Angelo e Demone/Angel and Demon

“Alla” Gianna.
A quelle donne che mi hanno costretto ad interrogarmi…
quasi tutte quelle che ho incontrato…
tutte.

-Il letto lo fai di cipollotto e chiodi di garofano.
-Troppo forte non credi?
-Aspetta le lenzuola…
-Attendo.
-Foglie di bietola passate per l’acqua bollente.
-Quindi quasi dure… devono essere turgide?
-Certamente. Devono contenere il buio.
-Buio?
-Riso nero bollito. Ecco l’anima del talamo…
-Tutto mescolato?
-Ma no! Il riso si avvolge con le lenzuola di bietola e si bagna con la crema di cipollotto e garofano, per insaporire l’oscurità!
-Un riso demoniaco.
-E figurati che non dai a me il peso dell’ombra… E tu, cosa hai “spignattato” oggi?
-Il mio è angelico!
-Ecco! Sicuramente e noiosamente bianco!
-Bianco, nano, e con i piselli.
-Beh, allora, perlomeno a livello linguistico promette, anche se mi sembra molto comune.
-Letto fatto di brodo di zucchine e carote. Lenzuola di burro e panna. Cuscini di piselli, infine riso bianco nano cotto nel vapore di tanto profumo. Abbastanza angelico?
-Mancano le ali…
-Servito su una foglia di lattuga iceberg croccante sotto pioggia di pepe rosso e giallo, per mantenere la luce.
-Quando vengo a trovarti me lo devi fare.
-Anche il tuo. Quale tipo di riso nero ti compro?
-Nessuno, porto io il mio fagottino del diavolo!
-Buonanotte amica.
-Buonanotte amore.

Il crepuscolo di casa non ignora l’ombra. Il colore arancione che dalla finestra invade il pavimento fa aderire al terreno come il serpente. Associo, ricordo:
“Dicono che il serpente è l’anima del diavolo” replicò Kantu.
“E’ ciò che sostengono i religiosi maschilisti perché sanno che, se davvero noi siamo come i serpenti, allora siamo più potenti e più temibili di loro. Sono anche convinti che, non appena la donna si avvicina al serpente, si trasforma in strega. Ma, che la donna ci si avvicini o meno, se è davvero consapevole di ciò di cui è dotata e riesce a proiettarlo verso l’esterno, allora possiede forza e potere. La donna assomiglia molto al serpente perché quando lei vuole, lei può. Quando un serpente vuole attraversare un fiume, per quanto profondo esso sia, si immerge nell’acqua, consapevole che ce la farà.” ”

Nonna Maria, “La Profezia della Curandera”. H. H. Mamani

Roma, femmina di voluttà. 2011 – Maria A. Listur

 

Angel and Demon

“To the” Gianna.
To all those women who have forced me to interrogate myself…
almost all that I have met…
all of them.

-You make a bed of onions and cloves.
-Too strong don’t you think?
-Wait for the sheets…
-I am waiting.
-Swiss chard leaves passed into boiling water.
-Therefore almost hard… do they have to be turgid?
-Of course. They have to enclose the darkness.
-Darkness?
-Boiled black rice. That is the soul of the nuptial bed…
-All mixed?
-No way! Rice is wrapped by the Swiss chard and wetted with the onion and clovers cream, to flavor the obscurity!
-A demonic rice.
-There you go giving me the weight of darkness… And you, what have you “arranged” today?
-Mine is angelic!
-There you go! Surely and annoyingly white!
-White, small, and with green peas.
-Well, then, at least linguistically speaking seems promising, even if it sounds so common.
-The bed is made of a soup of zucchinis and carrots. Sheets of butter and cream. Pillows of green peas, finally white small rice cooked with the steam of so much perfume. Angelic enough?
-The wings are missing…
-Served over a leaf of crispy iceberg lettuce under a rain of red and yellow pepper, to preserve the light.
-When I come visit you have to make it for me.
-I want yours too. What kind of black rice do I need to get you?
-Nothing, I will bring my little demon wrap!
-Goodnight friend.
-Goodnight love.

The twilight of the house doesn’t ignore the shadow. The orange color that from the window invades the floor makes it stick like a snake. I relate, remember:
“They say that the snake is the devil’s soul” Kantu replied.
“It is what the religious chauvinists say because they know that, if we really are like snakes, then we are more powerful and dreadful than them. They also believe that, as soon as a woman approaches a snake, she transforms into a witch. But, whether a woman approaches it or not, if she really is aware of what she is provided and is able to project it towards outside, than she posses strength and power. The woman looks a lot like the snake because when she wants it, she can. When a snake wants to cross a river, no matter how deep it is, it dives in the water, conscious that it will succeed” ”

Granny Maria, “The Prophecies of the Curandera”. H. H. Mamani.

Rome, female of voluptuousness. 2011 – Maria A. Listur

Con gentilezza, per favore./Please, be gentle.

