Essenza, Khalil Gibran/Essence, Khalil Gibran

“La verità che ha bisogno di prove è soltanto mezza verità”

-Si potrebbe dire che è una crema?
-Antirughe però.
-Ancora credi che esistano?
-Sì!
-Tutte imposizioni di tua madre!
-Sane abitudini vorrai dire.
-Ossessioni.
-Devo dire che è una delle cose più belle che mi ha trasmesso.
-La cura del corpo?
-Sì, in modo complessivo.
-E in quelle rientrano gli schiaffi?
-Quelle sarebbero le variazioni.
-Variazioni?
-Modulazioni dell’intensità.
-Saresti capace di giustificare ogni cosa!
-Il morso è sempre la sublimazione del bacio…
-Dipende dal tipo di morso…
-Ecco cosa volevo dirti! Allora stai con me sul fatto che ogni cosa può essere curativa…
-Volevo essere ironica.
-Ma veramente potrebbe essere una crema!
-Dimmi le sue proprietà!
-Distende le rughe.
-Siccome le rughe dipendono dalla posizione, non è sufficiente!
-E per questo le distende! Beh non capisci! Allora, aumento dell’elasticità cutanea!
-Quello succede anche con l’acqua!
-Compatta.
-Ah… questa caratteristica m’interessa.
-Sembri l’Istituto di Pavia!
-Ti proteggo!
-Va bene, vado avanti… Uniformità del colorito!
-Altro.
-Texture morbida e setosa.
-Ah!
-Colpita!
-Aromi?
-Naturali senza connotazioni aggressive.
-Beh! Allora proverei anche io…
-Allora ci credi!
-Nome?
-Elpidio.
-Ah… per questo non hai incominciato dal nome…

Roma, anticipi l’estate con fragranze sempre nuove… Ma, come fai? 2012 – Maria A. Listur

 

Essence, Khalil Gibran

“The truth that needs proofs is only half the truth”

-Could we say it’s a cream?
-A cream for wrinkles though.
-You still believe they exist?
-Yes!
-All impositions by your mother!
-You’d rather say good habits.
-Obsessions.
-I must say it is one of the most beautiful things she has passed me.
-The body care?
-Yes, in a global way.
-And where do the slaps on the face belong to it?
-Those are variations.
-Variations?
-Modulations of intensity.
-You would be able to excuse anything!
-The bite is always the sublimation of the kiss…
-It depends on the kind of bite…
-That is what I wanted to tell you! So you agree with me that everything could be curative…
-I was trying to be ironical.
-But it really could be a cream!
-Tell me its properties!
-It outstretches wrinkles.
-But since wrinkles depend upon the position it’s not enough!
-For this it outstretches them! Well you don’t get it! Then, it increases the cutaneous elasticity!
-That happens also with water!
-It compacts.
-Ah… I like this specific.
-You seem like the Pavia Institute!
-I am protecting you!
-Well, let me go on… It uniforms the skin color!
-What else.
-Soft and silky texture.
-Ah!
-I got you!
-Aromas?
-Naturals with no aggressive connotations.
-Well! Then I would try it…
-So you do believe in it!
-Name?
-Elpidius.
-Aha… that’s why you didn’t tell me the name from the start…

Rome, anticipating summer with always-new fragrances… But, how do you do it? 2012 – Maria A. Listur

Affezioni comuni/Common Affections

-Sola?
-Sola.
-E quale è il suo difetto?
-Difetto?
-Qualche difettuccio deve avere, altrimenti non sarebbe sola…
-Ah sì?
-Il carattere non si forma nella solitudine.
-Allora l’unica strada è fidanzarsi?
-Senza meno.
-Non ci sono alternative?
-Nessuna. La coppia è un luogo di maturazione.
-E uno non può essere marcio grazie a più esperienze di maturazione?
-Non faccia l’ironica, non è da lei?
-E lei cosa ne sa?
-Lo so… Lei è una pietra rara… Non può cadere nella volgarità dell’ironia…
-Non parliamo di cadute! Quale volgarità? Non trovo la putrefazione uno stato volgare ma uno stato di passaggio.
-Ora slitta verso i voli pindarici delle parole?
-Volo volo e cerco di sostenere che non condivido.
-L’idea di essere in coppia?
-L’idea che sia l’unica strada per formare il carattere perché…
-Non mi venga a dire che i monaci hanno un forte carattere! Avrei voluto vedere un monaco o una monaca vivere con la mia prima moglie per due giorni!
-Si è risposato?
-No, sono solo…
-Ah… allora?
-Ci potremo fidanzare.
-Omeopata?
-Cosa c’entra?
-Il simile cura il simile?
-La nozione di veleno dipende esclusivamente dalla dose…
-Sta cercando di essere lusinghiero?
-Anche questo è uno stato di passaggio.
-Ecco perché poi si arriva ad una veloce maturazione.
-Non ama essere corteggiata?
-Non amo che sia considerato un passaggio e non una pratica.
-Ah! Lei vuole essere corteggiata in eterno!
-No! Soltanto per il tempo in cui si sta insieme!
-Fino a che morti ci separi!
-Fino alla fine del tragitto…
-La volevo invitare a pranzo.
-Se riusciamo a scendere vivi da questo aereo… non accetterò.
-Perché? Sa che se mi dice di sì le libero la mano?
-Allora sì!
-No no no no! Non mi lasci altrimenti vomito …
Dopo un’ora di movimenti violenti, l’aereo atterra. Lui non riesce a sciogliermi la mano. Respira con fatica. Ormai non riesce nemmeno a parlare. Mi guarda e balbetta:
-Carattere… ricordi il carattere…
Gli carezzo la mano abbandonata sul sedile davanti a lui, gli avvicino il suo giornale e – anche io atterrata – dico:
-Si ricordi quello che diceva Maurice Maeterlink: “Abbiamo soltanto la felicità che siamo in grado di capire.”
Lui mi guarda, impallidisce, si piega verso il sedile, infine, vomita.

