“Ogni crimine è volgare, come ogni volgarità è un crimine”/“Every crime is vulgar, as every vulgarity is a crime”

Oscar Wilde

-Pronto! Dove sei?
-Di fronte a te. Sotto gli archi.
-Non ti vedo.
-Io sì. Porti la sciarpa bordeaux.
-Ecco ti vedo!
Ho tutto il tempo – del suo raggiungermi – per osservarlo. E’ diventato più magro. Cammina con la stessa mascolinità che camminava suo padre. Combina i colori con il gusto di chi porta i vestiti come fossero una seconda pelle. Lo trovo tonico e flessuoso. Arriva. Mi bacia sulle guance come piace a me, tre volte, dice:
-Che bello rivederti!
Rispondo con dei suoni acuti, mi fanno sembrare un giocattolo sonoro, poi dico:
-Ora che sei un uomo serio devo smetterla di salutarti come una scema.
-Sono sempre stato serio.
-Sì è vero ma prima eri un bambino…
Passeggiamo, per una città luminosa e fredda, prima d’arrivare a mangiare con il suo amore.
Parliamo di relazioni, di politica, dei prossimi viaggi. Tutti e due sappiamo che prima o poi parleremo del fumo, del fuoco a Roma. Evitiamo per un po’. Ci ricorda altri fuochi.
Infine, prima d’arrivare alla sua casa, dice:
-Molto indignati Gli Indignati?
-Invasi.
-D’altre forze?
-D’altri interessi.
-Ti sei spaventata?
-Sì. Vivo con dei fuochi che ancora bruciano.
-Pensi che un giorno gli spegnerai?
-No, non voglio spegnerli ma, se scorgo del fumo reale, m’allontano.
-Come va oggi?
-Un po’ meglio… anche se ho pianto davanti alle immagini del giornale…
-Ti ha fatto bene partire.
-Anche vent’anni fa.
Apre il cancello d’una villetta in mezzo ad un giardino, dice:
-Benvenuta mamma.
Un sorriso che lo ama mi attende dietro la porta. Parto ancora, verso le sue braccia.

Emilia Romagna che allevia. 2011 – Maria A. Listur

“Every crime is vulgar, as every vulgarity is a crime”
Oscar Wilde

-Hello! Where are you?
-In front of you under the arches.
-I can’t see you.
-I do. You are wearing the Bordeaux scarf.
-There you are!
I have the whole time – for his reaching me – to observe him. He is thinner. Walks with the same masculinity that his father used to have. He combines colors with the taste of who wears clothes as they were a second skin. I see him tonic and flexuous. He arrives. He kisses me on the cheeks as I like, three times, he says.
-So nice to see you again!
I answer with some acute sounds, they make me look like a sonorous toy, then I say:
-Now that you are a serious man I have to stop greeting you like a fool.
-I have always been serious.
-Yes it’s true but you were a child then.
We stroll, in a luminous and cold city, before arriving to eat with his love.
We talk about relationships, politics, future journeys. We both know that sooner or later we will talk about the smoke, the fire in Rome. We avoid it for a while. It reminds us other fires.
Then, before arriving at his house, he says:
-Very resented The Resented?
-Invaded.
-By other forces?
-By other interests.
-Did you get scared?
-Yes. I live with some fires that are still burning.
-You think you will put them off?
-No, I don’t want to but, if I see some real smoke, I take my distance.
-How is it going today?
-A little bit better…even if I cried in front of the images of the newspaper…
-It was good for you to leave.
-Twenty years ago as well.
He opens the gate of a little villa in the middle of a garden, he says:
-Welcome mom.
A smile that loves him is waiting for me behind the door. I leave again, towards her arms.

Emilia Romagna that relieves. 2011 – Maria A. Listur

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