“La libertà è conoscenza/”Freedom is knowledge

senza resistenza, sforzo o lotta”

R. P. Kaushik

-Questo non me l’avevi detto!
Interrompe, per la seconda volta, il flusso dei miei pensieri. Faccio una pausa e continuo a raccontare della mia vita. Racconto a tavola, tra amici. So che li farò ridere ma, dopo quel questo non me l’avevi detto, la narrazione cade.
Non che una semplice frase possa – sempre – cambiare l’umore di una serata ma, in questo caso, è successo; lo spirito di controllo blocca il flusso della comunicazione. Nonché si tratti del significato della frase ma della sua inflessione; della musica che è quella frase, che non so riprodurre con la scrittura.
Saprei dipingere l’inflessione: potrei fare una specie di macchia appena iniziata la frase “ questo ( macchia – al posto di non me l’avevi detto ) ”; penso questo mentre ci incamminiamo verso la macchina, penso alla necessità che ho di arrivare all’atelier, ho bisogno estremo di salvarmi da quella musica che mi ha costretto a fare i conti con il controllo nelle relazioni dove il sapere dell’altro si pensa sia conoscere l’altro.
Parla lui, mi fa i complimenti per gli amici, per la gente che amo. Io sorrido.
Penso: gli amici a tavola mi conoscono da vent’anni e neanche loro sapevano dell’aneddoto di cui parlavo ma, nessuno mi avrebbe mai detto questo non me l’avevi detto; domani qualcuno mi chiamerà solidale per dirmi di aver notato l’insistenza di quella frase, il mio imbarazzo, ed io, come dice una mia vecchia amica lo salverò dalla critica altrui ma, come salvarlo dalla mia? so che esistono due antilibido che, indipendentemente dalla mia volontà, mi fanno diventare un surgelato morbido, uno è il controllo, l’altro la grettezza. Voglio avere le ali voglio innalzarmi in volo. Lui interrompe il mio falso silenzio.
-Vieni da me? Ho qualcosa che ti piacerebbe bere.
-Pensa te! Anche se fa caldo io non ho sete. Rispondo tutta accesa nel mio spirito da oca giuliva.
-Allora da te? Potremo domani andare insieme al congresso.
-No. Ci vediamo al congresso.
-Stanca?
-Sì.
-La cena?
-La cena.
-La tua schiettezza mi sorprende sempre.
-A me sembra compassione. Buonanotte.
-Buonanotte. M’abbraccia e mi sussurra all’orecchio: -Non hai voglia di raccontarmi della tua compassione domani a colazione?
Lo bacio come bacio i libri, con gratitudine e con le labbra serrate, per non rovinare la copertina, dico:
-Buonanotte.
Mentre fumo una sigaretta nella penombra del giardino di casa, dove si dice passeggiò il Maestro G. Verdi ricordo il mio maestro R. P. Kaushik:
“Mi sembra che molti animali manifestano ciò che l’uomo chiama potere. Questi poteri sarebbero quindi parte della specie che in qualche modo sono stati occultati mentre l’amore è qualcosa che l’uomo non ha ancora sviluppato.”

Roma, dall’alto della Villa Dominici, da dove il verde guadagna sfumature e la vita si fa ascoltando. 2011 – Maria A. Listur

 

“Freedom is knowledge
without resistance, strain or fight”
R. P. Kaushik

-You haven’t told me that!
The person interrupts, for the second time, the stream of my thoughts. I pause for a moment and keep telling about my life. I am telling it at the table, among friends. I know I will make them laugh but, after that you haven’t told me that, narration goes dry.
Is not that a simple phrase can – always – change the spirit of the evening but, in this case, it did happen; the spirit of control blocks the stream of communication. It doesn’t matter the meaning of the sentence but it’s about its inflection; about the music of that sentence, which I cannot reproduce in writing.
I could paint the inflection: I could draw a sort of stain at the beginning of the sentence “ you (stain – in place of haven’t told me that) ”; I am thinking about this while we are walking towards the car, I am thinking about the necessity of going to the atelier, I have an extreme urge to save myself from that music that has forced me to have to deal with the control in the relationships where knowledge of the other is thought to be acquaintance of the other.
He is talking, he is complimenting me for the friends, for the people I love. I smile.
I think: my friends at the table know me since twenty years and they too didn’t know about the story of what I was talking about, nobody would ever say you haven’t told me that; tomorrow somebody will call me supportively to tell me that the insistence of that sentence was noticed, my embarrassment, and I, as an old girlfriend of mine says will save him from other’s criticism but, how can I save him from mine? I know that there are two anti-libidos that, independently form my willpower, turn me in to a soft deep-frozen food, one is control, the other one is triviality. I want to have wings I want to lift myself up to fly. He interrupts my false silence.
-Do you want to come over to my place? I have something you’d love to drink.
-Think about that! It’s hot but I am not thirsty. I reply all fired up by my bimbo spirit.
-How about your place? Tomorrow we could go together to the congress.
-No. Let’s meet at the congress.
-Tired?
-Yes.
-The dinner?
-The dinner.
-Your straight forwardness always surprises me.
-To me it seems compassion. Goodnight.
-Goodnight. He hugs me and whispers in my ear: -Don’t you want to tell me about your compassion tomorrow at breakfast?
I kiss him as I kiss my books, with gratitude and my lips closed, not to ruin the cover, I say:
-Goodnight.
While smoking a cigarette in the semidarkness of the garden of the house, where it is said that Maestro G. Verdi has strolled I remember my master R. P. Kaushik:
“It seems to me that many animals manifest what the man calls power. This powers would therefore be part of the species that somehow have been hidden while love is something that man hasn’t developed yet.”

Rome, from the top of Villa Dominici, from where the green becomes shading and life is made by listening. 2011 – Maria A. Listur

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