Protagonismo/Self-promotion

A Mimmo Liquori

Quasi mezzanotte. Arrivo a casa.
Salgo le scale cercando le chiavi che capricciosamente si sono innamorate del fondo della mia borsa. Le trovo.
Salgo l’ultimo piano di scale alzando la testa. Lo vedo piazzato sull’androne di casa mia.
Non saluta.
Sorrido.
Si sposta per lasciarmi passare.
Ha un’aria aristocratica e un po’ sprezzante.

Seconda sera.
Stessa scena.
Da aggiungere che è appoggiato sulla ringhiera che non chiudo mai.

Terza sera.
Non esco ma, verso mezzanotte, mi affaccio sull’androne per vederlo attendermi.
Arriva lento, silenzioso.
S’appoggia ancora alla ringhiera.
Chiudo la porta rassicurata.
Non riesco ad avvicinarmi.

La mattina seguente chiedo al mio vicino di casa:
-Conosci quello che si piazza tutte le sere sull’androne di casa mia?
-Certo. Si chiama Panda.
-Si è fissato con me.
-Non vorrei deluderti ma… la mia gatta è in calore…

Nella notte sogno una specie di Batman che è gatto invece che pipistrello.
Mi sveglio ridendo.
Mi riaddormento ricordando l’inizio d’una poesia:
“E’ ingiusto, cuore mio felino, che le nostre rispettive vite
salgano scale diverse.
Io in una delle stagioni della mia vita, pur breve,
ti avrò visto nascere, crescere, divenire maturo, invecchiare
e poi morire. Per te sarò esistito da sempre,
e per sempre esisterò e il nostro sarà un amore eterno.
(…)

Al mio gatto
Gabriele Policardo

Roma, che ospiti i miei sogni e le mie intenzioni. 2011 – Maria A. Listur

 

Self-promotion
To Mimmo Liquori

Almost midnight. I arrive at home.
I climb the stairs looking for the keys that fancifully have fallen in love for the bottom of my bag. I find them.
I climb the last floor rising up my head. I see him placed on the entrance of my house.
He doesn’t greet me
I smile.
He moves away to let me in.
He is a bit aristocratic and a bit overconfident.

Second night.
Same scene.
Have to add that he is leaning on the door that I never close.

Third night.
I don’t go out but, at midnight, I take a look at the entrance to see him waiting for me.
He arrives slowly, quietly.
He leans on the gate.
I close the door self-assured.
I can’t go closer.

The next day I ask to my house neighbor:
-Do you know that one who places himself every night to the entrance of my house?
-Of course. His name is Panda.
-He has a crush on me.
-I wouldn’t want to break your heart but… my cat is rutting…

In the night I dream a sort of Batman who is a cat more than bat.
I wake up laughing.
I fall asleep remembering the beginning of a poem:
“It is unfair, feline heart of mine, that our respective lives
climb on different scales.
Me in one of my seasons of my life, indeed short,
will see you born, raise, become more mature, get old
and then die. For you I will have always existed,
and forever will and ours will be eternal love.
(…)
To my cat
Gabriele Policardo

Rome, you who host my dreams and my intentions. 2011 – Maria A. Listur

Palabras

Parole

-Cosa ti succede? Hai litigato con Gabriella?
-Litigato? Ora non sono così erotica…

-Ti ho detto che ti amo!
-Ma… è una ridondanza!

-Se ti sono utile, puoi contare su di me.
-Sono uno strumentista non un attrezzista.

-Potresti fare un po’ di meno?
-In quale senso? Credevo di non muovermi…
-Con l’immaginazione.

-Potremo provare a passare un fine settimana insieme.
-Facciamo il giro dell’isolato, un giorno in cui siamo molto stanchi, mangiando un gelato e sotto il sole… vediamo cosa ci viene da dire, poi decidiamo per quarantotto ore insieme.

-Tu non puoi permetterti di urlare in questo modo, ma chi sei? Non sembri un essere umano!
– Sono un essere “fumano” anche io! Ho quattro anni! Sono grandeeeeeeeeeeeee!
-Io ne ho quarantasei, sono più grande di te, sono anche io un essere fumano, e non ti permetto che urli come se ti stessero dando delle sberle!
-Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh! Non voglio le perle!
-Le sberle!
-Ahhhhhhhhhhhhhh!
-Smettila! Guarda che se continui così sentirai come urlo anch’io!
Subitamente si tranquillizza e con aria provocatoria dice:
-Tu non urli! Tu non sai urlare! Tu sei mia zia.

-E la parola sesso?
-Nesso. Annesso. Esso.

