Come girasoli/Like Sunflowers

A Daniela R.

La prima volta che la vidi era dietro il negozio di suo padre a pulire dei cristalli. Apparvi per frenare le critiche tecniche di lui. Lei ebbe compassione dei miei occhiali. Li prese come fossero delle mani ferite, li curò, me li ridiede con gentilezza senza far notare il suo imbarazzo.
Con gli anni ricordò l’episodio:
-Scusa per quella volta con papà… Era così.
-Sì. E’ stato così e anche quello che mi diceva che profumavo di rosa… Risposi ricca della nostra intimità.
Il padre e la figlia curarono i miei occhi e quelli di mio figlio, quelli delle amiche amate e degli amori. Loro non seppero mai quale dono diedero alla vita che incomincio a riconoscere.

Portavo pantaloni rossi, i gas lacrimogeni mi fecero cadere di colpo davanti alla Plaza de Mayo. Protestavamo come fosse un momento prima del processo militare, come fosse possibile accendere un nuovo fuoco da ceneri spente. Io caddi, caddi senza potermi rialzare per molto tempo.
Persi ogni cosa. Persi soprattutto tanto tempo dell’esperienza d’amore più intensa della mia vita: persi la vita quotidiana di mio figlio.
Nella distanza, mi appoggiai all’arte per costruire un ponte di comunicazione. Ho creduto e continuo a credere che sia possibile un luogo dell’arte dove la musica, il movimento, le espressioni creative possano curare, riunire, riconciliare, sanare.
Sento ancora i gas negli occhi e le mani degli amici che mi prendono cercando di sollevarmi. La gente grida, protesta, crede. Io inginocchiata a terra sento l’umidità di Buenos Aires attraversarmi senza frontiere. Provo ad alzarmi. Non vedo. Una nuvola di fumo accompagnerà, fino alla mia partenza, i miei occhi irrigiditi dalle grida.
Dopo qualche anno, già in Europa, incomincerò a lavorare delle tecniche per decontrarre la mia “visione”. Riuscirò a migliorare la convergenza. Curerò uno dei traumi avuti nell’infanzia ma non quello dei gas: non vedrò mai più bene dal occhio destro, continuerò ad avere una piccola contrazione muscolare che me lo farà chiudere leggermente, mentre rido. Una parte del mio viso riderà, l’altra conserverà un dolore.
Con gli anni sono riuscita trasformare il dolore in accettazione della ferita, tutto grazie al canto.
Soltanto cantando mi rialzo ancora tra la gente, le urla d’impotenza diventano gioia e tutti quelli che sparirono senza fumo riappaiono grazie al suono.
Ora vedo grazie all’ascolto.

Tempo fa, lei mi regalò degli occhiali antichi del padre insieme a delle salviette di lino della madre. La commozione mi fece piegare la testa invasa dalle lacrime. Immaginai le sue mani che mentre mettevano in ordine la casa vuota dei genitori avevano il tempo di pensare a me, ai miei gusti, al regalo che mi avrebbe fatto tanto piacere e fu allora la rividi, dietro il padre immenso, mettere a posto i miei occhialini teatrali ridandomeli puliti, salvati e lucidi.
Rimembrai le parole di Eugenio Montale per chiederle con lo sguardo: “Portami tu la pianta che conduce / dove sorgono bionde trasparenze / e vapora la vita quale essenza; / portami il girasole impazzito di luce.”

Roma, torna il caldo della primavera piovosa, 2010-Maria A. Listur

Like Sunflowers
To Daniela R.

The first time I saw her she was in the back of her father’s shop cleaning some crystals. I appeared just to stop her father’s technical criticism. She felt sorry for my glasses, she took them like they were wounded hands, cured them, kindly gave them back to me without making me notice her embarrassment.
Years later she remembered that episode:
-Sorry for Dad, that time…He was like that.
-Yes. He was like that and also the one who told me that I smelled like roses…I answered enriched by our intimacy.
Father and daughter cured my eyes and my son’s eyes too, the eyes of the beloved female friends and of their lovers. They never knew what kind of present they made to the life I am starting to recognize.

I had red trousers, the tear gas made me suddenly drop on the ground in front of the Plaza De Mayo. We were protesting like if it was right before the military process, like if it was possible to start a fire again from extinguished ashes. I fell, fell without being able to stand up for long time.
I had lost everything. I had lost, above all, most of the time of the most powerful love experience of my life: I had lost my day by day life of my son.
In the distance, I leaned on art to build a bridge of communication. I believed and still believe that it is possible a place where music, movement, the creative expressions can cure, rejoin, reconcile, heal.
I still feel the gas in my eyes and the hands of my friends trying to lift me up. People are screaming, protesting, believing. I, kneeled on the ground, feel the humidity of Buenos Aires flow through me with no barriers. I try to stand up. I can’t see. A cloud of smoke will accompany, until my departure, my eyes stiffened by the screams.
Few years later, already in Europe, I started to work on some techniques to relax my “vision”. I could improve my convergence. I Cured the traumas I had in my childhood but couldn’t do it with that gas: I will never see well from my right eye, I will always have a small muscular contraction which will make me close it a little when I laugh. A part of my face will laugh, the other one will preserve pain.
In years I could transform the pain in acceptation of the wound, everything thanks to the singing.
Only when singing, I stand up again among people, the screams of impotence become joy and all those who disappeared with no smoke reappear thanks to the sound.
Now I can see thanks to the listening.

A short while ago she presented me some antique spectacles of her father together with some linen tissues of her mother. The emotion made me bow my head flooded by tears. I imagined her hands that while she was clearing up her parents’ empty house had time to think about me, my tastes, a present that I would really enjoy and in that moment I saw her , behind the huge father, fixing my small theatre spectacles giving them back to me cleaned, saved and polished.
I remembered the words of Eugenio Montale to ask her with my glance : “Bring me the plant which takes / where blond transparencies raise / and vaporize life like an essence; / bring me the sunflower crazed by light.”

Rome, the heat from the rainy spring is back, 2010-Maria A. Listur

One thought on “Come girasoli/Like Sunflowers

  1. Anonymous ha detto:

    Quanto da unire ai girasoli, al movimento semplice e insospettato che mostrano. Quanto da amare nelle parole che la tua maniera di vivere conduce nella più tremenda delle danze!Portami la parola impazzita di te.

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