Parigi – Roma, quando il pericolo dà un’idea ben precisa della fine e di quanto fa paura soltanto a chi crede che la felicità sia altrove. 2012 – Maria A. Listur

 

Common Affections

-Alone?
-Alone.
-What is your flaw?
-Flaw?
-You must have some flaw, otherwise you wouldn’t be alone…
-Oh yes?
-Personality doesn’t form from loneliness.
-So the only way is to get engaged?
-At least.
-There are no alternatives?
-None. The couple is the place for maturation.
-And can’t anyone be rotten thanks to several experiences of maturation?
-Don’t be ironical, it’s not you?
-And what do you know about it?
-I know… you are like a rare stone… You can’t fall on the vulgarity of irony…
-Let’s not talk about falling! What vulgarity? I don’t find putrefaction a vulgar state but a state of passage.
-Now you have shifted to Pindaric flights of the words?
-I just fly and try to sustain that I don’t agree.
-The idea of being a couple?
-The idea that it is the only way to form the personality because…
-Don’t come tell me that monks have a strong personality! I wish I could see a monk man or woman living with my first wife for two days!
-Have you remarried?
-No, I am alone…
-Ah… so?
-We could get engaged.
-Homeopath?
-What has got to do with it?
-The same cures the same?
-The notion of poison depends exclusively by the dose…
-Are you trying to be flattering?
-This is also a state of passage.
-That’s is why we get to a quick maturation.
-You don’t like to be courted?
-I don’t like that it is considered a passage and not a practice.
-Ah! You want to be courted eternally!
-No! Only for the time being together!
-Until death do us part!
-Until the end of the road…
-I wanted to ask you out for lunch.
-If we are ever going to get out alive from this plane… I won’t accept.
-Why? You know that if I’ll tell you I do I’ll let your hand go?
-Then yes!
-No no no no! Don’t let me go or I’ll throw up …
After an hour of violent movements, the plane lands. He can’t let my hand go. He breaths with difficulty. By now he is not even able to talk. He is looking at me and stammers:
-Personality… Remember the personality…
I caress his hand leaned on the seat in front of him, I pass him his newspaper and – me landed as well – say:
-Remember what Maurice Maeterlink used to say: “We have only that happiness that we are able to understand.”
He looks at me, becomes pale, leans toward the seat, at the end, throws up.

Paris – Rome, when danger gives a clear idea of the end and when it scares only those who believe that happiness is elsewhere. 2012 – Maria A. Listur

Mani sospese/Suspended Hands

-Somiglia a te.
-Perché grasso?
-Perché soffice.
-Come lo sai?
-Lo sento.
-Dicevi che stavi sperimentando.
-Seguo l’intenzione.
-Comunque non lo puoi sapere finche non provi.
-Ma chi te l’ha detto?
-Cosa?
-Che per sapere si deve provare?
-Stiamo parlando di materia.
-Stiamo parlando di rischio.
-Sperimentare è un rischio?
-È un atto di fede.
-In quale senso?
-Nel senso di credere a quello che non si sa.
-Allora affermi quello che senti senza avere provato.
-Sento.
-Prova.
-Allora tu vuoi che oltre a sperimentare e sentire senza provare, confermi.
-Ecco! Conferma.
-Non è facile quando la temperatura è diventata troppo alta…
-Attendiamo che scenda al punto giusto.
-Ma il mio punto può non essere il tuo…
-Vuoi trovare una congiunzione di piaceri o continuerai ad evitare?
-Potremmo farci del male…
-Non esagerare… Siamo grandi… Intossicati da sperimenti!
-Io non mi sento troppo intossicata…
-Allora rischia. Oltre il sentire…
-Oltre? Ma oltre c’è soltanto la sicurezza che l’unione tra l’uovo caldo, lo zucchero e le banane ci facciano vomitare tutta la notte!
-Io credo tu sia una grande egoista! In fondo dici e dici ma le tue torte te le vuoi mangiare da sola!

