Ad occhi chiusi / With Eyes Shut

A Jessie Delage, maestra, guida, compagna, nutrimento

“Il carattere unico della personalità e le reazioni di ognuno dei miei discepoli m’insegnò a rivedere costantemente le mie osservazioni ed esperienze, da punti di vista sempre nuovi. Soltanto così fu possibile disegnare percorsi di validità universale, che possano condurre le persone della nostra cultura ad una consapevole autorealizzazione”.
Gerda Alexander

-Ti voglio fare un regalo. Seguimi.
M’incammino insieme a lei, scivola sul pavimento, non cammina. Vola. Attraversiamo la Place de la Bastille. Scendiamo verso il canale, di fronte al Jardin de l’Arsenal, da una piccola porta metallica. Abbiamo l’acqua ad un metro ed in basso. Cammino intimorita. Per dimenticare il senso di pre-vertigine, che certe altezze mi provocano, le chiedo del suo rapporto con l’acqua, le racconto del mio trauma da piccola, quando mio fratello quasi mi affogò in Mar del Plata sulle coste di Buenos Aires; parlo, chiedo, cammino mentre il bordo del canale si stringe sempre più, fino a diventare una passerella di soltanto cinquanta centimetri che mi fa venire da piangere; lei mi sorpassa, dice:
-Vieni vieni, ancora non hai visto il mio regalo.
La seguo con un senso di grande vuoto allo stomaco, con l’acqua sempre più incombente ed io sempre più in alto.
Ho passato con lei delle ore di lavoro corporeo e di chiacchiere che hanno nutrito il mio silenzio, le mie pause, la mia fiducia nel corpo quando resiste e quando si abbandona. Mi fido, la seguo. Di fronte a noi una ringhiera, un camion delle pulizie, un albero. Lei accelera il passo dicendo:
-E’ aperto, vieni.
Il suo corpo di linee affusolate e compatte copre la mia visuale. Cammino ancora dietro di lei concentrata sul cielo, senza spostare la testa in basso. Lei si gira verso di me mentre io, nel guardarla intuisco un nuovo margine del canale, più precisamente un angolo dove il canale diviene la Seine. Fiume immenso, inebriante. Siamo di fronte ad una delle sue più grandi aperture. Sono sul bordo, nel limite; alla nostra destra si scorge la Tour Eiffel, alla sinistra la grande apertura verso il Pont d’Austerlitz, e di fronte… tutto è acqua! “Le grandi acque…” penso con il cuore che si dilata nella gioia dello spazio, senza vertigini! Poi mi disfo nelle sue parole:
-Ecco il mio regalo, e qui che volevo portarti. Volevo condividere questo mio segreto con te.
Piango di commozione. L’abbraccio, illuminata.
-Torniamo! Dice girandosi. Mi prende per mano e aggiunge:
-Dammi la mano… Tra poco dovrai attraversare un ponte.
Davanti a me un ponte di ferro piccolo e vertiginoso. Salgo e cammino, quando arrivo al centro -che coincide con la sua parte sopraelevata- lei dice:
-Girati verso la tua sinistra.
Mi giro. Segnala:
-Guarda in alto alla colonna. Vedi l’angelo?
Annuisco con la testa vuota ed il cuore pieno dell’allegria che un nuovo equilibrio mi regala. Vedo l’angelo sulla colonna di Place de la Bastille. Lei mi nutre ancora:
-L’angelo della libertà. Ecco tutto.
Camminiamo dall’altra parte del canale per far ritorno verso la sua bicicletta e verso la mia casa. In silenzio. A braccetto. Poi riesco a chiarire qualcosa sul mio stato:
-Non riesco a parlare. Ti scriverò. Scriverò di te, della tua visione del corpo, di quello che trasmetti.
-Io stavo soltanto pensando alla gioia e siccome hai detto che ami camminare… La vita è questo, tutto qua.
Ci salutiamo promettendoci un prossimo incontro, al mio ritorno. I suoi occhi sono davanti a me. Brillano ripulendo la strada. Parte. Parto. Necessito riguardarla, torno con lo sguardo verso di lei, vedo la sua schiena flessuosa sulla bicicletta mentre si perde nel traffico della Bastille. Cammino alleggerita e aperta, totale e condivisa. Un solo pensiero m’accompagna tutto il tempo, le parole della maestra che, decadi fa, ci insegnò il codice fisico per dialogare con ogni forma di resistenza. In continenti diversi, con lingue differenti, oggi ci ha fatto incontrare, mi ha curato una vecchia ferita; grazie al miracolo dell’incontro, all’intuizione di una sua sensibile allieva oggi maestra, grazie alla mia anima che mi sposta lì dove mi serve: “Eutonia in greco significa “tensione armonica”. Il termine indica la condizione di massimo equilibrio che un essere umano può raggiungere e nella quale deve vivere, in armonia con se stesso e con il proprio ambiente”. Gerda Alexander

