“(…) Lei non è più grande di me, è soltanto più alto”/“(…) You are not bigger then me, you are just taller”

Napoleone

Lui è più alto di me. Riesco a vedere – dietro il mazzo di rose bianche rosee che porta tra le mani, e che non sa come darmi – il petto un po’ piegato verso lo sterno. Lo sento emozionato, per distrarlo gli racconto delle mie nuove case. Dice che m’immagina sempre lontano da lui perché “sei nel mio cuore”. Fa un gesto come a dire “Vai!” Lo conosco da quando parlava con gli angeli e raccontava di cose che tutti avevamo vissuto molto prima della sua nascita e che erano segrete anche a noi stessi. E’ il visionario della famiglia che Roma mi ha regalato. E’ una stella adolescente che ha mille anni.

Invece un’altra, alta quanto la metà di me, va lasciando – negli angoli della sua casa – offerte per qualcuno che può averne bisogno, spiega come chiedere agli angeli delle cose che “stanno nel cuoricino, non delle bambole o dei giochi… quelle del cuoricino!” ripete. Vede figure e ombre, ogni buco sul tetto la spaventa e percepisce i miei pensieri amorosi prima che io li possa esprimere. S’arrampica su di me dicendo: “Io ti amo Marialistur”, credendo che il mio nome e cognome siano una sola cosa. M’abbraccia e mi bacia facendomi tornare alla generosità dei baci che mia madre mi ha messo sulla pelle, creando un ponte tra quella donna che oltre l’oceano m’attende per salutare insieme la sua luminosa anzianità e questa “quasi figlia” che è una Pasqua di libertà. Lei è la mia metà, una femmina piccola, con i miei colori dentro, anche fuori.

Infine un’altro, alto un metro, dice che lo stanno mangiando i vermi e che oramai è morto. Rido mentre la madre di lui racconta con disperazione meno tanatica di quella di mia madre. Ricorda me quando da piccola mi sdraiavo per terra e speravo la morte, ero talmente irritante che mia madre urlava: “Magari ti prendesse di fronte un camion e ti facesse polpetta!”
Azzardo un commento per tranquillizzarla:
-Diciamo che qualcosa doveva ereditare dalla madrina…
-Proprio questo? Domanda ancora preoccupata la madre ed io mi accorgo che soltanto il riso la può salvare. Provo delle battute ma senza ottenere l’effetto desiderato. Provo a toccare una frase che mi ha devastato per tanti anni e che ora, grazie a lei e a suo figlio riesco a dire ridendo:
-Mia madre è arrivata a dirmi: “spero ti prenda un cancro e tu schiatti!”
Lei ora ride. Io mi salvo dal passato, e per la prima volta nella mia vita, comprendo la disperazione di mia madre, la paura dentro la rabbia e l’impotenza. L’abbraccio dentro. Scopro anche un gemello di morte che ha quaranta anni meno di me. Lui mi ha scelta per condividere la Pasqua. Io sono rimasta sorpresa della sua scelta. Poi mi sono chiesta se insieme avremo mai parlato della morte, se saremo morti e resuscitati. Questo pensiero mi ha portato verso un menù di Pasqua che mia madre considerava “salvifico”: “Vuoi risuscitare anche un morto? Fa il tuo riso latte o un flan di verdure… Per certe ricette, sei nata con le mani benedette!”. Quindi, ho deciso di cucinare tutti e due. Nel caso dovessimo morire oggi e non fossimo capaci di resuscitare, il nostro vivere farà scoppiare delle risate, tra i vermi.

Roma, fertile, morta, rinata, illuminata dagli esseri che portano ali negli occhi. 2011 – Maria A. Listur

“(…) You are not bigger then me, you are just taller”
Napoleon

He is taller then me. I can see – behind the bouquet of rosy white roses that he carries with his hands, and doesn’t know how to give it to me – his chest a little curved towards the sternum. I feel him moved, to distract him I tell about my new houses. He says that he images me always further from him because “you are in my heart”. He makes a gesture like saying “Go!” I know him since he talked to angels and used to tell us thinks that we all lived long before his birth and that were secret even to ourselves. He is the visionary of the family that Rome has given me. He is an adolescent star that is a thousand years old.

Another one instead, tall half of me, goes leaving – in the corners of her house – donations to somebody who might need it, she explains how to ask to angels things that “are in the little hearts, not of dolls or toys… those of the little heart!” she repeats. She sees silhouettes and shadows, every hole on the roof scares her and she perceives my loving thoughts before I can express them. She crawls on me saying: “I love you Marialistur”, thinking that my name and surname is just one thing. She hugs me and kisses me making me go back to the generosity of my mother’s kisses that she put on my skin, creating a bridge between that woman that on the other side of the ocean waits for me to greet her luminous seniority and this “almost daughter” that is an Easter of freedom. She is my half, a small female, with my colors inside, outside also.

And in the end another one, a meter tall, he says that the worms are eating him and that he is almost dead. I laugh while the mother of him tells me lesser mortal desperation than of my mother. She remembers me that when I was small I would lie on the floor and hoped to die, I was so irritating that my mother would yell: “I hope that you get hit by a track and turns you in to a meatloaf!
I hazard a comment to calm her:
-Let’s say that he had to get something from his godmother…
-Did it have to be this? The mother asked worried and I realize that only a laugh can save her. I try some jokes without getting the hoped reaction. I try to contact a sentence that has devastated me for many years and that now, thanks to her and her son I am able to say laughing:
-My mother has even told me: “I hope that you get a tumor and croak!
Now she is laughing. I am safe from my past, and for the first time in my life, I understand my mother’s desperation, the worry inside the rage and the impotence. I hug her inside.
I discover a twin brother of death who is forty years younger than me. He has chosen me to share the Eastern. I was surprised by his choice. Then I asked myself if I would ever talk about death, if we would have die and resuscitate. This thought brought me towards an Easter menu that my mother considered “rescuer”: “Do you want to resuscitate a dead? Prepare your rice milk or your vegetables flan… For some recipes, you where born with blessed hands!”. So I decided to cook them both. In case we would die today and won’t be able to resuscitate, our living will make the worms burst in to laugher.

Rome, fertile, dead, reborn, illuminated from the beings that carries wing in their eyes. 2011 – Maria A. Listur

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...