Non appena lui è uscito da casa, sono stata scossa dal ricordo di Brunella Andreoli: “C’è un egoismo in giro che fa paura! Avete presente quelli che al cinema appoggiano la giacca sul sedile di fianco, per tenere il posto agli amici? Una volta in un cinema ho seguito una pista di vestiti: giacca, camicia, cravatta, pantaloni, mutande, orologio, bancomat… E alla fine c’era uno completamente nudo che mi ha detto: “Stanno arrivando, siamo un gruppo di dodici!”

Roma, quella Roma blu, viola, nera e verde che incomincia a trasparire nelle lune del futuro, d’oggi. 2012 – Maria A. Listur

 

Suspended Hands

-It looks like you.
-Because is fat?
-Because is soft.
-How do you know?
-I can feel it.
-You said you were experimenting.
-I follow the intention.
-Anyway you can’t know until you try it.
-Who told you so?
-What?
-That you have to try to know?
-We are talking about matter.
-We are talking about risk.
-Experimenting is a risk?
-It is an act of faith.
-In what way?
-In the way that you believe in what you don’t know.
-Then you are saying something you feel without having trying it.
-I feel.
-Try.
-Therefore you want me to confirm without experimenting and feeling without trying..
-Exactly! Confirm.
-It isn’t easy when temperature has become too high…
-Let’s wait until it drops to the right point.
-But you point can’t be mine…
-Do you want to find a conjunction of pleasure or will you keep on avoiding?
-We could get hurt…
-Don’t exaggerate… We are adults… Intoxicated by experiments!
-I don’t feel too much intoxicated…
-Then take a risk. Beyond feeling…
-Beyond? But beyond that there is only the security that the union of the hot egg, sugar and bananas could make us vomit all night long!
-I think you are just a huge selfish! In the end you talk much but you want to eat your cakes all alone!

As soon as he got out of the house, I have been shaken by the memory of Brunella Andreoli: “There is such egoism around that it’s scary! Have you seen those that at the movie theatre place the jacket on the next seat, to keep the seats for their friends? Once in a movie theatre I have followed a trace of clothes: jacket, shirt, trousers, underwear, watch, cash card… At the end there was a guy completely naked who told me: They are coming, we are a group of twelve!”

Rome, that blue, purple, black and green Rome that starts to transpire in the future and today’s moons. 2012 – Maria A. Listur

Il Tempo/The Time

“Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell’armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azione degli esseri umani.”
A. Einstein

Bussano alla porta.
-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Bello essere vicini.
-Bello! Vieni entra.
-Hai fatto colazione?
-Ancora no.
-Vuoi che la facciamo insieme?
-Sì, ma… Non so se ho le cose che tu mangi. Se mi avessi avvertito ieri, te le avrei comperate…
-Mangio quello che hai.
-Vuoi scegliere tu?
-Dimmi cosa hai.
-Frutta, budino di soia, yogurt, burro, marmellata, biscotti senza zucchero, pane che faccio io, latte… di soia… Tanti tipi di fiocchi… Tu bevi cose calde?
-No. Dammi il budino.
-Soltanto budino?
-Sì. E tu cosa mangi?
-Frutta, tè e budino con i cereali.
Preparo mentre il suo sguardo viaggia da me ai pennelli appoggiati sulla tavola; osserva, seduto sul divano, a gambe incrociate. Servo. Mi sposto vicino ai fornelli per togliere l’acqua dal fuoco. Lui dice:
-Avevamo detto che mangiavamo insieme. Perché vai via?
-Sto portando il tè. Arrivo.
Mi siedo.
-Sei sola?
-No, ci sei tu.
-Dico fidanzata…
-Ah! No.
-E perché dormi in un letto a due piazze?
-Perché sono alta. Da quando ero piccola dormo in letti grandi.
-E da quando sei sola?
-Da due anni.
-E perché?
-Perché il mio fidanzato voleva andare a vivere nel Laos, ed io no…
-E perché?
-Perché voleva viaggiare…
-Hai fatto benissimo.
-Cosa?
-Di non andare!
-E perché?
-Perché se te ne andavi… Come facevamo a incontrarci!
Suonano alla porta. Apro. Una testa piena di riccioli entra in casa. Raggiunge il mio compagno di colazione. Con voce potente ordina:
-La mamma dice che devi scendere!
-Le puoi dire che tra venti minuti scendo?
-Tesoro, scendiamo ora… Andiamo. Non possiamo far attendere la mamma…
-E la tua? Dove sta?
-Lontano…
-Ma che fortuna!
Mentre salgo la scala – che porta dalla casa/albergo del mio vicino di casa alla mia – rifletto sulla direzionalità dell’interesse, della volontà, della crescita, m’interrogo sulla maturità dell’infanzia, sulla virilità dell’innocenza che abita nell’uomo bambino e sulla femminilità della semplicità che ospita la donna bambina. Ricordo B. Spinoza: “Gli uomini non si creano, ma soltanto si generano, e i loro corpi esistono già in precedenza, sia pure sotto altra forma.”