“Indemoniati dalla parola,
anche se non esistono da molto tempo i demoni.
Condannati dalle parole,
anche se non esistono neanche giudici validi.
Maledetti dalla parola,
anche se sono cessati le congiure e gli stregoni.
Mutilati dalla parola,
anche se hanno perfezionato le protesi
e altri linguaggi sembrano attenderci.
Silenziati dalla parola,
che consuma le sue ultime braci
come in un patto indissolubile.

La parola è una freccia ardente
che portiamo trafitti,
però fuori c’è il freddo senza limiti.”

Roberto Juarroz

Roma, quando il sole bagna le torri, il vento fa cantare i cristalli. 2011 – Maria A. Listur

Palabras
Words

-What happened? Did you have a fight with Gabriella?
-Fight? I am not that heroic…

-I told you I love you!
-But… it is redundant!

-If I am useful, you can count on me.
-I am a instrumentalist not a gymnast.

-Can you do a little less?
-In what way? I thought I wasn’t moving…
-With your imagination.

-We could try to spend a weekend together.
-Lets go around the block, in a day in which we are tired very, eating an ice cream and under the sun…let’s see what we have to say, then we decide for forty-eight hours together.

-You can’t afford to scream this way, who are you? You don’t seem a human being!
– I am a “yuman” being too! I am four! I am biiiiiiiiiiig!
-I am forty-six, bigger than you, I am also a yuman being, and I do not allow you to scream as somebody was slapping you!
-Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh! I don’t want flapping!
-Slapping!
-Ahhhhhhhhhhhhhh!
-Stop it! If you keep screaming you’ll hear how I scream!
Suddenly he calms down and provokingly says:
-You don’t scream! You can’t scream! You are my aunt.

-And the word sex?
-Next. Pretext. Vex.

“Possessed by the word,
even if demons have not existed for so long.
Condemned by word,
even if good judges do not even exist.
Damned by word,
even if conspiracies and wizards have ceased.
Mutilated by word,
even if prosthetics have been improved
and other languages seems to be waiting for us.
Silenced by word,
that burn its last embers
as in a indissoluble pact.

The word is a burning arrow
that we carry pierced,
though outside there is a limitless coldness.”

Roberto Juarroz

Rome, when the sun lights the towers, the wind makes the crystals sing. 2011 – Maria A. Listur

Donne arco/String Women

A Laura P., quando suona.

“Quale è l’arte per eccellenza? Quale è l’arte primaria, prelinguistica? Quale è l’arte dove la superficie si strappa, sanguina e si attraversa come se i corpi individuali o le false pelli dei fantasmi collettivi non fossero che delle frontiere create dalle convenzioni?
E’ la musica.”
Pascal Quignard

Salgo sul treno attratta da un canto.
E’ la voce di un essere di appena sei mesi.
La madre la chiama Delphine.
Chiedo:
-Si esprime sempre così?
-Sì. Non piange, canta.

Arrivo nella città dei quartetti d’arco, scendo dal treno per incontrare una donna che conosco da sedici anni. E’ la nostra prima volta da ascoltatrici. La vedo da lontano alzare le mani, alzo le mie e corro ad abbracciare le sue lacrime di commozione. Mi aveva promesso una banda, nominandomi Sua Regina. Ho riso per il titolo che sento meritato, almeno per quanto riguarda quel regno che è parte della sua ricerca corporea. Rido abbracciandola. Lei dice:
-Ah che allegria, che allegria, ti volevo venire a prendere sul binario e ci sono riuscita!
Mentre lo dice al mio orecchio, stretta al mio petto, luminosa quanto sua figlia, penso lei non sappia che mentre mi parla, canta.

Mi alzo presto, desidero fare colazione. Il mio posto è nel tavolo delle persone sole. Leggo. La sedia accanto viene spostata da una mano sottile, ha la trasparenza del vetro.
-Bonjour.
-Bonjour.

Una donna elegante quanto una linea grigia su una tela bianca mi sorride, si illumina nella bocca da bambina, nelle rughe d’una pelle che racconta di soli senza crepuscoli, di perlomeno sette decadi di ascolto. Si presenta, mi presento. C’informiamo sul nostro percorso nella vita. Dopo uno spazio di silenzio lungo l’assaggio di una formidabile “Torta di riso”, chiede:
-Danza ancora?
-Sempre. E lei, pratica qualche sport?
-Sì, faccio paracadutismo.
Rido sorpresa. Siamo interrotte dalla proprietaria del luogo che si rallegra per il nostro incontro. Ci ripresenta e prima di lasciarci ancora alle nostre confidenze dice, riferendosi alla signora:
-Questa Signora è una mecenate.
Ci lasciamo unire dall’ascolto di otto esecuzioni per Quartetto d’Archi; anche dalle camminate nelle fresche serate emiliane; dai sorrisi a distanza durante le feste in onore ai musicisti, dall’ascolto d’irripetibili suoni capaci di avvicinare esistenze.
Rimango legata alla sua voce mentre dice:
-Ecco il mio Mozart!
Il capo indietro e l’aria che esce da quella gola che non ride, canta.