“La perfetta Gentildonna bellissima è talmente bella che, per rendere perfetta la perfezione, deve comportarsi come uno scrittore vero di fronte a una pagina scritta troppo bene: la deve rovinare un po’, ne deve sciupare alcune forme, darle il senso di una profondità più sofferta che la faccia uscire dalle panie del bello scrivere. Eccola, dunque, questa strepitosa bellezza, capace di sciuparsi, di andare in giro spettinata, di avere il rossetto un po’ sbavato, la ciglia sbaffata ad arte col rimmel e la testa così ben avvitata sulle spalle da sembrare altrove.”
Aldo Busi, Manuale della perfetta Gentildonna

-E vecchia!
-Vissuta.
-Di colpo è piena di problemi…
-Ha bisogno di un po’ di cure…
-Chiamale cure… si dovrebbe rifare da capo!
-Puzza… lo vuoi capire che puzza!
-Le proprie abitudini igieniche sono, appunto, proprie…
-Qui non si tratta di abitudini ma di minima, e dico minima, cura!
-Proponi qualcosa! Il tuo aspetto critico mi sta sembrando distruttivo…
-Leviamo la porta, facciamo pulire le pareti e invece di una cantina avremo un loft!

-Ti rendi conto che sembra stuccata male?
-Stuccata?
-Ha buchi da tutte le parti!
-Io non vedo buchi, vedo depressioni superficiali
-No no e no! Non può essere che trovi metafore anche per definire lo sconquasso!
-Il buco è un’altra cosa! Dai, non esagerare… è in piedi! Mi sembra linda, curata…
-Sì, sembra curata ma… io la trovo scadente.
-Scadente? Esageri… ora esageri!
Di qualità inferiore, ti piace di più come espressione?
-No! Credo che il tuo sguardo sia molto crudele…
-Crudele… crudele… tutto questo pathos perché non mi piace la cellulite…

-Questioni di gusto.
-Quale gusto… c’è qualcosa che non va…
-Si riposa?
-Ma quale riposo… è un tipo pigro… malinconico.
-Malinconico?
-Sì, tende a deprimersi anche quando mi alzo.
-Oh mio Dio… allora è veramente grave! Come ti posso aiutare?
-Trovami un veterinario molto bravo! Uno che conosca la psicologia dei Carlini!

Il silenzio riporta voci, anche anonime…:
“L’oca è l’animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne.”

Roma che ascolti. Cosa ascolti? 2011 – Maria A. Listur

 

Please, be gentle.

The beautiful perfect gentlewoman is so beautiful that, to make perfect the perfection, has to behave as a real writer in front of a too well written page: he has to ruined it a little, he has to spoil some shapes, give it a sense of a more suffered profoundness, that shows it coming out from the suffering of the well writing. Therefore, here it comes, this tremendous beauty, capable of ruining itself, of going around uncombed, of having the lipstick a little bit smudged, the eyelid artistically smeared with eyeliner and the head so well screwed on to seem elsewhere. ”
Aldo Busi, Manual of the Perfect Gentlewoman

-It’s old!
-Well lived.
-All of a sudden it’s full of problems…
-It needs some care…
-Call it cares… It should be redone completely!
-It smells… do you understand!
-Personal hygienic habits are, as a fact, personal…
-We are not talking about habits but of minimum, and I am saying minimum, care!
-Well propose something! Your critical aspect seems to me to be destructive…
-Let’s throw the door away, let’s have the walls cleaned up and instead of a basement we will have a loft!

-Do you realize that it seems to be coated badly?
-Coated?
-There are holes everywhere!
-I don’t see holes, I see superficial depressions
-No no and no! It can’t be that you see metaphors even to define disaster!
-The hole is another thing! Come on, don’t exaggerate…it’s standing up! To me seems to be clean, cured…
-Yes, seems to be cared but… I find it cheap..
-Cheap? You exaggerate… now you are exaggerating!
Of inferior quality, Do you like this expression more?
-No! I think that your view is very cruel…
-Cruel… cruel… all this pathos cause I don’t like cellulitis…

-A matter of taste.
-What taste… there is something that is not working here…
-Is it resting?
-What rest… it’s a lazy type… melancholic.
– Melancholic?
-Yes, It tends to depress when I wake.
-Oh My God… Then it is very serious! How can I help you?
-Find me a good veterinarian! One of knows the psychology of the Pugs!

Silence brings back voices, even anonymous…:
“The goose is thought to be the symbol of stupidity, because of the foolishness that men have been writing with its feathers.”

Rome that listens. What are you listening to? 2011 – Maria A. Listur

Accostarsi alla notte/Moving Closer to the Night

“La Figura: immagine che espone una mancanza, al crocevia tra memoria e desiderio.”
Ruggero Savinio

