Royauté

Regalità
Alla luce di Arthur Rimbaud

-Mamma, io vorrei il vestito bianco, quello con le perle.
-Non te lo meriti.
-Sì! Me lo merito!
-No! Tu meriti qualcosa che faccia trasparire la luce, non che la copra.

-Cosa devo fare?
-Semplicemente passare.
-Passare?
-Certo. Attraversi il palcoscenico come quando va in giro a comperare i fiori.
-Mi dica qualcosa sul personaggio.
-Cosa vuole sapere? Non le serve sapere. Basta che passeggi.
-Senza intenzioni?
-L’intenzione è già lei.
-Ma… avrei da proporle qualcosa sullo spettacolo.
-Le posso assicurare che non sarà utile.
-Va bene… Attraverserò.
-Nuda.
-Nuda?
-La regalità non può essere vestita.

-Questa sera alle dieci?
-Non posso.
-Perché
-Sono distrutta.
-Sembra che ti è morto qualcuno.
-E’ morta R.
-Mi spiace… ma… Non sembri distrutta…
-Come dovrei essere?
-Meno algida.
-Mi trovi gelida?
-Ti trovo troppo garbata… anzi lontana come una regina.

La regina inconsapevole, tornò a casa e aprì una bottiglia di champagne, brindò alla bellezza del vivere essendo la più anonima delle dee. Ricordò un’illuminazione di Arthur Rimbaud:
“Un bel mattino, presso un popolo mitissimo, un uomo e una donna superbi gridavano sulla pubblica piazza: “Amici miei, voglio che sia regina !” “Voglio essere regina!” Ella rideva e tremava. Lui parlava agli amici di rivelazione, di prova terminata. Si estasiavano in un abbraccio.
Infatti, furono re per tutta una mattinata, durante la quale gli arazzi color carminio si rialzarono sulle case, e per tutto un pomeriggio, durante il quale essi si spinsero dalle parti dei giardini di palme.”

Tra Roma crepuscolare e Roma notturna, incredibile quanto siano due tipi diversi di eternità. 2011 – Maria A. Listur

 

Royalty
To the light of Arthur Rimbaud

-Mom, I would like the white dress, the one with the pearls.
-You don’t deserve it.
-Yes! I do deserve it!
-No! You deserve something that lets the light shine through, not something that covers it.

-What must I do?
-Simply go across.
-Go across?
-Of course. Go across the stage as when you go around to buy flowers.
-Tell me something about the character.
-What do you want to know? You don’t need to know. Just walk.
-With no intentions?
-The intention is already you.
-But… I could suggest you something about the performance.
-I can assure you that I won’t be useful.
-Alright… I will go across.
-Naked.
-Naked?
-Regality cannot be dressed.

-Tonight at ten?
-I can’t.
-Why?
-I am devastated.
-It seems that somebody died on you.
-R. died.
-I am sorry… but… You don’t seem devastated…
-How should I be?
-Less algid.
-Do you find me cold?
-I find you too polite… better say as distant as a queen.

The unconscious queen, went back home and opened a bottle of champagne, toasted to the beauty of living being the most anonymous of the goddess. She remembered an illumination of Arthur Rimbaud:
“A beautiful morning, at a very humble village, a superb man and woman were screaming in the public square: “My friends I want her to be queen!” “I want to be queen!” She was laughing and shacking. He talked to his friends about revelation, about the conclusion of the task. They were extasiated in a hug.
They were king for a whole morning, during which the red colored carpets were lifted up on the houses, and for the whole afternoon, during which they wonder around the palms garden area.”

Between Rome in the twilight and Rome by night, incredible how they are two types of different eternity. 2011 – Maria A. Listur

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