Impronte/Traces

Ad Alda Merini, poetessa.
A Delphine V., scultrice.

La trovò sdraiata sul divano, bella come sempre, tutta la vita negli occhi ma, irretita nel corpo, nello spirito. Con la voce diceva:
-Che sfiga ma che sfiga!
-Che vuoi dire?
-Che è un periodo di merda! Che sembra mi stanno facendo il malocchio!
-Puoi riflettere sul fatto che sei arrivata a fare quello che desideravi? Con delle persone che ami, contattando una creatività nuova e ben articolata? E può darsi che proprio per questo il corpo ha dovuto fermarsi?
-Ma che dici! Cerchi sempre delle ragioni per giustificare la sfiga!
-Giustificare?
-Sì, giustificare delle esperienze che sono soltanto del corpo. Sono malata! Punto. E non mi piace. Punto.
-Per me e per tanti giustificatori come me, non sei soltanto malata, sei a riposo, uscita dagli impegni per forza, obbligata a guardare la tua vita dalla quiete. Conosco una donna che per questo tuo stato consiglia: “osservare se stessi adagiati nella ferita”.
Queste ultime parole le disse andando via. Imboccando la strada di ritorno, ricordò: “Il divario d’una musica/ il divario della tua fantasia/ non possono che prendere spettri,/ perciò ogni tanto te ne vai lontana/ in cerca di una perduta ragione di vita/ in cerca certamente della tua anima”.

Le asciugava la schiena ridendo dell’ultimo scherzo condiviso. Poi, si sdraiò accanto a lei. Insieme trovarono il sonno. Al risveglio desiderava ridere. In quel momento lui le diede il buongiorno dicendo:
-Bello svegliarsi ridendo.
Mentre faceva la doccia, fu invasa dal desiderio di ascoltare musica, una voce e possibilmente da donna; quasi insieme al desiderio arrivò, da fuori la porta, una musica magnifica, la voce era quella di una donna.
Più tardi, sotto la pioggia ricordò le risate della mattina ed un SMS la tolse dal ricordo. Era il signore che qualche ora prima le aveva asciugato la schiena, chiesto come aveva dormito, preparato la colazione e carezzato il corpo con una musica desiderata. Grazie ad Alda Merini diede parole al suo piacere: “Anche tu sei un uomo,/ ma non solo un uomo,/ un giardino…” “(…) il pensiero dell’alba/ è in me così alto/ che non occorrono boschi/ per poter camminare”.

Bevo del vino con una donna che ama i metalli. Sono nel suo studio. Si ride della condizione degli artisti, di noi che viviamo l’arte come un paio d’occhiali capaci di cambiare l’ordine delle cose, tutto può essere un’opera, tutto può sempre essere un’altra cosa. Dice:
-Voglio del tempo perché torni qualcosa da lontano, verso di me e si unisca con il mio cuore.
-Un idea?
-Un luogo, dove incontrare altri, dove dire, dove il tuo cammino, nell’incrociare il mio, lasci infinite possibilità di riflessione.
“Spazio spazio io voglio, tanto spazio/ per dolcissima muovermi ferita;/ voglio spazio per cantare crescere/ errare e saltare il fosso/ della divina sapienza./ Spazio datemi spazio/ ch’io lanci un urlo inumano, quell’urlo di silenzio negli anni/ che ho toccato con mano.”

Roma, creata per la luce delle candele. 2010 – Maria A. Listur

Traces
To Alda Merini, poet.
To Delphine V. , sculptor

She found her laying on the sofa, beautiful as usual, the whole life in her eyes but, enticed in the body, in the soul. With her voice she was saying:
-What a rotten luck!
-What do you mean?
-It’s a shitty time in my life! It looks like somebody throw a curse on me!
-Couldn’t you reflect on the fact that you have reached to do what you wanted? With people that you love, touching a new and well articulated creativity? And it may be for that reason the body had to stop?
-What are you talking about! You always look for some explanation to justify rotten luck!
-Justify?
-Yes justify the experiences that belong only to the body. I am sick! Period! And I don’t like it. Period.
-To me and to many other justifiers as I am, you aren’t just sick, you are at rest, forced to leave all your chores, obliged to look at your life in quietness. I know a woman who for this condition suggests to: “observe yourself cradled in the wound”
These last words were said while leaving. Taking her way back, she remembered: “The gap of the music/The gap of your fantasy/can’t help but take up some ghosts,/ therefore every once in a while you go far/ looking for a lost place in life/certainly in search of your soul”.

He was wiping her back laughing at that last common joke. Then, he laid next to her. Together they found sleepiness. Waking up she wanted to laugh. In that moment he gave her his good morning saying:
-It’s nice to wake up laughing.
While showering, she felt the desire of listening to music, a voice, possibly a woman’s voice; almost together with the desire, from outside the door, a magnificent music arrived, it was the voice was of a woman.
Later, under the rain she remembered the morning laughs and a SMS took her away from the reminiscence. It was the man that few hours before wiped her back, asked how she had slept, prepared breakfast and caressed her body with a desired music. Thanks to Alda Merini she gave words to her pleasure: “You too are a man,/But not only a man,/ a garden…” “(…) the thought of dawn/ is in me so high/ that I don’t need forests/ in order to walk.

I drink wine with a woman who loves metals. I am in her studio. We are laughing about the condition of the artists, of us who live art as a pair of glasses capable of changing the order of things, everything could be an art work, everything could always be something else. She says:
-I need a time to let something that is far come back to me, toward me and unifies with my heart.
-An idea?
-A place, where to meet others, where to say, where your path, crossing mine, could leave infinite possibilities for reflection.
-“Space space I need, a lot of space/to move sweetly in the wound;/I want space to sing grow/ wander and jump the ditch/ of the divine wisdom./ Space give me space/ where I can scream inhumanly, that scream of silence in years/ that I have reached with my hand.”

Roma, created for the light of the candles. 2010 – Maria A. Listur

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