Verso il crepuscolo o prima di mezzanotte oppure all’alba, vado in giardino a sentire il profumo delle zagare e quello delle rose tea. Mi sembra l’orario in cui i profumi sono più intensi. Quando scendo di notte, dopo un po’ il mio arrivo, si accende una luce ambrata da una finestra ovale, in alto. Dopo qualche minuto, scende una delle proprietarie della villa. Cammina nella penombra, lentamente, verso di me. Il suo passo ha la memoria di perlomeno tre secoli. Porta una sigaretta in mano. Anche se la grandezza del rigoglio è avvincente, anche se si vede poco, lei scorge una foglia secca sull’erba umida, la raccoglie, la mette nella sua scollatura. Mi sorride da lontano, s’avvicina ancora; lei incomincia un dialogo che si apre sempre nello stesso modo:
-Buonanotte.
-Buonanotte.
-Tutto bene?
-Tutto bene.
-Non ti stavo spiando… Non dormo.
-Se mi stavi spiando, ti ringrazio.
-Non ti ho riconosciuta con i capelli raccolti… Sono scesa perché non sapevo chi…
Interrompo:
-Ti ringrazio. Mi sento protetta se so che in quest’immensità di casa non sono sola.
-Ti fa paura la villa. Hai timore dei ladri?
-Mi fa piacere condividere qualcosa che risulta difficile sostenere da soli…
-Mi parli come se la casa fosse un essere.
-Per me lo è.
-Maschio o femmina? Dice sorridendo sorniona.
-Un essere completo.
-Un androgino.
-Un essere.
-E ti fa felice questo essere?
-Non è il suo compito.
-E quale sarebbe il suo compito?
-Parliamo meglio di quale sia il mio rispetto alla casa…
-Allora quale?
-Ancora non ho scoperto – totalmente – il mio, intuisco il tuo.
-Dimmi la tua intuizione.
-Ti occupi di uno dei polmoni.
-Polmoni?
-… sei tu quella che cura la parte nord del giardino… Uno dei polmoni.
-Bel compito per una fumatrice… Risponde ridendo.
-Immensa sicurezza per me. Buonanotte…
Rispondo alzandomi dalla panca di marmo che fu costruita prima ancora che le macchine potessero, col loro suono, attraversare gli archi della nostra casa.
-Buonanotte a te. Mi augura espirando con gusto il fummo della sigaretta.
Mentre salgo le scale verso la mia notte ricordo alcune parole di Paul Klee durante la conferenza di Jena del 1924: “… allora quelle stranezze divengono realtà – realtà dell’arte che rendono l’esistenza un po’ più ampia di quanto comunemente non appaia: ché esse non riproducono soltanto, con maggiore o minore vivacità, ciò che si è visto, ma rendono percepibili occulte visioni.”

Roma, da rileggere sotto ogni rappresentazione semplice. 2011 – Maria A. Listur

 

Moving Closer to the Night

“The Figure: image that exposes an absence, at the crossroad between memory and desire.”
Ruggero Savinio

Towards twilight or before midnight or at dawn, I go the garden to smell the scent of the orange blossoms and of the Tea rose. It seems to me the time in which scents are more intense. When I go down at night, after a while since my arrival, an amber colored light from an oval window is turned on, up above. After few minutes, one of the owners of the villa comes down. She walks in the semidarkness, slowly, towards me. Her step has the memory of three centuries at least. She has a cigarette in her hand. Even if the full bloom is engrossing, even if it is hard to see, she sees a dried leaf on the wet grass, lifts it up, put it in her décolleté. She smiles from far, comes closer some more; she starts a dialogue that always begins in the same way:
-Good night.
-Good night.
-Everything good?
-Everything good.
-I wasn’t spying on you… I can’t sleep.
-If you were spying on me I thank you.
-I didn’t recognize you with the hairs gathered up… I come down because I didn’t know who…
I interrupt:
-I thank you. I feel protected if I know that I am not alone in this immensity of a house.
-Are you afraid of the villa. Do you fear the thieves?
-I like to share something that is difficult to bear alone…
-You are talking like if the house was a being.
-It is for me.
-Male or female? She asks crafty.
-A complete being.
-An androgynous.
-A being.
-And does this being make you happy?
-It’s not its duty.
-And which would its duty be?
-We better talk about mine towards the house…
-Well which?
-I haven’t find out – totally – mine, I understand yours.
-Tell me your intuition.
-You take care of one of the lungs.
-Lungs?
-… you are the one who takes care of the north part of the garden… One of the lungs.
-Nice duty for a smoker… She replies laughing.
-Immense security for me. Good night…
I answer rising up from the stool of marble that was built before the cars could, with their sound, come across the arches of our house.
-Good night to you she greets me while exhaling the smoke of the cigarette.
While climbing up the stairs towards my night I remember some words by Paul Klee during the conference in Jena in 1924: “… then those strange things become reality – reality of the art that makes the existence a bit more broader than it commonly appears: ‘cause they not only recreate, with greater or lower vivacity, what has been seen, but make perceivable secret visions.”

Rome, that has to be reread under each representation. 2011 – Maria A. Listur

“Il verbo, angelo del movimento…”/“The verb, angel of the movement…”

Baudelaire

-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Difficile dormire accompagnati.
-Per te…
-Non mi dire che per te è cosa facile.
-Dipende dalla persona con la quale dormo.




-Colazione?
-Acqua.
-Poi colazione…
-Poi casa.




-Devi scrivere?
-Sì ma non soltanto.
-Potresti scrivere i silenzi?
-Ci proverò.
-Gassata o naturale.
-Gassata.

Quando provò a scrivere i silenzi senza descriverli, tornò al silenzio più profondo che la poesia, da lei conosciuta, le avesse mai regalato:

ETERNITA’

“Parole appuntite nel blu del vento
E lo sciame che brilla e che non canta
LA NOTTE NELLA TUA GOLA
Chissà Dio si muore
Tra cuscini bianchi
Sotto l’acqua sfruttata delle tue palpebre
E l’aria triangolare
per appendere stelle
E sopra la verdura nativa di quel mare
Andare cercando le tue tracce
Senza guardare indietro”

Vicente Huidobro

Roma, tace. Il cuore palpita d’arrivo. 2011 – Maria A. Listur

 

“The verb, angel of the movement…”
Baudelaire

-Good morning.
-Good morning.
-It is hard to sleep accompanied.
-For you…
-Don’t tell me it is easy for you.
-It depends on the person I sleep with.




