“… deve esistere un’altra unità di misura…”/“… there must be another unit of measurement…”

Roberto Juarroz

-E taci?
-Non so cosa dire.
-Non hai più argomenti?
-Non per come la stai mettendo…
-Esercitati! Dài, giustificati!
-Sarei un’ipocrita…
-E sii ipocrita! Ma che cazzo!
-Non essere volgare…
-Volgare è la tua modalità che non si sposta di una virgola, che non si discute, che non si pone delle domande!
-Me le pongo, guarda che me le pongo…
-E ti sai rispondere?
-Sì.
-Puoi gentilmente dirmi queste risposte???!
-Ce n’è soltanto una.
-Tu non sei sicura, tu sei monolitica!
-Tra la tua gioia e la mia, io scelgo la mia.
-La “nostra” non esiste.
-No.
-Tra noi non esiste il “noi”?!!
-Il tuo “tra” fa di te e di me un “noi” troppo appiccicoso!
-Perché stiamo parlando di costruire qualcosa.
-Tu stai parlando di costruire. Io non voglio costruire niente!
-E questo sarebbe vivere?
-Per me vivere è decostruire!
-Decostruire?
-Cosa vuoi costruire con tutti i cappottini d’insegnamento che abbiamo addosso?
-Mi sento un po’ vecchio per decostruire quello che mi ha portato al successo!
-Successo? Cosa vuoi dire?
-Avere quello che volevo avere.
-Ah! E quello che volevi continua ad essere quello che vuoi?
-Sì. Pienamente. In quello che faccio sono il migliore!
-Per chi?
-Per me.
-Possiamo darci una tregua?
-No.
-Allora vado.
-Dove vai? Stai scappando!
-No, vado a comperarti uno specchio e torno!

Mentre cammina per la strada torna alle vibrazioni femminili che la nutrivano nel grembo di sua madre, si lascia ancora fecondare dalla voce di Roberto Juarroz:

“Tra la zona delle domande
e la zona delle risposte,
esiste un territorio dove è in agguato
uno strano germoglio.
Ogni domanda è una sconfitta.
Lo è anche ogni risposta.
Però tra i due fallimenti
riesce ad emergere una specie di umile gambo
qualcosa che si trova più in là di ogni assoggettamento.”

Roma, illuminata nel saperti origine e misura. 2012 – Maria A. Listur

 

“… there must be another unit of measurement…”

Roberto Juarroz

-And that’s it?
-I don’t know what to say.
-You have no more arguments?
-Not as you are putting it…
-Do some efforts! Come on, justify yourself!
-I would be a hypocrite…
-Be hypocrite! What the fuck!
-Don’t be vulgar…
-Vulgar is your way that doesn’t move a bit, doesn’t discuss, doesn’t ask itself any questions!
-I do ask myself, I really do…
-And do you answer yourself as well?
-Yes.
-Could you kindly tell me these answers???!
-There is only one.
-You are not just confident, you are monolithic!
-Between your joy and mine, I choose mine.
-“Our” doesn’t exist.
-No.
-Among us “us” doesn’t exist”?!!
-Your “among” makes of you and of me a “us” too sticky!
-Because we are talking about building something.
-You are talking about building. I don’t want to build anything!
-And that is living for you?
-To me living means to deconstruct!
-Deconstruct?
-What do you want to build with all those layers of teachings that we have upon us?
-I feel a bit old to deconstruct what brought me to success!
-Success? What do you mean?
-To have what I wanted to.
-Ah! And what you wanted keeps being what you want?
-Yes. Fully. I am the best in what I do!
-For who?
-For me.
-Can we declare a truce?
-No.
-Then I’ll go.
-Where? You are running away!
-No, I go get you a mirror and be right back!

While walking in the street she goes back to the feminine vibrations that nourished her in her mother’s womb, she let herself being fecundate by Roberto Juarroz:

“Between the zones of questions
and the zones of answers,
there is a territory where
a strange sprout that lies in ambush.
Every question is a defeat.
as well as every answer.
But between the two failures
something like a humble stem manages to emerge
something that is much beyond each submission.”

Rome, illuminated in knowing you as origin and measurement. 2012 – Maria A. Listur

Silvina Ocampo

“Haz brotar sangre al menos de mi herida,
que estoy cansada de morir apenas.”
“Fa sgorgare sangue almeno dalla mia ferita,
sono stanca di morire appena.”

