Recidere la luce/Severing Light

A Caterina V.

Lui le ha raccontato della sua vita mentre viaggiavano, le ha presentato la sua famiglia grazie alle immagini sul telefonino mentre attendevano le valigie, ha deciso di aspettare i taxi insieme a lei dopo essere scesi dalla navetta che porta al centro della città. Condividono il gusto per il cinema, la letteratura, la pittura.
Parlano ancora, mentre attraversano una città umida e luminosamente grigia. Arriva un taxi. Lui dice:
-La posso portare?
-No grazie, vai tu.
-Io non ho fretta.
-Ed io posso attendere.
Lui congeda il taxi. Lei si irrita silenziosamente. E’ sola e desidera rimanere nel cuore della notte con il suo libro, in una città che ama, ad ascoltare l’arrivo dell’alba. Non lo dice. Lui chiede:
-Posso darti del tu?
-Certo.
-Proviamo ad andare verso il fiume, ci saranno dei bar aperti.
-Grazie, preferisco trovare un taxi…
-Ti aspetta qualcuno.
-Mio figlio.

-Mi dirai sempre la verità sul mio lavoro?
-Pensi che potrei mentirti.
-Penso che sei elegante.
-Elegante non significa bugiarda.
-Si mente per non offendere una collega.
-Si mente per non fare i conti con un’opinione.
-Dimmi la verità.
-Trovo che hai il talento di tagliare i marmi come fa la vita in noi: ogni piccolo frammento esprime luce anche lì dove è stato ferito, spezzato.

-Sta col padre?
-Abita da solo.
-Ma quanti anni ha?
-Ventisette.
-Ti crea imbarazzo?
-Cosa?
-Il mio interesse per te.
-No. Ti sto parlando anche io, accompagnando, non credi tesoro?
-Uhh… di colpo sei diventata materna… E sì, ti crea imbarazzo!
-Sono una mamma e divento spesso anche materna, non ha alcuna relazione con la nostra chiacchierata.
Due taxi di fronte all’incrocio le fanno accelerare il passo.
-L’Universo cospira a favore delle madri? Ironizza lui.
-Buona permanenza. Risponde – imbarazzata – lei.
Mentre percorre la città verso casa, risuonano le parole di A. Porchia: “Ciò che so lo sopporto con ciò che non so”.

Parigi, silenziosa, sola e mia. 2010 – Maria A. Listur

Severing Light
To Caterina V.

He told her about his life while they were travelling, he has shown her his family thanks to the images on his mobile while they were waiting for their luggage, they decided to wait for a taxi together after getting off the shuttle bus that goes to the center of town. They share the taste for movies, literature, paintings.
They talk more, while crossing the humid and brightly grey city. A taxi arrives. He says:
-Can I bring you somewhere?
-No thanks, you go ahead.
-I am not in a rush.
-And I can wait.
He sends the taxi off. She gets quietly upset. She is alone and she desires desperately in the heart of the night to stay with her book, in a city she loves, listening to the arriving of daylight. She doesn’t say it. He asks:
-Can I be friendly with you?
-Sure.
-Why don’t we go to the river, there should be some bars open.
-Thanks I’d rather catch a taxi…
-Somebody awaits you.
-My son.

-Will you always tell the truth about my works?
-You think I could lie.
-I think you are elegant.
-Elegant doesn’t mean liar.
-People lie not to offend a colleague.
-People lie not to deal with an opinion.
-Tell me the truth.
-I think that you have got talent in cutting marbles as life does with us: every little fragment expresses light even where it has been wounded, broke.

-Is he with the father?
-He lives alone.
-But how old is he?
-Twenty-seven.
-Does this embarrass you?
-What?
-My interest in you.
-No. I am talking to you as well, I am escorting you, don’t you think darling?
-Wow… all of a sudden you have become maternal…well, I do think it embarrasses you!
-I am a mother and I often become maternal, it doesn’t have anything to do with our chat.
Two taxis in the crossing in front of her made her speed up the pace.
-The universe is conspiring for the mothers? He says ironically.
-Have a good stay. She – embarrassed – replies.
While going through the city towards home, the words of Antonio Porchia resounded: “All I know I bear with what I don’t know

Paris, quiet, alone and mine. 2010 – Maria A. Listur

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