Roma, Villa Dominici, dove è più facile rintracciare l’assenza di tempo. 2011 – Maria A. Listur

 

String Women

To Laura P., when she resounds.

“Which is the art par excellence? Which is the primary art, pre linguistics? Which is the art where the surface gets torn out, bleeds and is passed through as the individual bodies or the fake skins of the collective ghosts wouldn’t be nothing but boundaries created by conventions?
It is music.”
Pascal Quignard

I get on a train attracted by a chant.
It is the voice of a being a few months old
The mother calls her Delphine
I ask:
-Does she always express herself like that?
-Yes. She doesn’t cry, she sings.

I arrive in the city of the string quartets, get off the train to meet a woman that I have known since sixteen years ago. It is our first time as listeners. I see from afar lifting up her hands, I lift mine and I run to hug her tears. She had promised a band, naming me Her Queen. I laughed for a title I feel deserved, at least for that reign that I part of her corporal research. I laugh embracing her. She says:
-I am so happy, so happy, I wanted to pick you up at the platform and I made it!
While she is saying this in my ear, close to my breast, luminous as her daughter, I think she doesn’t know that while she talks, she sings.

I wake up early, I want to have breakfast. My place is in the table of persons who are alone. I read. The chair next to me is moved by a slim hand, it has the transparency of a glass.
Bonjour.
Bonjour.
A woman elegant as a grey line on a white canvas smiles at me, lights herself up in her childlike mouth, in her wrinkles of a skin that tells about suns with no dusks, of at least seven decades of listening. She introduces herself, I introduce myself. We inform each other about our path in life. After a time long as the tasting of a fantastic “Rice cake”, she asks:
-Do you still dance?
-Always. And you, do you practice some sport?
-Yes, I do parachuting.
I laugh surprised. We are interrupted by the owner of the place for our meeting. She introduces us again and before leaving us to our intimacies she says, talking about the lady:
-This lady is a patron.
We let ourselves unite by eight performances for String Quartet; and also by strolls in the fresh Emilian nights; by the smiles by distance during the celebrations in honor to the musicians, by the listening of unrepeatable sounds capable of drawing closer existences.
I am attached to her voice while she says:
-That is my Mozart!
The head back and the air that is coming out from her throat that doesn’t laughs, sings.

Roma, Villa Dominici, where it is easier to trace the absence of time. 2011 – Maria A. Listur

Elogio all’appagamento/Eulogy to Fulfillment

A chi non dorme.

-… molto tardi per essere notte.
-… o presto per essere alba.
-In spagnolo si chiama “madrugada”.
-La nostra ora.
-La tua e la mia.
-Hai timore che la notte si trasformi in un bene in comune?
-No.
-Allora perché hai bisogno di chiarire?
-Perché qualche volta è stata preferita da te.
-E quando è che avresti preferito un’altra?
-Quando non era pianificata.
-Avremo dovuto chiarire il tuo gusto per i tempi rubati.
-Prediligo la sorpresa.
-Abbandoniamo ogni stabilità!
-Non dipendo dal principio di stabilità.
-Tu credi che non sia stabile lo stare insieme quando è comodo a te, sempre!
-Non è più facile dirmi che ti sei annoiato dei miei tempi?
-Mi sono annoiato di non avere altre possibilità che quelle che tu desideri!
-Cosa desideri?
-Decidere insieme.
-Non possiamo.
-Non possiamo! Che vuol dire?
-Non voglio decidere insieme a te.
-Perché?
-Perché tranne per quanto riguarda la condivisione sessuale simultanea, non saprei cosa condividere con un uomo.
-Che stai dicendo? Vuol dire che tu non hai desiderio di cenare con me o andare in vacanza o …
-Ora, in questo momento, no.
-E ti succede soltanto con gli uomini?
-Con gli uomini che non sono amici.
-Con tutti quelli che non passano per il tuo letto tu puoi fare tutto? E’ questo che devo comprendere?
-E quello che vuoi sapere… Non sento che ciò che dico si possa comprendere…
-E perché?
-Cosa?
-Perché il letto ti limita tutte le altre attività?
-Non mi limita. Mi sazia.

