Avrei voluto essere tua figlia/I wish I was your daughter

A Gabriele Policardo.

-Ma che bellezza! Una protuberanza nel culo significa che hai risolto un bellissimo conflitto di ripugnanza con qualcuno che era per te un padre; ti stai riprendendo tutta la tua vita!
-Pensi che tutto sia incominciato il giorno in cui ti ho raccontato quel episodio?
-Penso che stai dando delle sferzate vitali che ad altri li farebbero morire… Ti duole?
-Un po’, dopo aver disinfettato.
-Ti prude?
-Anche.
-Non stare lì a disinfettare… Fa quel che devi fare, lava e basta… Passerà.
-È stato forte perché qualche ora prima non c’era…
-Perché non mi hai chiamato immediatamente.
-Era mezzanotte.
-Come hai fatto a dormire?
-Sono uscita dal bagno con la percezione precisa di questo fagiolino borlotto nella parete destra del retto a un centimetro dell’ano, con tre certezze, un’incertezza e due domande.
-Certezze, dimmi dimmi…
-Certezza uno: La gente che si lava meno o si lava meno in profondità non avrebbe scoperto nulla… Certezza due: Devo dormire. Certezza tre: Sono fortunata ad avere almeno tre persone che mi sosterranno nel curarmi con la nuova medicina germanica. L’incertezza era sul fatto che fosse o no un tumore. Mi sono addormentata sentendo che ti avrei chiamato per farti delle domande, su la prima hai già risposto, l’altra era: Sono pronta per vivere?
-Hai voluto dire “morire”?
-No, mi sono chiesta se ero pronta per vivere perché morire… Io sto morendo da sempre…
-Cosa ti sei risposta?
-Sì sono pronta. E mi sono addormentata per nove ore… Quando mi sono svegliata ho aspettato un po’ prima di chiamarti… Ho toccato il sole che sbatte sulle finestre, odorato il profumo del legno bruciato nel camino di ieri, il mio mate argentino… Ora mentre parliamo io vedo davanti a me una sola parola.
-Dilla.
-Grazie.
-Che dici che dici!!!
-Grazie amico mio. Buon yoga, buona giornata…
-Stai tranquilla, i tessuti del culo si ripristinano velocemente.
-Grazie per il tempo e per la dedizione.
-Mi fa sempre piacere occuparmi dei culi.
-Per fortuna ti occupi anche d’arte.
-Sono lo stesso.
-Ci vediamo alla prova.
-A dopo.

Riaggancio il telefono ricordando che lo incontrai perché voleva intervistarmi. Voleva sapere di come mi ero curata fisicamente attraverso l’arte. Ora siamo amici, colleghi, soci e anche salute che si fa carne nelle nostre ricerche, nel nostro modo di stare nel mondo. La sua famiglia e la sua compagna sembrano prodotto di una mia intenzione; mio figlio ed io sembriamo l’altra parte della sua famiglia. Ricordo tutto ciò e mi ripeto l’inizio di un nostro concerto: “Amo i poeti che scavano la materia…” G. P.

Roma, cade il sole mentre tutti i colori mi attraversano lo sguardo, il petto, il sorriso. 2012 -Maria A. Listur

 

I wish I was your daughter

To Gabriele Policardo.

-How wonderful! A protuberance in the ass means that you have solved a wonderful conflict of repugnance with someone you thought as a father for you; you are getting back your whole life!
-You think that everything has started the day I told you about that episode?
-I think you are giving some vital blows that would kill others… Does it hurt?
-A little bit after having disinfected.
-Does it hitch?
-Also.
-Don’t disinfect it… Do what you have to, wash it and no more… It will pass.
-It has been intense because it wasn’t there some hours before…
-Why haven’t you call me immediately.
-It was midnight.
-How did you manage to sleep?
-I came out of the bathroom with the precise perception of that pinto bean in the right wall of the rectum a centimeter from the anus, with three certitudes, an uncertainty and two questions.
-Certainties, tell me tell me…
-Certitude one: People who wash less or less profoundly wouldn’t have discovered anything…
Certitude two: I have to sleep. Certitude three: I am lucky to have at least three persons that will sustain me in curing with the new Germanic medicine. The uncertainty was on the fact whether it was a tumor or else. I fell asleep feeling that I was going to call you to ask some questions, you have answered to the first, the other one was: I am ready to live?
-You wanted to say “die”?
-No, I have asked myself if I was ready to live because to die… I have been dying all along…
-What was your answer?
-Yes I am. And I fell asleep for nine hours… when I woke I waited a little before calling you… I felt the sun that beats on the windows, smelled the perfume of yesterday’s burnt wood in the fireplace, my Argentinean mate… Now while we are talking I see in front of me a word alone.
-Say it.
-Thanks.
-Stop it stop it!!!
-Thanks my friend. Good yoga, good day…
-Don’t worry, the ass’s tissues restore quickly.
-Thank you for the time and the devotion.
-I am always glad to deal with asses.
-Luckily you also deal with art.
-It’s the same.
-I’ll see you at the rehearsal.
-Later.

I hanged up the phone remembering that I met him because he wanted to interview me. He wanted to know on how I cured myself physically through art. Now we are friends, colleagues, partners and also health that become flesh in our researches, in our ways to stay in the world. His family and his partner seems the product of one of my intentions; my son and I seem the other side of his family. I remember all this and repeat to myself the opening of one of our concerts: “I love those poets who dig in the matter…” G. P.

Rome, the sun falls while all the colors go through my glance, my chest, my smile. 2012 -Maria A. Listur

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