-Breakfast?
-Water.
-Then breakfast…
-Then home.




-Do you have to write?
-Yes, but not only that.
-Could you write about silences?
-I’ll try.
-With gas or natural.
-With gas.

When she tried to write about silences without describing them, she went back to the profoundest silence that poetry, she knew, had ever given her as a present:

ETERNITY

“Words sharpened in the blue of the wind
And the swarm that shines and doesn’t sing
THE NIGHT IN YOUR THROAT
God knows if we die
among white pillows
beneath the used water of your eyelids
and the triangular air
to hang the stars
And over the native green of that sea
Go and look for your traces
Without ever looking back”

Vicente Huidobro

Rome, quiet. The heat is beating of arrival. 2011 – Maria A. Listur

“Miei segni particolari: incanto e disperazione”/“My distinguishing marks: enchant and despair”

da “Il Cielo” di Wislawa Szymborska

E’ talmente distinta che non la s’immagina, come dopo la si vede, simpatica e buffa, insieme ad una bambina con la quale chiacchiera nel parco. Corro vicino a loro ed ogni tanto – quando loro non possono accorgersene – le osservo con attenzione. Osservo la luce sul cappello della donna, mi piace. Osservo come parla e muove le mani appena dorate dal sole, mi commuovono. Osservo l’attenzione della piccola che non riesce a togliere lo sguardo dagli occhi della donna, mi sorprendo. Sulla stessa panchina dove lei ha incominciato a raccontare alla sua piccola qualcosa che le fa ridere entrambi, arriva un uomo, anche lui di quella maturità che migliora le persone, raffinato e con un bimbo attratto dalla panchina o dalla donna del cappello oppure dalla bambina. Conversano. Decido di sdraiarmi sull’erba, vicino a loro, faccio allungamenti per giustificare la mia curiosità. Ascolto.
-Le dispiace se fumo?
-No, senza meno.
-Piccolina, e tu sei d’accordo con la tua mamma?
La bambina fa sì con la testa e poi guarda la donna con uno sguardo da innamorato. Mentre l’uomo accende la sua sigaretta deliziato, la donna dice:
-Sono la nonna.

Molte persone che frequentavano la mia famiglia dicevano che mio padre sembrava mio nonno. Lo dicevano apertamente. Anche i bambini a scuola. Molto sinceri nelle loro impressioni. Mio padre non diceva mai niente. Non rispondeva. Sorrideva. Peggio era quando si accorgevano che avevo un fratello e più piccolo di tre anni. Spesso scuotevano la testa eloquente, più di qualsiasi parola.
Una volta, soltanto, ascoltai mio padre commentare, senza intenzioni di rispondere:
-Capisco che la sorprenda… sì è mia figlia… avrei voluta averla da sempre, anche quando ero piccolo e scappavo da casa, avrei voluto che fosse la mia amica ma, la vita ha voluto farmela arrivare soltanto ora, così tardi… non c’è tempo per rimpianti.

Rimango ferma a toccare i piedi con le mani. Sospesa nel silenzio dell’uomo che non riesce a vedere una nonna in quella donna. Dopo un po’ dice:
-Spero lo prenda come un complimento?
-E perché dovrebbe esserlo?
-Perché sembra molto giovane…
-Lei mi trova giovane e… io non trovo giovane lei che sicuramente è un mio coetaneo… quindi…
-Sì, sono proprio il padre.
-Felice?
-Confuso. E lei?
-Felice.
-Ed il nonno? Felice?
-Non lo so. Non lo frequento. E la mamma?
-Impegnata tra casa e lavoro. Io sono in pensione…
-Felice?
-Le ho detto confuso…
-Mi riferivo alla madre.
-Ah, scusi… impegnata, indaffarata…
I bambini giocano vicino a me, sull’erba. La donna/nonna dice:
-M. facciamo merenda tutti insieme? E poi a lui:
-Se vuole andare al bar a prendersi un caffè, a fumarsi una sigaretta in giro, da solo, vada… guardo io i bambini… Si riposi, vada…
L’uomo guarda la donna con l’intensità che poco prima ha invaso la nipote, poi avverte il figlio che sta andando a prendere le sigarette, il bambino è preso dal gioco, non risponde nemmeno.
La donna prende delle piccole scatole con dentro della frutta tagliata e delle bottigliette di vetro colorate con del succo. Tutto mi risulta curato, unico. Si alza e s’avvicina ai bambini, scalza sul prato, vestita di lino, leggera e leggiadra, serve i bambini. Mi guarda. Dice:
-Buona sera, stiamo interrompendo i suoi esercizi…
-No signora, per niente. E’ un piacere vederla.
-Thomas Jefferson diceva che “Il più grande servizio che si possa rendere a un Paese è aggiungere alla sua cultura una pianta utile.”