La luce entrò nella stanza insieme alle “Dissonanze” di W.A. Mozart. Un bacio prima della prima doccia del primo giorno, o del settimo anno, o chissà di quale tempo. Poi, una colazione lenta che non era l’ultima. Infine, un silenzio abitato dai disegni a forma di lettere di P. Quignard:
“Nei primi tempi dell’amore lo sguardo subisce delle vere allucinazioni del corpo di cui gli occhi esigono la presenza. Improvvisamente si corre, in vano, verso una forma che non è più quella.”

Reggio Emilia, suonano corde per le strade, portano sogni e mezze verità. 2011 – Maria A. Listur

 

Eulogy to fulfillment

To who doesn’t sleep.

-… very late to be night.
-… or early to be dawn.
-In Spanish it’s called “madrugada”.
-Our time.
Yours and Mine.
-Are you afraid of the night becoming a common good?
-No.
-Then why do you have to clear it up?
-Because sometimes it has been preferred by you.
-And when was it that you would have preferred another one?
-When it wasn’t planned.
-We should have cleared up your taste for stolen moments.
-I prefer the surprise.
-Let’s leave every stability!
-I don’t depend on the principle of stability.
-You think that it is not stable being together whenever is good for you, always!
-Wouldn’t be easier to say that you got bored of my times?
-I am bored from not having other chances than the ones you desire!
-What do you wish for?
-For deciding together.
-We can’t.
-We can’t! What does it mean?
-I don’t want to decide with you.
-Why?
-Because beside what regards the sexual simultaneous partaking, I wouldn’t know what to share with a man.
-What are you saying? You mean you don’t have the desire of dining with me or going on vacation or …
-Now, in this moment, no.
-And does this happen to you only with men?
-With men who are not friends.
-And with all those who don’t go through your bed you can do anything? Is this that I have to understand?
-It is what you want to know… I don’t feel that what I am saying can be understood…
-And why?
-What?
-Because the bed limits all the other activities?
-It doesn’t limit me. It fulfills me.

The light entered the room together with “Dissonance” by W.A. Mozart. A kiss before the first shower of the first day, or the seventh year, or who knows of when. Then, a slow breakfast which wasn’t the last one. In the end, a silent inhabited by drawings of forms of letters by P. Quignard:
“In the beginning of love the glance is subjected to real body hallucination of which the eyes demand the presence. Suddenly we run, in vain, towards a form which is not that one anymore.”

Reggio Emilia, chords are played in the street, they carry dreams and half-truths. 2011 – Maria A. Listur

A piombo/Straight down

“Ognuno di noi scriverà una storia di fantasmi”
Lord Byron

Prima donna del sorriso:

Attraversare la sua vita è un privilegio.
La guardo come si guarda un tesoro che sa del suo valore.
Pensa soltanto a quello che serve per lei e non guarda chi ha davanti. Non guarda nemmeno i bambini.
Dice spesso “Dio ti benedica” che, a volte, suona come un augurio profondo e altre volte come una liberazione del suo compito: “Tanto Dio si fa carico di te”.
Ha il corpo flessuoso d’una gatta e le rughe profonde d’una tartaruga.
Ha la risata sospesa nell’infanzia e la voce rotta da mille esistenze. Dice:
-Io me la sono spassata!
-E ora?
-Sono felice con meno.
-E come fai?
-Ho trovato Dio.
-Ti senti serena.
-No, però non m’importa. Sono.

Seconda donna che sorride:

-Ho il tumore.
-Non puoi usare la parola tumore per definire una rappresentazione del corpo, è troppo elementare!
-Carcinoma.
-Vuoi dirmi dove?
-E chi se ne frega dove!
-A me importa! Secondo il luogo dove si è sviluppato si può comprendere la sua origine.
-Io non voglio sapere niente! Per me è come fosse mio marito.
-Cosa vuoi dire?
-Un’essere che si nutre di me per produrre cose che sono d’una qualità più scadente di quella di cui sono fatta.
-Ah… Pensi di divorziare?
-Non si può divorziare da un morto.
-Dico dal marito interno.
-No, penso di accettare di essere il suo feretro.
-Secondo me hai un carcinoma per eccesso di acido verbale!
Ridiamo tutte due. L’abbraccio in un silenzio insopportabile. Lei cerca d’alleggerire, chiede:
-Dimmi una delle tue cattiverie, fammi ridere.
-Beh!!! Mi viene in mente mia madre quando dice “il miglior sposo è Dio”, e anche la Mata Hari.
-Beh, io non voglio auto santificarmi quindi dimmi cosa diceva Mata Hari.
“E se soccombo. Lo farò con un sorriso di profondo disprezzo. Rispettosamente.”

