Donare il corpo/Donating the Body

-Oh Dio quante ossa che hai! Sei scheletrica!
Lo disse appoggiandomi le mani sulla schiena nuda. Io risposi infilandomi una maglietta sul body e continuai a lavorare.
-Ma guarda come sei! Non hai carne!
Insistete toccandomi la cresta iliaca sul pantalone di danza.

-Papà non voglio andare a scuola di danza mista non voglio non voglio e non voglio!
-Come mai? E che fai? Balli senza compagno?
-Eh sì!
-Non ti permetterò di rinunciare ai tuoi compagni. Capito?
-Certo perché non è il tuo culo quello che toccano!
-Marilina! Ma come parli?
-E come te lo devo dire!
-Siete bambini, sei bella, hai un sederino come una mela… Te lo fanno per… per… perché secondo me tu sei un portafortuna!
-E che vuol dire? … Io non voglio che il mio culo sia il portafortuna di nessuno!
Me andai in camera di corsa, volevo piangere in solitudine. Sapevo che non mi avrebbero permesso di cambiare scuola.

-Potrei prenderti le scapole e strappartele…
Aggiunse ridendo mentre mi prendeva con delicatezze le ossa che sporgevano per necessità del movimento che stavo studiando. Lo guardai con gratitudine per tutto quello che mi aveva insegnato, leggera e provocatoria gli domandai:
-Vuoi toccare una parte dove non ho delle ossa?
Sorrise allontanandosi.
Continuai a seguire i miei passi mentre col pensiero ritornai a quei bambini di dieci anni che mi insegnarono ad amare la mia fortuna; allora compresi, con tutta la mia carne e con tutte le mie ossa, le parole di Antonio Porchia: “La verità, quando è la verità del piccolo è quasi tutta verità, e quando è la verità del grande, è quasi tutta dubbio.”

Roma, nuvoloso quasi fresco Agosto che sfumi, 2010 – Maria A. Listur

Donating the Body

-Oh God so many bones! You are so skeletal!
He said it leaning the hands on the naked back. I replied putting on a t-shirt over the bodysuit and kept working.
-Take a look at yourself! You have no flesh!
He insisted touching the iliac bone from the training pants.

-Daddy I don’t want to go to the dance school for couples I don’t I don’t and I don’t!
-How comes? And what will you do? Do you want to dance without a partner?
-Well yes!
-I won’t allow you to renounce to you partners. Understood?
-Well of course ‘cause it’s not your ass that they touch!
-Marilina! Watch your language!
-Well how could I say it then!
-You are kids, you are beautiful, you have a little bum like an apple…They do that to you ‘cause… ‘cause …‘cause you are like a lucky charm!
-And what does it mean?… I don’t want my ass to be the lucky charm of no one!
I went to my room running, I wanted to cry of loneliness. I knew he wouldn’t allow me to change school.

-I could grab your shoulder blades and rip them off…
He added laughing while he was taking delicately the bones that were sticking out for necessity of the movement that I was studying. I looked at him with gratitude for all that he taught me, light and provocative I asked:
-Do you want to touch some place where I am not bony?
He smiled moving away.
I kept following my steps while with my thought I went back to those kids of ten who taught me to love my fortune; then I understood , with my whole flesh and all my bones, the words of Antonio Porchia: “Truth, when it is of a child it is almost all truth, and when it if the truth of the adult, it is almost all doubts.”

Rome, cloudy almost chilly August fading, 2010 – Maria A. Listur

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