“Miei segni particolari: incanto e disperazione”/“My distinguishing marks: enchant and despair”

da “Il Cielo” di Wislawa Szymborska

E’ talmente distinta che non la s’immagina, come dopo la si vede, simpatica e buffa, insieme ad una bambina con la quale chiacchiera nel parco. Corro vicino a loro ed ogni tanto – quando loro non possono accorgersene – le osservo con attenzione. Osservo la luce sul cappello della donna, mi piace. Osservo come parla e muove le mani appena dorate dal sole, mi commuovono. Osservo l’attenzione della piccola che non riesce a togliere lo sguardo dagli occhi della donna, mi sorprendo. Sulla stessa panchina dove lei ha incominciato a raccontare alla sua piccola qualcosa che le fa ridere entrambi, arriva un uomo, anche lui di quella maturità che migliora le persone, raffinato e con un bimbo attratto dalla panchina o dalla donna del cappello oppure dalla bambina. Conversano. Decido di sdraiarmi sull’erba, vicino a loro, faccio allungamenti per giustificare la mia curiosità. Ascolto.
-Le dispiace se fumo?
-No, senza meno.
-Piccolina, e tu sei d’accordo con la tua mamma?
La bambina fa sì con la testa e poi guarda la donna con uno sguardo da innamorato. Mentre l’uomo accende la sua sigaretta deliziato, la donna dice:
-Sono la nonna.

Molte persone che frequentavano la mia famiglia dicevano che mio padre sembrava mio nonno. Lo dicevano apertamente. Anche i bambini a scuola. Molto sinceri nelle loro impressioni. Mio padre non diceva mai niente. Non rispondeva. Sorrideva. Peggio era quando si accorgevano che avevo un fratello e più piccolo di tre anni. Spesso scuotevano la testa eloquente, più di qualsiasi parola.
Una volta, soltanto, ascoltai mio padre commentare, senza intenzioni di rispondere:
-Capisco che la sorprenda… sì è mia figlia… avrei voluta averla da sempre, anche quando ero piccolo e scappavo da casa, avrei voluto che fosse la mia amica ma, la vita ha voluto farmela arrivare soltanto ora, così tardi… non c’è tempo per rimpianti.

Rimango ferma a toccare i piedi con le mani. Sospesa nel silenzio dell’uomo che non riesce a vedere una nonna in quella donna. Dopo un po’ dice:
-Spero lo prenda come un complimento?
-E perché dovrebbe esserlo?
-Perché sembra molto giovane…
-Lei mi trova giovane e… io non trovo giovane lei che sicuramente è un mio coetaneo… quindi…
-Sì, sono proprio il padre.
-Felice?
-Confuso. E lei?
-Felice.
-Ed il nonno? Felice?
-Non lo so. Non lo frequento. E la mamma?
-Impegnata tra casa e lavoro. Io sono in pensione…
-Felice?
-Le ho detto confuso…
-Mi riferivo alla madre.
-Ah, scusi… impegnata, indaffarata…
I bambini giocano vicino a me, sull’erba. La donna/nonna dice:
-M. facciamo merenda tutti insieme? E poi a lui:
-Se vuole andare al bar a prendersi un caffè, a fumarsi una sigaretta in giro, da solo, vada… guardo io i bambini… Si riposi, vada…
L’uomo guarda la donna con l’intensità che poco prima ha invaso la nipote, poi avverte il figlio che sta andando a prendere le sigarette, il bambino è preso dal gioco, non risponde nemmeno.
La donna prende delle piccole scatole con dentro della frutta tagliata e delle bottigliette di vetro colorate con del succo. Tutto mi risulta curato, unico. Si alza e s’avvicina ai bambini, scalza sul prato, vestita di lino, leggera e leggiadra, serve i bambini. Mi guarda. Dice:
-Buona sera, stiamo interrompendo i suoi esercizi…
-No signora, per niente. E’ un piacere vederla.
-Thomas Jefferson diceva che “Il più grande servizio che si possa rendere a un Paese è aggiungere alla sua cultura una pianta utile.”

I giardini di Mercedes, Roma. 2011 – Maria A. Listur

 

“My distinguishing marks: enchant and despair”
from “The Sky” by Wislawa Szymborska

She is so refined that she can’t be imagined, as she is seen, nice and funny, together with a girl with whom she is chatting in the park. I jog near them and every now and then – when they can’t notice – I look at them attentively. I observe the light on the hat of the woman, I like it. I like how she talks and moves the hand slightly tanned by the sun, they move me. I observe the attention of the small girl who cannot take her eyes off the eyes of woman, I am surprised. On the same bench where she has started to tell to her little girl something that is making both laugh, a man arrives, he also with that maturity that improves people, refined and with a boy attracted by the bench or by the woman of the hat or by the girl. They talk. I decide to lay on the grass, next to them, I am stretching to justify my curiosity. I listen.
-Do you mind if I smoke?
-No, not at all.
-Hey little one, do you agree with your mom?
The girl nods with her head and then looks at the woman with a lover’s glance. While the man lights his cigarette delighted, the woman says:
-I am the grandmother.

Many persons who used to be around my family used to say that my father seemed my grandfather. They’d say it directly. Even the kids at school. Very sincere in their impressions. My father would never say anything. Wouldn’t answer. He smiled. It was worse when they knew that I had a brother three years younger. Often they moved their heads eloquently, more than any word.
Once, only, I heard my father saying, with no intention of answering:
-I understand you get surprise… yes she is my daughter… I always would have wanted to have her, life has sent her to me only now, so late… there is no time to regret.

I keep on touching my feet with my hands. Suspended in silence of the man who cannot see a grand mother in that woman. After a while he says:
-I hope you take it as a compliment?
-Why should that be?
-Because you look so young…
-You find me young and… I don’t find you young since you are probably my same age…
so…
-Yes I am the father.
-Happy?
-Confused. And you?
-Happy.
-And the grandfather? Happy?
-I don’t know. I don’t see him. And the mother?
-Busy with the house and the job. I am retired…
-Happy?
-I told you I am confused…
-I was referring to the mother.
-Oh, sorry… busy, hectic…
The kids are playing next to me, on the grass. The woman/grandmother says:
-M. shall we have a snack all together? And then to him:
-If you want to go to the bar and get a coffee, to smoke a cigarette around, alone, you may…
I’ll watch after the kids… Relax a little, go…
The man looks at the woman with the intensity that just a while before had invaded the nephew, then tells his son he is going to get some cigarettes, the kid is into the game, doesn’t even answer.
The woman takes some small boxes with some already cut fruits inside and some bottles of colored glass with juice inside. To me everything is so well groomed, unique. She stands up and comes closer to the kids, bared footed on the grass, dressed with linen, light and airy, she serves the kids. Looks at me. Says:
-Good evening, we are interrupting your exercises…
-No madam, at all. It’s a pleasure to watch you.
-Thomas Jefferson used to say that: “The biggest service that can be given to a Country is to add to its culture a useful plant.”

The gardens of Mercedes, Rome. 2011 – Maria A. Listur

2 thoughts on ““Miei segni particolari: incanto e disperazione”/“My distinguishing marks: enchant and despair”

  1. stretch mark ha detto:

    You really make it seem so easy with your presentation but
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    would never understand. It seems too complicated and extremely broad for me.
    I’m looking forward for your next post, I will try to get
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