Recidere la luce/Severing Light

A Caterina V.

Lui le ha raccontato della sua vita mentre viaggiavano, le ha presentato la sua famiglia grazie alle immagini sul telefonino mentre attendevano le valigie, ha deciso di aspettare i taxi insieme a lei dopo essere scesi dalla navetta che porta al centro della città. Condividono il gusto per il cinema, la letteratura, la pittura.
Parlano ancora, mentre attraversano una città umida e luminosamente grigia. Arriva un taxi. Lui dice:
-La posso portare?
-No grazie, vai tu.
-Io non ho fretta.
-Ed io posso attendere.
Lui congeda il taxi. Lei si irrita silenziosamente. E’ sola e desidera rimanere nel cuore della notte con il suo libro, in una città che ama, ad ascoltare l’arrivo dell’alba. Non lo dice. Lui chiede:
-Posso darti del tu?
-Certo.
-Proviamo ad andare verso il fiume, ci saranno dei bar aperti.
-Grazie, preferisco trovare un taxi…
-Ti aspetta qualcuno.
-Mio figlio.

-Mi dirai sempre la verità sul mio lavoro?
-Pensi che potrei mentirti.
-Penso che sei elegante.
-Elegante non significa bugiarda.
-Si mente per non offendere una collega.
-Si mente per non fare i conti con un’opinione.
-Dimmi la verità.
-Trovo che hai il talento di tagliare i marmi come fa la vita in noi: ogni piccolo frammento esprime luce anche lì dove è stato ferito, spezzato.

-Sta col padre?
-Abita da solo.
-Ma quanti anni ha?
-Ventisette.
-Ti crea imbarazzo?
-Cosa?
-Il mio interesse per te.
-No. Ti sto parlando anche io, accompagnando, non credi tesoro?
-Uhh… di colpo sei diventata materna… E sì, ti crea imbarazzo!
-Sono una mamma e divento spesso anche materna, non ha alcuna relazione con la nostra chiacchierata.
Due taxi di fronte all’incrocio le fanno accelerare il passo.
-L’Universo cospira a favore delle madri? Ironizza lui.
-Buona permanenza. Risponde – imbarazzata – lei.
Mentre percorre la città verso casa, risuonano le parole di A. Porchia: “Ciò che so lo sopporto con ciò che non so”.

Parigi, silenziosa, sola e mia. 2010 – Maria A. Listur

Severing Light
To Caterina V.

He told her about his life while they were travelling, he has shown her his family thanks to the images on his mobile while they were waiting for their luggage, they decided to wait for a taxi together after getting off the shuttle bus that goes to the center of town. They share the taste for movies, literature, paintings.
They talk more, while crossing the humid and brightly grey city. A taxi arrives. He says:
-Can I bring you somewhere?
-No thanks, you go ahead.
-I am not in a rush.
-And I can wait.
He sends the taxi off. She gets quietly upset. She is alone and she desires desperately in the heart of the night to stay with her book, in a city she loves, listening to the arriving of daylight. She doesn’t say it. He asks:
-Can I be friendly with you?
-Sure.
-Why don’t we go to the river, there should be some bars open.
-Thanks I’d rather catch a taxi…
-Somebody awaits you.
-My son.

-Will you always tell the truth about my works?
-You think I could lie.
-I think you are elegant.
-Elegant doesn’t mean liar.
-People lie not to offend a colleague.
-People lie not to deal with an opinion.
-Tell me the truth.
-I think that you have got talent in cutting marbles as life does with us: every little fragment expresses light even where it has been wounded, broke.

-Is he with the father?
-He lives alone.
-But how old is he?
-Twenty-seven.
-Does this embarrass you?
-What?
-My interest in you.
-No. I am talking to you as well, I am escorting you, don’t you think darling?
-Wow… all of a sudden you have become maternal…well, I do think it embarrasses you!
-I am a mother and I often become maternal, it doesn’t have anything to do with our chat.
Two taxis in the crossing in front of her made her speed up the pace.
-The universe is conspiring for the mothers? He says ironically.
-Have a good stay. She – embarrassed – replies.
While going through the city towards home, the words of Antonio Porchia resounded: “All I know I bear with what I don’t know

Paris, quiet, alone and mine. 2010 – Maria A. Listur

Canti Orfici/Orphean Chants

A Dino Campana
Alla voce che lo legge in eterno, Carmelo Bene.

Sulla soglia. Mi abbraccia da dietro, il petto poggiato sulla mia schiena, il riflesso sullo specchio mi fa rivedere gli occhi che un tempo mi spaventarono. Lui sposta il mio viso per evitare che guardi. L’attenzione scivola verso la presa, non è più quella dell’uomo che sembrava la mia custodia perfetta. Le braccia non sono più possenti. Dice:
-Scusami.
Rimango in silenzio. Lo guardo svuotata, come senza sentimenti.
-Ti volevo lasciare una lettera, poi ho visto la luce e mi sono detto: suono, tu hai aperto, allora… meglio se ti do la lettera.
Non riesco a parlare.
-Posso rimanere per un po’?
-Sono occupata. No.
Prendo la lettera. Verso sera leggo.
E’ il finale di una poesia di Dino Campana insieme ad una richiesta:
“ (…)
E me ne andavo errando senz’amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.”