I giardini di Mercedes, Roma. 2011 – Maria A. Listur

 

“My distinguishing marks: enchant and despair”
from “The Sky” by Wislawa Szymborska

She is so refined that she can’t be imagined, as she is seen, nice and funny, together with a girl with whom she is chatting in the park. I jog near them and every now and then – when they can’t notice – I look at them attentively. I observe the light on the hat of the woman, I like it. I like how she talks and moves the hand slightly tanned by the sun, they move me. I observe the attention of the small girl who cannot take her eyes off the eyes of woman, I am surprised. On the same bench where she has started to tell to her little girl something that is making both laugh, a man arrives, he also with that maturity that improves people, refined and with a boy attracted by the bench or by the woman of the hat or by the girl. They talk. I decide to lay on the grass, next to them, I am stretching to justify my curiosity. I listen.
-Do you mind if I smoke?
-No, not at all.
-Hey little one, do you agree with your mom?
The girl nods with her head and then looks at the woman with a lover’s glance. While the man lights his cigarette delighted, the woman says:
-I am the grandmother.

Many persons who used to be around my family used to say that my father seemed my grandfather. They’d say it directly. Even the kids at school. Very sincere in their impressions. My father would never say anything. Wouldn’t answer. He smiled. It was worse when they knew that I had a brother three years younger. Often they moved their heads eloquently, more than any word.
Once, only, I heard my father saying, with no intention of answering:
-I understand you get surprise… yes she is my daughter… I always would have wanted to have her, life has sent her to me only now, so late… there is no time to regret.

I keep on touching my feet with my hands. Suspended in silence of the man who cannot see a grand mother in that woman. After a while he says:
-I hope you take it as a compliment?
-Why should that be?
-Because you look so young…
-You find me young and… I don’t find you young since you are probably my same age…
so…
-Yes I am the father.
-Happy?
-Confused. And you?
-Happy.
-And the grandfather? Happy?
-I don’t know. I don’t see him. And the mother?
-Busy with the house and the job. I am retired…
-Happy?
-I told you I am confused…
-I was referring to the mother.
-Oh, sorry… busy, hectic…
The kids are playing next to me, on the grass. The woman/grandmother says:
-M. shall we have a snack all together? And then to him:
-If you want to go to the bar and get a coffee, to smoke a cigarette around, alone, you may…
I’ll watch after the kids… Relax a little, go…
The man looks at the woman with the intensity that just a while before had invaded the nephew, then tells his son he is going to get some cigarettes, the kid is into the game, doesn’t even answer.
The woman takes some small boxes with some already cut fruits inside and some bottles of colored glass with juice inside. To me everything is so well groomed, unique. She stands up and comes closer to the kids, bared footed on the grass, dressed with linen, light and airy, she serves the kids. Looks at me. Says:
-Good evening, we are interrupting your exercises…
-No madam, at all. It’s a pleasure to watch you.
-Thomas Jefferson used to say that: “The biggest service that can be given to a Country is to add to its culture a useful plant.”

The gardens of Mercedes, Rome. 2011 – Maria A. Listur

“La cosa è più facile a farsi che a vedersi”/“It’s easier done than seen”

Vadim Zeland

-E adesso risulta che non è sufficiente quello che hai realizzato!
-Ho detto che sono annoiata. Sì, non è sufficiente.
-Impara a desiderare quello che hai piuttosto che volere altro!
-Se la pensavo così a vent’anni sarei rimasta a fare un sacco di cose che mi annoiavano.
-Ma… non hai più vent’anni!
-Dentro il mio sguardo ho sempre vent’anni!
-Non nelle chiappe!
-E ora cosa c’entra il mio culo?
-C’entra c’entra e in tutti i sensi.
-Spiegati altrimenti lo prendo come un’offesa e anche consapevole.
-Hai sempre avuto molta fortuna tu, culo… metaforicamente parlando.
-Ho sempre seguito una forza interiore che mi sostiene, se vuoi chiamala culo, chiamala culo, io preferisco usare altre parole. Ma non ti arrampicare sugli specchi… non parlavi – soltanto – di fortuna!
-Parlavo anche dal fatto che molte porte ti si sono aperte grazie al corpo… che ora non è più quello dei vent’anni… Ma non escludevo la fortuna.
-E quelle che si sono aperte grazie alla mia immagine si sono chiuse immediatamente!
-Che brava!
-Non brava, incapace di prendere una strada dove il soggetto era oggetto. Incapace! Capito?
-E tutta la fatica fatta non ti serve di lezione per fermarti!
-Ma dove mi devo fermare?
-Tranquillizzarti. Smettere di annoiarti dopo che hai raggiunto qualcosa che desideravi.
-Io non so cosa sia il desiderio. Io sento in termini di intenzioni. Se una cosa mi mette a disagio, se la sento superata, agisco in modo di cambiare, tutto qua! Per qualche ragione recondita dovevo parlare della noia, giusto con te! Vediamo se ne usciamo perché ho la sensazione che la mia posizione ti perturba…
-Sì, mi sembri una rompi coglioni che deve cambiare tutto in continuazione mantenendo comunque un ritmo costante.
-E allora? Cosa ti disturba?
-Che mi fai interrogare sul senso della mia vita! Cazzo! Mi fai chiedere sulla mia noia! Mi desti dal mio salutare torpore! Dalla mia sanissima accettazione del fastidio! Mi rompi le palle con la mia di noia! Non mi dai tregua! Incontrarti è come incontrare una lente d’ingrandimento ma che ti fa specchiare!
-Che pazzesco! Vedi perché dovevamo parlare!
-Perché? Dimmi tu perché, perché in questo momento sono talmente incazzato che ti prenderei a schiaffi!
-Perché dovevo ricordarmi di una frase fondamentale di Zeland!: “Il fastidio è un’anomalia non un fenomeno normale!”