Roma, col vento tra le tegole, con l’aria tra le ninfee. 2011 – Maria A. Listur

 

Straight down

“Each one of us will write a ghost story”
Lord Byron

First lady of smile:

Going across her life is a privilege.
I look at her as a big treasure that is aware of its value.
She thinks only about what it is necessary for her and doesn’t see whom she has in front. She doesn’t even look at he kids.
She often says “God bless you” that, sometimes, sounds like a profound greeting and some other times like a liberation of her duty: “God will take care of you anyway”:
-I had fun!
-And now?
-I am happy with less.
-And how do you do it?
-I found God.
-You are more serene.
-No, but it doesn’t matter. I am.

The second smiling woman:

-I have a tumor.
-You can’t use the word tumor to define a representation of the body, it is too simple!
-Carcinoma.
-Do you want to tell me where?
-Who cares where!
-I do care! Depending on where it has developed its origin can be understood.
-I don’t want to know anything! To me is like it’s my husband.
-What do you mean?
-A being that feed itself of me to produce things which are of a poorer quality than the one I am made of.
-Ah… Are you divorcing?
-You can’t divorce from a dead.
-I am saying from the internal husband.
-No, I think I am going to accept to be his coffin.
-To me you have a carcinoma for excess of verbal acid!
We both laugh. I hug her in an unbearable silence. She tries to light it up, asks:
-Tell me one of your wickedness, make me laugh.
-Well!!! It comes to my mind when my mother says “the best groom is God”, and Mata Hari as well.
-Well, I don’t want to auto sanctify myself therefore tell me what Mata Hari says.
-“And if I succumb. I will do it with a smile of profound despite. Respectfully

Rome, with the wind between the tiles, with air between the nymphs. 2011 – Maria A. Listur

Cosmogonie/Cosmogonies

Una nube di particelle di metallo sta coprendo il cielo Argentino. Gli aerei non partono. Non si riesce ad andare via.

-E chi viene con me?
-Nessuno. Noi ti accompagneremo a prendere l’aereo e a Buenos Aires ti viene a prendere tuo zio.
-Posso da sola?
-Siamo i tuoi genitori e decidiamo noi come devi incominciare a viaggiare.
-Posso portare i vestiti per Pamela? (Bambola meccanica – tipo Barbie – che parlava quando la si tirava da un anello di plastica legato ad un filo nascosto nella schiena)
-Certo. La puoi anche tenere con te durante tutto il viaggio.
-Ed i colori?
-Troverai tutto da tua nonna.
-Hai paura papà?
-Di cosa?
-Di lasciarmi sola.
-No.
-E la mamma?
-Cosa?
-Ha paura?
-No! E’ contenta che tu vada.
-E se l’aereo cade?
-Non cadrà.
-Come fai a saperlo?
-Devi volare ancora. Non morirai a cinque anni…
-Io penso che sto per morire.
-Ah sì? Come mai? Hai idea cosa sia la morte?
-Sì, l’aereo cade come le mele del giardino e poi vengono le formiche a mangiarle e poi quello che resta si secca e sembra carta e poi nessuno si rende conto che è caduta un’altra mela e poi…
M’interruppe con un movimento: si mise davanti a me, s’appoggio sulle mie spalle e scese alla mia altezza per guardarmi agli occhi. Disse:
-Adesso basta! Non morirai e basta! Non sei una mela! Capito? Sei una bambina! Una bambina che può incominciare a viaggiare perché hai bisogno di imparare senza di noi! Hai paura Marilina?
-No papà. Ma non so perché ma… mi sento tanto una mela.

Ho preso uno dei due aerei che sono partiti da Buenos Aires tra due nuvole di ceneri che stanno bloccando il transito dei cieli. Mio figlio aveva pensato che la nostra terra d’origine non mi avrebbe lasciato partire. Invece, la signora Argentina mi ha sempre facilitato il volo. Non dormo mentre attraverso l’oceano, leggo e guardo dei film. Apro il mio attuale Pascal Quignard prima dell’arrivo, mi carezza dicendo: “Ci sono dei momenti dove noi siamo assorbiti. Allora il passato invisibile si richiude sopra di noi. La nostra esistenza viaggia. In questo caso, il tempo rallenta. Il luogo si ingrandisce e sbarca nel suo proprio spazio. Il luogo diviene un animale intenso.”

Volando il mondo. 2011 – Maria A. Listur

 

Cosmogonies

A cloud of metallic particles is covering the Argentinean sky. Airplanes are not departing. It is not possible to leave.