Dammi un cenno, dimmi cosa fare, una risposta.
Io.

Mi sposto col pensiero verso l’uomo delle braccia, ora magre, e mentre volo, rispondo alla lettera con un altro testo di Dino Campana:

“In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lacrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose”

Apro gli occhi, davanti a me la mia ultima tela, il colore ambrato dell’alba, il vento alle finestre. Ringrazio le mie origini. Ringrazio mio padre per aver posato sulle mie ginocchia un libro di poesie quando avevo quattro anni. Ringrazio l’intangibile. Ringrazio che la mia poesia sia spesso un sogno e che il mio sogno sia anche poesia.

Roma, il cielo si apre come nei fuochi di J.M.W. Turner. 2010 – Maria A. Listur

Orphean Chants

To Dino Campana
To the voice that reads it in eternity, Carmelo Bene.

On the doorway. He hugs me from behind, his chest on my back, the reflection on the mirror allows me to see those eyes that sometime ago frightened me. He moves my face to avoid me from watching him. The attention slips to his hold, it isn’t anymore of the man who looked like my perfect container. His arms aren’t mighty any more. He says:
-Forgive me.
I remain silent. I look at him emptied, with no feelings.
I wanted to leave you a letter, then I saw the light and I said to myself: I’ll ring, you opened, so… it’s better if I give you the letter.
I cannot talk.
-Can I stay for a little?
-I’m busy. No.
I take the letter. When it’s evening I read it.
It’s the ending of a poem by Dino Campana together with a request:
(…)
And I was wandering with no love
Leaving the heart of mine from door to door:
With Her who is not born neither dead
And left me with the heart with no love:
Nevertheless the heart bares the sorrow:
Leaving the heart of mine from door to door.

Give me a sign, tell me what to do, an answer.
Me.

I move with my thought towards the man of the arms, now meager, and while flying, I reply to the letter with another text by Dino Campana:

In a moment
The roses have withered
The leaves have fallen
Because I could not forget the roses
We looked for them together
We found the roses
They were her roses they were my roses
This journey we called it love
With our blood and with our tears we made the roses
Which shined for a moment in the morning sunlight
We have withered the roses under the sun between the briars
The roses that were not our roses
My roses her roses

P.S. And so we forgot the roses

I open my eyes and in front of me my last painting, the amber color of the daylight, the wind on the windows. I thank my origins. I thank my father to have laid on my knees a book of poems when I was four. I thank the intangible. I thank that my poem is often a dream and that my dream is also a poem.

Rome, the sky opens as in the fires of J.M.W.Turner. 2010 – Maria A. Listur

Impronte/Traces

Ad Alda Merini, poetessa.
A Delphine V., scultrice.

La trovò sdraiata sul divano, bella come sempre, tutta la vita negli occhi ma, irretita nel corpo, nello spirito. Con la voce diceva:
-Che sfiga ma che sfiga!
-Che vuoi dire?
-Che è un periodo di merda! Che sembra mi stanno facendo il malocchio!
-Puoi riflettere sul fatto che sei arrivata a fare quello che desideravi? Con delle persone che ami, contattando una creatività nuova e ben articolata? E può darsi che proprio per questo il corpo ha dovuto fermarsi?
-Ma che dici! Cerchi sempre delle ragioni per giustificare la sfiga!
-Giustificare?
-Sì, giustificare delle esperienze che sono soltanto del corpo. Sono malata! Punto. E non mi piace. Punto.
-Per me e per tanti giustificatori come me, non sei soltanto malata, sei a riposo, uscita dagli impegni per forza, obbligata a guardare la tua vita dalla quiete. Conosco una donna che per questo tuo stato consiglia: “osservare se stessi adagiati nella ferita”.
Queste ultime parole le disse andando via. Imboccando la strada di ritorno, ricordò: “Il divario d’una musica/ il divario della tua fantasia/ non possono che prendere spettri,/ perciò ogni tanto te ne vai lontana/ in cerca di una perduta ragione di vita/ in cerca certamente della tua anima”.

Le asciugava la schiena ridendo dell’ultimo scherzo condiviso. Poi, si sdraiò accanto a lei. Insieme trovarono il sonno. Al risveglio desiderava ridere. In quel momento lui le diede il buongiorno dicendo:
-Bello svegliarsi ridendo.
Mentre faceva la doccia, fu invasa dal desiderio di ascoltare musica, una voce e possibilmente da donna; quasi insieme al desiderio arrivò, da fuori la porta, una musica magnifica, la voce era quella di una donna.
Più tardi, sotto la pioggia ricordò le risate della mattina ed un SMS la tolse dal ricordo. Era il signore che qualche ora prima le aveva asciugato la schiena, chiesto come aveva dormito, preparato la colazione e carezzato il corpo con una musica desiderata. Grazie ad Alda Merini diede parole al suo piacere: “Anche tu sei un uomo,/ ma non solo un uomo,/ un giardino…” “(…) il pensiero dell’alba/ è in me così alto/ che non occorrono boschi/ per poter camminare”.