Roma, dove rincontrare il passato illumina futuri sconosciuti. 2012 – Maria A. Listur

 

The Time

“I believe in Spinoza’s God that reveals himself in the harmony of everything that exists, but not in a God that is involved in the destiny and actions of the human beings.”
A. Einstein

Somebody knocks on the door.
-Good day.
-Good day.
-Nice to be neighbors.
-Nice! Come on in.
-Have you had breakfast?
-Not yet.
-Do you want to have it with me?
-Yes but… I don’t know if I have the things that you eat. If you could have told me yesterday, I would have bought them…
-I’ll have what you have.
-Do you want to choose?
-Tell me what you have.
-Fruits, soy pudding, yoghurt, butter, marmalade, sugar free cookies, my homemade bread, soymilk… Many kinds of flakes… Do you drink hot things?
-No. Give me the pudding.
-Only pudding?
-Yes. What are you having?
-Fruits, tea and a pudding with cereals.
I prepare while his glance goes from me to my paintbrushes on the table; he observes, seated on the couch, cross-legged. I serve. I go back to the gas burners to take the water from the fire. He says:
-We agreed that we would have eaten together. Why do you go away?
-I am getting the tea, I am coming.
I sit.
-Are you alone?
-No, you are here.
-I meant engaged…
-Ah! No.
-And why do you sleep in a double bed?
-Because I am tall. I have been sleeping in big beds since I was little.
-And since how long have you been single?
-Two years.
-Why?
-My fiancé wanted to go live in Laos, and I didn’t want to…
-But why?
-Because he wanted to travel…
-You did well.
-What?
-Not going!
-Why?
-Because if you would have… How could we have met!
Somebody rings my doorbell. I open. A head full of curls enters the house. Reaches my breakfast partner. With a powerful voice he says:
-Mom says that you have to come down!
-Can you tell her that I am coming down in twenty minutes?
-Honey, let’s go now… Come on. We can’t make mom wait…
-And yours? Where is she?
-Far…
-How lucky!
While climbing the stairs – that leads to the house/hotel of my neighbor to mine – I think about the directionality of the interest, of the will, of the growing up, I interrogate myself on the maturity of childhood, on the manhood of the innocence that inhabits the man child and on the femininity of the simplicity that hosts the woman child. I remember B. Spinoza: “Men are not created, but they just generate, and their body already exist before, even under different shape.”

Rome, where meeting the past illuminates unknown futures. 2012 – Maria A. Listur

“Morire, dormire… null’altro?”/“To die, to sleep… no more?”

William Shakespeare

Mendoza, Argentina. 1979
Si cercava di negare che alcune volte è impossibile dire “addio”.

-Prima della vostra nascita avevamo una relazione bellissima.
-Durata quanto?
-Fino alla vostra nascita.
-Ma gli anni? Quanti anni?
-Dieci.
-Felici felici?
-Uniti.
-E tu pensi che la nostra nascita vi abbia separato?
-Penso che ci ha divisi.
-Quale è la differenza?
-Prima eravamo una totalità. La nascita vostra ci ha tagliati, divisi… in due.
-Vi abbiamo fatto un favore. Non credi?
-Non credo. Non ci incontriamo mai.
-Io non credo tu possa avere una relazione profonda con una donna poco colta.
-La profondità non ha sempre la nostra misura e stai parlando di tua madre…
-Sto parlando di tua moglie, prima che di mia madre.
-Anche se stai dicendo qualcosa di vero, evita di essere insolente.
-Non scappare papà!
-Sposare è stato un gesto d’amore, per tutta la vita; immaginavo di morire in uno stato amoroso più intenso.
-Non mi dire? E ci credo! Ti sei sposato a quarantanove anni! Io sono nata ai tuoi sessanta! Mio fratello ai sessantatre!
-Ti prego ancora evita questo tono! Voglio vedere cosa porti tu fino alla morte!
-Il nulla.
-Certo certo mia cara maestra zen…
-Ti ho offeso?
-Sei irritante quando ti stacchi dalla tua funzione di figlia.
-Tua educazione…
-La tua direzionalità ferisce.
-Ti sta ferendo, vuoi dire?
-Sei fuori misura, come per la danza. Troppo alta e allo stesso tempo dotata. Trovo giusto quello che dici ma… Come si fa a parlare così con una figlia?
-Questo te lo dovrei chiedere io?
-Sei una chimera figlia mia…
-Invece sono qui e, piaccia o no, continuerò a riflettere, a danzare!
-E anche a dire! Pena che non avrò tanta vita per poterti ascoltare!
-Credi che la tua ironia possa chiudermi la bocca?
-Vorrei averti detto meno… Che la morte non fosse parte della tua vita…
-Mi fai pensare a Rudolf Nureyev, lui dice: “La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può tornare indietro. È la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei: quando finirò di vivere.”

Roma, sotto il grigio più celeste che questa città mi abbia mai dato. 2012 – Maria A. Listur

 

“To die, to sleep… no more?”