-And who is coming with me?
-Nobody. We are going to take you to catch the plane and at Buenos Aires your uncle is picking you up.
-Can I go alone?
-We are your parents and we decide how you will start travelling.
-Can I take Pamela’s dresses? (A mechanic doll – like Barbie – that talked if a plastic ring attached to a string hidden in the back was pulled)
-Of course. You can even keep it with you throughout the whole trip.
-And the colors?
-You will find everything at your grandmother’s.
-Are you scared daddy?
-Of what?
-Of leaving me alone.
-No.
-And mom?
-What?
-Is she afraid?
-No! She is happy that you are going.
-And if the airplane falls?
-It won’t.
-How do you know?
-You have to fly a lot yet. You won’t die at five…
-I think I am going to die.
-Oh really? How come? You have an idea of what is death?
-Yes, the airplane falls like the apples in the garden and then the ants come to eat them and what is left it dries and looks like paper and then nobody realizes that another apple has fallen and then…
He interrupted me with a movement: He placed himself in front of me, leaned on my shoulder and came down to my height to look me in the eyes. He said:
-Now stop it! You won’t die and that’s all! You are not an apple! Understand? You are girl! A girl that can start travelling because she needs to learn without us! Are you scared Marilina?
-No daddy. But I don’t know why… I feel a lot like an apple.

I have taken one of the two airplanes that have left from Buenos Aires between clouds of ashes that are blocking the transit of the sky. My son thought that our native grounds were not going to let me leave. Instead, the Argentinean lady has always facilitated my flight. I am not sleeping while going across the ocean, I read and watch movies. I open my actual Pascal Quignard before the arrival, he caresses me saying: “There are moments in which we are absorbed. In tis time the invisible past closes above us. Our existence travels. In this case, time slows down. The place widens and debarks in its own space. The place becomes an intense animal.”

Flying the world. 2011 – Maria A. Listur

Kei, il monaco/Kei, the monk

“Il monaco può nascondersi ma non può fuggire il tempio”
da Vie Secrète di Pascal Quignard

A mi amigo, mi compañero, mi director, Adrián Blanco.

-Shakespeare?
-Lo sto preparando con un’amica.
-Gogol?
-Dopo l’esperienza con i russi ho capito che ancora dovrei rileggerlo per molto tempo.
-Colette?
-Mmm… altro?
-Proponi tu.
-Improvvisiamo?
-Improvvisiamo.
-Dammi la premessa.
-Il ritorno.
-Da dove?
-Da quelli che siamo stati.
-Giovani?
-Un ragazzo ed una ragazza in ardore creativo.
-Allora non è un ritorno ma un arrivo.
-Dove?
-Al gusto.
-Di creare?
-No, di allenarsi per mantenersi agili.
-Non siamo degli atleti.
-Siamo degli atleti del gesto.
-Del buon gusto.
-Della flessibilità.
-Come incominceresti?
-Con un abbraccio. Tu?
-Con un silenzio lungo uno sguardo che cerca di svelarti.
-Guardami. Pregò lui con il petto allargato, con gli occhi pieni di lacrime giovani.
-Abbracciami. Chiese lei allungando le braccia in un sorriso che conteneva infiniti atterraggi.
Lucia Carli fecondò il pensiero del movimento: “Noi siamo fatti di elementi: terra, acqua, aria, fuoco, energia. Chiamo energia quel sottile vento che mette in relazione tutti gi elementi, quell’afflato che abbiamo dentro. Gli elementi non funzionano se non entrano in alchimia l’uno con l’altro. Questi ingredienti hanno creato il mondo, l’incontro dell’acqua con la luce è vita. Si è verificata un’alchemizzazione profonda negli elementi perché nascesse la vita.
L’intimità per me è tutte le volte rinnovare questo miracolo. Quando gli elementi entrano in relazione noi siamo i bambini divini che creano oltre il settimo giorno. Non più un Dio lontano, abbiamo una parte di sacro in noi, assolutamente misterioso, anche se sacro vuol dire recinto e profano: “pro fauno”, a favore del fauno, e quindi fuori del recinto”
.*
*dall’intervista di Nori Irto

Mendoza, ai piedi di “Los Andes”, fredda, secca, magnificamente verde. In rinascita. 2011 – Maria A. Listur

Kei, the monk
“The monk can hide but cannot escape from the temple”
from Vie Secrète by Pascal Quignard

To my friend, my mate, my director, Adrián Blanco.