Parigi-Roma, il viaggio è sempre un altro viaggio. 2011 – Maria A. Listur

With Eyes Shut

To Jesse Delage, master, guide, companion, nourishment

“The unique character of the personality and the relations with each of my apprentices taught me to revise constantly my observation and experiences, from always new points of view. Only in this way it has been possible to draw new paths of universal validity, that could lead the persons of our culture to a conscious auto realization”.
Gerda Alexander

-I want to give you a present. Follow me.
I start walking with her, she glides on the ground, she doesn’t walk. She flies. We crossed the Place de la Bastille. We went down to the channel, in front of the Jardin de l’Arsenal, from a small metallic door. We had the water a meter from us and below. I walk frightened. To forget the sense of pre vertigo, that some heights provoke me, I ask her of her relation with water, I tell her of my trauma as a child, when my brother almost drawn me in Mar de la Plata on the coast of Buenos Aires; I talk, ask, walk while the edge of the channel is getting narrower, until it becomes a footbridge of only fifty centimetres that make me want to cry; she passes ahead of me, saying:
-Come quick, you haven’t seen my present yet.
I follow her with a sense of big emptiness in my stomach, with the water more and more incumbent and me in a higher place.
I have spent with her some hours doing bodywork and chatting that have nourished my silence, my pauses, my trust in the body when it resists and when it lets go. I trust, I follow her. In front of us a handrail, a garbage truck, a tree. She accelerates her pace saying:
-It’s open, come on.
Her body of tapering and compact lines covers my visual. I keep walking behind her concentrated on the sky, without looking down. She turns around towards me while I, in looking at her can feel the new border of the channel, more precisely where the channel becomes the Seine. Exhilarating, enormous river. We are in front of one of its biggest openings. I am on the side, on the edge; to our right the Tour Eiffel is visible, to the left the big opening towards the Pont d’Austerlitz, and in front… everything is water! “The big waters…” I am thinking with the heart enlarging in the joy of the space, with no vertigo! Then I unfold in her words:
-Here is my present, it is here that I wanted to take you. I wanted to share this secret of mine with you.
I cry moved. I hug her, enlighten.
-Let’s go back! She says turning around. She takes me by the hand and adds:
-Give me your hand…shortly you will have to cross a bridge.
In front of me a small and vertiginous bridge. I climb and walk, when I reach the centre -that dovetails with its overhead part- she says:
-Turn on your left.
I turn. She shows me:
-Look at the top of that column. Do you see the angel?
I nod with my head empty and the heart full of happiness that my new balance is giving me. I see the angel on the column of Place de la Bastille. She nourishes me more:
-The angel of freedom. That’s all.
We walk on the other side of the channel to go back to her bicycle and to my house. In silence. Arm in arm. Then I can clarify something about my condition:
-I can’t talk. I will write to you. I will write about you, about your vision of the body, about what you convey.
-I was only thinking about joy and since you said that you love walking… life is this, that’s all.
We part promising each other a near encounter, when I will be back. Her eyes are in front of me. They shine cleaning the road. She goes. I go. I need to see her once more, I go back with my glance towards her, I see her lithe back on the bicycle while she disappears in the traffic of the Bastille. I walk lighten and open, whole and shared. One thought is with me the whole time, the words of the teacher who, decades ago, taught us the physical code to dialogue with each form of resistance. In different continents, with different languages, today it made us meet, it healed one old wound of mine; thanks to the miracle of the encounter, to the intuition of one of her sensible student today turned into a teacher, thanks to my soul that guides me where it is necessary for me: “Eutony in Greek means “harmonic tension”. The word indicates a condition of maximum balance that a human being can reach and in which he must live, in harmony with himself and with it’s own ambient”. Gerda Alexander

Paris-Rome, the trip is always another trip. 2011 – Maria A. Listur

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