Estetica del vuoto/Aesthetic of Emptiness

A chi sente.

Sento, mentre mi sto addormentando, una mano che mi carezza i capelli. Mi alzo di scatto e chiamo mia madre. La lontananza è un’abitudine di famiglia ma, la paura della morte fa soccombere ogni sicurezza, ogni presunta abitudine. Mia madre sta bene ma, le trema la voce. Chiedo:
-Sta succedendo qualcosa che non mi dici?
-Sì.
-Vuoi parlarne?
-Devo.
-Ascolto.
-E’ morta la tua tata preferita.
-Ti sto chiamando perché ho sentito qualcuno che mi carezzava la testa.
-Sai che non era un sogno.
-Mi ha svegliata.
-Hai paura?
-Sì.
-Non devi avere paura. E’ stato il suo viaggio preferito e leggero, ha desiderato visitarti.
-Ho paura e tristezza. Mi sento divisa… So di piangere per la sua morte e allo stesso tempo sento timore di percepire qualcosa più grande di me.
-Assolutamente no! Niente è più grande di quello che la vita ti propone.

Dipingo su un vetro, nel centro d’una stanza bianca, sostenuto da due piedi o triangoli che mi permettono di lavorare come se la superficie fosse una tela trasparente. Mentre allungo la pittura bianca, mi colpisce un’ombra che immagino sia quella del mio pennello sulla parete posteriore, lontana due metri dal vetro. Abbasso il pennello. L’ombra resta ferma, poi si sposta. Mi allontano dalla lastra per vedere se si tratta della mia ombra, mi guardo intorno attonita. Mi giro ancora verso l’ombra. Sparita. Con la voce dei pensieri e sentendomi folle chiedo allo spazio infinito che il silenzio nutra una risposta. Tutto tace. Ritorno al dipinto. Dopo qualche ora, quando il cristallo ha pochi punti da dove guardare oltre, suona il telefono. Rispondo. La mia cena con un caro amico è annullata. Me lo comunica la sua segretaria:
-Il dottore non c’è più.
-Come che non c’è più?
-Infarto. La voce si rompe nel pianto.

La sera, mentre profumo l’aria, per profumare chi potrebbe esserci ma che io non ho il dono di vedere, ricordo Paul Klee: “Un certo ardore a divenire si sveglia, si comunica attraverso la mano, fluisce alla e sulla tela, sprizza qualche scintilla, e chiude il cerchio”.

Roma, il vento sembra entrare dove l’umano non sa. 2011 – Maria A. Listur

Aesthetic of Emptiness

To who listens.

I feel, when I am about to fall asleep, a hand caressing my hairs. I wake up and call my mother. The distance is a family habit but, the fear of death makes succumb every self-assurance, every presumed habit. My mother is fine but, her voice is shaking. I ask:
-Is there happening something that you are not telling me?
-Yes.
-Do you want to talk about it?
-I have to.
-I am listening.
-Your favourite nanny has died.
-I am calling you because I felt somebody caressing my head.
-You know that it wasn’t a dream.
-She woke me.
-Are you scared?
-Yes.
-You don’t have to be. It has been her favourite and lightest journey, she desired to see you.
-I am scared and sad. I feel divided… I know I am crying for her death and at the same time I feel afraid of perceiving something bigger than me.
-Absolutely not! Nothing is bigger than what your life proposes you.

I am painting on glass, in the middle of a white room, held up by two legs or triangles that are allowing me to work as if the surface was a transparent canvas. While diluting the white colour, a shadow that I imagine being of my brush on the posterior wall, about two meters from the glass. I lower the brush. The shadow is still there, then it moves. I take a step back form the sheet to see if it is my shadow, I look around stupefied. I turn again towards the shadow. It disappeared. With the voice of the thoughts and feeling crazy I ask to the infinite space that silence might nourish an answer. Everything stands still. I go back to the painting. After few hours, when the crystal has few places from which to look beyond, the telephone rings. I reply. The dinner with a dear friend is cancelled. His secretary is telling me that:
-The doctor is not here anymore.
-What do you mean is not here anymore?
-A stroke. The voice breaks in to a cry.

The night, while I am perfuming the air, to perfume who could be there but I don’t have the gift to see, I remember Paul Klee: “A particular ardour in becoming awakes, it flows in and on the canvas, it sprinkle with sparkles, and closes the circle”

Rome,the wind seems to enter where the human doesn’t know. 2011 – Maria A. Listur

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