-Shakespeare?
-I am preparing it with a girl friend.
-Gogol?
-After the experience with the Russian I understood that I have to read it again for long time.
-Colette?
-Mmmh… anything else?
-You tell me.
-Shall we improvise?
-Let’s improvise.
-Give me the preface.
-The return.
-From where?
-From what we were.
-Young?
-A boy and a girl in a creative passion.
-Then it’s not a return it’s an arrival.
-To where?
-To taste.
-Of creating?
-No, of training to remain agile.
-We are not athletes.
-We are athletes of the gesture.
-Of the good taste.
-Of the flexibility.
-How would you start?
-With an embrace. You?
-With a silence along with a glance that tries to unveil you.
-Look at me. He prayed with his chest wide open, with eyes full of young tears.
-Hold me. She asked stretching her arms in a smile that contained infinite landings.
Lucia Carli fecundated the thought of the movement: “We are made of elements: Earth, water, air, fire, energy. I call energy that thin wind that puts in relation all the elements, that afflatus that we have inside. The elements do not work if they don’t enter in alchemy one with the other. These ingredients have created the world, the encounter of water with light is life. It has verified the deep alchemization in the elements for life to be born.
Intimacy for me is every time to renovate this miracle. When the elements enter in connection we are the divine children who creates beyond the seventh day. No more a far away God, we have a part of the sacred in us, absolutely mysterious, even if sacred means enclosure and profane: “pro faun”, for the faun, and therefore outside the enclosure ”.*
*from an interview by Nori Irto

Mendoza, at the feet of “Los Andes”, cold, dry, magnificently green. In renaissance. 2011 – Maria A. Listur

“Evita le fioriture./”Avoid the flourish

Non temere di essere debole. Non ti vergognare di sentirti stanco. Hai una buona cera quando sei stanco. Sembra come se tu potessi continuare e continuare senza mai smettere. Adesso vieni tra le mie braccia. Sei l’immagine della mia bellezza”
Leonard Cohen

-Da quando?
-Da più o meno quattro anni…
-Stai bene?
-Sto divinamente! E’ una genia!
-Innamorato!
-Anche del suo sapere.
-State convivendo?
-Viviamo insieme, non conviviamo.
-Non mi hai detto quanti anni ha.
-Come me, cinquantotto.
-Ti sento tanto sereno.
-Mi ha dato “volo”… Ho ricominciato a studiare, a fare dei post grado.
-Ora cosa studi?
-Medicina integrata e visionaria e sto editando due libri.
Interrompe il cameriere. Chiedo:
-Cosa prendi?
Café con leche y dos mediaslunas. (Caffèlatte con due croissant)
-Tesoro, a quest’ora…
-Avremo fatto colazione insieme, ogni volta tu fossi venuta. Visto che non hai tempo per rimanere fino a domani… Ti sei dimenticata?
Una lacrima con dos mediaslunas para mi también.(Latte macchiato e due croissant anche per me)
-Mi fa sentire che quattro anni sono quattro giorni.

-Pronto
-Figlia di puttana che non sei altro, Listur di merda!
-Grazie!
-Dimmi perché non hai chiamato!
-Il mio ruolo sarebbe quello d’essere quella che chiama? Sempre?
-Certo! Te ne sei andata tu!
-Ah, bene a saperlo dopo venticinque anni d’amicizia!
-Stavi provando a vedere se resistevo senza sentirti eh?
-Resistevi.
-Beh! So che come sparisci, riappari… Dove stai?
-Nell’albergo di sempre.
-Arrivo!
Te quiero. (Ti voglio bene)
Te quiero.

Buenos Aires, la regina del Plata, argentina eloquente abbaiante. 2011 – Maria A. Listur

“Avoid the flourish.
Do not be afraid to be weak. Do not be ashamed to feel tired. You look good when you are tired. It seems like you could go on forever. Now come into my arms. You are the image of my beauty ”
Leonard Cohen

-Since when?
-Since four years more or less …
-Are you all right?
-I am fine! She is a genius!
-You are in love!
-Even of her knowledge.
-Are you living together?
-We live together we don’t cohabit.
-You haven’t told me how old she is.
-Like me, fifty-eight.
-I see you so serene.
-She gave me “flight”… I have started to study again, to do some post graduations.
-What are you studying now?
-Integrated and visionary medicine and I am editing two books.
The waiter interrupts. I ask:
-What do you want?
Café con leche y dos mediaslunas. (Caffelatte with two croissants)
-Honey, at this time…
-We would have had breakfast everytime you’d come. Since you have no time to satay until tomorrow… Have you forgotten?
Una lacrima con dos mediaslunas para mi también.(A Macchiato with two croissant for me too)
-You make me feel like four years are like four days.

-Hello.
-Son of a bitch, Listur you are an asshole!
-Thank you!
-Why haven’t you called!
-Is it my role to be the one who calls? Always?
-Of course! You are the one who left!
-Oh, nice knowing it after twenty-five years of friendship!
-You were trying to see if I could resist without getting in touch with you, uh?
-You were resisting.
-Well! I know that you disappear and appear… Where are you?
-In the usual hotel.
-I am coming!
Te quiero. (I love you)
Te quiero.

