Partenze/Departures

Aprii la lettera sull’aereo. Aveva fatto una bellissima traduzione di un poeta e musicista cubano.
Lui non sapeva che lo spagnolo era la mia lingua madre.

“Dove vanno le parole che non sono rimaste?
Dove vanno gli sguardi che sono partiti?
Chissà galleggiano eterni come prigionieri d’una tempesta
o si raggomitolano nelle ferite cercando calore…
Chissà rotolano sui cristalli come gocce di pioggia.
Chissà non torneranno mai più ad essere qualcosa.
Chissà se partono.
E dove vanno?
Cosa saranno diventate le mie vecchie scarpe?
Dove sono andate tante foglie degli alberi?
Dove stanno le angosce che dai tuoi occhi
sono saltate dentro di me.”

L’ultima parte te la tradurrò quando ti rivedrò. Con amore anche se la parola ti spaventa.
V.

Io avevo lasciato un’altra traduzione dentro la sua agenda. Era dello stesso poeta. Non avevamo mai parlato di poesia.

(…)
“Se uno dovesse piangere ogni cosa che finisce,
non sarebbero sufficienti tutte le lacrime, tutte.
Le nostre ore d’amore, quasi divine
é meglio salutarle con un canto:
Vai, corri dove devi andare!
Vai, t’attende l’avvenire!
Vola!
I cigni vivono e il canto è sempre con me.
Non so cosa sia la solitudine.”

Grazie per ogni gesto.
M.

Leggendo il suo biglietto percepii il profumo che aveva lasciato nel foglio, capii che lo aveva scritto o trascritto mentre ero in bagno a prepararmi dopo che lui si era fatto la doccia. Fu il profumo a farmi tornare, a riportarmi verso quel luogo dell’amore e della speranza, ricordai Michel Folon, quando disse: “La vita è un volo.”

Roma, verso la Toscana, 2010 – Maria A. Listur

Departures

I opened the letter on the plane. I had done a magnificent translation of a Cuban poet and musician.
He didn’t know that Spanish was my mother tongue.

“Where do the words that didn’t remain go?
Where do the glances that left go?
I wonder if they float eternal like prisoners of a storm
or they cuddle in the wounds searching for warm…
I wonder if they roll over the crystals like raindrops.
I wonder if they will never go back to be something.
I wonder if they depart.
And where do they go?
What did my old shoes become?
Where did the many leaves of the threes go?
Where the anguishes that jumped inside me
from your eyes are.”

I’ll translate the last part to you when I see you again, with love even if the word scares you.
V.

I had left another translation inside his diary. It was by the same poet. We had never spoken about poetry before.

(…)
“If one should cry everything that ends,
all the teardrops wouldn’t be enough, all.
Our hours of love, almost divine
it is better to salute them with a chant:
Go, hurry you have to go!
Go, the future awaits you!
Fly!
The Swans live and the chant is always with me.
I don’t know what solitude is.”

Thanks for each gesture
M.

Reading his note I could smell the perfume he left in the paper, I understood he wrote it or transcribed it while I was in the bathroom getting ready after he took a shower. It was the scent that made me come back, that took me back to that place of love and hope, I remembered Michel Folon, when he said: “Life is a flight.”

Rome, towards Tuscany, 2010 – Maria A. Listur

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