Alla POESIA VERTICAL di Roberto Juarroz/To The VERTICAL POETRY of Robert Juarroz

“Non abbiamo nemmeno un regno.
E il poco che abbiamo
non è di questo mondo.
Però neanche dell’altro”.

-E’ inaccettabile ricevere un regalo ogni volta che ci vediamo… !

-Allora, la rosa bianca è per la nonna.
-No papà! Io per lei avevo scelto l’arancione.
-Va bene, distribuisci le rose come vuoi ma tieni conto che la rose bordeaux è per tua madre.
-… e come scelgo i sigari?
-Porgi la scatola e che ognuno si serva ciò che desidera.
-Faccio lo stesso con i polsini?
-Anche con le sciarpe per le signore.
-Chi rompe la “piñata”? (palla piena di regali appesa dal tetto che si rompe con un colpo)
-Il più piccolo. Quello che ha più bisogno di sfogarsi.
-Anche quei regali dobbiamo lasciarli a scelta…?
-Non ci sarà bisogno… Abbiamo preso tutti i regali in uguale quantità e qualità. Cosa hai? Cosa ti rattrista?
-… niente… e che volevo decidere io cosa dare e a chi…
-E perché?
-Perché mi piace…
-E non trovi, molto ma molto più divertente, che tutti abbiano dei regali che non ammettono confronto?
-Potrebbe sembrare che non pensiamo ad ognuno e che vogliamo generalizzare… è più facile no?
-Questo non ci riguarda, noi stiamo regalando quello che piace a noi… Stiamo giocando a regalare. Il giorno che vorremo personalizzare regaliamo soldi e ognuno si compra quello che vuole!
-Papà! Sembri egoista!
-Tesoro, faccio ciò che desidero… Prova a farlo presto anche tu… non ho molto tempo per insegnartelo.
-Ma che dici!
-Hai ragione… che importa del tempo! Come diceva mio amico Juarroz: “Mi manca del tempo ma, m’avanza l’eternità”. Lo disse come fosse una confidenza, poi, aprì le braccia invitandomi a stringermi a lui; in quel gesto m’insegnò a recuperare il corpo quando qualcosa sembra che lo stia per rompere. Fu l’ultimo Natale insieme.
Ha continuato a farmi un regalo al giorno. Nella solitudine che regna tra il suo regno ed il mio, lui m’allunga un segno. Quello che lui desidera darmi. Io accolgo.

-Inaccettabile? Hai paura di dover ricambiare?
-Sono obbligato a ricambiare.
-Obbligato?
-E’ parte del codice delle buone maniere.
-E’ parte della mancanza di allenamento.
-Allenamento?
-Al piacere.
-Piacere?
-Quello di vedere gli occhi e le mani di qualcuno nell’atto di svelare un sentimento fatto materia.
-Allora mia cara, adornati con un fiocco rosso e tanta carta da regalo perché tu sei il regalo che preferisco.
Lei non riuscì a parlare. La sua spavalderia quasi maschile cadde ai piedi dell’uomo. Restò fedele al sentimento di sorpresa misto imbarazzo. Sorrise abbassando gli occhi, cercava inutilmente una risposta, lui l’aiutò a respirare con un bacio, poi le domandò:
-Il mio fiocco, dove lo vorresti…?

Roma, Inverno. Sembra primavera. I quadri fioriscono. 2010 – Maria A. Listur

To The VERTICAL POETRY of Robert Juarroz

We don’t even have a kingdom.
And the only thing we have
Is not from this world.
But not even of the other one
”.

-It is unacceptable to receive a present each time we meet…!

-Well, The white rose is for grandma.
-No dad! I chose the orange one for her.
-All right, you can give the rose out as you wish but don’t forget that the Bordeaux rose is for you mother.
-…how do I choose the cigars?
-Hand out the box and let everyone choose what they wish.
-Do I have to do the same with the cufflinks?
-And for the scarfs for the ladies as well.
-Who will break the “piñata”? (a ball full of presents which is hung from the ceiling and it’s broke with a hit)
-The smaller child. The one who is in need of pouring out stress.
-And do we have to let them choose those presents too …?
-It won’t be necessary… We have bought presents in equal quantity and quality. What’s wrong? Is there anything that bothers you?
-…nothing…it’s just that I wanted to choose what to give to whom…
-And why is that?
-Because I like doing so…
-And don’t you think, that it would be much more fun, that everybody would have same presents that will not generate confrontation?
-It could seem that we don’t think about each one of them and that we want generalize… it is easier right?
-It doesn’t matter, we are giving out what we like… We are playing at giving presents. The day we will be willing to personalize we will give out money and everyone will buy what he or she want!
-Dad! You seem an egoist!
-Honey, I do what I please… You have to try to do that soon… I don’t have much time to teach you.
-What are you talking about!
-You are right… Who cares about time! As my friend Juarroz used to say: “I need time but, I have the eternity to spare!”. He said it as a confidence, then, he opened his arms inviting me to cuddle in him; in that gesture he taught me how to regain the body when something seems on the verge of breaking it. It was the last Christmas together.
He has kept giving me a present each day. In the solitude that rules between my kingdom and his, he gives me a sign. Whatever he desires to give me. I greet it.

-Unacceptable? Are you afraid you will have to return?
-I am obliged to return.
-Obliged?
-It’s part of the code of good manners.
-It’s part of the lack of practice.
-Practice?
-Pleasure.
-Pleasure?
-That of seeing the eyes and the hands of somebody in the act of revealing a feeling made of matter.
-Well my dear, tomorrow adorn yourself with a red ribbon and a lot of wrapping paper because you are the present that I prefer.
-She couldn’t talk. Her almost manly jauntiness fell at the man’s feet. She kept being faithful to the feeling of surprise mixed to embarrassment. She smiled lowering her eyes, she was pointlessly looking for an answer, he helped her with a kiss, then he asked:
-My ribbon, where do you want it?

Rome, winter. It seems like spring. Paintings are blossoming. 2010 – Maria A. Listur

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