“Ogni sogno ha il suo disagio”/“Every dream has its own uneasiness”

Alda Merini

Alla mia amica, Delphine V., alla sua opera, alle sue linee possibili.

Osservandola mi rendo conto che non soltanto costruisce sculture, lei attraversa l’aria con dei metalli che sembrano prolungamenti delle sue mani. Lei mette limite al vuoto, come con le sue parole, crea nuovi equilibri. Dice, dolcemente:
-Vorrei vederti innamorata…
-Non m’innamoro mai. Non mi sono mai innamorata.
-Ma cosa dici?
-Non m’incanto mai.
-Ma è terribile.
-Non ho bisogno di quella forma di squilibrio.
-Non ti manca l’amore?
-Quello è un’altra cosa.
-Dimmi la differenza.
-E’ come se per definire le tue sculture mi mettessi a descrivere l’aria.
-E tuo marito?
-Il padre di mio figlio. L’amore compiuto.
-Perché?
-Se avessi potuto fare altri figli avrei avuto altri amori compiuti.
-Allora, per te, l’amore dipende dalla genitorialità.
-In questo caso sì.
-E in altri?
-E dipeso dall’arte, dalla filosofia, dalla bellezza.
-E non ti sei incantata?
-No.
-E li hai amati?
-Certo.
-Appoggiata soltanto sui punti di forza?
-Su quello che credevo fossero le loro massime potenzialità.
-Allora tu ami il divenire?
-Io amo la prospettiva.
-Un progetto?
-Una gravidanza artistica.
-Allora anche in questi casi hai compiuto l’amore…
-No, non sono mai state compiute le prospettive. Ho rinunciato anche ai figli.
-Abortiti.
-Aborti.
-Vorrei vederti innamorata… Insiste.
-Non sarà che vuoi vedere te, innamorata?
Mi allontano, attratta dagli spazi che lei traveste da sculture, anche richiamata “in me” dai suoni che le parole creano quando l’aria colpisce il metallo.
Altr’aria, da dentro, mi riporta altre parole, quelle di G.W.Hegel: “Tutto quello che di personale c’è nella mia opera deve essere considerato falso”.

Roma, che sei capace anche di sembrare Londra. 2011 – Maria A. Listur

“Every dream has its own uneasiness”
Alda Merini

To my friend Delphine V., to her work, to her possible lines.

Observing her I realize that she does not only build sculptures, She traverses the air with some metals that seem the extensions of her hands. She places limitations to emptiness, as her words, she creates new balances. She gently says:
-I would like to see you in love…
-I never fall in love. I have never fallen in love.
-What are you saying?
-I never get enchanted.
-That is terrible.
-I don’t need that form of unbalance.
-Don’t you miss love?
-That is something different.
-Tell me the difference.
-It’s like describing the air to define your sculptures.
-And what about your husband?
-The father of my son. The unfinished love.
-Why?
-If I would have had other children I would have had other finished loves.
-Then, for you, love depends on being parent.
-Yes, in this case.
-And in other ones?
-It depended on art, philosophy, beauty.
-And you have never been enchanted?
-No.
-And did you love them?
-Sure I did.
-Leaning only on strong points?
-Leaning on what I thought it was their maximum potentials.
-Then you love the evolution?
-I love the perspective.
-A project?
-An artistic pregnancy.
-Then in these cases you have accomplished love…
-No, the perspectives have never been accomplished. I have also renounced to the children.
-Aborted?
-Abortions.
-I would like to see you in love…She insists.
-Can it be that you want to see yourself in love?
I take same steps back, attracted by those spaces that she disguises as sculptures, also recalled in myself by sounds that words create when the air hits the metals.
Other air, from inside, resembles me other words, those of G.W.Hegel: “All that there is of personal in my work has to be considered false”.

Rome, you are also able to look like London. 2011 – Maria A. Listur

Estetica del vuoto/Aesthetic of Emptiness

A chi sente.

Sento, mentre mi sto addormentando, una mano che mi carezza i capelli. Mi alzo di scatto e chiamo mia madre. La lontananza è un’abitudine di famiglia ma, la paura della morte fa soccombere ogni sicurezza, ogni presunta abitudine. Mia madre sta bene ma, le trema la voce. Chiedo:
-Sta succedendo qualcosa che non mi dici?
-Sì.
-Vuoi parlarne?
-Devo.
-Ascolto.
-E’ morta la tua tata preferita.
-Ti sto chiamando perché ho sentito qualcuno che mi carezzava la testa.
-Sai che non era un sogno.
-Mi ha svegliata.
-Hai paura?
-Sì.
-Non devi avere paura. E’ stato il suo viaggio preferito e leggero, ha desiderato visitarti.
-Ho paura e tristezza. Mi sento divisa… So di piangere per la sua morte e allo stesso tempo sento timore di percepire qualcosa più grande di me.
-Assolutamente no! Niente è più grande di quello che la vita ti propone.