Apro la porta della camera, tutto buio, attende.
Le rughe della pelle non riescono a nascondere i tratti del coraggio, la mancanza totale di pietà. Ho promesso che, durante il suo ultimo tempo, avrebbe avuto la prima parte delle mie mattine. Sussurro accecata dall’oscurità:
-Buongiorno, sta arrivando l’estate.
-Non mi menta. Sta arrivando l’inverno. Buongiorno a lei.
-Il suo inverno?
-Sento freddo.
-Le porto le vitamine col latte di soia e vedrà! Subito sentirà un po’ di caldo.
-Non può accendere il riscaldamento?
-A giugno?
-Per me è gennaio.
-Tutti e due incominciano con la g.
-Oggi si è svegliata molto lucida!
-Lei invece ha dormito poco. Vero?
-Sono alcuni mesi che mi sento di non dover dormire.
-Invece dovrebbe.
-Non mi dica… Glielo detto… Oggi lei è molto lucida!
-Vado a prendere il latte, tornerò quando avranno aperto le finestre.
-Non voglio che si azzardino ad aprire le finestre!
-Perlomeno le tende…
-Poco.
Quando ritorno con il latte e le vitamine trovo tutta la stanza illuminata, le finestre spalancate, una ragazza intenta a rigonfiare i cinque cuscini che sostengono la testa di chi mi ha insegnato come vivere in quello stato di crisi costante che fa cambiare modo di riflettere, di sentire, di vivere. Ha gli occhi chiusi. Poggio il vassoio sul tavolino ai piedi del letto, faccio un cenno alla ragazza per farla andare via. Accosto le persiane, richiudo le finestre. Voltandomi verso il letto, trovo i suoi occhi azzurro cielo, in attesa. Mi sorprendo visibilmente.
-Credeva che dormissi?
-Sì.
-Chiudo gli occhi perché la forza di quella ragazza m’innervosisce.
-Perché non le ha detto di lasciare le finestre chiuse?
-Perché non voglio avere niente a che fare. Mi irrita la sua grossolanità.
-Glielo dico io?
-Sì, non vedevo l’ora che si prendesse cura di queste minuzie.
-Domani non accadrà.
-Arriverà domani?
-Certo. Arriverà. Insieme a me.
-Sa che domani compirò novantasette anni?
-Le ho già comperato il suo regalo. E le ho mandato a preparare la torta.
-Ma se soltanto posso mangiare mele…
-E quindi… La torta di compleanno sarà!!! Una Torta di mele!!!
-Io come regalo voglio che mi legga quell’amica di suo padre… Quella che descriveva tanto bene Buenos Aires…
-Anche quello è previsto. Ora mangi, devo andare.
-Allora vada, vada… mio carissimo!
-Carissima.
-No, lei con me non è una donna, deve riconoscerlo.
-Mi vede in quanto uomo?
-No, molto di più d’un uomo, lei è il mio “principe azzurro”.

Roma, somigli a quelli esseri inesauribili che, per delicatezza, chiudono gli occhi per velare il proprio dolore. 2012 – Maria A. Listur

 

Silvina Ocampo

“Haz brotar sangre al menos de mi herida,
que estoy cansada de morir apenas.”
“Let the blood flood at least from my wound,
I am tired of hardly dying.”

I open the door of the room, all dark, the person awaits.
The wrinkles of the skin cannot hide the signs of courage, the lack of total pity. I have promised that, during this person’s last moments, my first part of the morning would have been dedicated to him/her.
I whisper blinded by the darkness:
-Good morning, summer is coming along.
-Don’t lie to me. Winter is coming. Good morning to you.
-Your winter?
-I am cold.
-I will get you the vitamins with soymilk and you will see! You’ll feel a little warmer.
-Can’t you turn on the heating system?
-In June?
-To me is January.
-They both start with j.
-Today you woke quite smart!
-You haven’t slept much instead. Right?
-It’s has been few months in which I feel I mustn’t sleep.
-You should.
-Don’t tell me… I told you… Today you are very smart!
-I go get the milk, I will be back when they will have opened the windows.
-I don’t want them to dare to open the windows!
-The curtains at least…
-A little.
When I am back with the milk and the vitamins I find the room all bright, the windows wide opened, a young woman busy in pounding the five pillows that sustain the head of whom has taught me how to live in that constant state of crisis that makes us change the way of thinking, feeling, living. The person has the eyes closed. I lay the tray at the foot of the bed, I nod at the woman to dismiss her. I draw the shutters, close the windows again. Turning towards the bed, I find the person’s blue sky eyes, awaiting. I get visibly surprised.
-You thought I was sleeping?
-Yes.
-I close my eyes because the strength of that young woman irritates me.
-Why didn’t you tell her to leave the windows closed?
-Because I don’t want to have anything to do with her. It irritates me her vulgarity.
-Shall I tell her?
-Yes, I couldn’t wait that you’d take care of these trivialities.
-It won’t happen tomorrow.
-Will tomorrow come?
-Of course. It will. With me.
-Do you know that tomorrow I will be ninety-seven?
-I have already bought your present. And I have ordered to prepare your cake.
-But I can eat only apples…
-Therefore… Your Birthday cake will be!!! An apple pie!!!
-I would like as a present that you read to me that woman friend to your father… That one who described very well Buenos Aires…
-That is also planned. Now eat, I have got to go.
-Well then go, go… my dearest fellow man!
-Fellow woman.
-No, you are not a woman with me, you have to admit it.
-Do you see me as a man?
-No, much more than a man, you are my “charming prince”.

Rome, you resemble those inexhaustible beings that, in delicacy, close their eyes to conceal their own pain. 2012 – Maria A. Listur

“La sanità mentale è un’imperfezione.”/“Mental sanity is an imperfection.”

