Per favore, un altro tango/Please, Another Tango

Suona il cellulare. Lei risponde. Riaggancia ridendo.
-Di cosa ridi? Chiedo mentre verso del cloruro di magnesio in una tazza. Rito che ci unisce anche nella distanza.
-Delle opinioni che hanno alcuni uomini di te.
-Quali opinioni? Le passo la tazza.
-Mauro pensa che tu vuoi sempre fare più degli uomini.

Ballai il tango per la prima volta quando a dodici anni ero già alta un metro e settantotto centimetri, quindi potei indossare il mio primo paio di scarpe alte. Il maestro fu mio padre. Il luogo: una festa in suo onore.
-Non guardare nessuno però fatti guidare. Disse prendendomi dal punto vita e guardandomi dall’alto del suo metro e novanta
-Ascolta la musica e fatti portare. Aggiunse toccando la mia colonna vertebrale in modo da farmi comprendere col corpo che dovevo spostarmi verso di lui per poter fare il primo passo.
-Senti lo sguardo di tutti come una carezza che ti spinge i fianchi delicatamente ora a destra ora a sinistra. Propose spostando la mano sulla schiena appena a destra o a sinistra, secondo la direzione che dovevano seguire i piedi. Secondo la necessità del movimento che si chiama “ocho”. (otto)
-Continua a camminare lasciandoti portare come fossi un fiore di seta, morbida però verticalizzata. Sussurrò nel mio orecchio.
-Tra poco dovresti cercare di muoverti in diagonale per appoggiarti sui miei fianchi e fare “un corte” (Un taglio: movimento con i piedi tra le gambe leggermente aperte dell’uomo). Lo disse velocemente senza lasciare spazio al mio pensiero e liberandomi il corpo in un gesto forte, veloce, sicuro. Per farlo dovevo essere separata con il capo dal suo viso. Guardai mio padre con fierezza da danzatrice esperta sapendo dentro di me che in quel momento l’espressione del viso racconta quanto il corpo appoggiato all’uomo, liberato in un gesto grazie a quell’appoggio.
-Ora usciamo sempre come all’inizio, camminando a tempo, soavemente. Propose con quella voce che lo faceva guidare senza imporsi.
Lasciandomi sul tavolo mi baciò la mano creando tra di noi una distanza, oserei dire “professionale”, fece un passo indietro per guardarmi e uno avanti riprendendo la mia mano, m’invitò ad alzarmi ancora. Pensai che volesse ballare invece mi avvicinò a lui e in un abbraccio delicato come il suo tango disse:
-Gracias hija. (Grazie figlia mia)

Stavo finendo la mia tazza di cloruro di magnesio senza capire cosa volesse dire Mauro, chiesi:
-Fare più degli uomini in quale senso?
-Non lo so, fare…
-Ma non è difficile fare più degli uomini… soprattutto se conosci il galateo, vorrei piuttosto poter fare la donna…
La mia amica scoppiò in una risata che non mi fece ridere. Pensai a mio padre, a mio fratello, a mio figlio, a tutti gli uomini con i quali ho vissuto e vivo, al tango che cerco di ballare con loro ogni giorno. Per sostenere questo “corte” venne ancora al mio cuore il pensiero di A. Porchia: “E se arrivassi a essere un uomo, a che altro potresti arrivare?”

Siena-San Gimignano, sole di passaggio, sole anche fresco, sempre luce. 2010 – Maria A. Listur

Please, Another Tango

The mobile rang. She answered. Hangs up laughing.
-What are you laughing about? I asked while pouring the magnesium chlorine in a cup. A ritual that unifies us in the distance.
-About the opinions that some men have about you.
-What opinions? I passed her the cup.
-Mauro thinks that you always want to do more then men.

I danced tango the first time when I was twelve years old I was already one meter and seventy-eight centimeters tall, therefore I could wear my first pair of high heel shoes. My first teacher was my father. The place: a party for him.
-Don’t look at anybody but let yourself be guided. He said taking me from the waistline and looking at me from his one meter and ninety cm.
-Listen to the music and let yourself be guided. He added touching my backbone in order to make me understand with my body that I had to move towards him in order to take my first step.
-Feel the glance of everyone like a caress that delicately pushes your hips to the right and to the left. He said moving his hand on the back slightly on the right or on the left, depending on the direction that we had to follow with our feet. Depending on the necessity of the movement, which is called “ocho”. (eight)
-Keep walking letting yourself be carried like you were a silk flower, soft but vertical. He whispered in my ear.
-In a while you will have to try to move diagonally to lean on my hips and to do “un corte” (a cut: a movement with the feet between the slightly widen legs of the man). He said it quickly without giving any space to thought and freeing my body in a forceful gesture, fast, secure. To do so I had to be separated with my head from his face. I looked at him with the pride of an expertise dancer knowing that in that moment the expression of the face tells as much as the body leaning against the body, freed in a gesture thanks to that support.
-Now let’s get out as we began, walking in time, suavely. He advised with such a voice that allowed him to guide without imposing himself.
Letting me go he kissed my hand creating a distance between us, I would dare to say “professional”, he took a step back to look at me and a step forward taking my hand again, he invited me to stand again. I thought he wanted to dance again instead he got me close to him and in a delicate hug as his tango he said:
-Gracias hija (thank you my child)

I was finishing my cup of magnesium chlorine without understanding what Mauro meant, I asked:
-What does he mean with do more then men?
-I don’t know, do…
-But it is not difficult to do more then men…especially if you know good manners, I would rather like to do more the woman…
My friend bursted in to a laugh that didn’t make me laugh. I thought about my father, my brother, my son, all men whit whom I lived and live, about the tango that I try to dance everyday with them. To sustain this “corte” a thought once again came to my heart by A. Porchia: “And if I could ever be a man, what else could I be?”

Siena-San Gimignano, sun passing by, a sun also fresh, always light. 2010 – Maria A. Listur

One thought on “Per favore, un altro tango/Please, Another Tango

  1. Delphine ha detto:

    Bellissimo questo testo… ho ballato con voi due leggendolo,trasportata da una memoria amorevole nell’intensa presenza di tuo padre che rende ogni giudizio precipitoso – ma tutti i giudizi lo sono forse – futile e non vero La vita ‘vera’, quella che tocca all’anima delle cose e non alle altre tanto ‘vere’ perversioni che essa subisce, si vive a due passi dalla morte, dal mistero della nascita e dall’amore che dissolve ogni superflua considerazione

    Grazie Maria

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