Dipingo su un vetro, nel centro d’una stanza bianca, sostenuto da due piedi o triangoli che mi permettono di lavorare come se la superficie fosse una tela trasparente. Mentre allungo la pittura bianca, mi colpisce un’ombra che immagino sia quella del mio pennello sulla parete posteriore, lontana due metri dal vetro. Abbasso il pennello. L’ombra resta ferma, poi si sposta. Mi allontano dalla lastra per vedere se si tratta della mia ombra, mi guardo intorno attonita. Mi giro ancora verso l’ombra. Sparita. Con la voce dei pensieri e sentendomi folle chiedo allo spazio infinito che il silenzio nutra una risposta. Tutto tace. Ritorno al dipinto. Dopo qualche ora, quando il cristallo ha pochi punti da dove guardare oltre, suona il telefono. Rispondo. La mia cena con un caro amico è annullata. Me lo comunica la sua segretaria:
-Il dottore non c’è più.
-Come che non c’è più?
-Infarto. La voce si rompe nel pianto.

La sera, mentre profumo l’aria, per profumare chi potrebbe esserci ma che io non ho il dono di vedere, ricordo Paul Klee: “Un certo ardore a divenire si sveglia, si comunica attraverso la mano, fluisce alla e sulla tela, sprizza qualche scintilla, e chiude il cerchio”.

Roma, il vento sembra entrare dove l’umano non sa. 2011 – Maria A. Listur

Aesthetic of Emptiness

To who listens.

I feel, when I am about to fall asleep, a hand caressing my hairs. I wake up and call my mother. The distance is a family habit but, the fear of death makes succumb every self-assurance, every presumed habit. My mother is fine but, her voice is shaking. I ask:
-Is there happening something that you are not telling me?
-Yes.
-Do you want to talk about it?
-I have to.
-I am listening.
-Your favourite nanny has died.
-I am calling you because I felt somebody caressing my head.
-You know that it wasn’t a dream.
-She woke me.
-Are you scared?
-Yes.
-You don’t have to be. It has been her favourite and lightest journey, she desired to see you.
-I am scared and sad. I feel divided… I know I am crying for her death and at the same time I feel afraid of perceiving something bigger than me.
-Absolutely not! Nothing is bigger than what your life proposes you.

I am painting on glass, in the middle of a white room, held up by two legs or triangles that are allowing me to work as if the surface was a transparent canvas. While diluting the white colour, a shadow that I imagine being of my brush on the posterior wall, about two meters from the glass. I lower the brush. The shadow is still there, then it moves. I take a step back form the sheet to see if it is my shadow, I look around stupefied. I turn again towards the shadow. It disappeared. With the voice of the thoughts and feeling crazy I ask to the infinite space that silence might nourish an answer. Everything stands still. I go back to the painting. After few hours, when the crystal has few places from which to look beyond, the telephone rings. I reply. The dinner with a dear friend is cancelled. His secretary is telling me that:
-The doctor is not here anymore.
-What do you mean is not here anymore?
-A stroke. The voice breaks in to a cry.

The night, while I am perfuming the air, to perfume who could be there but I don’t have the gift to see, I remember Paul Klee: “A particular ardour in becoming awakes, it flows in and on the canvas, it sprinkle with sparkles, and closes the circle”

Rome,the wind seems to enter where the human doesn’t know. 2011 – Maria A. Listur

William Blake

“La tua amicizia spesso mi ferisce. Sii mio nemico per amore dell’amicizia”.

-Cosa hai, perché piangi?
-…non riesco a fare un tessuto…
-Un tessuto? E perché dovresti creare un tessuto quando lo possiamo comprare?
-Mamma… è un compito della classe d’arte…
-Che stupidaggine… E’ una perdita di tempo… Io non lo so fare…
-Mamma… non posso dire né che è una stupidaggine, né che è una perdita di tempo e neanche che mia madre non mi ha potuto aiutare…
-Allora potresti dire che invece d’una madre, tu hai una sorella maggiore, un’amica scema, una genitrice talmente inutile che i tessuti ed i vestiti se li compra, non li costruisce!
-… ma tu sei la mia mamma… tu dovresti…
-Io dovrei! Io dovrei? Io non dovrei niente! Io non mi sento condizionata da nessun ruolo! Capito? Io lavoro per volerti bene come posso! Nessuno mi ha dato la Laurea in Madre! Va va costruisci il tuo stupidissimo tessuto fatto di lacrime!
-Mamma…
-Mamma un corno! Chiamami Cotone oppure Albero o se vuoi anche Pecora ma non ti venga mai più in mente di dirmi cosa devo o non devo fare soltanto perché sono tua madre! Anche questo è un condizionamento infinitamente cretino!
-Ma io…
-Tu cosa?
-…non ti capisco…
-Mi capirai, sì… mi capirai. Ora risolvi da sola. Io non ti posso aiutare. In questo caso considerami nient’altro che la tua allieva!