William Shakespeare

Mendoza, Argentina. 1979
We were trying to deny that sometimes is impossible to say “goodbye”.

-Before you were born we had a fantastic relation.
-How long did it last?
-Until you were born.
-But the years? How long?
-Ten.
-Happy happy?
-United.
-And you think our birth has separated you?
-It has split us apart.
-What’s the difference?
-Before we were a totality. Your births have cut us, divided… in two.
-We have made you a favor. Don’t you think?
-I don’t think so. We never meet.
-I don’t think you can have a deep relation with a woman not deeply educated.
-Profundity hasn’t always our measure and you are talking about your mother …
-I a talking about you wife, before considering her my mother.
-Even if you are saying something real, avoid being insolent.
-Don’t run away dad!!
-Marring it has been a love thing, for all our life; I had imagined dying in a more intense loving condition.
-Oh really? But of course! You got married at forty-nine years old! I was born when you were sixty! My brother when you were sixty-three!
-I beg you to stop talking like this! I want to see what you are going to take with you when you die!
-Nothingness.
-Sure sure my beloved Zen master…
-Have I offended you?
-You are annoying when you detach from your daughter condition.
-That’s your education…
-Your straight forwardness hurts
-Am I hurting you?
-You are out of measure, as for ballet. To tall and at the same time very well cut for it. I find correct what you are saying but… How can somebody talk to a daughter like this?
-This is something I should ask you?
-You are a chimera my love…
-I am here instead and, whether if you like it or not, I will keep on thinking, dancing!
-And talking too! Too bad I won’t have enough life to hear you!
-You think that your irony can shut my mouth?
-I wish I had said less… That death wouldn’t be part of your life…
-You make me think about Rudolf Nureyev, he says: “Ballet is all my life. There is predestination in me, a spirit that isn’t in everybody. I have to fulfill this destiny: once on this path there is no turning back. It’s my condemnation, perhaps, my happiness as well. If somebody would ask me when I will stop dancing, I would reply: when I will stop living.”

Rome, under the most grey blue sky that this town has ever given me. 2012 – Maria A. Listur

“Ogni verità parte da ciò che è appena nato. Da ciò che non c’era.”/Every single truth begins from what it has just born. From what there wasn’t.”

Antonio Porchia

Aveva tredici figli.
Tre erano adottati.
Tre erano donne.
Dieci erano uomini.
-Avresti voluto avere più bambine?
-Non avrei sopportato vederle soffrire.
-Che dici? Potevano essere felici…
-Tu cosa dici? Le mie figlie come le mie nipoti sono donne intelligenti, non possono che soffrire.
-Stai augurando l’infelicità alle nuove generazioni?
-So.
-Esageri.
-Sono nata nel 1889.
-Appunto.
-Avere novant’anni, essere lucida, aver sotterrato più d’un figlio e più d’una figlia mi dà il diritto di dirti che manca molto tempo perché la felicità delle donne non sia legata ad un semplice piacere che imita i gusti della felicità maschile.
-Abbiamo introiettato il loro modello?
-Siamo diventate il loro modello… Inutile parlare di diritti quando ancora non siamo capaci di creare parole nuove per dire di noi.
-Allora tu credi che la mia felicità non sarà mai possibile?
-Non essere ridicola. Tu non cerchi la felicità.
-E cosa ne sai?
-Tu stai cercando l’espressione…
-Esclude la felicità?
-Non la pondera.
-Perché?
-Perché l’espressione deve discutere il suo contesto, continuamente.
-Allora per me, a venticinque anni, la felicità è un bene irraggiungibile?
-L’espressione ti libera dalla ricerca della felicità.
-Ma, mentre parlo con te, ora, sono felice…
-Non dire sciocchezze, non sei felice, stai archiviando… Sei una cosa che non è “essere felice”.
-Cosa?
-Sei l’indicibile.
-Sono tua nipote.
-Sei.

Mentre le irregolarità del marciapiede s’incastonano nella mia memoria, altri incastonamenti mi sorprendono il crepuscolo. Un vecchio dialogo in una passeggiata primaverile. Ventidue anni di archiviazioni, mi dico.
Il suono della chiave che apre il portone è coperto dal rumore di un ricordo.
Il profumo del glicine fiorito arriva insieme alla lavanda. Profumo d’un uomo che sostiene la pesante porta di ferro e vetro. Sorride mentre mi aiuta. Sorrido mentre mi faccio aiutare. Mentre mi saluta scorgo l’inflessione rallentata del suo francese svizzero. Sale le scale dietro di me. Ha deciso di portare la mia borsa della spesa. Abito nel piano sopra il suo, decide di caricare il peso fino alla mia porta.
-Che felicità questo bel tempo, vero?
-Ma… sì. Rispondo con la voce di mia nonna che ancora batte nel mio vivere.
-Preferisce la pioggia? Domanda guardandomi sorpreso dalla mia mancanza di entusiasmo per il sole.
-Anche… Ma…
-Se un giorno come questo le risulta indifferente, lei è una persona veramente felice. Veramente felice… Buona serata! Augurio che mi arriva sincero, sentito.
-Buona serata anche a lei. Rispondo grata.
Entro in casa, preparo il tè.
Dopo mezz’ora, un biglietto scivola sotto la mia porta di casa:
“Signora Felice,
vorrebbe condividere un bicchiere di vino con qualcuno
che è molto gentile soltanto nei giorni di sole?
Il suo vicino, che nei giorni di pioggia è, intrattabile.”