Bevo del vino con una donna che ama i metalli. Sono nel suo studio. Si ride della condizione degli artisti, di noi che viviamo l’arte come un paio d’occhiali capaci di cambiare l’ordine delle cose, tutto può essere un’opera, tutto può sempre essere un’altra cosa. Dice:
-Voglio del tempo perché torni qualcosa da lontano, verso di me e si unisca con il mio cuore.
-Un idea?
-Un luogo, dove incontrare altri, dove dire, dove il tuo cammino, nell’incrociare il mio, lasci infinite possibilità di riflessione.
“Spazio spazio io voglio, tanto spazio/ per dolcissima muovermi ferita;/ voglio spazio per cantare crescere/ errare e saltare il fosso/ della divina sapienza./ Spazio datemi spazio/ ch’io lanci un urlo inumano, quell’urlo di silenzio negli anni/ che ho toccato con mano.”

Roma, creata per la luce delle candele. 2010 – Maria A. Listur

Traces
To Alda Merini, poet.
To Delphine V. , sculptor

She found her laying on the sofa, beautiful as usual, the whole life in her eyes but, enticed in the body, in the soul. With her voice she was saying:
-What a rotten luck!
-What do you mean?
-It’s a shitty time in my life! It looks like somebody throw a curse on me!
-Couldn’t you reflect on the fact that you have reached to do what you wanted? With people that you love, touching a new and well articulated creativity? And it may be for that reason the body had to stop?
-What are you talking about! You always look for some explanation to justify rotten luck!
-Justify?
-Yes justify the experiences that belong only to the body. I am sick! Period! And I don’t like it. Period.
-To me and to many other justifiers as I am, you aren’t just sick, you are at rest, forced to leave all your chores, obliged to look at your life in quietness. I know a woman who for this condition suggests to: “observe yourself cradled in the wound”
These last words were said while leaving. Taking her way back, she remembered: “The gap of the music/The gap of your fantasy/can’t help but take up some ghosts,/ therefore every once in a while you go far/ looking for a lost place in life/certainly in search of your soul”.

He was wiping her back laughing at that last common joke. Then, he laid next to her. Together they found sleepiness. Waking up she wanted to laugh. In that moment he gave her his good morning saying:
-It’s nice to wake up laughing.
While showering, she felt the desire of listening to music, a voice, possibly a woman’s voice; almost together with the desire, from outside the door, a magnificent music arrived, it was the voice was of a woman.
Later, under the rain she remembered the morning laughs and a SMS took her away from the reminiscence. It was the man that few hours before wiped her back, asked how she had slept, prepared breakfast and caressed her body with a desired music. Thanks to Alda Merini she gave words to her pleasure: “You too are a man,/But not only a man,/ a garden…” “(…) the thought of dawn/ is in me so high/ that I don’t need forests/ in order to walk.

I drink wine with a woman who loves metals. I am in her studio. We are laughing about the condition of the artists, of us who live art as a pair of glasses capable of changing the order of things, everything could be an art work, everything could always be something else. She says:
-I need a time to let something that is far come back to me, toward me and unifies with my heart.
-An idea?
-A place, where to meet others, where to say, where your path, crossing mine, could leave infinite possibilities for reflection.
-“Space space I need, a lot of space/to move sweetly in the wound;/I want space to sing grow/ wander and jump the ditch/ of the divine wisdom./ Space give me space/ where I can scream inhumanly, that scream of silence in years/ that I have reached with my hand.”

Roma, created for the light of the candles. 2010 – Maria A. Listur

Permeabilità/Permeability

“L’ “ombra” è l’aprire gli occhi” Igor Sibaldi

-Nonna, perché non esci?
-Attendo.
-Chi?
-Te.
-Non è vero… Tu rimani a casa anche quando sai che non vengo…
-Attendo.
-Chi?
-Il tempo.
-Quale tempo?
-Il tempo dell’accettazione?
-Cosa?
-Ho aspettato nove mesi per avere i miei bambini, nove mesi per dieci volte quindi, ho aspettato nove anni per essere la madre che sono ma, è passato soltanto un istante quando ho perso tuo padre, un batter di ciglia quando è sparito suo fratello piccolo… Aspetto il tempo in cui accetterò questo paradosso!
-Non c’è bisogno di aspettare dentro casa…
-Sì, invece sì!
-Credi che se fai una passeggiata con me, anche di qualche minuto, sia rischioso?
-Certo! Se il Signor Tempo dell’Accettazione passa e non mi trova, diventerò un essere che dovrà attendere per il resto dei suoi giorni il Tempo del Perdono.