-E’ imbarazzante dirlo ma, sei l’unica tra tutte le persone che frequento con la quale mi piace uscire.
-Ora, in questa settimana?
-Nell’’ultimo mese.
-E perché ti risulta imbarazzante dirlo?
-Perché nasce dall’immaginario, dal volerti con me in una relazione possibile.
-Quindi la nostra non è una relazione?
-E’ una relazione?
-Certo, una relazione che si conferma con le negazioni: non siamo una coppia, non siamo fidanzati, non siamo parenti.
-E cosa siamo?
-Amici.
-Soltanto?
-Non conosco molte coppie che possano sostenere di aver costruito una relazione d’amicizia insieme alla loro relazione di coppia o alla famiglia.
-Sei contundente!
-Sono.
-Sola.
-Sola. Accompagnata. Fedele alla pratica della solitudine quanto a quella dell’amicizia. Impossibile, per me, separarle.
Il silenzio suona tra loro, un braccio s’attorciglia con un altro braccio fino alla biforcazione delle loro strade.
Il pensiero di Paul Veynes invade l’aria: “Frequentemente, una cultura parla, non di quello che esiste realmente ma di soluzioni immaginarie per risolvere contraddizioni reali”.

Bassiano, che soggiaci dove nessuno ti può trovare. 2011 – Maria A. Listur

William Blake

“Thy friendship oft has made my heart to ache: do be my enemy for friendship’s sake”.

-What’s the matter, why are you crying?
-…I can’t make a texture…
-A texture? Why in the world should you make a texture when we could buy it?
-Mom… it is homework for art class…
-How stupid… It’s a waste of time… I can’t do it…
-Mom… I can’t say neither that is stupid nor that is a waste of time and nor that my mother couldn’t help me…
-Well you could say that instead of a mother, you have an elder sister, a stupid friend, a parent so useless that she buys textures and clothes, she doesn’t make them!
-…but you are my mother… you should…
-Should I! Should I? I should do nothing! I am not conditional on no role! Understand? I work to love you the best I can! No one has given me the degree in Motherhood! Go ahead and make that stupid texture made of tears!
-Mother…
-Mother nothing! Call me Tree or Cotton or if you prefer Sheep but don’t you ever tell me what I must or must not do just because I am your mother! This is also an infinitively stupid conditional!
-But I…
-You what?
-… I don’t understand…
-You will, sure… you will. Now solve it alone. I can’t help you. In this matter consider me nothing more than your apprentice!

-It is embarrassing saying it, but you are the only one among the other persons that I meet that I like to go out with.
-Now, in this week?
-In the last month.
-And why does it embarrass you saying it?
-Because it comes from the imaginary, from wanting you with me in a possible relationship.
-Therefore this is not a relationship?
-Is it a relationship?
-Of course, a relationship that it confirms itself on negations: we are not a couple, we are not engaged, we are not relatives.
-Then what are we?
-Friends.
-Only friends?
-I don’t know many couple who can say to have built a relation of friendship together with their relation as couple or as family.
-You are blunt!
-I am.
-Alone.
-Alone. Accompanied. Faithful to the practice of solitude as well as of the friendship. Impossible, for me, to part them.
The silence sounds between them, an arm tangles with another until the fork of their streets.
The thought of Paul Veynes invades the air: “Frequently, a culture tells, not about what really exists but about the imaginary possible solutions to solve real contradictions”.

Bassiano, hidden where nobody can find you. 2011 – Maria A. Listur

“L’intenzione non è impegno, è concentrazione”/“Intention is not engagement, is concentration”

Vadim Zeland

A “Ali” di M.Bolze e H. Thabet

-Guarda come salgo le scale!
-Prova ad appoggiare la destra sul muro.
-Preferisco usare soltanto il corrimano della sinistra.
-Rischi d’inclinarti troppo verso la sinistra squilibrando tutta la muscolatura della schiena…
-Mi si è squilibrata la vita tesoro…
Lo vidi salire le scale che portavano al giardino pensile per cinque volte. L’anima gli fece la cortesia di togliergli il corpo dopo un po’. Fino a quel momento, lui non smise di fare i suoi esercizi per recuperare il passo; perso in un ictus che lo rese rauco, molto debole a destra, verticale e ferito.
La quinta volta gli chiesi:
-Papà, ti fa piacere fare questi esercizi?
-Non si tratta di piacere. Cosa significa il piacere?
-Non lo so… siccome sali e scendi scale cento volte al giorno… Non starai esagerando?
-No tesoro… Sto provando a sentire la vita dove sembra che si sia assentata.