Charles Bukowski

-Non mi dire che non hai paura perché non ti credo.
-Se vuoi te lo giuro!
-Non puoi lanciarti in quest’impresa senza paura.
-Perché?
-Te lo devo ricordare?
-Sì.
-Sofferenza. Hai dimenticato?
-Sofferenza è una parola che io non associo all’innamoramento.
-Ah no? Io ti ho visto soffrire!
-Tu mi hai visto vivere.
-Ora lo chiami vivere?
-Chiamo vivere tutto quello che in un modo o in un altro ci fa divenire.
-Ma smettila di dire sciocchezze! Quale divenire?
-L’essere che siamo, sconosciuto a noi stesse.
-Ma tu sai che questi slanci finiscono e poi ti devastano!
-Ora basta! Come mai sei diventata così… così… così…
-Vecchia?
-Timorosa.
-Non ho voglia di perdere tempo soffrendo per amore!
-Pensa ai momenti in cui non soffrivi! Per favore!
-Non posso, mi prende il cervello! Come diceva Bukowski:
“A chi è dentro il mio cervello vorrei dirgli: va a fare in culo!”
-Mi sembra dicesse anche: “Quello che più mi piace, mi sa,
è che nel tempo tutto si risolve, si aggiusta, si cicatrizza,
indipendentemente da quel che penso o faccio…”

-Io non riesco a sopportare di vederti soffrire ancora…
-Ohh!! Tu non riesci a sopportare te! La tua mancanza di fiducia, d’illusione!
-Allora ti stai illudendo?
-No.
-Come chiameresti questo tuo slancio?
L’incontro degli sguardi rende il silenzio ancora più teso.
-Rispondi! Come lo chiameresti?
-Posso risponderti con il tuo caro Bukowski?
-Certo, rispondi!
“Per parte mia, di dolore ne ho avuto abbastanza. Di tutti i generi. So che sto per morire e mi sembra molto strano. Sono un egoista, mi piacerebbe che il mio culo continuasse a scrivere altre parole.”
-Il che vuol dire?
-Morire il giorno, innamorata.
-Senza pensare alle conseguenze?
-Non ci sono conseguenze… Se ti lasci prendere,
anche le prove più ardue sono un lunghissimo orgasmo.

Roma, dove si balza d’epoca in epoca, per sopraggiungersi. 2012 – Maria A. Listur

 

“Mental sanity is an imperfection.”

Charles Bukowski

-Don’t tell me you are not afraid because I don’t believe you.
-I can swear if you want!
-You can’t undertake this venture with no fear .
-Why?
-Shall I remind you?
-Yes.
-Suffering. Have you forgot?
-Suffering is not a word I relate to falling in love.
-Really? I’ve seen you suffer!
-You have seen me living.
-Now you call it living?
-I call living all that in a way or the other makes us become.
-Stop saying foolishness! What becoming?
-The being that we are, unknown to us women.
-You know that these kind of urges end and then you get devastated!
-Now stop it! Why have you become so… so… so…
-Old?
-Afraid.
-I don’t want to waste time suffering for love!
-Think about those moments in which you didn’t suffer! Please!
-I can’t, it gets my brain! Like Bukowski used to say:
“To whom is in my brain I’d like to say: go fuck off!”
-I thought he used to say also: “What I like the most, I think,
is that in time everything resolves , get fixed, heals,
independently from what I think or do… ”

-I can’t bear to see you suffering again…
-Hey!! You can’t bear your own self! Your lack of faith, of illusion!
-Are you deluding yourself?
-No.
-How would you call this venture?
Their glances encountering makes silence tenser.
-Answer! How would you call it?
-Can I reply to you with your dear Bukowski?
-Of course, answer!
“On my behalf, I have had enough pain. Of all kinds. I know I am about to die and it seems to me very odd. I am an egoist, I wish my ass would keep on writing other words.”
-Which it means?
-To die in daylight, in love.
-Without thinking about consequences?
-There are no consequences… if you let yourself being carried away,
even the toughest tasks are just a very long orgasm.

Rome, where we skip from time to time, to approach each other. 2012 – Maria A. Listur

Alexander Lowen

A chi mi mostrò il cammino per abbandonarmi al corpo

Lui la bacia – Lei si lascia baciare.
Io su questa versione nutro dei dubbi perché conoscendo il soggetto credo sia stata lei a dare il primo passo. Anche perché lei è stata piantata – da poco – dall’amore “della sua vita”! Lui – l’amore “della sua vita” – non l’ha lasciata, ha semplicemente incominciato a confondersi e a chiamarla con il nome dell’altra! E lei, una grande donna, ha incominciato a riferirsi a lui tenendo sempre conto dell’altra, a pensare ai regali per lui e anche per l’altra! Una forma d’altruismo che ha commosso più d’una persona.
Quindi “lui la bacia – lei si lascia baciare” non mi convince, soprattutto quando si sa del peso della sua nuova solitudine!
Quindi propongo la mia versione, visto che conosco anche l’epilogo:
Si baciano.
Si guardano.
Ci riprovano.
Lei dice:
-Ma che schifo!
Dopo lo raccontano alle persone vicino. Loro dicono:
-Certo che sulle guance è molto meno rischioso!
-Che vuol dire rischioso?
-Che non vi attaccate… le malattie.
Si tace. Nel silenzio scomodo lui aggiunge in soliloquio:
-Mi ha fatto vedere la sua patatina.
Silenzio. Insiste.
-E anche il suo culino.
Silenzio.
-Dentro!
Tutti arrossiscono. Il padre della grande donna tenta un commento che viene interrotto – con una gomitata – dalla moglie.
Quelli del bacio tornano a disegnare ridendo.
Spero non abbiano capito neanche la parola malattia!, prego dentro di me.
Scoprirete quanto piacere si trova in quel senso di schifo, auguro loro silenziosa.
L’immaginazione ringrazia il loro futuro, il divenire mi sta prendendo per mano.
La mente viaggia verso le parole di John Lennon: “Tutto finirà bene, e se non è così, vuol dire che non è la fine…”.