-Ti prego di non piangermi … Quando ti ricorderai di me, rammentati di chiedermi qualcosa.
-Grazie mamma.

-Come mai sei nel mio sogno? Sei morta…
-Lo so… Tu hai idea a quale fermata devo scendere?
-Penso che vada bene quella dove scendo io ma…
-Cosa.
-Come hai fatto ad essere qui…?
-Ti ho sognata, desideravo vederti e mi sono trovata qui… Tu puoi fare lo stesso. Non c’è distanza.
-Scendiamo?
-Dopo un messaggio che ho per te.
Ascoltai, dopodiché la mia amica scese dall’autobus. Mi svegliai serena.
Durante la mattinata mi tornarono al cuore le parole dei Maestri Invisibili di Igor Sibaldi: “Ogni immagine vostra ha un senso solo se ha come scopo la vostra felicità”.

Roma, fredda e frizzante città divina. 2010 – Maria A. Listur

Permeability
The “shadow” is to open ones’ eyes” Igor Sibaldi

-Grandma, why don’t you go out?
-I am waiting.
-For who?
-For you.
-It’s not true… You stay home even if you know I am not coming…
-I am waiting.
-For who?
-For time.
-What time?
-Time of acceptation?
-What?
-I waited nine months to have my kids, nine months times ten babies, I waited nine years to be the mother I am but, only a moment has passed when I lost your father, only a wink of an eye when his younger brother disappeared… I am waiting for the time in which I will accept this paradox!
-It is not necessary to wait in the house…
-Yes it is!
-You think that if you take a walk with me, even for few minutes, is risky?
-Of course! If Mister Time for Acceptation comes and doesn’t find me, I will become a person who will have to spend the rest of her days waiting for the Time for Forgiving.

-Please don’t mourn for me… When you will remember me, remind yourself to ask me something.
-Thanks mom.

-How come you are in my dream? You are dead…
-I know… Do you have any idea which is the stop where I have to get off?
-I think the one where I get off will be fine but…
-What.
-How did you manage to be here…?
-I dreamt of you, I wanted to see you and here I am… You can do the same. There is no distance.
-Shall we get off?
-After a message I have got for you.
I listened. Then my friend got off the bus. I woke up serene. During the morning the words of the Invisible Teachers by Igor Sibaldi came back to my heart: “Every image of you has a meaning only if its goal is your happiness”.

Rome, fresh and sparkling divine city. 2010 – Maria A. Listur

Humedades:

spagnolo, plurale di umidità.

Mentre cerca di aprire la bottiglia racconta del venditore di vino che si trova vicino al suo ufficio; dei consigli che gli ha dato, della sua ignoranza sulle qualità dello champagne. Lei guarda i suoi movimenti. Lui non riesce ad aprirla, ha le unghie cortissime. Gliela porge dicendo:
-Mi devi aiutare.
Lei lo guarda agli occhi per un po’ prima di prenderla in mano. Lui chiede:
-Cosa guardi?
-Ascolto.
-E cosa ascolti?

1973. Buenos Aires. Primavera. Il Patio di mia zia Z. Faccio i compiti. L’orecchio viaggia verso la cucina a quattro metri dalle mie spalle. Mio cugino N. mi riporta al patio provocandomi col solletico. Sono tentata di saltare dalla sedia per fare una delle nostre lotte che ci fanno sembrare dei gatti. Vince l’orecchio. Mia zia racconta a mio zio della sua giornata mentre prepara la merenda per noi; parla con tono preoccupato. Mio zio “seba” mate: tisana o thé da hierba mate che si serve in un contenitore con una cannuccia dalla quale beviamo tutti. Un mio amico francese dice che sembra una “Pipa della Pace” liquida. “Sebar” è l’atto di versare l’acqua dentro il contenitore insieme al gesto di offerta.
Ascolto.
-… e allora cosa faccio? Io non so più come trattarla, è sempre il mio capo…
-Mmm… Si sente che lui sta succhiando dalla cannuccia del mate, fa un rumore simile ad un trenino lontano.
-… ci tengo ai vestiti, che abbiano una linea…
-… L’acqua ti sembra troppo calda? Chiede lui riferendosi al mate.
-… Non so, non so cosa fare… Come propormi? Mi sento persa…
-E’ dolce abbastanza?
-Cosa?
-Il mate.
-Ma tu mi stai ascoltando?
-Certo.
-Non mi sembra… Risponde lei con tono provocatorio.
-Il mate ed io stiamo ascoltando, stiamo cercando di trovare un modo per comunicarti che ti sosteniamo, che se vuoi andare via da un posto che non ti piace più, sei al sicuro, che alle tue spalle ci sono sempre io, che puoi contare su di me, che sei talmente brava che puoi continuare a creare da sola e che se non vuoi fare niente e riposarti tutta la giornata, io ci sono. Manca o non manca lo zucchero?
Ascolto.
Silenzio. Poi, il rumore che fa la bocca quando si mangiano quelle caramelle rosse spugnose e morbide, profumate e dolci.
Con gli anni ho potuto scoprire che quel suono era la musica di un bacio, profondo e intimo, di gratitudine.