Sono a teatro, si esibiscono più danzatori in spettacoli brevi.
Scende la luce. Entrano in scena due danzatori. Nello spazio una sedia e una luce. I due danzatori camminano in circolo intorno alla sedia. Qualche volta si siedono, qualche volta stanno in piedi sopra, una volta la fanno muovere in aria spostando la prospettiva del pavimento. Danzano, saltano, duellano, si sostengono, si spingono, si divertono, mostrano le gambe. Ci sono soltanto tre. Gambe.
Esiste tra loro un tale affiatamento che sembra magia vedere un uomo in equilibrio su una gamba sostenere e far saltare un altro che piroetta in aria grazie a quel piede che sostiene tempeste. Offre la sedia al suo amico ballerino acrobata pagliaccio poi, lui salta verso il buio, con forza, muovendo le braccia con grazia equilibratrice, disegnando ali.
Tutti applaudono con l’energia con cui hanno anche riso, gridano “Bravi!”, ringraziano la bellezza, la grazia, la profondità e la leggerezza.
Piango di gioia. Mi sento attraversata. Chiedo scusa alla mia amica accanto, lei mi prende per il braccio trasmettendomi comprensione. Non riesco a parlare.
Piango commossa nella gratitudine.
Piango toccata dalla disciplina necessaria per realizzare e realizzarsi nella diversità, conservando la serietà che i bambini hanno quando giocano.
Piango perché so di sapere veramente poco delle persone che ho guardato e in quindici minuti sono riusciti a sostenermi nella mia richiesta costante di rigore. Anche nel gioco.
Piango vedendo altri passi davanti a me, a quasi ottanta anni, che salgono scale eterne, cercando di sentire la vita, là, dove sembra assenza.

Roma, sotto gli ombrelli occhi che sperano, resistono, possono. 2011 – Maria A. Listur

“Intention is not engagement, is concentration”

Vadim Zeland

To “Ali” by M. Bolze and H. Thabet

-Watch how I am climbing!
-Try to prop your right side against the wall.
-I prefer using only the left handrail.
-You are slanting too much on your left unbalancing the whole musculatures of the back…
-My whole life is unbalanced, honey…
I saw him climbing the stairs that lead to the suspended garden for five times. The soul was kind enough to take away the body after a while. Until that time, he never stopped doing his exercises to regain the step; Lost in an ictus that made him husky, very weak on the right, vertical and wounded.
The fifth time I asked him:
-Dad, is it a pleasure for you doing these exercises?
-It is not a pleasure. What is it pleasure?
-I don’t know… since you climb up and down hundreds of time a day… Aren’t you exaggerating?
-No honey… I am trying to feel life where life seems to have left.

I am at theatre, several dancers are performing in short plays.
The light goes down. Two dancers step on the scene. In the space a chair and a light. The two dancers are walking in circle around the chair. Sometime day sit, sometime they stand on it, once they make it move in the air moving the perspective of the floor. They dance, jump, duel, support each other, they push one another, they enjoy, show the legs. But there are only three. Legs.
There is such an understanding that it seems magic to see a man balancing on a leg sustaining and making jump the other who soars in the sky thanks to that foot that sustains storms. He offers the chair to his acrobat clown dancer friend then, he jumps into the darkness, with force, moving the arms with balancing grace, drawing wings.
Everybody applauses with the energy by which they have laughed, they yell “Bravo!”, thanking the beauty, the grace, the profoundness and the lightness.
I cry for joy. I feel like being passed through. I excuse myself with my friend next to me, she grabs me by the arm passing me on comprehension. I cannot talk.
I cry moved by gratitude.
I cry moved by necessary discipline to realize and realizing himself in the diversity, preserving the seriousness that children have when they play.
I cry because I know that I know so little about the persons that I have watched and in fifteen minutes they have managed to sustain my request of constant rigour. Even in playing.
I am moved seeing other steps in front of me, almost eighty years old, that are climbing eternal stairs, trying to feel life, there, where it seems absent.

Rome, under the umbrellas eyes with hope, resist, can. 2011 – Maria A. Listur

“L’azione decisiva è il denudamento…”/ “The decisive action is to unveil…”

George Bataille.
“… La nudità si oppone allo stato chiuso, cioè allo stato di esistenza discontinua. E’ uno stato di comunicazione, che rivela la ricerca di una continuità possibile dell’essere al di là del ripiegamento su se stesso.”

-Allora non è un segreto…
-Non voglio sia un segreto.
-Speriamo di avere tutto…
-Speriamo.
-Ascolto.
-Olio d’avocado 100 ml; degli oli essenziali ci servono soltanto 21 gocce d’ognuno.
-Credo di averli tutti.
-Olio essenziale di cannella, pompelmo, rosmarino, lavanda, cedro, cipresso e arancio dolce.
-Li abbiamo tutti!
-Uniamo con delicatezza. La luna crescente è a nostro favore.
-Lei mi ha parlato di dinamizzazione…
-Ora non la potremo fare.
-Perché?
-Perché li vogliamo usare immediatamente… Ho capito male?
-Possiamo darci del tu… Hai capito bene. Usiamoli ora.