Roma, dei colori torridi, infuocati; riportano agli anni in cui le passioni erano senso. 2012 -Maria A. Listur

 

Alexander Lowen

To who showed me the path to abandon myself to the body

He kisses her – She let herself be kissed.
I have my doubts about this version because knowing the subject I believe that she was the one who took the first step. Also because she has been dumped – recently – by the love “of her life”! Him – the love “of her life” – didn’t dump her, he simply started to get confused and to call her with the other’s name! And she, a great woman, has started to refer to him always keeping in mind the other, to think about presents for him and also for the other! A form of altruism that has moved more than a person.
Therefore “He kisses her – She let herself be kissed” doesn’t work for me, knowing above all the burden her new loneliness causes!
Hence this is my version, since I also know the end:
They kiss.
They look at each other.
They try again.
She says:
-How gross!
Afterwards they tell about this to people around them. They say:
-It’s sure that kissing on the cheeks is much less risky!
-What does risky means?
-That you don’t get…diseases from each other.
It’s quiet. In the uncomfortable silence he adds in his talking to himself:
-She showed me her.
Silence. He insists.
-And her little behind too.
Silence.
-Inside!
Everybody blushes. The father of the great woman tries a comment that is interrupted – by a nudge – by his wife.
Those who kissed go back to draw chuckling.
I hope she didn’t even get the word diseases!, I am wishing.
You will find how much pleasure you will discover in that sense of disgust, I wish them both quietly.
Imagination thanks their future, the becoming is taking me by the hand.
The mind travels to the words of John Lennon: “Everything will end well, and if not so, it means it is not the end..”.

Rome, with hot colors, heated; they bring back to those years in which passions were sense. 2012 -Maria A. Listur

“Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce.”/“Give every man thy ear but few thy voice.”

William Shakespeare

-Credevo parlassi inglese…
-Sì… No… Non so.
-Parli o non parli?
-Capisco… Ma… Per comunicare mi devo mettere in una frequenza d’ascolto che non è quella dell’inglese.
-In quale?
-Dialetto teramano.
-Cosa dici?
-Se penso che si tratta dell’inglese non capisco, se penso che si tratta del dialetto di mia madre capisco tutto.
-E quando parli credi di parlare teramano?
-No, quando parlo non penso.
-Beh… Questo succede a molta gente.
-Veramente?
-Sto scherzando.
-Io no. Dimmi che ne pensi.
-Mi risulta sorprendente il tuo orecchio! Ma sei una musicista quindi si vede che hai due linee di percezione attaccate!
-Che vuol dire?
-Oh! Sto giocando! Io non sono di lingua madre italiana, non conosco il teramano… Sto cercando di capire!
-Che sensazione ti dà?
-Nessuna, però mi ricorda un mio professore di musica; diceva che per parlare bene una lingua dovevi creare un ponte tra idioma e passione…
-Soltanto una passione?
-Tutte quelle che vuoi, ma almeno una!
-Passione o repressione?
-Non sono manifestazioni diverse della brama?
-Bramo il suono di mia madre?
-Pensi di bramare tua madre nel corpo di chi parla inglese?
-No. Ma… Li trovo ugualmente sguaiati… Sia l’inglese che il teramano!
-Stai generalizzando.
-Sto parlando della mia esperienza.
-Mi sembra una semplificazione. Non pensi che l’unificazione delle frequenze ha una relazione col suono di tua madre?
-Ah sì? Io penso che ogni suono abbia una relazione con mia madre e che qualche volta vorrei prendermi la libertà di escluderla!
-Impossibile!
-Beh! Nutro la speranza di farla risuonare diversamente prima della sua morte… o della mia.
-Allora prova a sentire l’inglese che tua madre parla.
-Ma che dici! Mia madre parla a fatica l’italiano!
-Appunto… Scopri Shakespeare nel teramano di tua madre!
-Dammi un sistema d’ascolto!
-Accettazione.
-Ah! Allora incominciamo a praticare la sordità!

Roma, dove i suoni critici diventano risate. 2012 – Maria A. Listur

 

“Give every man thy ear but few thy voice.”

