Luce con ombra/Light With Shadow

Al pensiero di Luce Irigaray

Tra le mani un ago, il filo è beige come la pelle, la seta scivola tra le dita.
All’udito Kathleen Ferrier “Qui sedes Messa in Si m” di J. S. Bach. La luce ocra fa risaltare la dolcezza dei chiaroscuri. Fuori piove. Il cielo ha fatto cadere la notte quando ancora è giorno, dietro le nuvole. Lei alza gli occhi, s’appoggia allo schienale della sedia e guarda verso la portafinestra. Da fuori un uomo la chiama, la invita ad uscire, ad andare verso il giardino. Lei si alza e mentre cammina desiderosa d’aria, ricorda:
“Essere due permetterebbe il restare in sé. Il raccoglimento, la salvaguardia che non trattiene, la presenza che rimane libera da vincoli: né mio né tua ma viventi e respiranti l’una con l’altro. Rinuncia a possederti per lasciarti essere, anche in me”.

Ha coltivato tutti fiori possibili sul balcone. E’ arrivata l’ora di tagliarli. Chiedo:
-Porterai tutti i fiori da lei?
-Certo.
-Ma i vasi sono soltanto due. Avanzeranno.
Lei taglia tutto e riempie undici ceste. Sulla macchina mi sorprende con un cd di chitarra argentina: Luis Salinas. Percorriamo la strada che ci porta ad un cimitero piccolo vicino a Roma; la voce di Salinas canta “Cuenta conmigo”. Arriviamo. Riempiamo i due vasi sulla tomba ed incominciamo ad adornare le tombe senza fiori.
-Bello. Dice.
-Generoso. Rispondo.
Un pensiero illumina la strada del ritorno:
“Guardare l’altro, rispettare l’invisibile in lui, apre un vuoto nero o abbagliante nell’universo. A partire da questo limite dell’inappropriabile dal mio sguardo, si ricrea il mondo. Io lo abito, ma non è mia tutta la sua verità, e per questo rimane sensibile e vivente, perché non mi è totalmente conosciuto. Sospendere il giudizio lascia così essere”.

-Veramente verresti fino a Berlino per vedermi un’ora in aeroporto.
-Certo. Se sapessi che non ti sentirai invaso.
-Grazie mamma.
Mentre attraversa una parte del freddo continente si lascia sostenere da un’affermazione:
“Ho voluto salire verso la gioia, arrampicarmi fin là, attraversare le nuvole, respingere le ombre, rifiutare il dubbio. E ancora: abbandonare ciò che trattiene, alleggerire il corpo, lasciare le braccia libere, aeree. Dedicarmi al pensiero, ridere in lui, con lui, nell’amore divenuto felicità”.

Roma, che t’innalzi dal rumore diventando musica. 2010 – Maria A. Listur

Light With Shadow

To the Thought of Luce Irigaray

In the hands a needle, the thread is beige like the skin, the silk slips between the fingers.
At her ears Kathleen Ferrier “Qui sedes Messa in Si m” by J.S.Bach. The ochre light makes the sweetness of chiaroscuros stands out. Outside is raining. The sky made the night fall when it is still day, behind the clouds. She raises her glance, leans on the backrest of the chair and watches outside the French window.
Outside a man is calling her, asking her to go out, to go towards the garden. She stands and while walking craving for air, remembers:
To be two would allow remaining in oneself. The concentration, the safeguard that doesn’t hold back, the presence that remains free of bonds: neither mine nor yours but living and breathing one with the other. Giving up in possessing you to let you be, even in me”.

She has gardened all the possible flowers on the balcony. The time to chop them off is here. I ask:
-Will you carry all the flowers to her?
-Of course.
-But there are only two vases. But some will be left over.
She cuts everything and fills eleven baskets. On the car she surprises me with an Argentinean guitar cd: Luis Salinas. We travel on the road that leads us to a small graveyard near Rome; the voice of Luis Salinas sings “Cuenta conmigo”. We arrive. We fill the two vases on the grave and start to adorn the graves with no flowers.
-Nice. She says.
-Generous. I reply.
A thought enlightens the way back:
To look at the other, to respect the invisible in him, opens a black or dazzling emptiness in the universe. Starting from this limit of the in appropriable from my glance, the world is recreated. I live in it, but its whole truth is not mine, and for this it remains sensible and living, for it’s not totally understood by me. To suspend judgment lets therefore be ”.

-Would you really come all the way to Berlin just to see me for one hour in the airport?
-Of course. If I knew you wouldn’t feel invaded.
-Thank you mom.
While crossing a cold part of the continent she lets being sustain by an affirmation:
I decide to climb towards joy, climb until there, cross the clouds, beat off the shadows, reject the doubt. And more: let go what holds back, unburden the body, let the arms free, aerial. Dedicate myself to thinking, laugh in it, with it, in the love changed into happiness”.

Rome, may you raise from noise becoming music. 2010 – Maria A. Listur

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