Non è un uomo di grandi abbracci. Non è un uomo di arrumacos (coccole). E’ quello capace di darti la mano facendoti sentire una stretta al cuore. Guarda negli occhi, nel profondo, per trovare le tue parole, quelle che accolgono. E’ quello capace d’arrivare nel momento giusto, quando si ha bisogno e poi, essere anche capace di assentarsi tutta una vita. Cucina meravigliosamente. Sceglie i tessuti ed i vestiti come se vestirsi fosse una cerimonia. Beve acqua, latte e vini rossi, pregiati. Una volta l’anno assaggia un sorso, soltanto uno, di champagne. Non fa colazione. Non pranza. Beve tisane tutto il giorno. Cena alle sei. Legge tutti i pomeriggi, cammina piano, fa dei grandi passi leggeri. Per descriverlo ci vorrebbero dei libri… Queste sono soltanto alcune cose che ripetevano le donne e gli uomini che lo conobbero. Io ricordo:
Lui nel suo studio, ascolta tanghi cantati da Roberto Goyeneche, siede sulla sua poltrona la cui spalliera è orientata verso la porta, la sua estetista le cura le mani, di fronte a lui la finestra da dove si vede la “Precordillera de Los Andes”. Sorseggia un tè. Io m’appoggio sullo stipite della porta. Lui non mi vede. Lui ha la mano destra sul piccolo tavolo che poggia sulle ginocchia della ragazza. La mano sinistra sta lasciando la tazza di tè sul tavolino di servizio accanto a lui. Alza la mano e mi fa cenno di entrare, dice:
-Vieni Marilina… Devi vedere come lucida bene le unghie questa signorina…
Entro, la ragazza mi sorride, ha tra le mani dei piccoli panni con i quali fa diventare lucidissime le unghie. Sono come piccole stelle alla fine delle sue dita. Mi vede sorpresa e curiosa del lavoro della ragazza. Dice:
-Da oggi te le fai lucidare anche tu, cosa farebbe il cuore senza le mani…

-Sì! Diamoci del tu!
-Allora dimmi da dove incomincio e come…
-Di schiena, dai piedi fino alla testa, capelli inclusi. Poi, di fronte, anche dai piedi fino alla testa inclusi tutti i giri e contro giri che la pelle fa.
-Ogni labirinto?
-Ogni spazio ed ogni vuoto.
-E la modalità?
-Come se dovessi lucidarmi con le mani.

Roma. Sole. Primavera anticipata. Ponti che si aprono grazie all’arte. 2011 – Maria A. Listur

“The decisive action is to unveil…”

George Bataille.
“…Nudity opposes itself to the closed state, meaning the state of discontinuous existence. It is a state of communication, which reveals the research of a possible continuity of being beyond the withdraw on himself.”

-So it is not a secret…
-I don’t want it to be a secret.
-Let’s hope we have everything…
-Let’s hope so.
-I am listening.
-Avocado’s oil 100 ml; of the essential oils we need just 21 drops of each.
-I think I have them all.
-Essential oil of cinnamon, grapefruit, rosemary, lavender, citrus, cypress and sweet orange.
-We have them all!
-Let’s mix them delicately. The raising moon is on our side.
-You have spoken about dynamization…
-It is impossible to do it now.
-Why?
-Because we want to use them immediately… Did I get it wrong?
-We can speak less formally… You got it right. Let’s use them now.

He isn’t a man of big hugs. He isn’t a man of arruncos (cuddles). He is the one capable of shaking your hand making you feel a cramp in the heart. He looks straight in the eyes, in the deepness, to find your words, those that welcome. He is capable of arriving at the right time, when it is necessary and then, is also able to disappear for an entire life. He cooks wonderfully. He chooses the textures and the clothes as if dressing was a ceremony. He drinks water, milk and red wines, very fine. Once a year he tastes a sip, just one, of champagne. He doesn’t have breakfast. He doesn’t have lunch. He drinks herbal tea all day long. He dines at six. He reads all day, walks slowly, take wide long steps. Books would be necessary…to describe him. These are only some things that women and men that knew him repeated. I remember:
He in his studio, listening to tango sang by Roberto Goyeneche, sits on his armchair with the back oriented towards the door, his beautician is taking care of his hands, in front of him the window where it can be seen the “Precordillera de Los Andes”. He is sipping tea. I lean on the door frame. He doesn’t see me. He has his right hand on the small table that is on the knees of the girl. The left hand is leaving the cup of tea on the small service table next to him. He raises his hand and waves me to come in, he says:
-Come in Marilina… You have to see for yourself how well this lady polishes the nails…
I enter, the lady smiles, she is holding in her hands small textures by which she polishes well the nails. They seem like small stars at the end of his fingers. He sees me surprised and curious of the work of the girl. He says:
-From today you will have them polished too, what would the heart do without hands…

-Yes let’s be informal!
-Tell me from where to start and how…
-From the back, from toes to the head, hairs included. Then, the front, from toes to head including all the twist and turns that the skin does.
-Each labyrinth?
-Every space and every emptiness.
-And how?
-As you would polish my hands.