William Shakespeare

-I thought you spoke English…
-Yes… No… I don’t know.
-Do you or do you not?
-I understand… But… To communicate I have to tune myself in a listening frequency that isn’t the English one.
-In which one?
-Teramo’s dialect.
-What?
-If I think that it is English I don’t understand, if I think it’s my mother’s dialect then I get it all.
-And when you talk you think you are talking Teramese?
-No, when I talk I don’t think.
-Well… That happens to many persons.
-Really?
-I am kidding.
-I am not. Tell me what you think.
-Your ear it’s amazing to me! But you are a musician therefore it means you have two lines of perception bonded!
-What does it mean?
-Oh! I am joking! I am not an Italian native speaker, I don’t know Teramese… I am trying to understand you!
-What feeling do you get from this?
-None, but it reminds me of a music professor; he used to say that to talk a language well you should create a bridge among the idiom and passion…
-Only one passion?
-All those you want, but one at least!
-Passion or repression?
-Aren’t different manifestations of the same craving?
-Do I long for my mother’s sound?
-Do you think you are longing your mother in the body of the person that speaks English?
-No. But… I find them both ugly… Either English or Teramese!
-You are generalizing.
-I am talking about my experience.
-It appears to me as a simplification. Don’t you think the unification of the frequencies has a relation with your mother’s sound?
-Oh yes? I think that each sound has a relation with my mother and sometimes I would like to have the liberty to exclude her!
-Impossible!
-Well! I nourish the hope of making it resound differently before her death… or mine.
-Then try to listen to the English your mother speaks.
-That’s foolish! My mother barely speaks Italian!
-Exactly… Discover Shakespeare in your mother dialect!
-Tell me a way of listening!
-Acceptation.
-Ah! Then let’s start practicing deafness!

Rome, where the critical sounds becomes laughs. 2012 – Maria A. Listur

Se non ora, quando?/f Not Now, When?

-Mi serve qualcuno che possa registrare tutto quello che accade senza farsi prendere dalle conseguenze…
-Quali conseguenze?
-Il ripristino di vecchie memorie, la sensualità, l’esplosione ormonale, la perdita dei limiti tra te e me, il gusto…
-Ho capito.
-Sai che non posso dirti la composizione della sostanza che uso per il massaggio?
-Non lo sapevo ma mi fido.
-Bene. Togliti i vestiti.
Mi denudo, mi estendo, lui s’impregna le mani con una specie di panna. L’odore non mi risulta ripugnante, la consistenza neanche. Incomincia a massaggiarmi dal ventre verso il centro del petto, fa scivolare una mano tra la schiena e il tappeto provocando un mio giro sul fianco destro, m’accomoda le gambe, le braccia, la testa e continua.
Io respiro lentamente, conosco il profumo di quella sostanza, inebriata non rintraccio la memoria ma so che mi appartiene. Il cuore mi porta altrove, mi conduce al momento in cui – tanti anni fa – altro mio amico e maestro mi propose di fare un viaggio nel respiro, dentro i miei echi: arrivai in un luogo caldo, rivestita da una membrana appiccicaticcia, poi una parte del tessuto che mi foderava si aprì davanti a me, come una tela tagliata di Fontana. Infine, delle mani di gomma mi sollevarono da quell’involucro, le luci mi spararono addosso, le voci assordarono il mio grido, un liquido meno denso mi lavò la bava che mi ricopriva. Una voce lontana disse:
-Torna qui. Torna.
Tornai in un mare di lacrime. Domandai:
-Dove?
Il mio maestro non rispose mai.
Da questa mancanza di risposta m’aggancio alla mano del mio novello massaggiatore che chiede:
-Tutto bene?
-Bene.
-Dove eri?
-Nel parto.
-Tutto bene?
-Non finisce più.
-Vuoi tornare?
-Dove?
Neanche lui risponde.
Io lo lascio penetrare tutto il penetrabile: ha, oltre alle mani, infinite fragranze che mi aiutano a vivere. Dove dove dove dove dove dove dove dove dove dove dove si ripete questa congiunzione di vocali e consonanti che cercano da sempre un topos, disperatamente.
Io so che esiste una costellazione di suoni capace di farmi ritornare alle vertebre, al respiro delle ossa, alla lunghezza di questo corpo che abito e che mi permette di abitare: “ (… ) l’altro mondo è indimenticabile perché precede la nostra nascita. La scena che ci ha fatti, non l’abbiamo vista. Non la vedremo, senza tregua. Un’immagine che manca ci abita. La sua immaginazione ci accompagna fino a riprodurla. Noi tutti siamo mistero. E potremmo esserlo maggiormente se fossimo meno carichi – comicamente rivestiti, ordinati, stipendiati, divisi, composti, loquaci, ostacolati. Il paese misterioso dove tutto si confonde – dalla rotazione della terra al tempo, al ciclo delle stagioni, alla riproduzione sessuale, alla morte che circonda per ringiovanire e per risuscitare, agli astri che distribuiscono il ritorno dei solstizi, dalla pesantezza delle pietre al canto e alle ali degli uccelli, dal silenzio e dall’attesa delle rane pescatrici nel fondo dei laghi oscuri alla crescita del fogliame nell’aria atmosferica, dalla luce solare alla notte stellare.
Ma la confusione, l’immensità, la sua esplosione, la sua espansione, la raggiungeremo tutti.”

Pascal Quignard

Roma, accogliente caos che lascia prevedere sconosciute risorse. Servono sensi capaci di festeggiare il disastro. 2012 – Maria A. Listur

 

If Not Now, When?

