“E ho insegnato a cantare un passero di neve”/“And I have taught to a sparrow of snow to sing”

Vicente Huidobro

-Pronto.
-E allora?
-Allora cosa?
-Ancora non mi hai mandato il tuo racconto!
-Come mai tanta fretta?
-Ho bisogno di scrivere qualcosa e sei sempre uno spunto fondamentale.
-Copiare ora si dice “Spunto Fondamentale”?
-Almeno io te lo dico…
-Comunque sia, la tua ‘confessione’ non ti libera della responsabilità.
-Secondo Borges tutti copiano…
-E detto da un non vedente rende la cosa meno sgradevole?
-Quanto sei crudele!
-Disciplinata! Preferisco citare che copiare.
-Ma tu copi la vita! Tu racconti del quotidiano e dei ricordi… Anche tu copi.
-Io invento tanto! E qualche volta ri-copio cose della vita ‘mia’, altre volte cose che mi raccontano. Chiedo sempre permesso però!
-Allora, ti chiedo formalmente il permesso di copiarti.
-Non potrai.
-Posso prendere qualche spunto?
-Spero tu prenda soltanto il gesto. Gli spunti sono talmente personali da cambiare secondo l’occhio che li legge… Anche tu ri-scriverai qualcosa che ti sembrerà uno spunto però che in realtà non significherà ciò che abita dietro a ciò che scrivo.
-Allora, proverò ad imitarti.
-Ma non ti annoia?
-Cosa?
-Praticare gesti altrui.
-I miei mi terrorizzano.
Dopo un triste silenzio, la salutai. Rimasi ad sprofondare nel divano. Da lontano guardai il riflesso della scrivania sullo specchio e ricordai l’ultima parte di “Luogo di Lavoro” di Giorgio Manganelli:
In realtà, mentre colui che scrive è convinto, in effetti, di essere intento a scrivere mentre è intento alla recita di scrivere, chi panifica, misura, pesca, mura edifici e scialba muri, una qualche segreta fantasia che quel che fa sia rappresentazione non può fare a meno di averla; fortissima, in verità, è la vis teatrale del contadino, del muratore, del cascherino, che sanno propriamente di non essere contadino eccetera, ma di recitare da contadino, muratore, cascherino. Il segreto di questa sensibilità sta, credo, nella prevalenza del gesto; chi, poniamo, fa il pane, muove le mani e le braccia in modi ingegnosi e visivamente interessanti; vedilo mescolar la farina, e dar lievito, e poi l’acqua, e impastare a seconda della forma che gli appare nella testa, e poi dar mano al fuoco, e badare alla cottura, e poi cavare dal forno, e che altro ci sia da fare; così come il muratore colloca mattoni, e calce, e aggiusta, e sposta, e calcola con occhio e mani dove vada a parare tanta sua fatica minuta e progettuale, e del contadino nemmeno occorre far parola, giacché il rustico è e personaggio da capolavori, da Virgilio a Esiodo, e dunque della sua statura scenica nessuno ha mai dubitato; ma dubbi ve ne sono verso colui che scrive, perché i suoi gesti sono poveri e ripetitivi, perché solo di rado si muove a cercare in appositi cataloghi una qualche parola, o magari uno spunto in un libro, tutti gesti che, fatti una volta, saranno sempre identici, e a dire il vero monotoni assai e anche deprimenti, Né potrà, lo scrivente dico, vantarsi che cercar una qualche parola stravagante e bizzosa aggiunga estro e gusto al suo gesto, perché siamo d’accordo che solo di gesti si tratta, e dunque che io cerchi un significato secondario di ‘ramarro’ (non sto inventando, per il puro gusto dell’inutile insisto a far finta di scrivere, come se il personaggio-attore scrivesse veramente una lettera estremamente triste, addirittura intollerabile) o che cerchi parole insultanti come ‘mittente’ o deplorevolmente dotte come ‘attante’ o ‘idioletto’, sarà affatto irrilevante: teatralmente, ogni parola è fungibile e che questo testo abbia senso è puro spreco, fatuo esibizionismo.
Poi, andai a scrivere il metodo che seguo, per dipingere.

Roma, bollente e vaporosa, sola e marmorea. Tanto elevata da sembrare assente. 2011 – Maria A. Listur

 

“And I have taught to a sparrow of snow to sing”
Vicente Huidobro

-Hello.
-So?
-So what?
-You haven’t sent me your story yet!
-Why such in a hurry?
-I need to write something and you are always a fundamental inspiration.
-Cunning is now called “A Fundamental Inspiration”?
-At least I told you so…
-Well your ‘confession’ doesn’t free you from responsibility.
-According to Borges everybody cheats…
-And since it was said by an old visually handicapped makes it less unpleasant?
-You are so cruel!
-Disciplined! I’d rather quote than canny.
-But you do copy life! You narrate about the everyday and about memories…You cheat too.
-I invent a lot! And sometime I copy-out things of ‘my’ life, some other times things I get told about. But I always ask permission though!
-Then, I formally ask you the permission to copy from you.
-You may not.
-Can I take some inspiration?
-I hope you will take only the motion. The inspirations are so personal that they change according to who reads…You as well will re-write something that will seems an inspiration but in reality will not mean what it inhabits behind what I write.
-Then, I will try to imitate you.
-Doesn’t that bother you?
-What?
-Practice other’s motions.
-Mines terrorize me.
After a sad silence, I greeted her. I remained sinking in the sofa. From a distance I watched the reflection of the deskwork in the mirror and I remembered the last part of “Work place” by Giorgio Manganelli:
“In reality, while the person who writes is convinced, in effect, to be busy writing while he is busy acting the part of writing, the person who plans, measures, fishes, bricks up buildings and whitewashes walls, a somewhat secret fantasy that what he does is a representation that he can not do without having it; It is very strong the theatrical role of the farmer, the bricklayer, the dangler, who properly know they aren’t farmer and so on, but they act the farmer, the bricklayer, the dangler. The secret to this sensibility is, I believe, in the predominance of the gesture; The person who, let’s say, makes the bread, moves his hands and his arms in some ingenious and visually interesting ways; we can see him mixing the flour, putting the yeast, and then water, and knead according to the shape that appears in his head, and than put on some fire, and follow the baking, and then taking out of the oven, and whatever is left to do; as well as the bricklayer lays the bricks, and the concrete, and fixes, and moves, and calculate with his eye and hands where does his minute and planning effort goes to, and it isn’t even necessary to talk about the farmer, because the rustic is a character of masterpieces, from Virgil to Exodus, and therefore no one has ever doubted of its own scenic stature; but there are doubts upon who writes, because his gesture are poor and repetitive, and only seldom he moves to look in specific catalogues a somewhat term, or inspiration in a book, all gestures that, performed once, will always be the same, and to tell the truth very monotonous and depressing, Nor the writer will be able to brag about the fact that looking for a somewhat extravagant and eccentric word will add creativity or taste to his gesture, because we all agree it’s all about gesture we are talking about, therefore if I look for a secondary meaning of ‘lizard’ (I am not inventing, for the pure taste of the useless I insist in the faking the writing, as if the character-actor was writing an extremely sad, even intolerable, letter) or that I look for insulting words like ‘sender’ or despicably erudite like ‘situation’ or ‘idiolect’, it will be completely irrelevant: theatrically, every word is functional and that this text makes sense is pure waste, vain exhibitionism. ”
Then, I went to write the method that I follow, to paint.

Roma, boiling and steaming, alone and marbleous. So elevated to seem absent. 2011 – Maria A. Listur

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