“ Ci vuole ‘coraggio del coraggio’ /“ It is necessary ‘courage of the courage’ ”

Igor Sibaldi

-Buonasera, sono L. T., lei è Maria, la pittrice amica di Stella?
-Sì. Piacere.
-Ho visto il lavoro che ha fatto per Stella. Mi piace.
-Grazie.
-Mi diceva Stella che lei fa anche quadri, non soltanto murales.
-Sì. Anche.
-Dove si possono vedere? Colleziono arte contemporanea.
-Nel mio atelier.
-A Roma?
-Siamo a Roma…
-Quando?
-Quando vuole?
-Un tè domani?
-Preferisco dopodomani, avrò più tempo da dedicarle.
-Bene! Allora a dopodomani.
-Il mio biglietto.

Ore 17 di un giovedì, il tè è pronto, i biscotti alla cannella e limone profumano ogni angolo, un kimono nero sopra una tuta di seta nera, mi veste. Nessuna parte del corpo scoperta, tranne il viso e le mani. Ai piedi calzini giapponesi rigorosamente neri. I capelli raccolti sulla nuca. Cipria, lucida labbra. Suona il campanello. Apro all’amico e avvocato di una persona che attraverso la pittura è diventata un’amica. Gli chiedo di togliersi le scarpe, come a tutti. Ride. Se le toglie. Lo invito ad arrivare al tatami dove ho servito il tè. Prima ancora di arrivare alla porta che si apre sul tatami, una mano mi prende dal collo del kimono, mi fa perdere l’equilibrio, mi fa cadere verso il corpo che ha mosso la mano. Mi sorregge, mi rigira, mi strappa il kimono. Non grido. Incomincio a darmi ordini: “Non resistere, sarà peggio!” “Nessuno ti può sentire…” “Ricordati che sei sola, se sparisci nessuno se ne accorgerà prima di tre giorni!” “Non resistere!” “Non resistere!” Lui parla mentre mi spinge verso il divano. La ricerca di qualcosa di sconosciuto mi fa dire:
-Non vedevo l’ora…
-L’avevo capito sai…
Mi sta per strappare la tuta. Mi ordino: “Aiutalo, parlagli!”
-Facciamo insieme, faccio io…
Lui balbetta tutto quello che vuole farmi, anche se tutto risuona “disgusto e potere” io vedo un essere disperato, non riesco a vedere l’uomo che mi ha parlato a cena accanto ai bambini della mia amica. Invento un’ancora:
-Scusa ma devo vomitare!
Incomincio a fingere dei conati di vomito che somigliano a delle urla d’orso. Nella mente mi autocritico: “Pessima recitazione!” Ma ho il tempo per pensare cosa fare. S’avvicina al mio collo io parto con il conato, poi m’avvicino io e appena ho il suo viso davanti riparto con il conato. Dodici conati! “Funziona!” Lui mi guarda con una delusione infinita, si riallaccia la cinghia dei pantaloni. Come uscito da un sogno chiede:
-Posso guardare i quadri?
Rispondo esausta:
-Ti va se facciamo un altro giorno?

Alcuni mesi dopo i conati: suona il telefono.
-Pronto.
-Sono L. T.
-Scusa ma non ho tempo ora…
-Scusa tu. Volevo soltanto dirti che ho avuto un problema di salute. Quando sono venuto da te, avevo un nuovo medico che mi aveva tolto il litio nella cura della mia bipolarità e… la prima crisi l’ho avuto a casa tua. Poi, l’ospedale. Orribile… Scusami… Grazie per non avermi denunciato.
-Prego. Buone cose.
-Grazie.
Riaggancio, un pensiero mi prende la gola: “Dio e il diavolo ci fanno visita perché sono sicuri di trovarci.” Humbert Cornéils

Todi, da dove Roma si riapre nelle rimembranze. 2012 – Maria A. Listur

 

“ It is necessary ‘courage of the courage’ ”
Igor Sibaldi

-Good evening I am L. T., you are Maria, the painter friend of Stella?
-Yes. Pleasure.
-I have seen the work you have done for Stella. I like it.
-Thank you.
-Stella was telling me that you do also paintings, not only murales.
-Yes. As well.
-Where can they be seen? I collect contemporary art.
-In my atelier.
-In Rome?
-We are in Rome…
-When?
-When would you like?
-A tea tomorrow?
-I’d rather choose the day after tomorrow, I will have more time to dedicate to you.
-Well! Then the day after tomorrow it is.
-Here is my card.

It’s 17 o’clock of a Thursday, the tea is ready, the cinnamon flavored cookies and the lemon are perfuming each corner, a black kimono over a black training suit, dresses me. No part of my body is uncovered, besides the face and the hands. At my feet rigorously black Japanese socks. Hair gathered up. Face powder, lip-gloss. The bell rings. I open to the lawyer and friend of a person that through painting has become a friend. I ask him to take off his shoes, like to everybody. He laughs. He takes them off. I invite him to reach the tatami where I have served the tea. Before reaching the door that opens on the tatami, a hand grabs me by the collar of the kimono, makes me loose balance, makes me fall towards the body that has moved the hand. It supports me, it turns me, it rips off the kimono. I don’t scream. I start giving myself orders: “Don’t resist, it’ll be worse!” “Nobody can hear you…” “Remember that you are alone, if you disappear no one will realize it before three days!” “Don’t resist!” “Don’t resist!” He is talking while pushing me towards the sofa. Looking for something unknown makes me say:
-I was looking forward to this…
-I did understand that you know…
He is about to tear off my training suits. I order myself: “Help him, talk to him!”
-Let’s do it together, I’ll do it…
He is babbling all he wants to do to me, even if everything resounds like “disgust and power” I see a desperate being, I am unable to see the man that talked to me at dinner near my friend’s children. I make up a break:
-Sorry but I have to vomit!
I start pretending retches that look like the howling of a bear. In my mind I self criticize: “Bad acting!” But I have the time to think what to do. He comes clos to my neck and I begin with retches, then I go close and as soon I have his face in front of me I start again with the retch. Twelve retches! “It works!” He looks at me with an infinite delusion, he buckles again his pants’ belt. As stepping out of a dream he asks:
-Can I see the paintings?
I exhausted reply:
-Do you mind if we see them another day?

Some months ago after the retches: the phone rings.
-Hello.
-I am L. T.
-Excuse me but I have no time now…
-You have to forgive me. I just wanted to say that I have had a health problem. When I came visit you, I had a new doctor that took away lithium from my bipolarity cure and… my first crisis I have had it at your house. Then, the hospital. Horrible… Forgive me… Thank you for not pressing charges.
-You are welcome. Take care.
-Thank you.
I hang up, a thought grabs me by the throat: “God and the devil come visit us because they are sure to find us there” Humbert Cornéils

Todi, from where Rome opens again to remembrances. 2012 – Maria A. Listur

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