-I need someone who can remember all that happens without being carried away by consequences…
-What consequences?
-The re-establishment of old memories, the sensuality, the hormonal explosion, the lost of limits between you and me, the taste…
-I get it.
-You know I can’t tell you the composition of the substance that I use for the massage?
-I didn’t know it but I trust you.
-Good. Take your clothes off.
I undress myself, stretch, he soaks his hands in a sort of whip cream. The smell doesn’t seem repulsive to me, neither the consistence. He starts massaging me from the belly towards the center of the breast, makes one hand slip between the back bone and the carpet provoking a turn on my right side, he places my legs, my arms, my head and keeps going.
I am breathing slowly, I know the perfume of that substance, inebriated I can’t trace it back in the memory but I know it belongs to me. My heart carries me away, carries me to moment in which – many years ago – another friend of mine and master proposed to me to take a journey in the breathing, among my echoes: I arrived in a warm place, coated by a sticky membrane, then a part of the tissue that re-covered me opened in front of me, like a cut canvas by Fontana. Then, some hands of rubber lifted me from that enclosing, lights bursted in to my face, voices deafened my scream, and a less dense liquid washed away the foam that covered me. A far away voice said:
-Come back here. Come back.
I went back in a sea of tears. I asked:
-Where?
My master never replied.
From this absence of reply I held tight to the hand of my new masseuse who asks:
-Everything all right?
-Yes.
-Where were you?
-In my birth.
– Everything all right?
-It never ends.
-Do you want to come back?
-Where?
He doesn’t reply either.
I am letting him penetrate all that is penetrable: he has, besides his hands, infinite fragrances that are helping me living. Where where where where where where where where where where this conjunction of vowels and consonant that are looking for a ‘topos’, desperately, repeat themself.
I know it exists a constellation of sounds capable of letting me go back to my vertebrae, to the breathing of my bones, to the length of this body that I inhabit and that allows me to live: “ (… ) the other world is unforgettable because it precedes our birth. We have never seen the scene that has made us. We won’t see it, unceasingly. An image that it is missing inhabits us. The imagination of it accompany us until we reproduce it. We all are mystery. And we could be even more if we could be less heavy – comically coated, orderly, paid, divided, composed, loquacious, obstructed. The mysterious land where everything is confused – from the rotation of the earth to time, to the cycle of the seasons, to sexual reproduction, to death that surrounds us to rejuvenates us and resurrect us, to the stars that distributes the return of the solstices, from the heaviness of the stones to the singing and the wings of the birds, from the silence and the waiting of the monkfish in the depth of the dark lakes to the growth of the foliage in the atmospheric air, from the solar light to the starry night.
But its confusion, immensity, its explosion, its expansion, we will all reach it”

Pascal Quignard

Rome, welcoming chaos that lets foreseen unknown resources. It is necessary to have senses capable of celebrating the disaster. 2012 – Maria A. Listur

“È triste essere un’eccezione: ma è ancora più triste non esserlo.”/”It is sad to be an exception: but it is more sad not being one.”

Peter Altenberg

-E occuparlo per una mostra?
-Esposizioni?
-Non dico tutti i giorni, dico ogni tanto…
-Affittare non rientra nelle mie attività.
-Condividerlo.
-Ma perché dovrei darlo gratis?
-Per il piacere di veicolare arte.
-Non voglio fare il mecenate!
-Intuisco.
-Le sembro gretto?
-Mi sembra avaro.
-Allora… Mille euro?
-Me l’affitta.
-Glielo sto concedendo per un piccolo gettone di servizio. Così le piace?
-Se io faccio un’esposizione di più artisti non si paga un biglietto. Perché non condividiamo l’esperienza?
-E come?
-Lei – per un giorno – offre il suo storico, vuoto e abbandonato salone e noi lo riempiamo d’arte.
-Senza guadagno?
-Guadagno o profitto?
-Beh… se la mette in questo modo…
-Le sto facendo una proposta perché trovo il suo salone molto bello e perché non viene mai utilizzato.
-E per me può rimanere chiuso per sempre.
-Nella sua prospettiva, cosa guadagna?
-Non vedo gente!
-Ah! Capisco! Per vederla le devono pagare? Allora è lei lo spettacolo!
-Ma che dice! Ma da dove viene! Da dove cavolo viene!
-Argentina.
-Non può essere! No! La gente in Argentina è simpatica, si diverte, balla tutto il giorno!
-Conosce Argentina?
-Conosco il Sudamerica!
-Ah! E lì siamo tutti uguali! Come se non ci fosse differenza tra quartieri città regioni paesi…
-Basta! Glielo presto! Ma… per una cena. Incominciamo con una cena.
-Una cena?
-Sì, faccia una cena intonata agli affreschi, per noi due.
-E poi?
-E poi se vuole può rimare a dormire nel castello, la ospiterei con piacere.
-Non dicevo dopo la cena. Dicevo se dopo quella sera ci dà o non ci dà il salone.
-Faccia la cena. Per due.
-Per due ma con altre quattro persone.
-Perché? Non voglio gente intorno!
-Non pretenderà che serva io.
-E lei ha bisogno di quattro camerieri?
-Uno per le sue bevande, altro per le mie, la persona che prepara le portate e colui che le porge.
-Va bene! Ma l’avevo detto che non viene dall’Argentina! Lei è la reincarnazione della più rompi scatole delle mie trisavole!

