“Tu voz parte la niebla, (…)”

La tua voce spacca la nebbia, (…)
da “Acábame la vida con un beso de esos.
”
di Viggo Mortensen

Ha evitato un incontro di persona tutte le volte che ha potuto. Potevano risolvere ogni lavoro al telefono e con dei corrieri. Anche il telefono
– quando può – lo evita, la sua voce non dà spazio alla mente. Vibra nelle ossa, percorre la schiena.
-Pronto.
-Pronto.
-Dobbiamo incontrarci. Questo lavoro deve essere visto da Lei.
-Dove?
-A casa mia, in campagna.
-Quando?
-Domenica mattina. Ho un buonissimo vino.
-Di giorno non bevo alcol.
-Questa volta deve trasgredire le sue abitudini.
-Non credo.

Danzava percorrendo il patio di mattoni rossi interrotti da spazi d’erba ben tagliata fino ad arrivare alla piscina. Danzava cantando la musica che invadeva la siesta luminosa di tutte le città che l’accolsero. Danzava a ritmo di salse, conghe, boleros, sambe, chacareras e in ogni ritmo muoveva le anche e le spalle con una delicatezza che faceva confondere i girasoli, si giravano verso di lei come fosse il sole. Danzò, per tanto tempo, senza sapere che in quel suo marciare quotidiano c’erano due occhi amorosi che la guardavano come ad una sconosciuta che si dilatava in bellezza. Lei mi fece desiderare di diventare grande: esisteva la possibilità che le potessi somigliare.
Un giorno mi vide. Scoprì che non dormivo e che dalle fenditure della mia finestra, che dava sul patio, la guardavo.
-Perché stai lì a guardare e non vieni.
-Perché se non dormo t’arrabbi…
-Non hai caldo?
-Sì.
-Allora vieni.
-… ma, se non dormo…
-… vieni, vieni amore mio…
Arrivata al patio ricominciarono le danze, insieme; continuarono per quasi tutto il tempo che abbiamo vissuto insieme. Ancora oggi, quando ci rincontriamo, balliamo. A qualsiasi ora.
Durante il festeggiamento dei suoi settantatré anni di vita le chiesi:
-Mamma, come mai ballavi sempre durante la siesta e a noi ci obbligavi a dormire?
-Avevo bisogno di sentire il suono ed il caldo camminare sulla mia pelle…
-Ma a noi, ci obbligavi a dormire!
-Non è vero, tu hai ballato con me per molti anni!
-Alcuni…
-Il tempo necessario per farti riconoscere le mani che attraverso il suono ti possono accarezzare… Hai potuto anche scoprire quanto si possa sfogare – grazie al movimento – il desiderio di mangiarsi il mondo! Ora non parlare… balliamo amore mio!

Il fuoco del camino illuminava il crepuscolo. I calici, vicino alle candele, trasparivano i resti di un vino abruzzese capace di carezzare la voce. La pioggia leggera sui campi accompagnava la musica cantata da Maria Bethania: “Io mento ma, la mia voce non mente… “. Risuonava la schiena:
-Sceglie Lei il vino della caduta?
-Quale caduta?
-Quella del sole.
-E’ meglio che scelga Lei.
-Ho scelto quello della mattina, quello che non avrebbe bevuto, tocca a Lei.
-Un vino che somigli alla sua voce.
-Non preferisce un gesto?
Lo sguardo invaso dai riflessi ocra del fuoco incendiarono il passo. Ricominciò il movimento, esploso nel suono. Mentre la schiena si lasciava guidare da una mano e l’altra mano incrociava il suo destino, il pensiero di Giacomo Casanova inondò l’aria: “Affrettatevi a soccombere alle vostre tentazioni prima che si allontanino”.

Roma, prima dei canti. 2011 – Maria A. Listur

“Tu voz parte la niebla, (…)”

Your Voice parts the fog, (…)
From “Acábame la vida con un beso de esos.
”
By Viggo Mortensen

The person avoided a face-to-face meeting every time it was possible. They could solve each assignment by telephone and with some couriers. And even the phone – when it was possible – was avoided, its voice doesn’t give room to the mind. It vibrates in the bones, along the back.
-Hello.
-Hello.
-We have to meet. This assignment requires you to see it.
-Where?
-In my house in the countryside.
-When?
-Sunday morning. I have a very good wine.
-During daytime I don’t drink alcohol.
-This time you will have to break your rules.
-I don’t think so.

She danced along the red bricks interrupted by spaces of well-mowed grass all the way to the pool. She danced singing the music that invaded the luminous nap of all the cities that welcomed her. She danced at the rhythm of salsas, congas, boleros, sambas, chacareras and in each rhythm moved her hips and shoulders so delicately that sunflowers where confused, they turned to her as she was the sun. She danced, for long time, without knowing that in that daily walking there were two loving eyes that were watching her as a stranger that was expanding in beauty. She made me wish to become big: There was the possibility that I could look like her.
One day she saw me. She found out that I wasn’t sleeping and that from the fissures of my window, that faced the patio, I was watching her.
-Why are you watching and don’t come over here.
-Because if I don’t sleep you will get mad…
-Aren’t you hot?
-Yes.
-Come on then.
-… but, if I don’t sleep…
-… come, come on my love…
When I reached the patio the dances started again, together; they kept on almost the whole time when we lived together. To these days, when we meet, we dance. At any time. During the celebration of her seventy-three years of life I asked her:
-Mom, how come that you always danced throughout the siesta and you forced us to sleep?
-I needed to feel the sound and the heat walking on my skin…
-But us, you forced us to sleep!
-That’s not true, you have danced with me for so many years!
-Some…
-Enough to let you recognize the hands that through sound can caress you…You have also discovered how much is possible to take the load off – thanks to the movement – to eat the world out! Now, let’s not talk, dance my love!

The fire of the fireplace lighted the twilight. The chalices, next to the candles, showed the rest of an Abruzzi wine capable of caressing the voice. The light rain on the fields accompanied the music sang by Maria Bethania: “ I lie but, my voice doesn’t lie…”. The back was resounding:
-Can you choose the wine for the setting?
-What setting?
-Of the sun.
-It is better if you choose it.
-I have chosen the one for the morning, the one you were not going to drink, it’s your turn.
-A wine that resembles her voice.
-Wouldn’t you prefer a gesture?
The glance invaded by ochre reflections of the fire flared up the step. The movement started again, exploded in the sound. While the back was letting itself being guided by a hand and the other hand was crossing its destiny, the motto of Giacomo Casanova invaded the air: “Hurry in giving in to your own temptations before they drift away”.

Rome, before the chants. 2011 Maria A. Listur

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