Paul Cézanne

“Voglio dipingere la verginità del mondo!”

-Lo finisca lei.
-Mi sta imbarazzando.
-Come mai? Insisto.
-La prego no… Non insista.
-Vorrei semplicemente vedere come risolve la fine.
-Vorrei vederlo anche io ma dalla sua mano.
-È un soggetto che si avvicina alle sue letture.
-Ma ciò che cerco di rappresentare sembra invisibile all’occhio umano.
-Invisibile? Sono stelle, soli, luci!
-Per lei.
-E per lei?
-Cellule, embrioni, membrane intracellulari.
-Sono sempre specchi del cosmo.
-O viceversa?
-Per ciò può finire il mio soggetto!
-Non posso. Non sono all’altezza della sua pittura.
-Come mai?
-L’ampollosità mi supera… Troppo suono per una disciplina oramai vittima della solitudine.
-Giustamente.
-Un tempo esistevano i gruppi… come diceva Jean Clair, ora tendiamo a sparire nell’individualità.
-Oppure a regnare…
-E quale sarebbe il regno?
-Il successo.
-Solitario e veloce?
-Provi a finire il mio quadro, la lascio da sola.
-Qui non è possibile essere sola.
-Ho voluto dire, in compagnia di quella tristezza che la fa sembrare staccata dal mondo.
-Come mai non ha pensato fosse allegria?
-Troppo silenziosa per essere allegria.
-Ecco perché la mia mano non è alla sua altezza.
-Mi sveli il mistero di tanta ritrosia.
-Timidezza.
-Me lo sveli.
-Non so se riuscirò a dare parole a ciò che provo.
-Ci provi.
-Non posso finire qualcosa che è così piena di… piacere.
-Ah! Lei dipinge soltanto ciò che di brillante ha la sofferenza!
-No. Io cerco di evitare la confusione tra piacere e felicità.
-Mi confessi allora il segreto della pittura felice visto che il mio piacere le risulta irraggiungibile!
-Stiamo parlando di qualcosa che non so dire, che è parte della mia ricerca, che non dovrebbe accadere soltanto in me ma anche negli altri, se decidono di guardare un mio quadro… Non sempre però…
-Sia coraggiosa! Dia un po’ della sua felicità alla fine della mia opera.
-Ho voluto dire altro ma… Spiacente… Non so concludere qualcosa che nasce dalla ricerca del piacere.
-Ci provi!
-Ma perché dovrei finire il suo quadro! Provi lei a organizzare la sua bulimia di piaceri!
-Le ho detto che la lascio qui, nella sua intimità. Non è che la voglio osservare mentre dipinge!
-Non penso che la sua bulimia sia legata soltanto al suo occhio!
-Mia cara bambina… Mi consigli dove spostarla visto che sono un malato incurabile!
-Per favore, non mi chiami bambina anche se, rispetto al suo nome e al suo regno, è ciò che sembro.
-Le sto offrendo il mio atelier e un lavoro a quattro mani… Non ha capito?
-No, non ho capito.
-Accetta?
-A quattro mani significa che io devo finire quello che lei incomincia?
-Sì. Accetta?
-La ringrazio per l’opportunità ma, non posso accettare.
-Perché?
-Lo diceva meglio di me Paul Cézanne: “Ho una sensazione lieve, ma non riesco ad esprimerla. Sono come uno incapace di usare la moneta d’oro in suo possesso.”
-La spenda!
-Lo farò quando la luce dell’oro avrà guarito ogni mia cellula.
-Ci pensi.
-Grazie per aver pensato a me. Buon lavoro.

Roma, crepuscolare nella luce, argentina nel suono, d’aria grigia travestita. 2012 – Maria A. Listur

 

Paul Cézanne
“I want to paint the virginity of the world.”

-You finish it.
-You are embarrassing me.
-Why is that? I insist.
-I beg you not to… don’t.
-I just would like to see how you solve the end.
I would like that too but by your hand.
-It’s a subject that is close to your readings.
-But what I try to represent seems invisible to human eyes.
-Invisible? But those are stars, suns, lights!
-For you.
-And what about you?
-Cells, embryos, intracellular membranes.
-They are mirrors of the cosmos anyway.
-Or vice versa?
-That’s why you can end my subject!
-I can’t. I am not at the height of your painting.
-How come?
-The pompousness it’s more than me… Too much sound for a discipline unfortunately victim of solitude.
-Truthfully.
-A time ago there were groups… as Jean Clair used to say, nowadays we tend to disappear in the individuality.
-Or to reign…
-And which one would your reign be?
-Success.
-Lonely and quick?
-Try to finish my painting, I’ll leave you alone.
-Here is impossible to be alone.
-I meant with that sadness that makes you look detached from the world.
-How is that you haven’t thought that it was happiness?
-Too quiet to be happiness.
-That’s why my hand is not capable.
-Tell me the mystery of so much reluctance.
-Shyness.
-Tell me more.
-I don’t know if I will be able to give words to what I feel.
-Try to.
-I can’t finish something so full of… pleasure.
-Ah! You paint only what of brilliant it has the suffering!
-No. I try to avoid the confusion among pleasure and happiness.
-Please tell me the secret about happy painting considering that my pleasure sounds impossible for you!
-We are talking about something I can’t say, that is part of my research, that shouldn’t happen only to me but to the others too, if they decide to look at one of my paintings…Not all the time though.
-Be courageous! Share a little of your happiness to the ending of my work.
-I am sorry… I can’t finish something that is born from the research of pleasure.
-Try to!
-Why should I finish your painting! You try to organize your bulimia of pleasures!
-I told you that I would leave you here in your intimacy. It’s not that I want to watch you while you paint!
– I don’t think that your bulimia is only related to your eye!
-My dear girl… Tell where to move it considered that I am an incurable sick person!
-Please, don’t call me girl even if, respectfully to your name and your reign, it is what I seem to be.
-I am offering you my atelier and a four hands work… Didn’t you get it?
-I did not.
-Do you accept it?
-Four hands mean that I have to finish what you have started?
-Yes. Do you accept?
-I thank you for the opportunity but, I cannot accept.
-Why?
-Paul Cézanne used to say better than me: “I have a slight feeling, but cannot express it. I am like one incapable of using the golden coin that he possesses ”.
-Spend it!
-I will do it when the light of the gold will have cured each of my cells.
-Think about it.
-Thank you for thinking about me. Have a good job.

Rome, crepuscular in the light, Argentinean in the sound, dressed of grey air. 2012 – Maria A. Listur

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