Roma, quella che non è soltanto Italia. 2011 – Maria A. Listur

“It’s easier done than seen”

Vadim Zeland

-And now you are saying that it’s not enough what you have achieved!
-I said that I am bored. Yes it’s not enough.
-Learn to desire what you already have rather than wanting something else!
-If I thought in that way when I was twenty I would have continued doing lots of things that bored me.
-But… you aren’t twenty anymore!
-From my view I am always twenty!
-Not your ass!
-And what has my ass got to do with this?
-It has to do with it in all senses.
-Explain yourself or I’ll take it as a personal offense.
-You have always had luck, ass… metaphorically speaking.
-I have always followed an interior strength that sustains me, if you want to call it ass, call it ass, I’d rather use other words. But don’t clutch at straws… you weren’t speaking – just – about luck!
-I was talking about the fact that many doors have opened for you thanks to your body… which now is not the same of your twenties… But I wasn’t excluding luck.
-And those that have opened thanks to my image have closed immediately!
-How good!
-Not good, incapable of taking the path were the subject was the object. Incapable! Do you understand?
-And all the effort that took you is not a lesson to stop!
-But where do I have to stop?
-Relax. Stop getting bored after you have reached something that you wanted.
– I don’t know what desire is. I feel in term of intentions. If something makes me feel uncomfortable, if I feel it’s outdated, I act in a way to change it, that’s all! For some concealed reason I had to speak about boredom, just with you! Let’s see if we can get out of this because I have the feeling that my position annoys you …
-Yes, you seem such a pain in the ass that has to change everything continuously keeping a steady rhythm anyway.
-So? What bothers you?
-That you make me ask myself about the meaning of life! Fuck! You make me wonder about boredom! You wake me from my healthy numbness! From my healthy acceptation of annoyance! You break my balls with my boredom! You don’t give me a break! To meet you is like meeting a magnifying glass that reflects you instead!
-It’s crazy! You see why we had to speak!
-Why? You tell me why, because in this moment I am so pissed that I want to smack you!
-Because I had to remember a fundamental sentence by Zeland!: “Annoyance is an anomaly not a normal phenomenon!”

Rome, which is not only Italy. 2011 – Maria A. Listur

9 Luglio 2011/9 July 2011

Alla voce, ci sopravvive.

Giorno di festeggiamenti
in Argentina.
Compleanno di una donna italiana che
crea mosaici.
Le colombe che
solitamente si posano sulla mia finestra
sono state vinte dal caldo
assenza totale.
Ho trovato giusto oggi il colore perfetto
dipingo il legno del bagno.
L’essenza di rosa nel mio atelier
rinfresca le tinte.
Roma sembra di fuoco
tra luce e sapori.
Il cibo svedese mi sembra
un po’ dolce.
Scopro “La Nena”
di un cantante guatemalteco
ritorno all’infanzia.
Un uomo spera nelle mie carezze
non posso non voglio non so non.
Preparo dei gessi che
sembrano quadri
embrioni di gesti.
Bevo birra chiara
preferisco la rossa
la nera.
Suona il telefono
-Mamma.
-Hijo.
-E’ successo qualcosa che è meglio tu sappia da me…
-Cosa è successo?
-Hanno ucciso Facundo Cabral, in Guatemala.
-… Grazie per dirmelo …
-Stai tranquilla…
ogni colore ogni carezza
ogni suono ogni luce
ogni sapore
ogni
mi riporta ad un uomo che diceva:
“La vita non ti toglie niente,
ti solleva da quello che impedisce al tuo volo
di andare più in alto.”

Il pianto finisce
quando ricordo la frase
l’immaginario che
mi porta ai proiettili
s’ammutolisce
grazie al suo canto.

In un luogo del mondo che non ha territorio. 2011 – Maria A. Listur

 

To the voice, it outlives us.

It’ a day of celebration
in Argentina.
The birthday of a Italian woman
who creates mosaics.
The doves who
usually lay on my window
were beaten by the heat
total absence.
I have just discovered the perfect color
I am painting the wood of my bathroom.
The rose essence in my atelier
is refreshing the hues.
Rome seems of fire
between light and tastes.
The Swedish food seems
a little sweet.
I have discovered “La Nena
by a Guatemalan singer
it’s a going back to childhood.
A man hopes for my caresses
I can’t I don’t want I don’t know I don’t.
I am preparing plasters that
looks like paintings
embryos of gestures.
I drink lager beer.
I prefer bitter
brown.
The telephone rings
-Mom.
-Hijo.
-Something has happened that is better that you know it from me…
-What happened?
-They have murdered Facundo Cabral, in Guatemala.
-… Thank you for telling me …
-Stay calm…
every color every caress
every sound every light
every taste
every
it brings me back to a man who used to say:
“Life doesn’t take away anything
it lifts you from what it prevents your flight
to go higher.”
My cry ends
when I remind the sentence
the imaginary
that brings me to bullets
falls silent
thanks to his chant.