Loira, i toni di verde annunciano possibilità infinite, come un canone “verso”. Maria A. Listur – 2012

 

“It is sad to be an exception: but it is more sad not being one.”

Peter Altenberg

-And to use it for an exhibition?
-Exhibitions?
-I am not saying everyday, I mean every once in a while…
-My activities do not include rental.
-Share it.
-Why should I rent it for free?
-For the pleasure of conveying art.
-I don’t want to be a philanthropist!
-I understand.
-Do I sound vulgar?
-You sound stingy.
-Then… A thousand euros?
-So you rent it to me.
-I am giving it to you for a small service token. Do you like it like this?
-If I am making an exposition of many artists there will be no charge. Why don’t we share the experience?
-But how?
-You – for a day – offer your historical, empty and abandoned salon and we fill it with art.
-No earnings?
-Earning or profit?
-Well… if you put it in this way…
-I am making you a proposal because I find your salon very beautiful and because it is never used.
-To me it could be closed forever.
-From your perspective, what do you get from this?
-I don’t see people!
-Ah! I get it! Do they have to pay to see you? Then you must be quite a show!
-What are you saying! Where are you from! Where the heck do you come from!
-Argentina.
-It can’t be! No! People from Argentina are nice, enjoy life, dance all day long!
-Do you know Argentina?
-I know South America!
-Ah! And we are all the same! As there was no difference between districts cities regions lands…
-Cut it out! I’ll lend it to you! But…for a dinner. Let’s start from a dinner.
-A dinner?
-Yes, make a dinner matching to the frescos, for the two of us.
-What then?
-Then if you want to you may stay for the night in the castle, I’ll gladly host you.
-I didn’t mean after dinner. I want to know if after that evening you will lend us that salon or not.
-Prepare the dinner. For two.
-For two but with four persons more.
-Why? I don’t want people around!
-You are not pretending me to serve it.
-And do you need four waiters?
-One for your beverages, the other one for mines, A person to make the dishes and one to serve them.
-All right! But I told you that you are not from Argentina! You are the reincarnation of the worse pain in the ass of my women ancestors!

Loire, tones of green announce infinite possibilities, like a “versus” canon. Maria A. Listur – 2012

A priori.

Passeggiano nel tepore di un’estate anticipata. Si lasciano succhiare dalle differenze. Strade parallele che soltanto Eros salvaguarda quando il luogo facilita l’incontro.

-Puoi aspettare seduta!
-Anche in piedi…
-Non succederà mai!
-Può darsi.
-Che vuoi dimostrare?
-Niente.
-Allora lo fai per orgoglio. Fai finta di essere aperta ma in fondo sei soltanto una femminista!
-Può darsi.
-Disposta a morire da sola come un carciofo!
-Come tutti… Conosci qualcuno che muoia accompagnato?
-Esiste gente che si suicida insieme al proprio amore…
-Questo ideale dell’amore secondo Rainer Fassbinder mi sembra un morire con l’amor proprio altro che il proprio amore!
-In ogni caso non avrai quello che vuoi!
-Può darsi… Oggi, per quanto mi riguarda ci resterà il dubbio mentre per te, è certo che – oggi – non hai quello che vuoi!
-Non ce l’ho da te…
-O ce l’hai quando quello che vuoi non è a prescindere da quello che io voglio.

Lei ricorda Joaquin Sabina, canta in spagnolo:

“Yo no quiero un amor civilizado, / Con recibos y escena del sofá;
 /
Yo no quiero que viajes al pasado
 / Y vuelvas del mercado / Con ganas de llorar.

 / Yo no quiero vecínas con pucheros;
 / Yo no quiero sembrar ni compartir / Yo no quiero catorce de febrero / Ni cumpleaños feliz.

/ Yo no quiero cargar con tus maletas;
 / Yo no quiero que elijas mi champú;
 / Yo no quiero mudarme de planeta, / Cortarme la coleta,
 / Brindar a tu salud.

 / Yo no quiero domingos por la tarde;
 / Yo no quiero columpio en el jardin;
 /Lo que yo quiero, corazón cobarde,
 / Es que mueras por mí.

 / Y morirme contigo si te matas
 / Y matarme contigo si te mueres
 / Porque el amor cuando no muere mata
 / Porque amores que matan nunca mueren.

 / Yo no quiero juntar para mañana,
 / No me pidas llegar a fin de mes;
 / Yo no quiero comerme una manzana
 / Dos veces por semana
 / Sin ganas de comer.

 / Yo no quiero calor de invernadero;
 / Yo no quiero besar tu cicatriz; 
/ Yo no quiero París con aguacero / 
Ni Venecia sin tí. / (…) / No me digas volvamos a empezar;
 / Yo no quiero ni libre ni ocupado,
 / Ni carne ni pecado,
 / Ni orgullo ni piedad.