Rome. Sun. Anticipated spring. Bridges that opens thanks to art. 2011 – Maria A. Listur

Morihei Ueshiba

“L’Arte della Pace consiste nel realizzare ciò che manca”

Le chiese di leggere in aramaico.
Lei lesse senza sapere il significato delle parole. Conosceva la fonetica per amore del suono.
La maestra le disse:
-Sente quanto sia cambiata l’aria?

Ho visto mia madre proteggersi con delle creme per tutta la sua vita. So che è uno dei regali che predilige e si nota quando le si guarda il collo, quasi ottantenne, ancora flessibile e tonico. Ricordo le sue mani soavi sulla mia pelle bambina e più tardi, a cinque anni, la sua voce, chiedendomi:
-Ti sei data la crema?
Era un giorno di vento molto caldo quando invece di chiedermi della crema mi domandò:
-Senti la terra?
-No mamma.
-Se ascolti bene, sentirai che vibra.
Lo disse tranquilla. Poi aggiunse:
-Senti i cani e i gatti?
-Sembrano bambini che piangono…
-Sono animali che avvertono.
-Cosa?
-Il terremoto.
-E tu lo senti ai piedi o alle orecchie? Le chiesi senza avere idea delle conseguenze del suo vaticinio.
-Lo sento nell’aria. Si schianta sul mio viso come se avesse il potere di attraversarmi.
-Come un colino? Le domandai immaginando sul suo viso l’aggeggio d’argento con il quale serviva il tè.
Como una india que no se ha olvidado que es un poco perra y un poco gata, un poco tierra y un poco viento, lluvia, nada… (Come un’indiana che non ha dimenticato che ancora è un po’ cagna e un po’ gatta, un po’ terra e un po’ vento, pioggia e nulla…)

-Sì, sento del vento ma; come è possibile? Abbiamo le finestre chiuse.
-La parola cambia la densità dell’aria.
-Tutte le parole?
-No. Soltanto alcune.
-Mi può dire cosa dicono?
-Non è necessario. E’ il suono che conta.
-La musica.
-Il suono dell’umano che vibra nella frequenza del nulla. La musica ne è soltanto una parte.

Roma – Parigi, in viaggio dentro e fuori da ogni tempo e spazio. 2011 – Maria A. Listur

Morihei Ueshiba

The Art of Peace consists in realizing what is needed

She asked her to read in Aramaic.
She read without knowing the meaning of the words. She knew the phonetics for the love of the sound.
The teacher said:
-Do you feel how the air has changed?

I have seen my mother protecting herself with some creams for her whole life. I know that it is a present that she likes best and it is possible to notice it when her neck is observed, almost eighty, still flexible and tonic. I remember her soft hands on my child skin and later, at five, asking me:
-Have you put some cream?
It was a very hot wind day when she instead of asking about the cream asked me:
-Do you feel the ground?
-No mom.
-If you listen well, you will feel it shaking.
She said calmly. Then added:
-Do you hear the cats and dogs?
-They sound like crying babies…
-They are warning animals.
-About what?
-The earthquake.
-And do you feel it in the feet or in the ears? I asked her with no idea of the consequences of her vaticination.
-I feel it in the air. It crashes on my face as it had the power of going through me.
-Like a tea strainer? I asked her imagining on her face that silver thing with which she served tea.
Como una india que no se ha olvidado que es un poco perra y un poco gata, un poco tierra y un poco viento, lluvia, nada… (Like an Indian who has forgotten that she is a bit dog and a bit cat, a bit earth and a bit wind, rain, nothing…)

-Yes I feel the wind, but; how is it possible? We have the windows closed.
-The word changes the density of the air.
-All the words?
-No. Only some.
-Can you tell me what are they saying?
-It is not necessary. It’s the sound that counts.
-The music.
-The sound of the human that vibrates in the frequency of nothingness. The music is only a part of it.

Rome – Paris, travelling within and out from every time and space. 2011 – Maria A. Listur

“L’amore continua la notte continua decretando il tabù del visibile”./“Love continues the continuous night declaring the taboo of the visible”.

Pascal Quignard

All’innominabile amicizia.

