A richiesta/On Request

A te, con una prospettiva altra.
In risposta a quella domanda, dietro una risata:
“Perché non lo racconti?”

“Il bianco ha il suono di un silenzio che improvvisamente riusciamo a comprendere. È la giovinezza del nulla, o meglio un nulla prima dell’origine, prima della nascita. Forse la terra risuonava così, nel tempo bianco dell’era glaciale.”
Wassily Kandinsky

Ogni volta che percepisco la pelle delle sue braccia e dei suoi piedi, intuisco che sta arrivando la primavera. Anche l’avermi scelto denota una necessità fisica di freschezza.
Sta incominciando un’altra stagione e noto con tristezza che non ha perso l’abitudine di rannicchiarsi in modo fetale quasi a proteggersi dallo spazio.
Primavera!
Lei non sa che ho capito con quale destrezza recita la “donna addormentata”.
“Ti ho capita io…” Penso mentre la sento chiudersi a uovo, intimorita dalla forza delle mani, dai pungenti baci, dall’abitudine che rende tacito un incontro che di tacito dovrebbe avere soltanto il miracolo.
“Salvata anche oggi…” Rifletto sorridendo. Non durerà molto. L’irruenza vincerà la muraglia fetale e se non è oggi sarà domani o dopo domani quando la colpa di non desiderare diventerà più forte della fedeltà al proprio silenzio.
“Domani mi tocca…” Dirà all’amica, fantastico. E mi accontento di carezzarle un piede o sentire la nudità delle braccia.
“Perché non funziona, neanche parlandone…?” Mi chiedo. La sento assopirsi veramente, arrivo a fiutare una lacrima inconsapevole che è rimasta nel ponte tra sonno e veglia, che non si sa se appartiene alla vita che conduce ogni giorno verso una felicità inquietante oppure al sonno, luogo dove scappare è ammesso.
Ebbene sì, arriva.
Vorrei dirgli delle cose.
Vorrei avvertirlo.
La conosco da prima della nascita.
Sua madre e suo padre l’hanno concepita per essere sfiorata.
Soltanto la delicatezza la rende aperta e umida, scivolosa e desiderante.
Piano…
Vorrei essere capace di tendermi ad un tale punto di diventare corda, suonare; tuttavia non è dato ad un drappo, pur se d’antico corredo, il condizionare l’amore o quel che dell’amore resta quando, come diceva Pablo Neruda:
“… quelli che siamo stati
non siamo più gli stessi.”

Roma, nel tempo in cui qualche primavera è ancora inverno. 2012 – Maria A. Listur

 

On Request

To you, with another perspective.
As answer to that question, behind a laugh:
“Why don’t you write about it?”

“The white has the sound of a silence that suddenly we are able to understand. It is the youth of nothingness, better say a nothing before the origin, before birth. Maybe the earth resounded like that, at the white time of the ice age.”
Wassily Kandinsky

Every time I perceive the skin of her arms and feet, I perceive that spring is coming. Even choosing me means the physical necessity of freshness.
Another season is starting and I sadly notice that she hasn’t lost the habit of cuddling in a fetal way almost as to protect her from space.
Spring!
She doesn’t know that I understood how cleverly she acts as the “sleeping woman”.
“I understood you…” I think while I feel her closing like an egg, frightened by the strength of the hands, the pungent kisses, by the habit that turns implicit an encounter that implicit should have only the miracle.
“Saved again today…” I think smiling. It won’t last long. The impetuosity will prevail over the fetal wall and if it won’t be today it will be tomorrow or the day after when the guiltiness of not desiring will become stronger than the faith to her own silence.
“Tomorrow I’ll have to…” she is going to say to her friend, fantastic. And I am content of caressing her foot or feeling the nudity of her arms.
“Why doesn’t it work even talking about it…?” I ask myself. I can feel her really doze off, I get to smell an unconscious teardrop that has remained in the bridge between sleep and wakefulness, which is not possible to know if it belongs to the life she leads everyday towards an unsettling happiness or it belongs to sleep, the place where escaping is admitted.
And then yes, she arrives.
I would like to tell her things.
I wish I could feel it.
I know her before she was born.
Her mother and her father have conceived her to be graced.
Only gracefulness makes her open and wet, slippery and craving…
I wish I was able to tend myself insomuch as become a chord, resound; though a drape, even of an antique dowry, isn’t in a position to influence love or what it remains of love when, as Pablo Neruda used to say:
“… what we have been
we’ll never be the same.”

Rome, in that time in which spring is still winter. 2012 – Maria A. Listur

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