Ritemprare/Restore

Mentre l’abbraccio lei disse:
-Mi farai piangere.
La stringo ancora e mi rendo conto che la sua morbidezza mi ricorda sua madre. Non glielo dico. La bacio. Le offro del tè.
Resto con la soavità del ricordo tra le braccia.

-Ho tanto bisogno di toccarti.
-Anche io.
-Ci sono dei giorni in cui mi è sufficiente la tua voce.
-Anche a me.
-Altri giorni, quando incomincia il freddo, il ricordo delle nostre risate, non riempie la casa.
-Pensa a me; questa mia casa non ti conosce ancora.
-Sai che faccio quando dimentico il tuo profumo?
-Che fai?
-Taglio fette di limone e le odoro.
-Riesci sempre a farmi ridere.
-Non lo trovo divertente.
-Lo è per me.
-E triste invece sentire il tuo profumo di limone e non averti qui.
-Scusa mamma.
-A domani.
-A domani.

Mentre gustiamo del tè che viene dal Tibet, lei dice:
-Sento molto presente mia madre.
Vorrei domandarle se la sente presente in questo momento; non glielo chiedo. Passiamo del tempo a parlare di quelle cose che a tutte e due ci creano delle perplessità, che riusciamo ad osservare attraversando un grande senso d’inadeguatezza per poi comunque integrarle ridendo.
Finiamo il tè quando cade il sole.
Io rimango accompagnata dalla soavità dell’abbraccio suo, tangibile, presente e da quello di sua madre, intangibile, lieve.
Nella notte, un pensiero di H. Hesse mi sveglia: “Ogni riconoscere è ricreare”. Mi riaddormento mentre la delicatezza degli abbracci assenti si fa gioia, forza, sostegno. Creatività.

Roma, sembra primavera, sembra un autunno di Mendoza. 2010 -Maria A. Listur

Restore

While I am hugging her she said:
-You will make me cry.
I hug her more and realize that her softness reminds me her mother. I don’t tell her. I kiss her. I offer her some tea.
I remain with the softness of the memory in her arms.

-I really need to touch you.
-Me too.
-There are some days in which your voice is enough for me.
-For me too.
-Some other days, when the cold weather starts, the memory of our laughs doesn’t fill the house.
-Think about me; this house of mine doesn’t know you yet.
-Do you know what I do when I forget your scent?
-What do you do?
-I cut some slices of lemon and smell them.
-You always make me laugh.
-It isn’t funny.
-It is for me.
-It is sad instead to smell your scent of lemon and not having you here.
-Sorry mom.
-Talk to you tomorrow.
-Talk to you tomorrow.

While tasting the tea that comes from Tibet, she says:
-I feel my mother very present.
I would like to ask her if she fells her in this moment; I don’t ask. We spend sometime talking about those things that create in both of us some perplexities, that we manage to observe going through a great sense of inadequacy to integrate them laughing.
We finish our tea when the sun sets.
I keep being accompanied by the tenderness of her, tangible, present embrace and of her mother, intangible, delicate.
In the night a thought of H. Hesse wakes me: “Each recognition is creation”. I fall asleep again while the delicacy of the absent embraces becomes joy, strength, support. Creativity.

Rome, seems like spring, seems like an autumn in Mendoza. 2010 – Maria A. Listur

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