Difficile non è raggiungere qualcosa…/“It is not difficult to reach something…

…ma liberarsi dalla condizione in cui si è.”

Marguerite Duras

All’arte di leggere di mia amica Delphine Valli

Seduta con le gambe incrociate sul tappeto bianco e celeste del salone vuoto, mi piego verso di lui per prendere la tazza di te che mi porge. La prendo e non comprendo cosa la sta facendo cadere, rimango col piatto tra le dita, lo sguardo verso il basso che cerca risposta nella distanza che separa il piatto dalla tazza. Lui non emette suono. Balbetto:
-Mi dispiace… Mi puoi dare qualcosa per asciugare?
-No. Si asciugherà da solo.
-Resterà macchiato.
-Allora sei diventata una macchiaiola!
Sorrido con un grado d’imbarazzo che supera le mie conoscenze di tale stato. Sono rossa quindi, divento viola! So che il silenzio mi solleverà dal fuoco che mi parte dal collo. Taccio. Lui alimenta il fuoco:
-Non avrei mai immaginato di vederti arrossire!
Sto diventando color vinaccia. Infilza la lama dell’osservazione:
-Chissà come mai ti è caduta la tazza! Così precisa nei movimenti…
Non mi muovo ma riesco ad alzare gli occhi verso di lui sorridendo con una smorfia poi, lascio cadere lo sguardo sulla macchia gialla tendente al marrone che sta dilatandosi – come la mia scomodità – sulla candida superficie. Insiste:
-Stai bene qui?
-Starò meglio se mi lascerai fare un’altra macchia vicino a te. Rispondo con la leggerezza che pratico con i bambini. Non immagino che lui mi somiglia e lasciando cadere – accanto a lui, a destra – il contenuto della sua tazza. Dice:
-Io non sono un pittore, non so se ti risulta abbastanza equilibrato.
Mi si apre il cuore quindi, rido con la gioia con cui la vita mi ha unta. Dico:
-Equilibrato cosa?
-Il quadro che stiamo facendo.
-Un architetto dovrebbe intendersi d’equilibri, tanto o molto di più d’un pittore.
-Perciò sto dipingendo con una pittrice e non con un pittore. Soltanto tu mi puoi rendere equilibrato.
-In quanto architetto?
-In quanto artista del te? Te ne intendi vero?
-Sì, conosco alcune cerimonie tuttavia prediligo quella Zen.
-Hai capito tè. Io volevo dire te. Tu. Maria.
-Artista di me? Cosa vuoi dire?
-Se tu puoi essere una persona tanto precisa, smisuratamente infantile, calorosa da autocombustione, distante quanto il deserto e capace di pensare “ora me ne vado perché non sopporto tutta questa invasione emotiva”, tutto simultaneamente e senza alzarti dal mio tappeto – che sai bene abbiamo distrutto – in attesa che qualcosa ti sollevi da dentro per scoprire a te stessa cosa sei, allora vuol dire che non ci stiamo annoiando nessuno dei due. Il festeggiamento dell’altro sta funzionando.
-Purtroppo non mi sto annoiando.
-Purtroppo neanche io.
-Scaldiamo un po’ più d’acqua.
-Vuoi farlo tu?
-Non conosco la tua cucina.
-Trovare tutto è l’infanzia. Perderlo è l’educazione.

Mi alzo dirigendomi a nord, trovo la cucina. Scaldo l’acqua fino a quel punto, perfetto per alcuni tè, che arresta il bollore. Il vapore si attenua, è il momento di lasciarla precipitare nella teiera su foglie e fiori in apertura. Accompagnata dalla musica dell’acqua in caduta mi abbandono ad una concatenazione di parole musicaorecchiomorbidogattodiunamicasichiamanapoleone… Napoleone diceva!: “L’abilità non serve a molto senza l’opportunità.”

Roma, Chiostro della Basilica di San Paolo fuori le mura, fuori ogni immaginazione, nella curiosità. 2012 – Maria A. Listur

 

“It is not difficult to reach something…

…but to free oneself from the condition in which we are.”

Marguerite Duras

To the art of reading of my friend Delphine Valli

Sitting cross-legged on the white and sky blue carpet of the empty living, I lean towards him to take the tea cup he is handing me. I take it not understanding what it’s making it fall, I remain with the saucer in my fingers, my glance towards the floor that is looking for the answer in the distance that separates the saucer from the cup. He doesn’t produce a sound. I stammer:
-I am sorry… Can you give me something to dry?
-No. It will dry by itself.
-It will leave a stain.
-Then you have become a stainer!
I smile with a degree of embarrassment that goes beyond my knowledge of that state. I am red therefore, I become purple! I know that silence will lift me up from the fire burning from my neck. I am silent. He stokes the fire:
-I would have never imagined seeing you blush!
I am turning in to deep reddish brown color. He stubs the blade of observation:
-Who knows why you made that cup fall! So precise in the movements…
I am not moving but I manage to lift up my eyes towards him smiling in a smirk then, I let the glance fall on the yellow stain turning brown that is enlarging – as my discomfort – on the candid surface. He insists:
-Are you all right here?
-I will be better if you let do another stain next to you. I answer with the lightness that I practice with children. I don’t imagine that he is like me and letting fall – next to him, on the right – the content of his cup. Says:
-I am not a painter, I don’t know if it is enough balanced for you.
My heart opens up then, I laugh with the joy with which life has blessed me, I say:
-What balanced?
-The painting we are doing together.
-An architect should understand about balances, a lot or more than a painter.
-That’s why I am painting with a paintress and not a painter. Only you can make me balanced
-As an architect?
-As an artist of thee? You are good at it right?
-Yes, I know some ceremonies but I am keen on the Zen’ one.
-You understood tea. I meant to say thee. You. Maria.
-Artist of myself? What do you mean?
-If you can be such a precise person, infinitively childish, so warm to spontaneously combust, distant as the desert and able to think “I am leaving now cause I can’t bear all this emotional invasion”, all simultaneously and without leaving from my carper – that you know well we have destroyed – waiting for something to lift you up from inside to find out yourself what you are, then it means that neither of us is getting bored. The celebration of the other is working.
-Unfortunately I am not bored.
-Unfortunately neither am I.
-Let’s warm some more water.
-Do you want to do it?
-I don’t know your kitchen.
-Discovering everything is childhood. Loosing it is education.

I stand up going towards north, I find the kitchen. I heat the water to that point, perfect for some teas, that stops the boiling. The steam weakens, it is time to let it fall in the teapot on leaves and flowers opening up. Accompanied by the music of the water falling I let myself in a concatenation of words musicearsoftcatofafriendnamednapoleon… Napoleon used to say!: “Ability means nothing without opportunity.”

Rome, Chiostro of the Basilica of San Paolo fuori le mura, outside every imagination, in the curiosity. 2012 – Maria A. Listur

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