Cenano insieme, ridono grazie alle storie d’amore e di lavoro che lui racconta. Lei ascolta.
-E di te non mi dici niente… Chiede lui mentre si avvicina per morderla in un bacio.
Tutto diventa umido, scivoloso e argentato. Le mani fanno domande a cui risponde il respiro.
Un breve sonno prima del congedo.
-Vorrei leggere i tuoi racconti. Commenta lui chiudendosi la giacca.
Lei sorride porgendogli la sciarpa. Lo bacia e accompagna con la mano la schiena che attraversa la soglia. Chiude la porta e spegne le luci. Torna al letto ancora caldo. La voce di Raffaele Morelli la porta nel sonno: “Percepire significa portare l’attenzione sull’interno, accorgersi di quello che proviamo, sentire l’attrazione, il desiderio, il perdere la testa e… non avere niente da dire”.

Roma, si alza l’alba insieme a me, delicatamente. 2010 – Maria A. Listur

Humedades:
Spanish, plural for humidity

While he tries to open a bottle he tells her about the wine seller who is next to his office; about the suggestions he has given him, about his ignorance concerning the quality of champagne. She looks at his gestures. He cannot open it, he has very short nails. He pass her the bottle saying:
-You have got to help me.
She looks at him in the eyes for a while before taking it in her hands. He asks her:
-What are you looking at?
-I am listening.
-What do you listen to?

1973 Buenos Aires. Spring. The patio of my aunt Z. I am doing my homework. The ear travels toward the kitchen four meters behind my shoulders. My cousin N. brings me back to the patio tickling me. I am tempted in jumping from my chair to have one of our fights that make us look like cats. The ear wins. My aunt is telling my uncle about her day while preparing our snack; She is talking in a worried tone. My uncle ‘seba’ mate: herbal tea made of hierba mate which is served in a bowl with a straw from which we all drink. A French friend says that it looks like a liquid “peace pipe”. “Sebar” is the act of pouring water in the bowl together with the gesture of offering.
I am listening.
-… what do you think I should do? I don’t know how to threat her, she is my boss…
-Mmm… I can hear him sucking from the straw, it makes a sound similar to a faraway little train.
-… I care about those dresses, they should have stile…
-… Do you think the water is too hot? He asks referring to the mate.
-… I don’t know, I don’t know what to do… How should I propose myself? I feel lost…
-Is it sweet enough?
-What?
-The mate.
-Are you listening to me?
-Of course.
-It doesn’t seems like… She replies in a provoking tone.
-The mate and I are listening, we are trying to find a way to communicate to you that we support you, that if you want to go away from a place that you don’t like anymore, you are safe, that I have got your back, you can count on me, that you are so good that you could keep creating by yourself and that if you don’t want to do anything and rest for the whole day, I am here. Is it the sugar enough or not?
I am listening.
Silence. Then, the sound that the mouth does when those red spongy and soft, smelly and sweet candy are eaten.
In time I discovered that the sound was the music of a kiss, profound and intimate, of gratitude.

They dine together, laugh thanks to the love stories and work stories that he tells. She listens.
-You don’t want to say anything about yourself… He asks while approaching to bite her in a kiss.
Everything becomes humid, slippery and silvery. The hands make questions to which the breath answers. A brief nap before the departing.
-I would like to read your stories. He says closing his jacket.
She smiles handing him the scarf. She kisses him and accompany him with the hand his back that is crossing the entrance. She closes the door and turns off the light. She goes back to the still warm bed. The voice of Raffaele Morelli carries her to the sleep: “To perceive means to bring attention to the inside, to realize what we are feeling, feel the attraction, the desire, the losing of the head and… have nothing to say”.

Rome, The dawn is waking with me, delicately. 2010 – Maria A. Listur

Essere frutto/To Be Fruit

-Carote tagliate a bastoncini cotte al vapore, passate nel burro, poi avvolte in foglie di spinaci o bietola, si collocano una accanto all’altra in una teglia di vetro, si bagnano con la panna da cucina, pioggia di pepe e parmigiano e infine al forno fino a vederle dorate sotto e sopra.
-Accompagnate con?
-Pane di kamut tagliato a rondelle, tostato, accanto a dei nidi di patate.
-Nidi?
-Sì, patate bollite e schiacciate insieme a latte scremato e burro. Formi delle conche di patate e al centro metti un pezzettino di fontina. Un colpo forte di forno e servi quando i nidi sembrano bagnati dal sole.