 / Yo no quiero saber por qué lo hiciste;
 / Yo no quiero contigo ni sin ti; / 
Lo que yo quiero…”

“Io non voglio un amore civilizzato, / Con ricevute e scene sul divano / Io non voglio che tu viaggi al passato / E torni dal mercato / Con voglia di piangere / Io non voglio vicine a fare il bollito; / Io non voglio seminare né condividere / Io non voglio il quattordici Febbraio / Né tanti auguri a te! / Io non voglio caricare il tuo bagaglio / Io non voglio che tu scelga il mio shampoo / Io non voglio traslocare dal pianeta, / Tagliarmi il codino / Brindare alla tua salute / Io non voglio le domeniche pomeriggio / Io non voglio l’amaca nel giardino; / Quello che io voglio, cuore codardo, / È che tu muoia per me / E morire con te se tu mi uccidi / E uccidermi con te se tu muori / Perché l’amore quando non muore uccide / Perché gli amori che uccidono non muoiono mai. / Io non voglio risparmiare per domani, / Non mi chiedere d’arrivare alla fine del mese; / Io non voglio mangiare una mela / Due volte a settimana / Senza voglia di mangiare. / Io non voglio il caldo della serra / Io non voglio baciare la tua cicatrice; / Io non voglio Parigi sotto la pioggia / Né Venezia senza di te. / ( … ) Non mi dire di ricominciare; / Io non voglio né libero né occupato, / Né carne né peccato, / Né orgoglio né pietà. / Io non voglio sapere il perché l’hai fatto; / Io non voglio con te o senza di te; / Quello che io voglio…” (…)

Ravenna, dei campanili, dei marmi, dei verdi che non sanno accumulare speranze. 2012 – Maria A. Listur

 

A Priori

Strolling down in the warmness of an anticipated summer. They let themselves be sucked by differences. Parallel streets that only Eros protects when the place facilitates the encounter.

-You can wait seated!
-Or standing…
-It’ll never happen!
-It could.
-What do you want to demonstrate?
-Nothing.
-Then you are doing it for pride. You pretend to be an expert but in the end you are just a feminist!
-Could be.
-Willing to die all-alone like a fool!
-As everybody… Do you know anybody who dies accompanied?
-There are persons who suicide together with their loved ones…
-This ideal love according to Rainer Fassbinder it seems to me like dying with amour propre more than his/hers own love!
-In any case you won’t have what you want!
-Could be… Today, for what concerns me we won’t be sure while for you, it’s certain that – today – you don’t have what you want!
-I don’t have it from you…
-Or you have it when what you want is not regardless of what I want.

She remembers Joaquin Sabina, she sings in Spanish:

“Yo no quiero un amor civilizado, / Con recibos y escena del sofá;
 /
Yo no quiero que viajes al pasado
 / Y vuelvas del mercado / Con ganas de llorar.

 / Yo no quiero vecínas con pucheros;
 / Yo no quiero sembrar ni compartir / Yo no quiero catorce de febrero / Ni cumpleaños feliz.

/ Yo no quiero cargar con tus maletas;
 / Yo no quiero que elijas mi champú;
 / Yo no quiero mudarme de planeta, / Cortarme la coleta,
 / Brindar a tu salud.

 / Yo no quiero domingos por la tarde;
 / Yo no quiero columpio en el jardin;
 /Lo que yo quiero, corazón cobarde,
 / Es que mueras por mí.

 / Y morirme contigo si te matas
 / Y matarme contigo si te mueres
 / Porque el amor cuando no muere mata
 / Porque amores que matan nunca mueren.

 / Yo no quiero juntar para mañana,
 / No me pidas llegar a fin de mes;
 / Yo no quiero comerme una manzana
 / Dos veces por semana
 / Sin ganas de comer.

 / Yo no quiero calor de invernadero;
 / Yo no quiero besar tu cicatriz; 
/ Yo no quiero París con aguacero / 
Ni Venecia sin tí. / (…) / No me digas volvamos a empezar;
 / Yo no quiero ni libre ni ocupado,
 / Ni carne ni pecado,
 / Ni orgullo ni piedad.

 / Yo no quiero saber por qué lo hiciste;
 / Yo no quiero contigo ni sin ti; / 
Lo que yo quiero…”

“I don’t want a civilized love, / With receipts and scenes on the sofa / I don’t want you to travel to the past / And go back to the market / Willing to cry / I don’t want neighbors to cook boiled meat; / I want neither to seed nor share / I don’t want the fourteen of February / Nor happy birthday to you! / I don’t want to take your luggage / I don’t want you to choose my shampoo / I don’t want to move from the planet, / Cut my ponytail / Make a toast to your health / I don’t want Sundays afternoon / I don’t want the hammock in the back yard; / What I want, coward heart, / Is that you die for me / And die with you if you kill me / And kill myself with you if you die / Because love kills when it doesn’t die / Because those loves that kill never dies. / I don’t want to save for tomorrow, / Don’t ask me to make it ‘till the end of the month; / I don’t want to eat an apple / Twice a week / With no will to eat. / I don’t want the warmness of the green house / I don’t want to kiss your scar; / I neither want Paris under the rain / Nor Venice without you. / (…) Don’t ask me to start all over; / I neither want available nor in a relation, / Nor meat nor sin, / Nor pride nor pity. / I don’t want to know why you did it; / I neither want with or without you; / What I want is…” (…)

Ravenna, of the bell towers, of the marbles, of those greens that cannot gather hope. 2012 – Maria A. Listur