In a place of the world that has no territory. 2011 – Maria A. Listur

“Sentire è una percezione di movimento”/“To Feel is the perception of movement”

Alexander Lowen

Devo salire su un aereo in una situazione d’emergenza climatica.
Mi permettono di viaggiare come personale della compagnia.
Vedo, nel caos dell’aeroporto, una persona di spalle che mi ricorda qualcuno. So che non ho del tempo per prendere dei giornali ma, inseguo il movimento di quelle spalle che scorgo appena, convinta di averle visto entrare dal giornalaio.
Stanno chiamando il mio nome per l’altoparlante.
Devo andare.
Cerco di ricordare di chi si tratta.
Salgo sull’aereo, mi addormento.
Sogno, mi sveglio e mentre apro gli occhi mi sembra di rintracciare una memoria: ho visto quelle spalle, per l’ultima volta, quando tutti e due avevamo dodici anni.
Dopo cinque giorni dall’emergenza, già da un altro continente, riesco a rintracciare l’indirizzo delle spalle.
Scrivo.
Chiedo se si trovava in quell’aeroporto a quell’ora il giorno dell’emergenza nazionale.
Dopo un mese arriva una lettera scritta in un foglio trasparente. Dice:

“M.:
è la prima volta che mi vedi?
So soltanto dire sì, ero io e aggiungo in tuo onore:

“Senza nessuna ragione qualcosa si rompe in me
e mi chiude la gola
senza nessuna ragione sobbalzo ad un atto
lasciando a mezzo lo scritto
senza nessuna ragione nella hall di un albergo
sogno in piedi
senza nessuna ragione l’albero sul marciapiede
mi batte in fronte

senza nessuna ragione un lupo urla alla luna
iroso infelice affamato
senza nessuna ragione le stelle scendono a dondolarsi
sull’altalena del giardino
senza nessuna ragione vedo come sarò nella tomba
senza nessuna ragione nebbia e sole nella mia testa
senza nessuna ragione mi attacco al giorno che inizia
come se non dovesse finire mai più
e ogni volta sei tu
che sali dalle acque.”

Nazim Hikmet

Allunga l’occhio, ragazzina delle lunghe gambe.
R, tuo.”

Roma, invasa dalla profondità, tenera dama. 2011 – Maria A. Listur

 

“To Feel is the perception of movement”

Alexander Lowen

I have to get on a plane in a climatic emergency situation.
They allow me to travel as the staff of the airline.
I see, in the chaos of the airport, a person that from behind reminds me of somebody, I know I have no time to get the newspapers but, I follow the movement of those shoulders that I barely see, persuaded that I have seen them entering the newsstand.
They are calling my name at the speaker.
I have to go.
I am trying to remember who it is.
I get on the plane, I fall asleep.
I dream, I wake up and while opening the eyes it feels like tracing back a memory: I have seen those shoulders, for the last time, when we both were twelve.
Five days after the emergency, yet in another continent, I am able to trace the address of those shoulders.
I write.
I ask if he was in that airport at that time the day of the national emergency.
After a month I receive a letter written in a transparent sheet. It says:

“M.:
is it the first time you see me?
I can only say yes, It was me and I add in your honor:

“Without any reason something breaks in me
and it closes my throat
with no reason I start at an act
leaving in half the writing
without any reasons in the hall of a hotel
I daydream
without any reason the tree on the sidewalk
hits me in the forehead

without any reason the wolf howls at the moon
wrathful unhappy hungry
without any reason the stars come down to swing
on the swing of the garden
without any reason I see how I will be in the grave
without any reason mist and sun in my head
without any reason I hold on the day that starts
as if it would never ever end
and every time you are
the one who raises from the waters”.

Nazim Hikmet

Keep your eyes peeled, long legged girl.
R, yours.”

Rome, invaded by profoundness, tender lady. 2011 – Maria A. Listur

Specchio e Labirinto/Mirror and Labyrinth

A tutte le persone che sono parte attiva o memorie del gruppo relazion@rte.

-I teatri sono tutti in deficit, non ci possono produrre…
-Pensiamo ad uno spazio altro.
-Lo paghiamo noi?
-Cerchiamo aiuto, altrimenti, lo paghiamo noi…
-Ed i diritti?
-Lo scriviamo noi o prendiamo un classico.
-Anche se trovi risposta a tutti le difficoltà non mi rallegri!
-Lo so. Non ti voglio rallegrare, ho intenzione di resistere!
-Chi te lo fa fare?
-Non lo so. Se non resisto esplodo.
-Come mai non te ne vai? Non sei nemmeno italiana!
-Non ho bisogno d’andarmene, sono in viaggio.
-Proprio perché sei sempre in viaggio, cerca di non darmi risposte come se la situazione in Italia non ti pesasse! Non ti credo!
-Non mi pesa? Mi duole! Profondamente.
-Allora non parlare di “spazi altri”, anche quelli sono viziati dalle “regole all’italiana”!
-Lo spazio altro possiamo essere io, tu, la resistenza, la modalità con cui proviamo a relazionare anche nel disagio, nel tradimento, nell’impotenza.
-Io mi occupo di cultura! Non mi pagano per resistere!
-Mi ricordi qualcuno che poco fa mi ha detto che si sentiva “in trincea”… Ma quale trincea? Cosa dovrebbero dire le persone della cultura che sono stati imprigionati da diversi regimi, anche uccisi? Io non devo essere pagata per resistere! Io resisto e basta!
-Visto che parli di morte allora che mi dici del giornalista precario morto suicida?
-Per favore! Lascia quell’uomo in pace! Non conosco la sua storia ma m’intimorisce l’associazione del suo atto finale con la parola “precario”… Sembra quasi un invito, un’alternativa ad un cambiamento che ci dà la sensazione di essere schiacciati.
-E allora? Se riconosci lo schiacciamento, come puoi invitare a resistere?
-Non invito! Sento di avere il piacere di resistere! Ti propongo di fare qualcosa di intimo! Accetti oppure no!
-Ho già accettato! Ma mi devi dire la tua ragione profonda, non me l’hai mai detta!
-Quale ragione?
-Ciò che si trova sotto la tua resistenza. Altrimenti non mi sento in una posizione di parità.
-Non conosco ragioni, sragiono. E ogni giorno sragiono con chi prima di me ha nominato il cammino che sembra ricrearsi ma che non è altro che infinite memorie ripetute. Oggi ho trovato il mio pezzo di strada tra il 1943 ed il 1944, quando Roma era occupata e Giuseppe Ungaretti scriveva “Accadrà?”:

“Tesa sempre in angoscia
E al limite di morte:
Terribile ventura;
Ma, anelante di grazia,
in tanta Tua agonia
Ritornavi a scoprire,
Senza darti mai pace,
Che, nel principio e nei sospiri sommi
Da una stessa speranza consolati,
Gli uomini sono uguali,
Figli d’un solo, eterno Soffio.

Tragica Patria, l’insegnasti prodiga
A ogni favella libera,
E ne ebbero purezza dell’origine
Le immagini remote,
Le nuove, immemorabile radice.

Ma nella mente ora avverrà dei popoli
Che non più torni fertile
La parola ispirata,
E che Tu nel Tuo cuore,
Più generosa quanto più patisci,
Non la ritrovi ancora, più incantevole
Quanto più ascosa bruci?

Da venti secoli T’uccide l’uomo
Che incessante vivifichi rinata,
Umile interprete del Dio di tutti.

Patria stanca delle anime,
Succederà, universale fonte,
Che tu non più rifulga?

Sogno, grido, miracolo spezzante,
Seme d’amore nell’umana notte,
Speranza, fiore, canto,
Ora accadrà che cenere prevalga?”

Roma, in alto alle Mura Aureliane, col vento a favore della forza. 2011 – Maria A. Listur

 

Mirror and Labyrinth

To all those persons who are active part or memory of the relazion@rte group.

-Theatres are all in deficit, they cannot produce us
-Let’s think about another space.
-Do we pay for it?
-Let’s look for help, otherwise, we pay for it…
-And copyright?
-We even write it or can take a classic.
-Even if you find the answers to all the difficulties you don’t make me feel better!
-I know. I don’t want to make you feel better, I want to resist!
-Who makes you do it?
-I don’t know. I f I don’t resist I am going to explode.
-Why don’t you go away? You are not even Italian!
-I don’t need to go away, I am travelling.
-Well since you are travelling all the time, try not to give me answers like the situation in Italy doesn’t bother you! I don’t believe you!
-It doesn’t bother me? It hurts me! Profoundly.
-Then stop talking about “other places”, even those are spoiled by “rules in the Italians way”!
-The other space could be me, you, the resistance, the ways we try to relate even in the uneasiness, in the betrayal, in the impotence.
-I deal with culture! No one pays me to resist!
-You remind me of somebody who just a while ago said that he felt “under attack”… What attack?
What should all those persons of the culture who have been imprisoned, even killed, by different regimes say? I don’t have to get pay to resist! I resist and that is it!
-Since you talk about death what do you have to say about that freelance journalist who died suicidal?
-Please! Let that man alone! I don’t know his story but I am afraid of the association of the word “freelance”… It seems like an invitation, an alternative to a change that gives us the sensation to be crushed.
-Well then? If you recognize the crushing, how can you invite to resist?
-I do not invite! I feel I have the pleasure of resisting! I am proposing to do something intimate! It’s up to you!
-I have already accepted! But you have to tell me the real reason, you have never told me!
-What reason?
-What it is beneath your resistance. Otherwise I don’t feel to be leveled with you.
-I don’t know reasons, I go mad. And everyday I get mad with those before me who have named the path that seems to recreate itself but it is nothing but repeated infinite memories. Today I have found my piece of path between 1943 and 1944, when Rome was invaded and Giuseppe Ungaretti wrote “Accadrà?”:

“Tense always in agony
and on the limit of death:
Terrible fortune;
But, yearning for grace,
in such agony of Yours
Would come back to discover,
Ever giving yourself no peace,
That, in the principle and in the greatest sigh
Consolidated by the same hope,
Men are equal,
Sons of a unique, eternal Breathe.

Tragic Motherland, you taught prodigally
To every free language,
And they had purity of origin
Distant images,
The new, unmemorable roots.

But in the mind it will happen of the people
That you will never be fertile again
The inspired word,
And that You in Your heart,
More generous the more you suffer,
Won’t find it again, more enchanting
The more you burn hidden?

Since twenty centuries before man is killing you
Who you ceaselessly reinvigorate reborn,
Humble interpreter of everybody’s God.

Motherland tired of the souls,
Will it happen, universal spring,
That you will never be bright again?

I dream, scream, broken miracle,
Seed of love in the humanly night,
Hope, flower, chant,
Will it happen that the ash will prevail?”

Rome, high in the Aurelian’s Walls, with the tailwind of strength. 2011 – Maria A. Listur