Visibile/Visible

Mi chiese se avessi assistito un’altra pittrice. Dissi di no. Lei era la prima persona che assistevo in vita mia. Avevo poco più di vent’anni, non parlavo l’italiano, andai a lavorare da lei per pagarmi gli studi alla Dante Alighieri. Un giorno decisi di fare qualche schizzo approfittando dell’assenza della pittrice ma la pittrice tornò nello studio prima del dovuto e mi trovò a disegnare sul suo tavolo di lavoro!
-Cosa fai? Allora sei anche tu una pittrice… disse lei guardandomi con diffidenza. Non l’avevo scritto nella domanda di lavoro.
-Sì señora… Dissi io senza poter articolare una parola in italiano. Ero terrorizzata e non sapevo perché. Mi ero sentita una specie di ladra dello spazio.

Il primo ricordo che conservo della mia vita fuori età si svolge a cinque anni. Mio padre mi leggeva i miti greci come fossero fiabe, capii che non erano fiabe soltanto dopo molto tempo. Io parlavo di Zeus come le altre bambine della mia età parlavano di Cappuccetto Rosso. Poi, con gli anni, questa differenza diventò più abissale facendomi avanzare negli anni di scuola e negli studi stessi ma facendomi anche sembrare una che poteva memorizzare ogni cosa, aspetto per cui mio padre mostrava tutta la sua ammirazione, mia madre se ne serviva, le mie compagne di scuola mi invidiavano; mio fratello era obbligato da me a giocare “alla maestra e all’allievo” (gioco in cui io ero una maestra severissima e cattivissima e lui un povero cretino che finiva per buttare tutti i quaderni per terra dalla rabbia). Ho vissuto un’infanzia senza sapere che ero definita “bravissima” e grazie alla mia ignoranza sull’ammirazione degli adulti ho potuto fare del mio senso d’incompletezza una guida. Soltanto una volta volevo essere premiata. Avevo dieci anni e il mio anno di scuola era stato più che brillante, finivo tutto nei tempi che volevo per poi riuscire a mettermi a ballare o disegnare tutto quello che desideravo con dei voti che provocavano venerazione! Quell’anno alla premiazione delle migliori della scuola mio padre non assistete, lui non partecipava mai a queste manifestazioni, mia madre era arrabbiata con me perché le avevo risposto malamente a tavola quindi, non venne. Mi trovai insieme ad altre cinquecento allieve che si godevano la festa mano nella mano coi genitori. I miei voti erano i più alti di tutta la scuola e, nella mia fierezza, questo faceva diventare irrilevante la mia solitudine. Quando si annunciò il primo premio sapevo che avrei dovuto alzarmi di lì a poco invece il nome annunciato fu quello d’una brava bambina che però non era la migliore della scuola. Restai di gelo, guardai la mia maestra che abbassò lo sguardo senza dire niente, allora mi alzai e andai direttamente ad aspettare la fine della premiazione dietro la madre superiora che la coordinava. Finita la festa, mi avvicinai a lei per chiederle:
-Madre e il mio premio? Lei rispose beata carezzandomi il viso:
-Sei troppo brava e non ti costa mai niente di quello che fai quindi non ti servono i premi, i premi vanno dati a chi fa fatica. Poi se vieni in direzione ti do una medaglia dei ricordi. Sì?
Non sono mai andata in direzione.

-Capisco cara che la tentazione di dipingere sia grande ma ora dovresti pulire il pavimento perché tra gli acrilici e l’olio si sono create delle montagne di sporco… Disse la pittrice andandosi a sedere nell’angolo della stanza. Io presi una spatola ed incominciai ad alzare le colline di pitture attaccate al suolo. Mentre le staccavo pensavo che sarebbero diventate un quadro materico. Questa visione mi fece pulire il pavimento come fosse uno specchio.
-Sei brava… si complimentò la pittrice mentre io, in ginocchio, pulivo sotto il tavolo.
-Grazie signora, riuscì ad articolare in italo spagnolo… Quando finii, raccolsi tutto in una bustina e me la portai a casa. Quella notte e per tutte le notti di quella settimana lavorai quella materia con una specie di gesso. Il nome dell’opera fu “Trasformazione”. Quando la finii, gliela regalai alla pittrice insieme ad una frase di Kahlil Gibran: “Il lavoro che svolgiamo nella vita rappresenta l’amore che c’è in noi, reso visibile”.

