in the joy of deeply believing in men even when they lie.

I thanked everyday for all the supplementary feelings. I lived with an enchantment imagining everything stable and concrete. Unfortunately present never became future.
I took the chance though, of grasping the mistake as it was the only way to myself, to warm myself in that coldness that flooded my house and every promise, to wear again my best shoes and go back to be a swan, tango and pause.
While closing the door of what used to be our home I remembered Antonio Porchia:”All that changes, where it changes, leaves an abyss behind”.

Rome, the Argentinean mate accompanies this winter like spring, 2010-Maria A. Listur

One thought on “La generosità dell’inganno/The Generosity of the Betrayal

  1. Anonymous ha detto:

    Non si può di più. E chi sono io per dirlo? E' solo un modo di dire. E so anche che Lei andrà oltre.

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