Accostarsi alla notte/Moving Closer to the Night

“La Figura: immagine che espone una mancanza, al crocevia tra memoria e desiderio.”
Ruggero Savinio

Verso il crepuscolo o prima di mezzanotte oppure all’alba, vado in giardino a sentire il profumo delle zagare e quello delle rose tea. Mi sembra l’orario in cui i profumi sono più intensi. Quando scendo di notte, dopo un po’ il mio arrivo, si accende una luce ambrata da una finestra ovale, in alto. Dopo qualche minuto, scende una delle proprietarie della villa. Cammina nella penombra, lentamente, verso di me. Il suo passo ha la memoria di perlomeno tre secoli. Porta una sigaretta in mano. Anche se la grandezza del rigoglio è avvincente, anche se si vede poco, lei scorge una foglia secca sull’erba umida, la raccoglie, la mette nella sua scollatura. Mi sorride da lontano, s’avvicina ancora; lei incomincia un dialogo che si apre sempre nello stesso modo:
-Buonanotte.
-Buonanotte.
-Tutto bene?
-Tutto bene.
-Non ti stavo spiando… Non dormo.
-Se mi stavi spiando, ti ringrazio.
-Non ti ho riconosciuta con i capelli raccolti… Sono scesa perché non sapevo chi…
Interrompo:
-Ti ringrazio. Mi sento protetta se so che in quest’immensità di casa non sono sola.
-Ti fa paura la villa. Hai timore dei ladri?
-Mi fa piacere condividere qualcosa che risulta difficile sostenere da soli…
-Mi parli come se la casa fosse un essere.
-Per me lo è.
-Maschio o femmina? Dice sorridendo sorniona.
-Un essere completo.
-Un androgino.
-Un essere.
-E ti fa felice questo essere?
-Non è il suo compito.
-E quale sarebbe il suo compito?
-Parliamo meglio di quale sia il mio rispetto alla casa…
-Allora quale?
-Ancora non ho scoperto – totalmente – il mio, intuisco il tuo.
-Dimmi la tua intuizione.
-Ti occupi di uno dei polmoni.
-Polmoni?
-… sei tu quella che cura la parte nord del giardino… Uno dei polmoni.
-Bel compito per una fumatrice… Risponde ridendo.
-Immensa sicurezza per me. Buonanotte…
Rispondo alzandomi dalla panca di marmo che fu costruita prima ancora che le macchine potessero, col loro suono, attraversare gli archi della nostra casa.
-Buonanotte a te. Mi augura espirando con gusto il fummo della sigaretta.
Mentre salgo le scale verso la mia notte ricordo alcune parole di Paul Klee durante la conferenza di Jena del 1924: “… allora quelle stranezze divengono realtà – realtà dell’arte che rendono l’esistenza un po’ più ampia di quanto comunemente non appaia: ché esse non riproducono soltanto, con maggiore o minore vivacità, ciò che si è visto, ma rendono percepibili occulte visioni.”

Roma, da rileggere sotto ogni rappresentazione semplice. 2011 – Maria A. Listur

 

Moving Closer to the Night

“The Figure: image that exposes an absence, at the crossroad between memory and desire.”
Ruggero Savinio

Towards twilight or before midnight or at dawn, I go the garden to smell the scent of the orange blossoms and of the Tea rose. It seems to me the time in which scents are more intense. When I go down at night, after a while since my arrival, an amber colored light from an oval window is turned on, up above. After few minutes, one of the owners of the villa comes down. She walks in the semidarkness, slowly, towards me. Her step has the memory of three centuries at least. She has a cigarette in her hand. Even if the full bloom is engrossing, even if it is hard to see, she sees a dried leaf on the wet grass, lifts it up, put it in her décolleté. She smiles from far, comes closer some more; she starts a dialogue that always begins in the same way:
-Good night.
-Good night.
-Everything good?
-Everything good.
-I wasn’t spying on you… I can’t sleep.
-If you were spying on me I thank you.
-I didn’t recognize you with the hairs gathered up… I come down because I didn’t know who…
I interrupt:
-I thank you. I feel protected if I know that I am not alone in this immensity of a house.
-Are you afraid of the villa. Do you fear the thieves?
-I like to share something that is difficult to bear alone…
-You are talking like if the house was a being.
-It is for me.
-Male or female? She asks crafty.
-A complete being.
-An androgynous.
-A being.
-And does this being make you happy?
-It’s not its duty.
-And which would its duty be?
-We better talk about mine towards the house…
-Well which?
-I haven’t find out – totally – mine, I understand yours.
-Tell me your intuition.
-You take care of one of the lungs.
-Lungs?
-… you are the one who takes care of the north part of the garden… One of the lungs.
-Nice duty for a smoker… She replies laughing.
-Immense security for me. Good night…
I answer rising up from the stool of marble that was built before the cars could, with their sound, come across the arches of our house.
-Good night to you she greets me while exhaling the smoke of the cigarette.
While climbing up the stairs towards my night I remember some words by Paul Klee during the conference in Jena in 1924: “… then those strange things become reality – reality of the art that makes the existence a bit more broader than it commonly appears: ‘cause they not only recreate, with greater or lower vivacity, what has been seen, but make perceivable secret visions.”

Rome, that has to be reread under each representation. 2011 – Maria A. Listur

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