Roma, notte di fresco calore, 2010 – Maria A. Listur

Visible

She asked if I had ever assisted another painter before. I said no. She was the first person that I had ever assisted in my life. I was just over twenty years old, did not speak Italian, I went to work for her to pay my studies at the Dante Alighieri’ school . One day, I decided to draw something taking advantage that the paintress wasn’t there, but she came back in her studio before I thought and found me drawing on her desk work!
-What are you doing? So you are a paintress too… She said looking at me with distrust. I didn’t write it in my job resume!
-Sì señora… I replied without being able to say a word in Italian. I was terrorized and did not know why. I felt a sort of thief of the space.

The first reminiscence of my life is when I was five. My father used to read me Greek myths like they were fairy tales, I understood that they weren’t so only many years later. I used to talk about Zeus like other girls of my age would talk about Little Red Riding Hood. Then, in years, this difference became broader making me progress in school years and in studies too, also making me look like one who could memorize anything, something which my father would really show his admiration for, my mother would use, my school mates envied; my brother was obliged to play “teacher and student” (a game in which I was a very strict and mean teacher and he was a poor dumb who would end up throwing all the notebooks on the ground in rage). I lived my life without knowing that I was defined “very good” and thanks to my ignorance about the admiration of the adults I could make a guide of that sense of incompleteness. Only once I wanted to be rewarded. I was ten and my year had been more than brilliant, I could finished everything in times that I decided in order to dance or draw whatever I wanted to, with grades that everybody were admiring! That year at the best students awards ceremony in my school my father didn’t attend, he would never participate to these events, my mother was angry at me because I had answered rudely to her while at the dining table, therefore she didn’t come either. I found myself with other 500 girls who were enjoying the party hands in hands with their parents. My scores were the highest of the whole school and, in my pride, this was making irrelevant the solitude. When the first price was announced I knew that I had to stand in few moments, but the name announced was of a girl who was good but not the best of the school. I froze, look at my teacher who lowered her eyes without saying a word, therefore I stood up and went directly to wait for the end of the award ceremony behind the Mother Superior who was coordinating. When it was over, I went close to her to ask:
-Mother what about my prize? She, blessed, answered caressing my face:
-You are too good and it never costs you any effort when you achieve what you do so you don’t need any prize, prizes are for those who make efforts. If you come later in my office I’ll give you a memory medal. Ok?
I never went to her office.

– I understand that the temptation of drawing is big, but you should clean the floor because due to the acrylics and the oils there are mountains of dirt… The paintress said it while going to sit at the corner of the room. I took a spatula and started to lift the hills of paint attached to the floor. While taking them off I thought they would become a physical painting. This vision made me clean the floor like it was a mirror.
-You are good… The paintress said while I, on my knees, was cleaning under the table.
-Thank you Madam, I could articulate in Italian-Spanish… When I finished, I put everything in a small plastic bag and brought it home. That night and for all the other nights of that week, I worked with that material adding a sort of plaster. The name of the work was “Transformation”. When I finished it, I gave it to the paintress with a sentence of Kahlil Gibran: “The work we carry out in our life represents the love in us, made visible”.

Rome, a night of fresh heat, 2010 – Maria A. Listur

6 thoughts on “Visibile/Visible

  1. Santiago ha detto:

    Creo que tienes estrellas caídas dentro de ti

  2. Santiago ha detto:

    Stelle
    Come se dice stelle ?

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