“Fra due rive in cui non sta più nessuno – solo ponte”/“Between two shores where there is nobody anymore – only a bridge”

Luce Irigaray, L’oblio dell’aria

Si sveglia, si gira sul fianco destro, si siede sul letto. Poggia delicatamente i piedi per terra. E’ nella sua nuova terra. Fresca. Il pavimento di legno antico la porta all’America della scoperta. Quando, in Europa, mettevano quel legno per terra, l’America Centrale era stata scoperta da cento anni. Poggio i mie piedi bianchi su quei secoli, pensa.
Arriva la cameriera con la colazione che lui ha ordinato per lei: frutta, pane tostato, yogurt, uova, tè verde, miele d’arancio. Sente l’acqua scorrere nella vasca, arriva anche il vapore dell’olio essenziale che si mescola con l’acqua, litsea. Nuda, sotto lo sguardo di dodici specchi sparsi, attraversa la camera; dodici specchi comperati da un inglese che – nello stesso secolo in cui gli inglesi venivano cacciati a secchiate d’acqua bollente da Buenos Aires, per opera degli indios, degli gauchos e degli spagnoli – mercanteggiava antiquariato. Entra nell’acqua calda, ricordando i quadri che raccontano quelle gesta.
Ascolta degli strumenti che si accordano. Esce dalla vasca e si asciuga col vento della finestra, le mani piene di olio di neroli, veloci sulla pelle, subito il vestito di lino rinuncia a poggiarsi sull’intimo: devo andare in giardino, sono arrivati i musicisti, sono appena le nove del mattino e le prove sono già cominciate, richiama in lei il suono mentre pensa alle voci degli autoctoni americani, quasi sterminate, mentre qui si suonavano quegli strumenti. Non vuole affrettarsi ma, questa musica di Schumann è una calamita per le cellule, le raduna tutte e le porta verso la sorgente con una facilità che somiglia all’orgasmo. String Quartet in A major Op. 41 N° 3.
Si siede sulla poltrona che, sotto il tiglio, hanno preparato per lei. L’unica spettatrice. Ascolta per ventisei minuti e quarantaquattro secondi. I ragazzi la guardano ringraziandola prima di cominciare con il secondo pezzo.
Beve acqua con limone. Respira il profumo del tiglio. Guarda da lontano la casa. Dietro i vetri, lui alza una mano salutandola. Lei sorride sotto l’ombra del tiglio. La brezza le carezza le gambe, crea anche problemi d’accordatura. La prova s’interrompe dando spazio ad una colazione per i musicisti.
Lui scende dalla casa per dare il benvenuto agli ospiti. S’avvicina a lei, sussurra sfiorandole la mano:
-Buongiorno. Tutto bene?
-Benissimo.
-Ho indovinato la colazione?
-Tranne per le uova.
-Vegetariana?
-No, è che preferisco mangiare le uova a cena.
-Allora rimani a cena per mangiarle con me?
-Non ami buttare il cibo?
-Amo mangiare le uova con te.
-Ah sì? E questo da quando?
-Da quella vita in cui mi promettesti di tornare per cena, ti aspettai con una frittata e tu non tornasti più!
-Allora sono costretta a rimanere a cena per mangiare le uova che hai sprecato in un’altra vita…
-Non soltanto…
-Ti devo altro?
-Tutta una vita!
-Come mai?
-So che se vedi in me soltanto un avvocato sarà molto difficile d’accettare che in un’altra vita sono stato… il tuo cavallo… Ti ho salvato la vita durante un combattimento… Eri un cavaliere e quindi…
-… quindi ti devo anche la vita.
-Desideri pagare ora o preferisci passare alla prossima vita dovendo aumentare il debito?
-Pago ora.
-Quindi, domani colazione senza uova.
-Oggi cena con le uova.
-Stai facendo la cosa giusta. I debiti vanno pagati. Consiglio professionale gratuito.
Le bacia la spalla insieme alla musica che la nuova ricerca d’accordatura crea. Lei rimane in giardino guardandolo andare via. Inspira delicatamente il profumo dei tigli. Si toglie i sandali di seta. Cammina scalza sull’erba ancora umida. Rientra nella casa, prima di chiudere la porta finestra che dà sul giardino, sussurra:
-Buongiorno giorno.

