Sfumature e Gamme/Gradations and Scales

-Non la svegliare. Ordinò mio padre alzando la testa dal cuscino per poter incontrare i miei occhi quasi davanti ai suoi. Mi ero rannicchiata accanto al letto con l’intenzione di destare mia madre carezzandole la mano. Lui l’abbracciava da dietro, sembravano un unico corpo.
-Papà… le devo dire una cosa… Risposi sussurrando.
-Che cosa?
-… che ho sviluppato papà! Articolai con grandi gesti della bocca ma senza suono.
Mia madre continuava a dormire tra le braccia del suo “uomo custodia” mentre lui svincolandosi delicatamente, disse:
-Che bellezza…!
Alzandosi lentamente mi fece un segno di uscire dalla loro camera mentre copriva e baciava le mani di mia madre.
Avevo quasi quindici anni.

-Non so cosa dirti…
-Non devi dire nulla… Stai tranquilla, può succedere no?
-Sono tranquilla… però penso a te… non mi era mai successo…
-Hai soltanto diciannove anni tesoro… Ora, io, così dipinto di rosso, mi alzo e vado a scrivere per te dei versi colorati; tu fa quello che desideri… dormi se ne hai bisogno… Poi, reciterò per te.
Quel pomeriggio abbiamo incominciato a vivere insieme. Poi, nel tempo, andai via. Prima di aprire la porta della nostra casa per l’ultima volta, mi disse:
-Ti devo qualcosa che ho scritto per te qualche anno fa, il giorno in cui decidesti di fare la prima siesta con me. Prese una busta rossa dalla tasca del suo vestito e lesse per me:
“Dicono che il cielo è diventato rosso. Io vedo sole, vedo luce nel tuo correre avanti sotto la pioggia. Ti cade addosso come fosse olio, ti scivola… Io ti vedo in un salto immenso diventare acqua. Divento pioggia. Tu già sai diventare fiume. Tu sai arrivare al mio mare. Ma dove finisci tu? Dove incomincio io? Il tuo fiume riesce ad essere la mia acqua. Ti risalgo. Cadi in me! Cadi da fiume! Cadi! Mi sto bagnando. Mi bagno ancor di più. Tu sei la mia acqua. Riparo dalla memoria e unica memoria possibile: rossa pioggia. Duemila anni sarebbero necessari per non desiderare queste umidità. Ho avuto furtivamente quelle tue mani che hai tra le tue lunghe gambe. Sotto la nobile rugiada, senza muovermi dalla mia inventata solitudine, ti rivisiterò ancora”.
-Buon viaggio amore. Pensa che regalo mi hai fatto! Aggiunse dopo la lettura.
-Quale regalo? Domandai commossa da tanta generosità e addolorata dalla mia nostalgia implacabile di tutto quello che avrei creato dopo.
-Le hai dato colore alla pioggia.

Mio padre andò in cantina, prese dello champagne e mi chiese di brindare con lui.
-Per cosa brindiamo papà?
-Per quello che sta succedendo?
-Papà… ho sviluppato… Nient’altro!
-Ma io non brindo per quello che tu immagini! Figurati se io penso che grazie a quel po’ di sangue che scappa dal tuo corpo tu stai sviluppando… Io brindo perché l’hai detto a me con la stessa naturalezza con cui lo avresti detto a tua madre… E’ per questo sviluppo che brindo! Chiamiamolo “fiducia nella comprensione degli uomini?” Che te ne pare?
Alzai il calice guardando gli occhi felici di mio padre.
Il suo sguardo è presente ogni volta che mi affido a una relazione di qualsiasi tipo, anche quella con degli animali che temo, mi lascio sostenere da quegli occhi insieme ad una frase che mi scrisse nel biglietto che accompagnava il regalo arrivato il giorno dopo. “Desiderare non è trovare. E’ cercare”. Pascal Quignard

Roma, sotto la rugiada. 2010 – Maria A. Listur
 
 
Gradations and Scales

-Don’t wake her up. My father ordered raising the head from the pillow to be able to meet my eyes in front of his. I was crouched next to the bed with the intention of waking my mother caressing her hand. He was hugging her from behind, they looked as a unique body.
-Dad… I have to tell her something… I replied murmuring.
-What?
-… that I have matured dad! I articulated with big gestures of the mouth with no sound.
My mother kept sleeping on the arm of her “custodian man” while he tried to delicately free himself, he said:
-How wonderful…!
Getting up slowly he made me a gesture to get out of their room while covering and kissing my mother’s hands.
I was almost fifteen.

-I don’t know what to say to you…
-You don’t have to say a thing… Stay calm, it can happen, right?
-I am calm… but I think about you… It never happened to me…
-You are only nineteen Sweetie… Now, I, all painted in red, am going to get up and I am going to write for you some colorful verses; you do what you please… sleep if you need… Then I will declaim for you.
That afternoon we started living together. Then, in time, I left. Before opening the door of our house for the last time, he told me:
-I owe you something that I wrote for you some years ago, the day you decided to have your first nap with me. He took a red envelope from the pocket of his dress and read for me:
They say the sky turned red. I see the sun, I see light in your running forward under the rain. It falls on you as if it was oil, it slides over you… I see you in huge jump becoming water. I become rain. You know already how to become a river. You can reach my sea. But where do you finish? Where do I begin? Your river is able to be my water. I swim back up your river. You fall in me! You fall as a river! You fall! I am getting wet. I get even wetter. You are my water. Shelter from the memory and only memory possible: red rain. Two thousand years would be necessary for not desiring this humidity. I have secretly had those hands of yours that you have between your long legs. Under the noble dewdrop, without moving myself from my invented solitude, I will visit you again”.
-Have a good trip my love. Think about the present you have made me! He added after reading.
-What present? I asked moved from so much generosity and pitying from the unrelenting nostalgia of all that I would have created afterward.
-You gave color to rain.

My father went to the wine cellar, took some champagne and asked me to toast with him.
-What are we drinking to daddy?
-For what is happening?
-Dad… I matured… nothing more!
-But I am not drinking to what you imagine! I don’t really think that for a little bit of blood coming out of your body you are actually maturing… I am drinking to the fact that you told me as naturally as you would have said it to your mother… It’s for this reason that I am toasting! Shall we call it “trust in men’s comprehension?” How about that? I raised the glass looking at my father’s happy eyes.
His glance is near every time that I trust myself in a relationship of any sort, even in those with animals that I fear, I let myself withstand by those eyes together with a sentence that he wrote me on a card that was with the present that next day arrived. “To desire is not to find. It is to look for” Pascal Quignard

Rome, under the dewdrop. 2010 – Maria A. Listur

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