Parigi, nel tempo che attraversa ogni limite di spazio, nella salvaguardia d’ogni elucubrazione. 2012 – Maria A. Listur

 

Every single truth begins from what it has just born. From what there wasn’t.”

Antonio Porchia

She had thirteen children.
Three were adopted.
Three were women.
Ten were men.
-Did you want to have more girls?
-I wouldn’t want to see them suffer.
-What are you saying? They could have been happy…
-What are you saying? My daughters as my grand daughters are smart women, they can’t help but suffer.
-Are wishing unhappiness to the new generations?
-I just know.
-You are exaggerating.
-I was born in 1889.
-Exactly.
-Being ninety years old, being lucid, having buried more than one son and more than one daughter gives me the right to tell you that it will take long time for women’s happiness not being tied to a simple pleasure that imitates the tastes of men’s happiness.
-Have we interjected their model?
-We have become their model… It’s useless to talk about rights when we are not capable of creating new words to tell about us.
-So you think that my happiness won’t ever be possible?
-Don’t be ridiculous. You are not looking for happiness.
-And what do you know about it?
-You are looking for the expression …
-Does it exclude happiness?
-It doesn’t consider it.
-Why?
-Because the expression has to discuss about it’s context, continuously.
-Then for me, at twenty-five years old, happiness is an unreachable good?
-Expression frees you from the pursue of happiness.
-But, while talking to you, now, I am happy…
-Don’t be foolish, you are not happy, you are filing… You are something that is not “being happy”.
-What?
-You are the unnamable.
-I am your grand daughter.
-You just are.

While the irregularities of the sidewalk are carved in my memory, other carvings surprise me at the twilight. An old conversation in a spring like stroll. Twenty-two years of filing, I tell myself.
The sound of the key that opens a door is covered by the sound of a memory.
The scent of the blossomed glycine arrives together with the lavender. The scent of man who is holding the heavy door of glass and iron. He smiles while he helps me. I smile while letting myself being helped. While greeting me I notice the slow inflection of his Swiss French. He climbs the stairs behind me. He has decide to carry my groceries bag. I leave on the floor above him, he decides to carry the weight up to my floor.
-This whether brings us happiness, doesn’t it
-Well… yes. I reply with my grandmother’s voice that still beats in my living.
Do you rather like the rain? He asks looking at me surprised of my lack of enthusiasm for the sun.
-As well… But…
-If a day like this makes you feel indifferent, you are a really happy person. Really happy… Good evening! A greeting that arrives to me sincere, felt.
-Good evening to you too. I reply grateful.
I get in the house, prepare the tea.
After half an hour, a card slips under my house door:
“Happy Madame,
would you like to share a glass of wine with someone
who is very gentle only during sunny days?
Your neighbor, who during rainy days is, moody.”

Paris, in that time that crosses each limit of space, in the protection of each lucubration. 2012 – Maria A. Listur

Thomas Alvas Edison

“Per inventare hai bisogno dell’immaginazione e di una pila di cianfrusaglie.”

-Che profumo!
-È la mia crema per i capelli.
-Cosa è?
Crine Tempestose.
-Stai scherzando?
-No, è della Lush. E quella per mio figlio si chiama: Brufalo Bill
-Mi stai prendendo in giro!
-No! Quella per i piedi si chiama Fuori dai Piedi…
-Sì… Certo… E come si chiama quella per le labbra?
-Quelle alte o quelle basse?
-Anche quello dipende dalla posizione… Quella dove hai i denti…
Labbrividisco!
-E quella per il corpo?
Mano Ciao! E poi hanno un profumo che mi fa sballare!
-Come si chiama?
Karma.
-Ah! Diventiamo seri.
-Vuoi cosa più seria della lussuria?
-Di quale tipo?
-Lussuria di aromi, di pensieri, di gioia.
-Di grazia.
-Di bellezza.
-Di contraddizioni.
-Di comprensione.
-Di nutrimento.
-Di eleganza.
-Di gusti.
-Di evoluzioni.
-Di estro.
-Di riconciliazioni.
-La provi?
-La lussuria della riconciliazione?
-Quella è la nostra vocazione ma, parlavo della Crine Tempestose.

Roma, Pasqua di Ilarità. Venti che puliscono le infinite e mutabili direzioni del Destino. 2012 – Maria A. Listur

 

Thomas Alvas Edison

“To invent you need imagination and a pile of junk.”