Buenos Aires, the queen of the Plata, argentine eloquent barking. 2011 – Maria A. Listur

“Voglio far miracoli”/“I want to make miracles”

Leonardo da Vinci

-L’ambasciata le manderà un responsabile per il suo menù.
-Non posso comunicarlo a Lei?
-Non sono al corrente delle proposte gastronomiche.
-So già cosa desidero mangiare.
-Ah… Allora… Mi dica.
-Necessito ogni giorno cinque litri d’acqua minerale della zona, tre tazze di riso semi integrale alle ore 9, alle ore 13 e alle ore 17, quest’ultima tazza accompagnata da una tazza di verdure di stagione, anche questa, s’è possibile, della zona; altrimenti soltanto il riso.
-Niente altro?
-Due mele.
-Desidera dirmi a che ora dobbiamo svegliarla?
-Mi sveglio da sola.
-L’autista a che ora deve passare?
-Vado a piedi.
-Nevica.
-Ho delle buone scarpe.
-E la giacca?
-Leggera.
-Si può raffreddare.
-E la sicurezza?
-Nessuno mi riconosce. Mai. Buon lavoro. Ci vediamo domani, due ore prima della presentazione.
-Questa sera è stato organizzato, per Lei, un ricevimento…
-Avrebbero dovuto farle sapere che non partecipo ai ricevimenti che ospitano più di tre persone, me inclusa.
-Questo sarebbe il comunicato?
-Dica quello che Lei desidera. Sarò d’accordo, tranne che per una bugia.
-Dirò quello che Lei ha detto.
-Grazie, buon pomeriggio.
-Non ha bisogno di me? Credevo dovessimo lavorare.
-Stiamo lavorando.
-Io non avrei niente da fare se non sto con Lei.
-Lavori sul riposo.
-Sono abituato ad altri ritmi.
-Li modifichi.
-Come?
-Faccia quello che di costruttivo non ha mai fatto.
-E se lei dovesse avere bisogno di me?
-Non accadrà. A domani.
-A domani.

Mentre si chiudevano le porte dietro l’assistente, un sorriso si disegnava sul volto imponente e bianco ricordando le parole di Michael J. Gelb:

“Penso continuamente a quelli che furono veramente grandi.
Che, dal grembo materno, ricordavano la storia dell’anima
per i corridoi di luce dove le ore sono soli,
senza fine e melodiosi. Che la bella ambizione
avevano di far parlare le loro labbra, ancora impresse
dal fuoco, dello Spirito, vestiti da capo a piedi di canto.
E che accumularono dai rami di primavera
i desideri che cadevano attraverso i loro corpi come fiori.”

Roma, festeggiata ed infuocata. 2011 – Maria A. Listur

“I want to make miracles”
Leonardo da Vinci

-The embassy will send its person in charge for your menu
-Can’t I tell it to you?
-I am not aware of the gastronomical proposal.
-I know what I would like to eat.
-Ah… Then… Tell me.
-I need everyday five liters of mineral local water, three cups of rice light brown rice at 9 o’clock, at 1 o’clock at 5 o’clock, this last cup served with a cup of season’s vegetables, and this also, if it is possible local; otherwise only rice.
-Nothing else?
-Two apples.
-Would you like to tell at what time we have to wake you up?
-I wake alone.
-At what should the driver pick you up?
-I walk.
-It’s snowing.
-I have some good shoes.
-And the jacket?
-Light.
-You could catch a cold.
-And security wise?
-No one recognizes me. Ever. Good job. I will see you tomorrow, two hours before the presentation.
-Tonight it has been arranged, for you, a reception…
-They should have told you that I don’t attend receptions that host more than three persons, myself included.
-That is the release?
-Say what you will. I will agree, but not for a lie.
-I will say what you have said.
-Thank you, good afternoon.
-Don’t you need me? I thought we had to work.
-We are working.
-I have nothing to do if I am not with you.
-Work on resting.
-I am used to other rhythms.
-Change them.
-How?
-Do something constructive that you have never done.
-And if you should be in need of me?
-It won’t happen. See you tomorrow.
-See you tomorrow.

While the door were closing behind the assistant, a smile drew on the imposing and white face remembering the words of Michael J. Gelb:

“I think constantly to those who were really great.
Whom, from the mother’s womb, remembered the story of the soul
through the corridors of light where the hours are alone,
endless and melodious. What a beautiful ambition
they had to make their lips talk, yet burnt in
by the fire, of the Soul, dressed from head to toes by chant.
And that accumulated from the limbs of spring
the desires that fell off through their bodies like flowers.”

Rome, celebrated and burned. 2011 – Maria A. Listur