-Mamma, non riesco a svuotare le zucchine!!! Mi si rompono, ne ho già rotte tre…
-Chiedi a tuo padre…
-Mamma! Ti prego, dimmi perlomeno come credi lui lo faccia… Non lo posso svegliare per questo!
-Lascia perdere le zucchine, ora organizza tutto Tata Silvana…
-E no! Voglio svuotarle io…
-Va bene… Allora ripeto quello che dice papà: dividi le zucchine a metà e incomincia a svuotarle, sostenendole con tutta la mano, abbracciandole con le dita. Poi, con l’aiuto d’un cucchiaino da caffè incomincia a sollevare la polpa partendo dal centro, con delicatezza…
Mia madre fu interrotta dalla voce della Tata Silvana, la nostra cuoca:
-Il signore dice che dobbiamo avvertire le zucchine che le stiamo strappando i cuori…
-Quindi? Domandai.
-Sostieni con fermezza l’esterno -la pelle- perché altrimenti, sentendo che vuoi prenderti -troppo rapidamente- la loro parte più tenera, si rompono. Tuo papà dice che per arrivare al centro del loro corpo devi fendere senza spezzare, devi scavare senza spaccare.

-E tu mangi sempre così?
-Sì.
-A pranzo e a cena?
-No, io soltanto pranzo.
-E cosa ceni?
-Semi, frutta, una tisana…
-Allora tu non sai cosa sia andare a dormire come un mammifero, tu dormi come un uccello oppure come un crostaceo…
-Dovresti provarci… Perderesti peso.
-E chi se ne frega di perdere peso… Saranno cazzi miei se voglio rimanere ciccione!
-Hai ragione! Chi se ne frega! Quindi proviamo… Smetti di chiedermi cosa mangio e come cucino ciò che mangio! Proviamo!
Lei si alzò per andare a prendere il leggio e, mentre arrivava alle partiture, sentì che per tante persone era importante che lui dimagrisse. Tanto talento avrebbe respirato più liberamente se fosse sollevato da un peso che non era il suo. Pensò che avrebbe voluto dirgli le parole di Antonio Porchia: “L’inaddomesticabile dell’uomo, non è il male che c’è in lui: è il bene”. Ma tacque.

Roma, nei giorni in cui la pioggia saluta una partenza. 2010 – Maria A. Listur

To Be Fruit

-Carrots cut in sticks and steamed, cooked in butter, then rolled up in spinach leaves or chard, you put them one next to the other in a glass pan, you wet them with cooking cream, black pepper sprinkles and parmesan and finally in the oven until they turn golden on top and on the bottom.
-Served with?
-Kamut bread cut in circles, toasted, next to potatoes nests.
-Nests?
-Yes, boiled potatoes and mashed with skimmed milk and butter. You make a bowl with the potatoes and put a piece of fontina cheese in the middle. A strong heat in the oven and serve when the nests look as they have been dipped in the sun.

-Mom, I can’t scoop the zucchinis!!! They break, I have already broke three of them…
-Ask your father…
-Mom! Please, at least tell me how do you think he does it… I can’t wake him up for this!
-Let the zucchinis be, Silvana the nanny is going to do it…
-No! I want to scoop them myself…
-Alright… I am going to repeat what dad says: cut the zucchinis in half and start scooping them, holding them with the whole hand, embracing them with your fingers. Then, with the help of small spoon start lifting up the pulp starting from the center, delicately…
My mother was interrupted by the voice of Silvana the nanny, our cook:
-The master says that we have to warn the zucchinis that we are ripping their hearts…
-Then? I asked.
-Hold the external part firmly –the skin- because otherwise, feeling that you want to take –too rapidly- their softer part, they break. Your father says in order to reach the center of their body you have to split without break, you have to scoop without cracking them.

-Do you always eat like this?
-Yes.
-Lunch and dinner?
-No, I lunch only.
-And what do you dine with?
-Seeds, fruits, and an herb tea…
-Then you don’t know how it is to go to sleep like a mammal, you sleep like a bird or like a crustacean…
-You should try it… You would lose wait.
-Who cares to lose wait… It’s my fucking business if I want to stay fat!
You are right! Who cares! Let’s rehearse then… Stop asking what I eat and how I cook what I eat! Let’s practice!
She stood up to go to get the music stand and, while she was reaching the piano scores, she felt that for many persons it would have been important he would loose weight. So much talent would have breath more freely if he would have been lifted from a weight that wasn’t his. She thought she would have told him the words of Antonio Porchia: “The untamable part of man, it is not the evil in him: but the good”. But kept quiet.

