“Una nuova verità è il morire d’una vecchia verità”/”A new truth is the death of an old truth”

Antonio Porchia

Si addormenta prima di lei, sul lato destro, verso lei. Sente il suo respiro lento poi, il tremore del corpo che non cede al sonno. Infine cede.
Dopo un po’ sente la mano che, credeva addormentata, appoggiarsi sul suo punto vita.
Ricorda quanto sia debitrice a quella mano.
Ricorda quanti labirinti ha attraversato grazie a quella mano.
La voce di quella mano si distende sulla sua inutile volontà di dormire:
-Chissà che non sia questa l’ultima volta che dormiamo insieme.
-Può darsi ma, siamo stati mille volte insieme senza dormire insieme.
-Appunto.
-Ma… io lo dicevo perché penso che…
-… che morirai.
-Molto patetico vero?
-Drammatico. Potrei morire anche io.
-Comunque dovessi morire io prima di te, non vorrei andarmene senza dirti qualcosa che non sai.
-Ecco la confessione!
-Non è una confessione, non ne ho bisogno.
-Chi è senza peccato scagli la prima pietra…
-Ho un confessore.
-Un segreto?
-Non è un segreto.
-Allora perché non hai parlato prima.
-La maturità somiglia tanto all’accettazione della morte…
-Saggezza cinese eh!
-Quello che voglio dirti e soltanto una cosa, mi ascolti?!
-Prego.
-Mi dispiace. Mi dispiace non essere stata vicino a te quando ne avevi bisogno ma, mi dispiace ancor di più non esserlo stata quando me l’hai chiesto.
-Va bene mamma. Ora dormi. Va tutto bene.
Lo disse prendendo la mano della pelle sottile che poggiava sul suo fianco. Si addormentarono insieme.
Si svegliarono nel cuore della notte con un canto di Chavela Vargas, arrivava da una macchina che sul vialetto sotto la casa, tentava di parcheggiare:
“spero ti vada molto bene.
spero passino le tue pene…
che ti diano tutto quello che io non ho potuto darti…
anche se ti ho dato di tutto…”

Roma, che sussulta nel tepore dei dubbi. 2011 – Maria A. Listur

 

“A new truth is the death of an old truth”
Antonio Porchia

The person falls asleep before her, on the right side, towards her. She can hear the other’s slow breathing then, the shaking of the body that doesn’t surrender to sleep. Finally it surrenders.
After a while she feels the hand that, she thought sleeping, leaning on her waste line.
She remembers how much she owes to that hand.
She remembers how many labyrinths where crossed thanks to that hand.
The voice of that hand stretches out on her useless will to sleep:
-Who knows if this is the last time we sleep together.
-Could be but, we have been many times together without sleeping together.
-Exactly.
-But… I was saying it because I think that…
-… you will die.
-Very pathetic isn’t it?
-Dramatic. I could die too.
-Anyhow if I should die before you, I wouldn’t want to go without telling you something you don’t know.
-There goes the confession!
-It is not a confession, I need to do it.
-He who is without sin cast the first stone…
-I have a confessor.
-A secret?
-It is not a secret.
-Then why haven’t you spoken before.
-Maturity seems a lot like the acceptation of death…
-Chinese wisdom, uh!
-What I want to tell you is just one thing, listen to me would you?!
-Go ahead.
-I am sorry. I am sorry for not being close to you when you needed it but, I am even more sorry for not being there when you have asked for it.
-All right mom. Now sleep. It’s all right.
She said it holding the hand from the soft skin that was leaning on her side. They fell asleep together.
They woke in the heart of the night with a chant of Chavela Vargas, it was coming form a car that was trying, on the little street of their house, to park:
“I hope that everything goes well for you.
I hope your sorrow goes away…
that they give you what I could not give you…
even if I gave you everything…”

Rome, flinching in the warmness of doubts. 2011 – Maria A. Listur

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