-Ma che gioia incontrarla, Lei sa che da anni mi parlano del suo lavoro?
-Non lo sapevo. Spero bene?
-Benissimo.
-Anche Lei alloggia qui?
-No, io ho un piccolo studio.
-Abita a San Gimignano?
-A Roma, a Parigi, a Kyoto e a San Gimignano.
-Vita intensa la sua…
-Vita.
-Cosa fa dopo cena?
-Dopo cena in generale o dopo questa cena?
-Dopo la nostra cena.
-Dovrei parlare con i suoi colleghi e fare una piccola presentazione del suo collega M.C.
-Come mai dice “i suoi”?
-Io non ho colleghi presenti in sala, io non mi occupo delle sue discipline ma amici in comune dicono che le racconto molto bene.
-E dopo dopo dopo…?
-Come?
-Dopo cena dopo aver parlato dopo la presentazione, cosa fa?
-Vado in studio.
-Mi permette di venire con Lei?
-Dipende dal tempo che Lei ci metterà a venire…
-Mi sta imbarazzando…
-Dopo tutto quello che sappiamo della fine del mondo?
-Non sappiamo nulla.
-Io so.
-E cosa sa?
-Che finisce stanotte.

L’alba si presenta con un sole rosso che bagna la finestra di fronte ad una delle torri di San Gimignano. La mattina si apre con un caffè sul letto bianco. E’ domenica. Un vassoio, che porta con sè da milioni d’anni, abbraccia due tazze ed una teiera con Lady Grey Tea. Suona l’argento dei cucchiaini sui piatti. Il pane caldo sotto i tovaglioli di lino profuma le travi del soffitto.
-Come mai il mondo non è finito?
-Finisce dopo pranzo.
-Perché non immaginare che finirà dopo cena?
-Si accontenti di poterlo salvare per qualche ora in più…
-Allora il mondo suo, per me, finirà dopo pranzo.
-Sì, più o meno.
-E dopo il suo big-bang, non è che ci possiamo creare un altro mondo?
-La prego… sopportiamo ancora l’esplosione, reggiamo la quiete del dopo…

La Torre, che cogli il mio sostenere e resistere anche quando rido. 2011 – Maria A. Listur

“Love continues the continuous night declaring the taboo of the visible”.
Pascal Quignard

To the unnameable friendship.

-What a pleasure to meet you, do you know that I have been hearing about your job in years?
-I did not know. I hope they spoke well?
-Very well.
-Do you also sleep here?
-No, I have a small studio.
-You live in San Gimignano?
-In Rome, Paris, Kyoto and San Gimignano.
-Quite intense life, yours…
-It’s life.
-Do you have plans after dinner?
-After dinner in general or after this dinner?
-After our dinner.
-I should talk to your colleagues and do a little presentation of your colleague M.C.
-Why did you say “yours”?
-There are no colleagues of mine here in the room, I don’t deal with your disciplines but common friends say that I am very good in telling them.
-And after after after that?
-What?
-After dinner after having talked after the presentation, what are you plans?
-I am going to the studio.
-Can I come with you?
-It depends on the time you will need to come…
-You are embarrassing me…
-After all we know about the end of the world?
-We don’t know anything.
-I do.
-And what do you know?
-That it ends tonight.

The dawn appears with a red sun that wets the window in front of one of the towers of San Gimignano. The morning opens with a coffee on a white bed. It’s Sunday. A tray, which she carries with her since millions of years, holds two cups and a teapot with Lady Grey Tea. The silver of the spoons sounds over the dishes. The warm bread under the linen serviettes scents the beams of the ceiling.
-Why didn’t the world ended?
-It finishes after lunch.
-Why don’t imagine that it ends after dinner?
-Just be content of saving it for few more hours…
-Then your world, for me, will end after lunch.
-Yes, more or less.
-And after your big bang, can’t we create another world?
-I beg you… let’s bear the explosion, let’s bear the quietness afterwards…

The Tower, you understand my sustaining and resisting even when I laugh. 2011 – Maria A. Listur

“Niente è nero, veramente niente”/“Nothing is black, nothing really”

Frida Kahlo

-Si guardi intorno.
Mi guardo.
-Adesso rifletta su cosa le risulta veramente necessario.
Chiudo gli occhi.
-Cosa considera fondamentale?
-Ho conservato soltanto cose fondamentali.
-Ritorno tra una settimana.