Rome, in the days in which rain greets a departing. 2010 – Maria A. Listur

Tempo, anche ritmo/Time, and Rhythm as Well

ore 9
Ha cinque anni e di fronte al fratello che ne ha due nessuno le dice che è brava. Fa un disegno e guardandomi sostiene:
-Mia madre dice che mi puoi dire che sono brava anche quando stiamo insieme a mio fratello, lei dice che le bambine abbiamo bisogno di belle parole…
ore 10
SMS: Bella giornata amica mia! Vino o dolce? Non vedo l’ora d’incontrarti. Sai che ti porto le sete che mi hai chiesto per il tuo lungo collo?
ore 11
Trastevere, Roma:
-Bello il teatro! Organizziamo un progetto di dieci testi per donne.
-Ci sto.
-Ti ho sorpreso?
-E perché? Pensiamo le stesse cose allo stesso tempo o no?
ore 12,30
Mi chiamano da un taxi e scende una donna col bastone, la riconosco:
-Col bastone non mi riconosci?
-Ma sì, non ti ho riconosciuto dal taxi!
-Ho prenotato “da Antonio” per paura di non trovare posto… Mangi con me?
-Certo. Come ti senti?
-Benissimo. Rompermi il femore mi ha dato la misura della mia frattura interna, sono un’altra, sono obbligata ad appoggiarmi, a camminare lentamente. Ho scoperto il miracolo nascosto nel bisogno d’aiuto.
ore 14
Davanti a me, una ragazza bellissima dei fianchi molto larghi, cammina scomoda sotto tanti estratti di tessuto, cadono sul suo corpo con l’intento di coprire ciò che le immagini pubblicitarie considerano non bello. Vorrei toccare la sua schiena al centro per “verticalizzarla”, per liberarla d’un ingiusto aspetto goffo. Inciampa. L’aiuto ad alzarsi appoggiando la mano sulla sua schiena. Mi guarda raddrizzando tutto il corpo, dice:
-Grazie signora, come ha fatto a sollevarmi?
ore 14,20
Mentre cucino ascolto una compilation “d’autunno” fatta da un’altra delle fate che popolano la mia vita. Cucino per mia amica fata scultrice che arriverà la sera con il suo vino francese. Ballo mentre preparo la crema di gorgonzola per l’aperitivo. Mi ricordo che mio figlio mi ha consigliato di smettere di ballare fin quando non ho la mia caviglia sinistra a posto. Suona il telefono, è mia madre, appena dico “pronto”, lei dice:
-Non ti volevo interrompere. Volevo dirti che oggi è luna nuova. Sono con te.
ore 15
Cucino ancora, ballo senza muovere i piedi, ballo col petto e con le anche, ballo con le parole figliali nel sorriso. Suona il campanello:
-Sono la sua vicina di sotto, mi dice cosa è quella bella musica che sta ascoltando?
-Rosa Passos
ore 19
Apparecchio la tavola con un servizio di vetro che viene dalla Francia. Le posate vengono da Praga, le ricette dall’Argentina, la materia prima tutta italiana. Faccio una foto che porta il nome della mia amica. Lei suona alla porta. Apro. Ci abbracciamo ridendo, siamo delle bambine.
ore 00,50
Prima del sonno, ricordo Clarissa Pinkola Estés: “La lupa sa forse quanto è bella mentre salta? O la gatta sa la bellezza delle sue forme quando è seduta? L’uccello è meravigliato dal suono che ode quando sbatte le ali? Come le creature, siamo: ecco tutto, ed è giusto così”.

Roma, riscaldata dai cambiamenti di luna, 2010 – Maria A. Listur

Time, and Rhythm As Well

9 o’clock
He is five years and in front of his brother who is two nobody tells her that she is good. She makes a drawing and looking at me she says:
-My mother says that you can tell me that I am good even when we are together with my brother, she says that us little girls need nice words.
10 o’clock
SMS: Nice day my friend! Wine or cake? I am looking forward to see you. You know that I will bring the silks that you have asked for your long neck?
11 o’ clock
Trastevere, Rome:
-The theater was nice! Let’s organize a project of ten texts for women.
-I am in.
-Did I surprise you?
-Why? We think same things at the same time, don’t you think?
12:30 o’ clock
Somebody calls me from a cab and a woman with a cane steps off. I recognize her:
-Do you recognize me with the cane?
-Of course, but I did not recognize you in the taxi!
-I booked at “da Antonio” to be sure of not finding a table… Do you want to eat with me?
-Of course. How do you feel?
-Very well. To break my thigh bone has given me the measure of my internal fracture, I am new, I am obliged to lean, to walk slowly. I have discovered the hidden miracle in the need of help.
14 o’ clock
In front of me a beautiful woman with very large hips, walks uncomfortable under many layers of cloth, they fall on her body with the intent of covering what the images of the advertisements consider not beautiful. I wish I could touch her backbone in the middle to “veticalize” her, to free her of an unfair goofy aspect. She trips. I help her to get up putting my hand on her back. She looks at me straightening her whole body, says:
-Thank you Madame, how could you lift me up?
14:20 o’ clock
While cooking I am listening to a compilation “of autumn” recorded by another fairy that live in my life. I am cooking for a fairy scultpurer friend who will come in the evening with her French wine. I dance while preparing the Gorgonzola cream for the aperitif. I remember that my son has suggested stopping dancing until my left ankle recovers. The telephone rings, it’s my mother, as soon as I say “hello”, she says:
-I didn’t want to interrupt you. I wanted to say that it is new moon. I am with you.
15 o’clock
I am still cooking, I dance with moving my feet, I dance with my breast and with my hips, I dance with my son’s words in the smile. The doorbell rings:
-I am your neighbor of the floor below, could you tell me whom you are listening to?
-Rosas Passos
19 o’clock
I am setting the table with a set of glass dishes that comes from France. The silvers come from Prague, the recipes from Argentina, the raw material all Italian. I take a picture that has the name of my friend. She rings the doorbell. I open. We hug laughing, we are girls.
00:50 o’clock
Before sleeping, I remember Clarissa Pinkola Estés: “Does the wolf female knows that she is beautiful when she jumps? Or the cat female knows the beauty of her forms when she sits? Is the bird amazed at the sound he hears when flapping the wings? We, like the creatures, are: that is all, and it is right like that”.

