Gioielli/Jewels

-Lascia la bottiglia dentro l’armadietto…
-Ti prego… non fare così… Ti beccheranno…
-Stai tranquilla che non la vedono.
-Anna… mi farai avere una discussione…

Non ricordo la prima volta che sono salita su un palcoscenico ma ricordo il profumo del legno, le carezze della seta sulle mie gambe, il caldo alle guance, la luce accecante, il buio all’altezza dei miei piedi, le parole che uscivano dalla mia bocca come non fosse la mia, il movimento che mi faceva sentire di scivolare. In più, potevo ripetere tutto il giorno dopo e migliorarmi: “Domani si ritorna!”, mi dicevo mentre uscivo dalla parte posteriore del teatro per essere riportata a casa.
Il gusto di ritornare al teatro me l’ha donato una donna russa: Galina Tolmacheva. Lei educava ogni movimento, il gesto sonoro, l’arte di recitare. Proponeva d’immaginare i suoni come fossero delle perle scappate dalla bocca, che rimbalzavano sul pavimento diventano bolle di sapone, capaci di saltare delicatamente in diagonale, verso gli altri. Quando ero già in Europa, sentii Demetrio Stratos fare una descrizione simile sull’arte di cantare la voce. Ma allora ero talmente piccola che capii, la maestra Tolmacheva, alla lettera.
Nel mio piacere di studiare, mi riempii la bocca con delle perle di una collana di mia madre e cercai di parlare facendole cadere sul pavimento, sputai alcune e mangiai altre. Fu una sensazione strana, quasi piacevole. Provai l’esercizio più volte fino a mangiare anche la collana di perle grigie di mia nonna paterna. Mi sentivo come fossi un sacco di pietre ma senza riuscire a trasformare nemmeno una perla in una bolla di sapone.
La mattina dopo, andai in bagno prima della doccia e fu talmente forte l’esperienza della defecazione che incominciai a urlare chiamando la mia tata Pirucha.
-Amore che succede? Disse lei spostandomi verso il bidet.
-Non lo so… Non lo so… Risposi piangendo.
Lei mi prese in braccio per guardare la rappresentazione corporea che si sviluppava sotto di me e aprendo l’acqua per preparare la vasca mi disse:
-Beh… la tua mamma dice che hai una voce d’oro… ma io non lo so… comunque niente male essere diventata una fabbrica di perle!

-Ma quale discussione…! Bere in scena è una delle cose più divertenti del mondo!
-Io non bevo! Mi sentirò male!
-Tu bevi con me e se ti senti male ti porto io in camerino e spiego tutto. Ti ho detto di stare tranquilla!
Quando Anna andò in camerino misi nella bottiglia una specie di the che poteva sembrare vino bianco. A metà spettacolo, dopo la scena in cui beveva, mi guardò ridendo arrabbiata e senza smettere di recitare il suo personaggio, cambiò brillantemente le parole del testo dicendo quelle di Alda Merini:
“Qui nel ballatoio infelice, la donna di nessun esempio e di nessuna paura giace velata per sempre in un’ovazione generale che ha visto cadere il dubbio della fortuna e la fortuna del dubbio”.

Roma, notte di vento dolce che fa cadere foglie d’oro. 2010 – Maria A. Listur

Jewels

-Leave the bottle in the cabinet…
-Please…Don’t be like that…They’ll catch you…
-Relax they won’t see it.
-Anna…You’ll get us in trouble…

I don’t remember the first time that I climbed on stage but I remember the smell of the wood, the caresses of the silk on my legs, the warmness on my cheeks, the glaring light, the darkness at my feet’s height, the words coming out from my mouth like they were not mine, the movement that would make me feel like I was sliding down. And also, I could repeat everything the day after and get better: “Tomorrow we are back!”, I used to say while getting out from the back of the theatre to be taken home.
The taste of coming back to the theatre it has been donated to me by a Russian woman: Galina Tolmacheva. She educated every movement, the sonic gesture, the art of acting. She proposed to imagine sounds as they were pearls flown off the mouth that would bounce on the ground and become soap bubbles, capable of jumping diagonally, towards the others. But then I was so young that I understood, Master Tolmacheva, literally.
In my pleasure of studying, I filled my mouth with some pearls of one of the necklaces of my mother and tried to speak letting them out of my mouth, I spitted some of them and ate some others. It was a strange feeling, almost pleasing. I tried the exercise several times until I ate the necklace of my paternal grandmother as well. I felt like I was a bag of stones but without being able to transform not even a single pearl in a soap bubble.
Next morning, I went to the toilet before the shower and the experience of defecating was so strong that I started to scream calling my nanny Pirucha.
-What is happening Love? She asked moving me towards the bidet.
-I don’t know… I don’t know… I replied crying.
She took me in her arms to see the corporeal representation that developed under me and turning on the water to prepare the bath she said:
-Well… your mother says that you have a golden voice… but I don’t know… anyway not bad to become a pearl factory!

-What are you talking about…! Drinking on stage is one of the funniest things in the world!
-I don’t drink! I’ll feel bad!
-You drink with me and if you feel bad I’ll take you to the dressing room and explain everything. I told you to take it easy!
When Anna went to the dressing room I put in the bottle a sort of tea that could look like white wine. In the middle of the show, after the scene where we drank, she looked at me laughing angrily and without stopping to act her character, she brilliantly changed her lines of the play saying Alda Merini’s:
Here in the sad balcony, the woman of no example and no fear lays dimmed forever in a general ovation that saw falling the doubt of fortune and the fortune of doubt.”.

Rome, a night of sweet wind that makes the golden leaves fall. 2010 – Maria A. Listur

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