Caldamente una notte / Warmly One Night

-Rimani? Chiese con tanta delicatezza e solitudine che l’amica non poté dire no. I bambini erano piccoli. Tre di numero ma, quasi sette in intensità. La madre era stanca. Il padre assente per lavoro. L’amica, una presenza sulla quale contare, un jolly: avvolte tata, talvolta marito, spesso cameriera, sempre amica.
Il bambino più grande lo si addormentò con una fiaba: facile.
Il bambino di mezzo con le ombre sulla parete: lento.
La bambina che ancora non camminava dormì tra loro.
Nella notte, l’amica sobbalzò dal letto grazie alla forza d’uno schiaffo che svegliò anche la bambina, inconsapevole della sua violenza. La madre per calmarla l’attaccò al seno. La bambina continuò a piangere. L’amica si alzò per prendere dell’acqua e per guardare la traccia del colpo infantile sulla guancia sinistra. Tornò in camera richiamata dal pianto disperato della bambina che prendeva il seno, lo mordicchiava, lo lasciava poi, piangeva ancora. Andò a controllare gli altri bambini. Dormivano beati. Si avvicinò al corpo della piccola appoggiando il suo petto sulla minuscola schiena sorretta dalla mano della madre che, invano la spingeva verso il seno. Le amiche si guardarono, sospirarono.
-Capisco la stanchezza di Carlo… Disse quella con il seno in offerta.
-Io capisco la tua… Rispose quella colpita. E aggiunse:
-Vuoi che la faccia passeggiare?
-Se la tolgo dalla camera non dorme fino a domani pomeriggio.
-Posso fare qualcosa.
-Sì, parliamo.
L’amica stava per raccontare della sua ultima avventura amorosa, sapendo di provocare tante risate, energia nuova per passare la notte quando fu interrotta dall’urlo straziante della “allattatrice”. Uno schizzo di sangue arrivo sul pigiama bianco, simultaneamente i denti della madre strapparono la maglietta della piccola mentre le mani la spingevano verso l’amica con delicatezza. La madre urlò nella notte. L’amica portò la bambina fuori dalla stanza senza pulirle la bocca piena di sangue della madre; cercò dei disinfettanti. Evitava di correre, cercava di mantenere la calma. Ritornò al letto, lavò l’amica, pulì la bambina, ora rideva, voleva giocare. Giocarono con la bambina. Si guardarono sorridendo. Tutte le parole caddero, s’inabissarono i giudizi, anche le impressioni crollarono.
La piccola si sdraiò stanca, la madre appoggiò sulla sua bocca la mammella sana, dopo pochi minuti la bimba si addormentò.
-Allora mi racconti? Chiese quella del petto ferito.
-Sei brava…
-Lo pensi veramente?
-Certo.
-Anche se strappo la maglietta di mia figlia per non morderla ogni volta che mi addenta i capezzoli?
-Certo… Ora so che la cosa più utile da regalarvi sono le magliette…
Soffocarono il riso nei cuscini. Si addormentarono con le braccia unite sopra la testa della bimba. L’amica si addormentò ricordando una frase di Agostino: “In nessun luogo c’è fine”.

Roma, piena e gravida di donne che allattano la tua luce. 2010 – Maria A. Listur

Warmly One Night

-Are you staying? She asked with such delicacy and loneliness that the friend couldn’t say no. The children were little. Three by numbers but seven by intensity. The mother was tired. The father was away for his job. The friend, a presence that could be counted on, a factotum: sometimes nanny, sometimes husband, often a waiter, always a friend.
The eldest son fell asleep with a fairy tale: easy
The middle son with the shadows on the wall: slow
The girl who couldn’t walk yet slept between the two.
In the night, the friend was given a start from the bed thanks to the strength of a blow that also woke the baby girl, unconscious of her violence. The mother in order to calm her down breastfed her. The baby girl kept crying. The friend got up to take some water and to look at the trace of the infantine strike on the left cheek. Went back to the room recalled by the desperate cry of the baby that was having the milk from the breast, she was biting it, leave it, then cried again. She went to check on the other kids. They were sleeping blissfully. She came close to the body of the child leaning her chest on the tiny back sustained by the hand of the mother, who in vain was pushing her towards the breast. The friends stared at each other, exhaled.
-I understand Carlo’s tiredness…Said the one who was offering the breast.
-I understand yours…Replied the stroke one. And added:
-Do you want me to take her for a walk?
-If I take her away from the room she won’t sleep until tomorrow afternoon.
-Can I help you in something?
-Yes, let’s talk.
Her friend was about to tell her about her last love adventure, knowing she could provoke a lot of laughs, new energy to pass the night when she was interrupted by an excruciating scream of the ‘breast feeder’. A squirt of blood reached her white pyjamas, simultaneously the teeth of the mother ripped the white shirt of the little girl while the hands pushed her towards the friend delicately. The mother screamed in the night. The friend brought the baby out of the room without cleaning the mouth full of the blood of the mother; She looked for some disinfectant. She was avoiding running, was trying to keep calm. She went back to the bed, cleaned her friend, cleaned the baby, now she was smiling, she wanted to play. They played with the baby. Look at each other smiling. All the words fell, judgements disappeared, also the impressions crumbled.
The little one lay tired, her mother laid on her mouth her healthy breast, after few minutes the child fell asleep.
-So are you going to tell me? Asked the one with the wounded breast.
-You are good…
-Do you really think?
-Sure.
-Even if I ripped my daughter’s shirt not to bite her every time she bites my nipples?
-Of course… now I know that the best thing to get you are white shirts…
They suffocated their laughs on the pillows. They fell asleep with their arms crossed over the head of the baby. The friend fell asleep remembering a phrase by Agostino:“In no place there is end”.

Rome, full and pregnant of women who breastfeed your light. 2011 – Maria A. Listur

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