Ballava sulle punte come fosse nata con le scarpette.
Un giorno, di fronte allo specchio della scuola di danza, scoprì la sua testa sorgere tra tutte le altre teste, come spinta dal basso; tutte le sue compagne si erano decisamente ristrette.
Poco dopo la sua scoperta, fu chiamata dalla maestra in direzione.
Suo padre e sua madre l’attendevano. L’insegnante spiegò loro che l’altezza delle ballerine classiche era determinante per evitare dei problemi alle articolazioni; la loro bambina era troppo alta per la danza classica. Commentò quanto fosse strano vedere una tale forza nelle articolazioni, questa la ragione per cui avrebbe deciso di farla finire l’anno di studio.
La ballerina-adolescente non capiva, stare sulle punte era come volare, lei non sentiva lo sforzo, godeva invece. Arrivata a casa, si chiuse nella sua stanza e non riuscì a parlare né a mangiare per due giorni. Al terzo giorno la madre le offrì una tazza di tè. Lei accettò. Il padre le domandò:
-Come stai?
-Bene. Rispose con il peso di milioni di centimetri sul suo desiderio.
-Non sembra.
-Invece sì. Sto bene. Oggi porterò in studio tutte le mie scarpette, serviranno a qualcuna, no?
-Certo… Ma non le vuoi tenere come ricordo?
La madre, da dietro la piramide di dolci che coloravano il tavolo, alzò la voce dicendo:
-Quale ricordo! Allora risulta che si può soltanto ballare sulle punte! E’ troppo alta per le punte? Bene! Danzerà anche coi talloni… Una danzatrice non è soltanto una tecnica! Buttiamo quelle coglionissime scarpe e andiamo a cercare nuovi maestri!
In quel momento, e per sempre, ogni centimetro del suo corpo continuò a danzare per sé, per la madre, per onorare i centimetri che con gli anni sarebbero diventati tanti in più.

Dopo sette giorni, due ore e quaranta minuti.
-Si guardi intorno.
Mi guardo.
-Continua a credere che tutto quello che ha è fondamentale?
-Non tutto.
-Scelga le cose fondamentali e calcoli che saranno messe in uno spazio dieci volte più grande di questa casa.
-Perché mi fa scegliere? Mi sta dicendo che avrò più spazio di quello che ora occupo…
-Perché la dilatazione interiore avviene soltanto quando ci fidiamo di quello che incontreremo, senza bisogno di portare con noi quello che è proprietà del nostro passato.
Chiudendo la porta, di quella che fu la mia casa, piegai la testa verso il pavimento di marmo, poi la rialzai verso la luce che entrava dalle finestre del corridoio. Vidi davanti a me il vuoto, dietro di me sentivo cadere, in una fontana siderale, ogni oggetto del mio passato. Mentre facevo il primo passo verso il nuovo spazio, sentii di spiccare il volo. M’accompagnarono le parole di A. Gide: “Non si scoprono terre nuove senza accettare di perdere di vista, 
prima, e per molto tempo, ogni terra conosciuta”.

Roma, mia dorata Signora Danzante che sanguini nel rumore. 2011 – Maria A. Listur

“Nothing is black, nothing really”

Frida Kahlo

-Look around you.
I look.
-Now think about what really is fundamental for you.
I close my eyes.
-What do you find fundamental?
-I have preserved only fundamental things.
-I will be back in a week.

She danced on her toes like if she was born with ballet shoes.
One day, In front of the mirror of the ballet school, she discovered her head sticking up among the other heads, like if it was pushed from the bottom; all her classmates had definitely shrunk.
After a while from her discover, she was called by her teacher in her office.
Her father and her mother were waiting. The teacher explained them that the height of the ballet dancers was determinant to avoid problems with the articulations; their girl was too tall far classic ballet. She commented how strange it was to see such strength in the articulations, this was the reason for which she was going to let her finish the class for that year.
The adolescent-dancer didn’t understand, to stand on the tips was like flying, she didn’t feel any strain, she enjoyed it. When she arrived home, she locked herself in her room and could neither speak nor eat for two days. The third day her mother offered her a cup of tea. She accepted. Her father asked her:
-How are you?
-Well. She replied with the weight of millions of centimetres on her desire.
-It doesn’t look like.
-It is so. I am fine. Today I am bringing all my shoes to the dancing room, somebody might need them, don’t you think?
-Sure… but don’t you want to keep them as a souvenir?
The mother, from behind a pyramid of cakes that were colouring the table, raised her voice saying:
-What souvenir! So you are saying that it is only possible to dance on the tips! Is she too tall for the tips? Very well! She will dance even on her heels… A dancer is not only made of a technique! Let’s dispose these dumb ass shoes and go look for new teachers!
In that moment, and forever, every centimetre of her body kept dancing for herself, for her mother, to honour the centimetres that in years to come would have become many more.

After seven days, two hours and forty minutes.
-Look around you.
I look.
-You still think that what you have is fundamental for you?
-Not everything.
-Please choose the fundamental things and imagine that they will be placed in a space ten times bigger than this house.
-Why do you want me to choose? You are telling me that I will have more space than the one that I occupied now…
-Because internal expansion occurs only when we trust what we are going to meet, with no necessity of bringing with us what belongs to the past.
Closing the door, of the place that had been my house, I leaned forward my head towards the marble of the floor, then I raised my head towards the light that entered from the windows of the corridor. I saw in front of me emptiness, behind me I could feel falling in an sidereal fountain, each object of my past. While taking the first step towards the new space, I felt taking flight. The words of A. Gide accompanying me: “New lands cannot be discovered if it is not accepted to loose sight, before, and for long, each known land”.

Rome, my beloved Dancing Lady that bleeds in the rumour. 2011 – Maria A. Listur