Se non ora, quando?/f Not Now, When?

-Mi serve qualcuno che possa registrare tutto quello che accade senza farsi prendere dalle conseguenze…
-Quali conseguenze?
-Il ripristino di vecchie memorie, la sensualità, l’esplosione ormonale, la perdita dei limiti tra te e me, il gusto…
-Ho capito.
-Sai che non posso dirti la composizione della sostanza che uso per il massaggio?
-Non lo sapevo ma mi fido.
-Bene. Togliti i vestiti.
Mi denudo, mi estendo, lui s’impregna le mani con una specie di panna. L’odore non mi risulta ripugnante, la consistenza neanche. Incomincia a massaggiarmi dal ventre verso il centro del petto, fa scivolare una mano tra la schiena e il tappeto provocando un mio giro sul fianco destro, m’accomoda le gambe, le braccia, la testa e continua.
Io respiro lentamente, conosco il profumo di quella sostanza, inebriata non rintraccio la memoria ma so che mi appartiene. Il cuore mi porta altrove, mi conduce al momento in cui – tanti anni fa – altro mio amico e maestro mi propose di fare un viaggio nel respiro, dentro i miei echi: arrivai in un luogo caldo, rivestita da una membrana appiccicaticcia, poi una parte del tessuto che mi foderava si aprì davanti a me, come una tela tagliata di Fontana. Infine, delle mani di gomma mi sollevarono da quell’involucro, le luci mi spararono addosso, le voci assordarono il mio grido, un liquido meno denso mi lavò la bava che mi ricopriva. Una voce lontana disse:
-Torna qui. Torna.
Tornai in un mare di lacrime. Domandai:
-Dove?
Il mio maestro non rispose mai.
Da questa mancanza di risposta m’aggancio alla mano del mio novello massaggiatore che chiede:
-Tutto bene?
-Bene.
-Dove eri?
-Nel parto.
-Tutto bene?
-Non finisce più.
-Vuoi tornare?
-Dove?
Neanche lui risponde.
Io lo lascio penetrare tutto il penetrabile: ha, oltre alle mani, infinite fragranze che mi aiutano a vivere. Dove dove dove dove dove dove dove dove dove dove dove si ripete questa congiunzione di vocali e consonanti che cercano da sempre un topos, disperatamente.
Io so che esiste una costellazione di suoni capace di farmi ritornare alle vertebre, al respiro delle ossa, alla lunghezza di questo corpo che abito e che mi permette di abitare: “ (… ) l’altro mondo è indimenticabile perché precede la nostra nascita. La scena che ci ha fatti, non l’abbiamo vista. Non la vedremo, senza tregua. Un’immagine che manca ci abita. La sua immaginazione ci accompagna fino a riprodurla. Noi tutti siamo mistero. E potremmo esserlo maggiormente se fossimo meno carichi – comicamente rivestiti, ordinati, stipendiati, divisi, composti, loquaci, ostacolati. Il paese misterioso dove tutto si confonde – dalla rotazione della terra al tempo, al ciclo delle stagioni, alla riproduzione sessuale, alla morte che circonda per ringiovanire e per risuscitare, agli astri che distribuiscono il ritorno dei solstizi, dalla pesantezza delle pietre al canto e alle ali degli uccelli, dal silenzio e dall’attesa delle rane pescatrici nel fondo dei laghi oscuri alla crescita del fogliame nell’aria atmosferica, dalla luce solare alla notte stellare.
Ma la confusione, l’immensità, la sua esplosione, la sua espansione, la raggiungeremo tutti.”

Pascal Quignard

Roma, accogliente caos che lascia prevedere sconosciute risorse. Servono sensi capaci di festeggiare il disastro. 2012 – Maria A. Listur

 

If Not Now, When?

-I need someone who can remember all that happens without being carried away by consequences…
-What consequences?
-The re-establishment of old memories, the sensuality, the hormonal explosion, the lost of limits between you and me, the taste…
-I get it.
-You know I can’t tell you the composition of the substance that I use for the massage?
-I didn’t know it but I trust you.
-Good. Take your clothes off.
I undress myself, stretch, he soaks his hands in a sort of whip cream. The smell doesn’t seem repulsive to me, neither the consistence. He starts massaging me from the belly towards the center of the breast, makes one hand slip between the back bone and the carpet provoking a turn on my right side, he places my legs, my arms, my head and keeps going.
I am breathing slowly, I know the perfume of that substance, inebriated I can’t trace it back in the memory but I know it belongs to me. My heart carries me away, carries me to moment in which – many years ago – another friend of mine and master proposed to me to take a journey in the breathing, among my echoes: I arrived in a warm place, coated by a sticky membrane, then a part of the tissue that re-covered me opened in front of me, like a cut canvas by Fontana. Then, some hands of rubber lifted me from that enclosing, lights bursted in to my face, voices deafened my scream, and a less dense liquid washed away the foam that covered me. A far away voice said:
-Come back here. Come back.
I went back in a sea of tears. I asked:
-Where?
My master never replied.
From this absence of reply I held tight to the hand of my new masseuse who asks:
-Everything all right?
-Yes.
-Where were you?
-In my birth.
– Everything all right?
-It never ends.
-Do you want to come back?
-Where?
He doesn’t reply either.
I am letting him penetrate all that is penetrable: he has, besides his hands, infinite fragrances that are helping me living. Where where where where where where where where where where this conjunction of vowels and consonant that are looking for a ‘topos’, desperately, repeat themself.
I know it exists a constellation of sounds capable of letting me go back to my vertebrae, to the breathing of my bones, to the length of this body that I inhabit and that allows me to live: “ (… ) the other world is unforgettable because it precedes our birth. We have never seen the scene that has made us. We won’t see it, unceasingly. An image that it is missing inhabits us. The imagination of it accompany us until we reproduce it. We all are mystery. And we could be even more if we could be less heavy – comically coated, orderly, paid, divided, composed, loquacious, obstructed. The mysterious land where everything is confused – from the rotation of the earth to time, to the cycle of the seasons, to sexual reproduction, to death that surrounds us to rejuvenates us and resurrect us, to the stars that distributes the return of the solstices, from the heaviness of the stones to the singing and the wings of the birds, from the silence and the waiting of the monkfish in the depth of the dark lakes to the growth of the foliage in the atmospheric air, from the solar light to the starry night.
But its confusion, immensity, its explosion, its expansion, we will all reach it”

Pascal Quignard

Rome, welcoming chaos that lets foreseen unknown resources. It is necessary to have senses capable of celebrating the disaster. 2012 – Maria A. Listur

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