Le mie vite/My lives

Mi addormentavo piangendo e mi svegliavo piangendo. Una notte in mezzo al pianto fui svegliata da mia madre ai piedi del letto. Lei disse:
-Se continuerai a piangere, chiamerò tuo padre.
Alla fine della parola padre, mio padre si presentò davanti ai miei occhi che credevo chiusi nel sogno ma che per la mia sorpresa erano aperti. Cercai la luce disperatamente, la trovai e continuai a vedere mio padre davanti a me per poi sfumare dentro le pareti.
-No, no, no… Questo è un fenomeno neurologico, non è vero, sto diventando pazza…

Aveva sei anni quando incominciò a vedere dei bambini che camminavano senza toccare la terra. Lei parlava con loro e tutti in torno le dicevano di smettere perché sembrava folle. Soltanto la zia Pierina la lasciava parlare tranquillamente perché sentiva che la bambina diventava luminosa, serena e tutta la casa si riempiva di luce.
Con gli anni riuscì a controllarsi davanti alla gente che la guardava con curiosità o con la parte della famiglia che sentiva vergogna del suo vivere tra un mondo e l’altro. Lei viveva tra i vivi e i morti. Riusciva a dare dei messaggi agli uni e agli altri. Riusciva anche a giocare con i bambini della sua età e più tardi ad accompagnarli nel cambiamento di vita.
Un giorno, un signore molto impiccione, le chiese:
-Ma tu, non hai paura della morte?
-Ma quale morte signore…? La morte è una fantasia di quelli che stanno coi piedi per terra! Quello che per voi è morte, per loro è soltanto alleggerire il peso… Rispose lei tutta allegra.
-Allora perché dici che li aiuti? La provocò lui.
-Perché qualche volta non è facile partire senza bagaglio… Non è facile per tutti fidarsi, accettare che tutto quello che ti serve ce l’hai già.
Lui non tornò più a curiosare. Lei continuò ad aiutare la nostra vita a illuminarsi nella leggerezza.
Non conosco nessuno con le sue visioni ma, quelle che di lei mi sono arrivate, mi hanno sollevato la vita dall’eccesso di materia.

Mi alzai nel cuore della notte cercando di convincermi che si trattava di un sogno. Provai a mentire a me stessa:
-Mia madre non poteva stare ai piedi del mio letto, mio padre è morto ed io sono talmente angosciata che li ho chiamati con l’immaginazione per sentirmi protetta, io sto male! Male ma male male!! L’ossessione del pensiero di follia fu interrotto dal telefono. Era mia madre. Lei non chiama mai.
-Vorrei sapere come stai. Non riesco a sopportare l’idea della tua sofferenza. Mi dispiace. Ti amo anche se non ti ho mai capita… Disse con un filo di voce mentre piangeva.
-In questo momento… bene… mamma. Risposi sentendo un ponte tra lei e me che non avevo mai percepito.
-Allora buonanotte amore, attacco perché altrimenti pago una fortuna di telefono!
Da quella volta il suo modo veloce di concludere una telefonata e la sua preoccupazione per la spesa telefonica non mi danno più fastidio e nemmeno il fatto che non mi chiami mai.
Tornai al letto e nel momento in cui il sonno chiuse i miei occhi asciutti, si amplificarono le parole di Antonio Porchia: “Isole, ponti, ali: le mie tre vite separate. Le mie tre morti unite.”

Roma, all’inizio del caldo, 2010 – Maria A. Listur

My lives

I used to fall asleep crying and wake up crying. One night while crying I was waken by my mother at the foot of my bed. She said:
-If you keep crying, I’ll call your father.
At the end of the word ‘father’, my father appeared in front of my eyes that I thought were closed in the dream but to my surprise were open. I desperately look for the night-light, I found it and kept seeing my father in front of me and then he disappeared in the walls.
-No, no, no… This is a neurological phenomenon, it is not true, I’m getting crazy…

She was six when she started seeing kids who were walking without touching the ground. She used to talk to them and all the people around her were telling her to stop because she looked crazy. Only her aunt Pierina let her talk peacefully because she felt that the girl became luminous, serene and the whole house would fill with light.
In years she learned how to control herself in front of people who would look at her with curiosity or with that part of the family who felt shame for her living between one world and the other. She lived between the living and the dead. She could give messages to the ones and the others. She could also play with kids of her age and later accompany them in the shifting of life.
One day, a meddler, asked:
-Aren’t you afraid of death?
-What death sir? Death is a fantasy of those who have their feet on the ground! Whatever is death to you, for them is only to get lighter in weight… She answered happy.
-Then why do you say you help them? He provoked her.
-Because sometimes is not easy to leave without any luggage… Is not easy for everyone to trust, to accept that whatever you need you already have it.
He stopped being inquisitive. She kept helping our life to become more luminous in lightness.
I don’t know anybody with her visions but, those one that I heard, have lifted my life from the excess of matter.

I woke up in the middle of the night trying to convince myself that it was a dream. I tried to lie to myself:
-My mother could not be standing at the foot of my bed, my father is dead and I am so distressed that I have called them with my imagination to feel protected, I am sick! Sick, so sick!! The obsession of the thought of craziness was interrupted by the telephone. It was my mother. She never calls.
-I would like to know how are you. I can’t bear the idea of your suffering. I’m sorry. I love you even though I’ve never understood you… She said with a feeble voice while crying.
-Right now… I am fine… mom. I replied feeling a bridge between her and me that I’ve never felt before.
-Well then goodnight love, I’m hanging up otherwise it’s going to cost me a lot!
From then on, her quick way to end a phone call and her worries for telephone expenses do not bother me anymore and not even the fact that she never calls.
I went back to bed and right when the sleepiness closed my dried eyes, the words of Antonio Porchia broaden in me: “Islands, bridges, wings: My three separate lives. My three death united.”

Rome, in the beginning of the heat, 2010 – Maria A. Listur

One thought on “Le mie vite/My lives

  1. Anonymous ha detto:

    Lo Spirito è autonomo e l'ombra suggestionabile.

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