Rome, warmed by the changing of the moon. 2010 – Maria A. Listur

Fatta di Voce/Made of Voice

-Si è mai chiesta perché l’ho fatta venire, fin qui, per parlare?
Fin qui per me non significa lontano… Sono abituata ad attraversare lunghe distanze; immagino che sia interessato al mio lavoro, lei è un mercante d’arte.

-Papà, dopo la luna di miele, vorrei prendere delle cose della nostra casa da portare a casa mia.
-Cosa desideri?
-I quadri.
-Ma se tu dipingi… tua madre non lo sa fare quindi non le portare via qualcosa che per te è riproducibile e che per lei è unico.
-Allora i libri…
-Ma se hai letto biblioteche intere… E poi sai anche scrivere… I libri risuonano dentro di te. Che bisogno hai della carta…
-Insomma papà! Non mi vuoi dare niente di simbolico!
-Ti ho dato quella che sei. Ti ho educato nell’arte… Non è sufficiente per casa tua?

Il signore mercante d’arte ribadì:
-Ho detto “parlare”, non ho detto niente che abbia relazione con lei in quanto pittrice…
-… o performer… Ebbi la vanitosa necessità di ribadire.
-Voglio che parli.
-Di cosa?
-Di quello che ama, che considera fondamentale per la vita.
-E perché?
-Non glielo posso dire, non ora.
Pensai quanto fossero infinite le cose fondamentali per la vita e nella vita; non capivo l’interesse di questo uomo, mercante d’arte che, in modo inconsueto, stava svegliando la mia curiosità, da un po’ di tempo in coma. Ma, mentre pensavo, in un silenzio che non lo scomodava, né m’imbarazzava, venne alla mia memoria la voce di Santa Chiara d’Assisi: “Amate totalmente chi si è dato, totalmente, per amor vostro”. … e ricordai mio padre, la sua tendenza alle provocazioni; allora mi lanciai, sicura di me, del mio linguaggio, di quel mio ridere delle situazioni quando le esaspero e gli domandai:
-Ha una settimana di tempo in una casa silenziosa e calda, con un buon pianoforte, uno spazio dove mettere delle grandi tele, con un’accogliente cucina e una buona connessione internet?
Lui rispose:
-Certo.
Si alzò dalla poltrona dietro la scrivania, andò a prendere il mio capotto e il suo. Mentre mi aiutava ad indossare il mio aggiunse:
-Tutto quello che ha dimenticato ma, che desidera o che le sarà necessario, glielo procurerò. Ci conti. Ma… come mai ora non parla?

Parigi, col sole, luminosa e antracite. 2010 – Maria A. Listur

Made of Voice

-Have you ever asked yourself why I had you come up to here just to talk?
Up to here to me doesn’t mean far… I am used to cross long distances; I imagine that you were interested in my work, you are an art dealer.

-Dad, after the honeymoon, I would like to pick up some stuff to take them to my house.
-What do you need?
-Paintings.
-But you paint yourself… your mother doesn’t paint so don’t take away something that is reproducible for you and that is unique for her.
-Well what about books…
-But you have read entire libraries… And you know how to write… Books resound in you. What do you need paper for…
-Come on dad! You don’t want to give me anything symbolic!
-I gave you what you are. I educated you to art… Isn’t enough for your house?

The art dealer answered:
-I said “to talk”, I didn’t say anything that had relation to you as a painter…
-… or performer… I had the conceited necessity to reply.
-I want you to talk.
-About what?
-About what you love, what you consider fundamental in life.
-But why?
-I can’t tell you, not for now.
I thought how infinite could be the fundamental things in life and for life; I didn’t understand the interest of this man, an art dealer, in an unusual way, was awakening my curiosity, for a while in coma. But, while thinking, in a silence that was not making him unease, nor embarrassed me, the voice of Saint Chiara of Assisi came to my memory: “Love totally who gave himself, totally, for your love”. … and remembered my father, is tendency to provocation; So I throw myself, self confident, of my language, of my laughing of the situation when I exasperate them and asked him:
– Dou you have a week time in a silent and warm house, with a good piano, a space where to put big canvases, with a cozy kitchen and a good Internet connection?
He replied:
-Off course
He got up from the work desk, went to fetch my coat and his. While helping me in putting it on he added:
-Whatever you have forgotten but, you need or is going to be necessary, I will get it for you. You can count on it. But… why don’t you talk anymore?

Paris, sunny, luminous and anthracite. 2010 – Maria A. Listur