Atterrare/Landing

Prendere la coincidenza della metropolitana, a Parigi, mi fa sentire che sono arrivata. Sto camminando, sto toccando la terra con i piedi. Dietro di me il sonno magnifico che soltanto gli aerei mi provocano.
Arrivata alla biforcazione – che porta a sinistra, alla linea undici – sento una musica. Mi fermo. Ascolto. Comprendo che la musica viene dal corridoio destro. Cambio direzione. Seguo la musica: un gruppo di dodici corde. Violini, violoncelli, viole. J. S. Bach.
La gente passa lasciandosi carezzare dal suono. Alcuni si fermano. Io mi fermo. Mi commuovo come mi commuovo da un po’ di tempo, intimamente. Senza lacrime. O con un sorriso che rimanda le lacrime di gioia verso il cuore, dentro. Sento alle mie spalle una presenza. Un sorriso. Ascoltiamo insieme fino all’arrivo del silenzio, all’invasione del rumore della metropolitana; rimaniamo ad aspettare altro. Il suono delle custodie degli strumenti ci seduce. Riprendo il corridoio a sinistra, mi attendono vagoni verdi e bianchi quasi vuoti. Rimango in piedi. Il sorriso che durante l’ascolto delle corde mi sorrideva arriva accanto a me. Dice:
-Bello vero?
-Bellissimo.
-Grazie per rispondere.
-Non dovrei?
-La gente ha paura e non parla con gli sconosciuti.
-Quale gente?
-Le persone nella strada.
-Non mi succede mai.
-Anche lei prova piacere nel parlare con gli sconosciuti?
-Quando mi parlano.
-Vuol dire che lei non è mai la prima a parlare?
-Non ne ho bisogno, sono sempre gli altri che incominciano il dialogo.
-Sempre?
-Sempre.
-Come mai?
-Ascolto.
-Allora la gente le si avvicina perché intuisce che lei ascolta?
-Non credo sia consapevole, è come un profumo o una musica. Attira.
-Ne parla come fosse un’arma di seduzione.
-E’ una volontà, un esercizio. Buona giornata, scendo nella prossima.
Une trés belle journée.

Cammino verso casa. Il sole è delicato, l’aria fresca. J. S. Bach risuona ancora nella mia gratitudine. Risento il Quignard di “Terrasse a Rome”: “Gli uomini disperati vivono negli angoli. Tutti gli uomini innamorati vivono negli angoli. Tutti i lettori di libri vivono negli angoli. Gli uomini disperati vivono piegati nello spazio alla maniera delle figure dipinte sui muri, non respirano, senza parlare, non ascoltano nessuno.”
Sorrido.

Parigi, scopro ancora il riposo; era proprietà unica del volo. Ha trovato casa. 2011 – Maria A. Listur

 

Landing

Taking the transfer train of the subway, in Paris, makes me realize that I have arrived. I am walking, I am touching the ground with my feet. Behind me the magnificent sleep which only airplanes can provoke in me.
Arrived at the fork – which leads to the left, to line eleven – I hear music. I stop. Listen. Understand that the music arrives from the passage on the right. I change direction. Follow the music: a group of twelve strings. Violins, cellos, violas. J. S. Bach.
People walk by letting them be caressed by the sound. Some stops, I stop. I am moved as I am moved lately, intimately. With no tears. Or with a smile that sends tears of joy towards the heart, inside. I feel a presence behind me. A smile. We listen together until the arrival of silence, until the invasion of the noise of the subway; we remain waiting for something else. The sound of the cases of the instruments seduces us. I go back to the passage on the left, green and white cars are waiting for me almost empty. I remain standing. The smile that during the listening of the strings was smiling at me arrives near me. Says:
-Beautiful isn’t it?
-Very beautiful.
-Thank you for answering.
-Shouldn’t I?
-People are afraid and don’t talk to strangers.
-What people?
-People in the street.
-It never happens to me.
-Do you also feel pleasure in talking to strangers?
-When they talk to me.
-It means that you are never the one who talks first?
-I don’t need to, it’s always the other who begins the dialogue.
-Always?
-Always.
-How is that?
-I listen.
-Then people get close to you because they feel that you listen?
-I don’t think it is conscious, it is like a perfume or music. It attracts.
-You talk about it as it was a weapon for seduction.
-It is willpower, an exercise. Good day, I am getting off the next one.
Une trés belle journée.

I am walking towards the house. The sun is delicate, the air is fresh. J. S. Bach resounds in my gratitude. I hear again the Quignard of “Terrasse a Rome”: “The desperate men live in the corners. All the men in love live in the corners. All the readers of books live in the corners. Desperate men live bent over in the space the same way of the painted figures on the walls, they don’t breathe, they don’t talk, the don’t listen to anyone.”
I smile.

Paris, I discover again the repose; it was the unique property of the flight. I have found home. 2011 – Maria A. Listur

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