-What a nice perfume!
-It’s my hair cream.
-What is it?
R & B.
-Are you joking?
-No, it’s from Lush. And that one for my son is called: Grease Lightning
-You are fooling around!
-No! The one for my feet is called Stepping Stone
-Yeah… Right… What is it called the one for the lips?
-High lips or low lips?
-It depends from the position… Those lips where you have teeth…
Mint Julips!
-And the one for the body?
-Tiny Hands! And they have a perfume that makes me go crazy!
-What’s its name?
Karma.
-Ah! Finally getting serious.
-Do you want something more serious than lust?
-Of what kind?
-Lust of aromas, thoughts, joy.
-Of grace.
-Of beauty.
-Of contradictions.
-Of comprehension.
-Of nourishment.
-Of elegancy.
-Of flavors.
-Of evolutions.
-Of inspiration.
-Of reconciliation.
-Do you want to try it?
-The lust of reconciliation?
-That is our vocation but, I was talking about the R & B.

Rome, Easter of hilarity. Winds that wipe the infinite and changeable directions of Destiny. 2012 – Maria A. Listur

“Tutto ciò che ha valore è indifeso.”/“Everything that has a value is defenseless.”

Lucebert

-Certo.
-Ma, certo,non vuol dire niente.
-Vuol dire sì.
-Chi ha detto che certo vuol dire sì?
-Vuol dire con sicurezza, sicuramente, convinto, sicuro…
-Vuol dire anche tale e anche qualcosa che non riusciamo a definire.
-Se è per questo significa anche la moneta che in Banca o nella Borsa viene usata come termine di paragone e alla quale vengono riferite altre monete.
-Allora perché dire certo?
-Mi ripete la domanda?
-Sarà puntuale?
-Sì.
-Tutto questo lo fa perché ogni tanto arrivo con qualche minuto di ritardo?
-Lei è sempre in ritardo.
-Il bambino non sa ancora l’ora…
-Lui chiede d’indicargli il luogo dove sarà la lancetta grande dell’orologio nel momento in cui verranno a prenderlo.
-Furbo eh?
-Perspicace e timoroso.
-Di cosa?
-Della mancanza di fedeltà ad un accordo?
-Venire, vengo.
-Puntuale?
-Vengo.
-Vuol dire arriverò?
-E se venissi a mancare?
-Vuol dire morire?
-Sì.
-Vede come dice sì e non certo!
-Allora?
-Sarà l’unica cosa che avrà fatto in tempo?
-Ma che stronza!
-Sì.
-E ne va fiera?
-Certo, quanto lei di rispettare le cose che accoratamente promette senza compierle, totalmente.
-Non le sembra che la sua precisione sia un’ossessione?
-Certo, quanto le sue mancanze siano una forma dichiarata di abbandono.
-Come mai non va via più spesso? Secondo me, ha sbagliato paese…
-A quale paese si riferisce?
-Italia naturalmente.
-Sono tornata ieri ma riparto presto.
-Ma non ci ha avvertito… Lui ci tiene ai disegni…
-Non si preoccupi. Sarò sempre puntuale quando si tratterà di tornare per l’arte.
-Allora domani alle 18.
-Le avevo detto alle 17.
-Ah… ok alle 18.
-Si tratta di uno scherzo?
-Scusi, alle 17.
-Mi saluti M.
-Tanto lo vede domani… Lui non vede l’ora…
-La vede, la vede…
-Prego.
-Buonasera.

Organizzo il tempo di domani: evito l’orologio automatico, prendo quello antico; fantastico sulla speranza di non rendermi conto quando si fermerà. Hermann Hesse interrompe l’inganno: “Anche un orologio fermo segna l’ora giusta una volta al giorno”.

Roma, ricca di luoghi dove scoprire la carenza di devoti della parola data. 2012 – Maria A. Listur

 

“Everything that has a value is defenseless.”

Lucebert

-Certainly.
-But, Certainly, means nothing.
-It means yes.
-Who said that certainly means yes?
-It means for sure, surely, convinced, sure…
-It means also some sort and also something that we are not able to define.
-For that matter it also means the money that in a Bank or in the Stock market is considered as a
comparison term and to which other currencies are referred to.

-Then why saying Certain?
-Can you repeat the question?
-Will you be punctual?
-Yes.
-You are doing all this because sometimes I am some minutes late?
-You are always late.
-The kid doesn’t understand the time yet…
-He asks to show him the place where the long hand of the clock is going be in the moment in which they’ll come to pick him up.
-Clever uh?
-Perspicacious and afraid.
-Of what?
-Of the lack of loyalty to an agreement?
-I do pick him up.
-On time?
-I pick him up.
-You mean you will arrive?
-And what if I die?
-You mean pass away?
-Yes.
-See how you say yes and don’t say certainly!
-So?
-Will it be the only thing that you are going to do on time?
-What an asshole!
-Yes.
-And are you proud of it?
-Certainly, as much as you are in respecting the things that you so heartbrokenly promise without fulfilling them entirely.
-Don’t’ you think your precision is an obsession?
-Certainly, as much as your flaws are a declared form of abandonment.
-How come you don’t you go away more often? To me, you have just mistaken country…
-What country are you talking about?
-Italy of course.
-I just came back, but I’ll leave soon.
-But you haven’t told us… He cares about the drawings…
-Don’t worry I will always be punctual when it’s about coming back for art.
-Then tomorrow at 6.
-I told you 5.
-Ah… ok at 6.
-Is this a joke?
-Sorry, at 5.
-Say hello to M. for me.
-You’ll see him tomorrow anyway… He can’t wait…
-He can, he can…
-Please.
-Good night.

