Perlomeno/At Least

Gli tremava la voce. Il respiro era affannato. Lei gli chiese:
-Tutto bene?
Lui tacque. Dopo un tempo lungo quanto la distanza tra loro, rispose:
-… soltanto ora mi accorgo che la mia vita era quella che avevamo.

Quando avevamo quattordici anni, a scuola, eravamo divise da un piccolo corridoio di cinquanta centimetri. Lei era come una vergine di cera, pallida e soave. Ricordo la sua voce un po’ rauca. Io già fidanzata con un uomo più grande di me, di quasi vent’anni. Lei giocava a pallacanestro come se ancora avesse dieci anni. Io parlavo di sesso con la libertà che mia madre mi aveva donato, lei rideva imbarazzata come se non fosse possibile ciò che le preannunciavo. Era di una delicatezza simile a quella che con gli anni ho ritrovato in alcuni tipi di carta giapponese: levigata dentro.
Un giorno non venne a scuola. Il giorno dopo neanche. Aveva una febbre che non smetteva di salire. La portarono in ospedale e quando la notizia arrivò a scuola, andai a trovarla. I parenti mormoravano che era stata messa dentro una vasca di ghiaccio. Dopo un po’, i dottori comunicarono alla sua mamma che era morta. Ci avevano provato, aggiunsero.
La mamma non pianse. Uscì dall’ospedale e non l’ho mai più vista.
La ragazza del viso di seta ritorna ogni tanto alla mia memoria attraverso una sua richiesta mai esaudita, da parte mia, distrattamente:
-Allora vieni al mio compleanno?
-Non posso, sto provando una commedia.
-E dopo?
-Dopo ceno coi miei compagni.
-… se fosse la mia ultima festa di compleanno verresti?
-Non sarà la tua ultima festa, verrò l’anno prossimo…
-Ti vorrei in questa.

Quando lui la chiamava era sempre lamentoso, mai profondamente triste. Ma quella sera, lei che conosceva la tristezza, riconobbe nella sua respirazione un dolore antico, che precedeva la loro relazione.
-Sei sicuro che quella era la tua vita.
-Era la nostra.
-Era.
-Sì. Scusa per non averla riconosciuta.
-… tranquillo… non avresti potuto… è andata bene così. Riposati.
Lei riagganciando il telefono ricordò una frase di M. Proust: “Ogni nostro più piccolo desiderio, benché unico come un accordo, accoglie in sé note fondamentali su cui tutta la nostra vita è costruita”.

Roma, tanto sole che preannuncia pioggia, 2010 – Maria A. Listur

At Least

His voice was trembling. The breath was short. She asked him:
-Everything all right?
He didn’t answer. After a time long as the distance between them, replied:
-…only now I realized that my life was the one we had.

We were fourteen, in school, we were separated from a small aisle of fifty centimeters. She was like a Virgin made of wax, pale and soft. I remember her voice a bit husky. I was engaged with a man older than me, of almost twenty years. I talked about sex with the freedom that my life had donated me, she laughed embarrassed as it was not possible what I was pre announcing her. She was of a delicacy similar to what in years I have rediscover in some kind of Japanese paper: polished inside.
One day she didn’t come to school. Neither the day after. She had a fever that wouldn’t stop from rising. They brought her to the hospital and when the news reached the school, I went to visit her. The relatives were murmuring that she had been placed in a bathtub full of ice. After a while, the doctors told her mother that she died. They tried they also added.
The mother didn’t cry. She left the hospital and I have never seen her again since.
The girl with the silk face comes back to my memory through a request never granted, from my side, distract:
-So are you coming to my birthday?
-I can’t, I am rehearsing a comedy.
-And after that?
-After that I am dining with my colleagues.
-… If it were my last birthday party would you come?
-It won’t be your last birthday party, next year I’ll go…
-I would like you to come to this one.

When he called her he was always complaining, but never profoundly sad. But that evening, she who knew sadness, recognized in his breathing an antique pain, that came before their relation.
-Are you sure that it was your life?
-It was ours.
-It was.
-Yes. Sorry for not recognizing it then.
-… don’t worry… you couldn’t have… it’s all right like this. Rest.
She hanging the phone remembered a sentence by M. Proust: “Every little desire of ours, although unique as an accord, embraces in itself fundamental notes on which our whole life is built” .

Rome, A lot of sun that preannounces rain. 2010 – Maria A. Listur

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