“Essere o non essere”/“To be or not to be”

William Shakespeare

L’alba incombe quando la memoria rigenera un passo che porta fuori dal letto, scrive; anzi, traduce Roberto Juarroz:

“Ho scartato lo sguardo per conoscerti.
Ho anche scartato la dolce analogia
tra il tuo viso e la vita.
Ho tagliato i fili, le certezze
e anche il tempo inimitabile di stare insieme.
Ancor di più: ho liberato il vuoto
per metterlo tra noi due come un gioco addormentato,
come una nota senza strumento.
Sono sceso sulla terra distante
della tua forma taciturna,
alla polvere dove la forma si rincontra
con la propria nascita già più libera.
E soltanto lì ti ho conosciuto.
E ho cerchiato la morte con le tue mani.”

Un biglietto di saluto dopo un dialogo che ha portato il sonno ad uno e il desiderio di sole nascente all’altra:

-Non mi hai mai detto “Ti amo”…
-Non lo senti?
-Non lo puoi dire eh?
-Ti amo.
-Perché ti ho sfidata…
-Perché non sono stata capace di fartelo sentire.
-Comunque, nel dirlo, non mi comunichi serenità. Sembra potresti dirlo a chiunque…
-A chiunque?
-A tutti…
-Infatti, lo posso dire a tutti quelli che frequento, anzi, io chiamo “amore mio” a tante persone.
-Superficiale… non ti pare?
-O frequento soltanto persone che amo… non ti pare?
-Eccessivo.
-Per chi non sopporta l’intensità del vuoto.
-Quale vuoto?
-Quello che si dovrebbe praticare per accogliere.
-Ma si può fare con pochi.
-Appunto… si fa con quelli che sono parte della tua vita.
-Ma io non amo i miei amici come amo te…
-Mi dispiace…

Roma, prima dell’estate, quando il vento porta un ricordo dell’inverno. 2012 – Maria A. Listur

 

“To be or not to be”

William Shakespeare

The dawn is incumbent when the memory regenerates a step that pushes out of the bed, it writes; better yet, translates Roberto Juarroz:

“I have unwrapped the glance to know you.
I have also unwrapped the sweet analogy
between your face and life.
I have cut the strings, the certainties
and also the inimitable time of being together.
Even more: I have freed the emptiness
to place it among us as a sleeping game,
as a note without an instrument.
I have descended on the far land
of your quiet form,
to the dust where the form does observe itself
with its own birth yet more free.
And only there I have met you.
And I have circled death with your hands.”

A greeting card after a dialogue that has brought sleep to one and the desire of the raising sun to the other:

-You have never told me “I love you”…
-Don’t you feel it?
-You can’t say it uh?
-I love you.
-Because I have challenged you…
-Because I haven’t been able to make you feel it.
-Anyhow, by saying it, you are not making me feel serenity. It sound like you could say it to anyone…
-To anyone?
-To everyone…
-As a fact, I can say it to all the persons I know, better yet I call “my love” many persons.
-Superficial… don’t you think?
-Perhaps I see only those persons that I love… don’t you think?
-Excessive.
-For those who can’t bear the intensity of the emptiness.
-What emptiness?
-That one that should be practiced to welcome.
-But it can be done with few.
-Exactly… it is made with those who are part of your life.
-But I don’t love my friends as I love you…
-I am sorry…

Rome, before summer, when the wind carries a memory of the winter. 2012 – Maria A. Listur

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