I’m organizing tomorrow’s time: avoiding the automatic wristwatch, I use the antique one; fantasizing on the hope of not realizing when it will stop. Hermann Hesse interrupts the cheat: “Even a stopped watch shows the correct time once a day”.

Rome, rich of places where to discover the lack of devoted persons to the given word. 2012 – Maria A. Listur

“Sì, la vera causa di ogni cosa, è nel suo fine.”/”Yes, the real cause of everything, is in its goal.”

Igor Sibaldi

-Parti di nuovo?
-Sì.
-Chissà cosa troverai là!
-Qualcosa che mi viene sempre incontro.

-Sono stanco.
-Lo so.
-Non riesco a riposare profondamente e mi addormento quando vorrei essere sveglio.
-Lo dici perché ti sei assopito ora? Credi che mi offendo?
-No! E che mi dispiace addormentarmi giusto nel momento in cui stavi leggendo la parte che considero migliore!
-Te la rileggo.
-Sì ma tra un po’… Sembro malato di narcolessia!
-Ma no! Devi accettare che ti stai riposando in un altro modo.
-Vorrei trovarne un altro ancora, meno punitivo.
-Non riesci ad accettare questo?
-Stento a riconoscermi…
-Ti sei mai riconosciuto?
-Sì.
-Quando?
-Nel passo. Quando cammino io sono me stesso.
-Soltanto nel passo?
-Anche quando sono in aereo.
-In aereo?
-Sono stato uno dei pochi che prese aerei quando sembravano “chatarras”! (in castigliano argentino: pezzi di ferro)
-Avresti potuto fare il pilota!
-No! Gli aerei, io ho voluto averli; non guidarli!
-Mai avuto paura?
-Mai. In volo mi sento leggero. Cambio corpo. Sono fuori da me e di me!
Resta pensieroso. Guarda in alto, si perde nel celeste. Poggio la mia mano sulla sua. Domando:
-Papà, riparto?
-Sì, ma portami con te.
-Mi accompagnerai. Ma, mi riferivo alla lettura.
-Riprenderemo domani.
“Quel domani non vedrà mai più il sole…” scrisse W. Shakespeare.

-Incontro!!! Lo sapevo che incontravi qualcuno! Come si chiama?
-Finestrino.
-Finestrino?
-Sì. Oltre il finestrino dell’aereo c’è sempre qualcuno che mi viene incontro. Un vecchio appuntamento.

Quando atterro, interrompo la lettura, sempre.

Parigi, sa che necessito freschezza, m’attende col sole e col vento; mi riconosce. 2012 – Maria A. Listur

 

“Yes, the real cause of everything, is in its goal.”

Igor Sibaldi

-Leaving again?
-Yes.
-Who knows what you will find there!
-Something that always comes to me.

-I am tired.
-I know.
-I can’t sleep profoundly and I fall asleep when I would like to be awake.
-You are saying it because you just fell asleep now? Do you think I get offended?
-No! It’s that I am sorry to fall asleep right when you where reading to me the part that I considered best!
-I’ll read it to you again.
-Yes but in a while… I look like I am sick with narcolepsy!
-Of course not! You have to accept that you are reposing in a different way.
-I’d like to find another one, less punitive.
-You can’t accept this?
-I barely recognize myself…
-Have you ever recognized yourself?
-Yes.
-When?
-In the step. When I walk I am myself.
-Only in the step?
-Even when I am on an airplane.
-On an airplane?
-I have been one of those few who have used planes when they seemed “chatarras”! (in Argentinean castellan: pieces of iron)
-You could have been a pilot!
-No! I wanted to own them; not to pilot them!
-Ever been scared?
-Never. When I fly I feel light. I change my body. I am out of me and from me!
He remains deep in thought. Looks up, gets lost in the sky blue. I lay my hand on his. I ask:
-Daddy, shall I go again?
-Yes, but bring me with you.
-You are coming with me. But, I was talking about the reading.
-We will continue tomorrow.
“That tomorrow will never see the sun…” wrote W. Shakespeare.

-Encounter!!! I knew you would meet someone! What’s his name?
-Window.
-Window?
-Yes. Beyond the airplane’s window there is always someone who comes to greet me. An old encounter.

When I land, I interrupt the reading, always.

Paris, it knows that I need freshness, it waits for me with the sun and the wind; it recognizes me. 2012 – Maria A. Listur