Francesco

Il Santo

“( … )
Ho perseverato nell’avvicinarmi alla felicità e all’intimità della pena.
Ho attraversato il mare.
( … )”
Jorge Luis Borges

Scesi nella cripta senza paura, ho paura di cripte e catacombe.
L’aria era leggera anche se lo spazio era pieno di turisti.
Mi sentii come all’aria aperta.
Pensai fosse tutto prodotto dal senso di commozione ma la mia accompagnatrice confessò, al mio orecchio, la stessa sensazione.
Non riuscivo ad andare via.
Appoggiai le mani sulla pietra tiepida, levigata dai secoli di richieste e gratitudine.
Chiesi.
Promisi.
Dedicai uno spettacolo in cui onorai la Sorella Luna.
Tornai per compiere la promessa; per ringraziare con chi, insieme a me e senza saperlo, era la richiesta; esaudita.

Davanti ai miei occhi un corpo giovane, conserva linee che ricordano il bambino che fu; lo guardo da lontano, non voglio caricare le mie lacrime di gioia sulla sua nuova esperienza: Assisi.
Chino il capo per trovare intimità nel pianto, il mio sguardo cade verso le mie scarpe, altre scarpe mi raggiungono. Percorro i pantaloni di fronte a me, la camicia celeste, arrivo al collo, infine trovo il coraggio di guardare quegli occhi identici ai miei.
-Sei contenta?
-Sono tutto.
Suonano le campane della chiesa di Santa Maria degli Angeli sulla voce d’un uomo che mi è figlio mentre dice:
-Grazie mamma.
-Grazie a noi. Rispondo mentre ricordo le parole di Santa Chiara d’Assisi: “Con corsa spedita, passo leggero, piede sicuro, in modo che i tuoi passi non sollevino polvere, avanza sicura, gioiosa e vivace sul sentiero di una pensosa felicità”.

Parigi, nella gioia di non sapere niente sul domani. 2011 – Maria de los Angeles Listur

Francesco
The Saint

(…)
I have persevered in to getting closer to happiness and to the intimacy of the suffering. I have crossed the sea.
(…)

Jorge Luis Borges

I came down the crypt with no fear, I am afraid of crypts and catacombs.
The air was light even if the space was full of tourist.
I felt like being in open air.
I thought it all was a product of the sense of commotion but my companion confessed, in my ear, the same sensation.
I could not go away.
I put my hands on the warm stone, smoothed down by centuries of requests and gratitude.
I asked.
I promised.
I dedicated a performance in which I honoured Sister Moon.
I went back to accomplish my promise; to thank with whom, together with me and not knowing it, was the request; granted.

In front of me a young body, it preserves the lines that resemble the child he has been; I look at him from a distance, I don’t want to put on the weight of my tears of joy on his new experience: Assisi.
I bow my head down to find intimacy in the tears, my glance falls on my shoes, other shoes reach me. I run over the trousers in front of me, the blue shirt, I reach the neck, finally I find the braveness of looking at those eyes identical to mine.
-Are you happy?
-I am everything.
The church bells are ringing from the Saint Maria of The Angels’ church on the voice of a man who is my son while he says:
-Thank you mom,
-Thanks to us. I reply while remembering the words of Saint Chiara of Assisi: “With fast pace, light pace, sure pace, in a way that your steps do not raise dust, go forward self confident, joyful and bright on the path of a thoughtful happiness”.

Paris, in the joy of knowing nothing about tomorrow. 2011 – Maria de los Angeles Listur

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