Roma, che accogli chi sa cogliere. 2011 – Maria A. Listur

 

“Between two shores where there is nobody anymore – only a bridge”
Luce Irigaray, The oblivion of the air

She wakes, turns on her right side, sits on the bed. Places delicately her feet on the floor. She is in her new land. Fresh. The floor of antique wooden brings her to the America of the discovery. When, in Europe, they would lay that wood on the floor, Central America had been discovered one hundred years before. I lay my white feet on those centuries, she thinks.
The maid arrives with breakfast that he has ordered for her: fruits, toasted bread, yogurt, eggs, green tea, orange blossom honey. She hears the water running in the tub, the steam of the essential oil mixed with water arrives, litsea. Naked, under the sight of twelve mirrors scattered around, she crosses the room; twelve mirrors bought by an English man that – in the same century when the English were sent off with buckets of hot water from Buenos Aires, by Indio, Gauchos and Spanish hands – bargained on antiques. She enters the hot water, remembering the paintings that resemble those accomplishments.
She hears some instruments being tuned. Leaves the tub and she dries herself with the wind from the window, hands full of neroli oil, quick on her skin, quickly the linen dress renounces to lay on the intimate parts: I have to go to the garden, the musicians have arrived, it’s almost nine in the morning and rehearsals have already started, she recall the sound in her while she is thinking about the voices of the American autochthonous, almost exterminated, while here instruments were being played. She doesn’t want to rush but Schumann’s music is like a magnet for her cells, it gathers them all and carries them towards the spring with an easiness that seems like an orgasm. String Quartet in A major Op. 41 N° 3.
She sits on the harm chair, under the lime tree, that they have arranged for her. The only spectator. She listens for twenty-six minutes and forty-four seconds. The guys look at her to thank her before starting the second piece.
She drinks water with lemon. Respires the scent of the lime tree. Looks at the house from afar. Behind the windowpane, he raises his hand saluting her. She smiles under the shadow of the lime tree. The breeze caresses her legs, and creates also some problems of tuning. The rehearsal stops giving way to the breakfast of the musicians. He comes down the house to greet the guests. He gets close to her, whispers grazing her hand:
-Good morning. Everything fine?
-Very well.
-Have I guessed breakfast right?
-Besides the eggs.
-Vegetarian?
-No, I prefer to eat eggs for dinner.
-Then would you stay for dinner to eat them with me?
-You don’t like to throw food away?
-I love to eat eggs with you.
-Really? And since when?
-Since that life in which you promised me you would have come back for dinner, I waited for you with an omelet and you never came!
-Then I am forced to stay for dinner to eat eggs that you have wasted in another life…
-Not only that…
-Do I owe you something else?
-A whole life!
-How come?
-I know that you see in me only a lawyer it will be very hard to accept that in another life I have been… your horse… I have saved your life during a battle… You were a knight therefore…
-… therefore I owe you also a life.
-Do you prefer to pay now or you’d rather go on to the next life forcing the debt to increase?
-I pay now.
-Therefore, tomorrow breakfast with no eggs.
-Today dinner with eggs.
-You are doing the right thing. Debts have to be paid. A free professional piece of advise.
He kisses her shoulder together with the music that the new search for tuning is creating. She stays in the garden watching him go away. Inhales delicately the scent of the lime blossoms. Takes off her silk sandals. Walks barefooted on the humid grass. Goes back to the house, before closing the French window that faces the garden, she whispers:
-Good day sun.

Roma, you hail who can see. 2011 – Maria A. Listur

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