Encantada

“Io domino soltanto il linguaggio degli altri, il mio fa di me quello che vuole.” Kraus

Oggi voglio festeggiare il “Buongiorno tesoro”.
Tempo fa, ho scoperto il senso della sorpresa quando la frase
ha raggiunto un orecchio estraneo.
Gli occhi che mi hanno guardato pronunciare il verso
si sono allungati a dismisura,
hanno segnato l’immagine nitida del nostro Oriente.
Ho dubitato.
Mi sono chiesta se fosse giusto ripetere quel saluto.
Ho continuato a dire “Buongiorno tesoro” spinta da una forza sconosciuta
e che avrebbe voluto dire di più, chiedere, ma,
le interruzioni sono parte della vita.
Io le chiamo quasi sempre pause. Ma, “io” chi? Anche questo mi chiedo.
Dopo qualche pausa, sono tornata a salutare nello stesso modo,
a sentirmi sollevata nel suono, inconsapevolmente accogliente
– e appena rintracciata l’accoglienza –
consapevolmente gioiosa.
Oggi avvicinandomi a quelli occhi che sanno del mio arrivo,
un volto – poco abituato ai sorrisi –
incomincia a muovere la muscolatura del viso,
preannuncia il sorriso.
Mentre la traiettoria che avvicinerà le nostre voci si restringe,
mi lascio invadere dalla musica d’un tango di Homero Expósito:

“Donde el río se queda y la luna se va,
donde nadie ha llegado ni puede llegar,
con las alas de tu fantasia
serás la alegría de mi soledad…”

“Dove il fiume si ferma e la luna se ne va,
dove nessuno è arrivato né arrivare potrà,
grazie alle ali della tua fantasia,
della mia solitudine l’allegria sarai…”

Canticchio, abbasso lo sguardo, lo rialzo e sono davanti al bancone.
Sorrido e prima che io dica qualcosa mi saluta.
Resto sbalordita.
M’illumino nel pensiero: Oggi è un anno che dico “Buongiorno tesoro”!
Oggi, la scultura di giada che vende oggetti dalla Cina,
tanto vicina e lontana, mi sorride, m’anticipa.
Scorgo gli occhi brillanti quanto i capelli. Seta che parla:
-Buongiolno tesolo! Come ti chiami?
-Maria. E tu?
-Cintlan, ma puoi chiamalmi semple Tesolo.
Sorridiamo e ci guardiamo per un po’. Non riesco ad inoltrarmi nel negozio. Voglio dare spazio al cambiamento di relazione. Dico:
-Beh… sono passata a salutarti. Tutto bene?
Lei accetta la sorpresa, risponde:
-Tutto bene. Glazie.
-A domani.
-A domani, tesolo.

Il mio cuore – straniero anche in patria – riconferma: “Non ci comprenderemo mai fra noi finché non avremo ridotto la nostra lingua a non più di sette parole.” Khalil Gibran

Roma, la mia Costantinopoli. 2012 – Maria A. Listur

 

Encantada

“I master only other’s language, mine does of me what it will.” Kraus

Today I want to celebrate the “Good morning precious ”.
Some time ago I have discovered the sense of surprise when the phrase
has reached a foreigner’s ear.
The eyes that have seen me pronouncing the verse
have stretched out of all proportions,
have marked a sharp image of our Orient.
I doubted.
I have asked myself if it was right to repeat that greeting.
I have continued to say “Good morning precious” forced by an unknown force
that would have wanted to say more, ask, but,
interruptions are a part of life.
I call them almost every time pauses. But, who is “I”? I ask myself even this.
After some pauses, I went back to greet in the same way,
to feel lifted by the sound, unconsciously welcoming
– and as soon as I have traced the welcoming –
it starts moving the muscle of the face,
it preannounces the smile.
While the trajectory that will make our voice closer is narrowing down,
I let myself be invaded by the music of a tango by Homero Expósito:

“Donde el río se queda y la luna se va,
donde nadie ha llegado ni puede llegar,
con las alas de tu fantasia
serás la alegría de mi soledad…”

“Where the river stops and the moon goes away,
where no one has ever gone and never will,
thanks to the wings of your fantasy,
you will be the happiness of my solitude…”

I sing a long, lower my glance, lift it again and I am in front of the counter.
I smile and before I can say something it greets me.
I am astonished.
I illuminate myself in the thought: Today is a year that I am saying “Good morning precious”!
Today, the jade sculpture that sells objects from China,
so far yet so close, smiles at me, anticipates me
I see the bright eyes as much as the hair. Silk that talks:
-Good molning plecious! What is your name?
-Maria. And you?
-Cintlan, but you can always call me Pleciuos.
We smile and look at each other for a while. I cannot venture in the shop. I want to give room to the changing of the relationship:
-Well… I have come to greet you. Are you al right?
She accepts the surprise, she replies:
-Everything is all right. Thank you.
-See you tomorrow.
-See you tomorrow, precious.

My heart – foreigner even in its own land – reconfirms: “We will never understand each other until we won’t have reduced our language to no more than seven words.” Khalil Gibran

Rome, my own Constantinople. 2012 – Maria A. Listur

4 thoughts on “Encantada

  1. pasric ha detto:

    il tuo blog è accogliente, ti seguiremo con piacere.
    Passa a trovarci, potresti apprezzare ciò che facciamo!
    un abbraccio

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