Silvina Ocampo

“Haz brotar sangre al menos de mi herida,
que estoy cansada de morir apenas.”
“Fa sgorgare sangue almeno dalla mia ferita,
sono stanca di morire appena.”

Apro la porta della camera, tutto buio, attende.
Le rughe della pelle non riescono a nascondere i tratti del coraggio, la mancanza totale di pietà. Ho promesso che, durante il suo ultimo tempo, avrebbe avuto la prima parte delle mie mattine. Sussurro accecata dall’oscurità:
-Buongiorno, sta arrivando l’estate.
-Non mi menta. Sta arrivando l’inverno. Buongiorno a lei.
-Il suo inverno?
-Sento freddo.
-Le porto le vitamine col latte di soia e vedrà! Subito sentirà un po’ di caldo.
-Non può accendere il riscaldamento?
-A giugno?
-Per me è gennaio.
-Tutti e due incominciano con la g.
-Oggi si è svegliata molto lucida!
-Lei invece ha dormito poco. Vero?
-Sono alcuni mesi che mi sento di non dover dormire.
-Invece dovrebbe.
-Non mi dica… Glielo detto… Oggi lei è molto lucida!
-Vado a prendere il latte, tornerò quando avranno aperto le finestre.
-Non voglio che si azzardino ad aprire le finestre!
-Perlomeno le tende…
-Poco.
Quando ritorno con il latte e le vitamine trovo tutta la stanza illuminata, le finestre spalancate, una ragazza intenta a rigonfiare i cinque cuscini che sostengono la testa di chi mi ha insegnato come vivere in quello stato di crisi costante che fa cambiare modo di riflettere, di sentire, di vivere. Ha gli occhi chiusi. Poggio il vassoio sul tavolino ai piedi del letto, faccio un cenno alla ragazza per farla andare via. Accosto le persiane, richiudo le finestre. Voltandomi verso il letto, trovo i suoi occhi azzurro cielo, in attesa. Mi sorprendo visibilmente.
-Credeva che dormissi?
-Sì.
-Chiudo gli occhi perché la forza di quella ragazza m’innervosisce.
-Perché non le ha detto di lasciare le finestre chiuse?
-Perché non voglio avere niente a che fare. Mi irrita la sua grossolanità.
-Glielo dico io?
-Sì, non vedevo l’ora che si prendesse cura di queste minuzie.
-Domani non accadrà.
-Arriverà domani?
-Certo. Arriverà. Insieme a me.
-Sa che domani compirò novantasette anni?
-Le ho già comperato il suo regalo. E le ho mandato a preparare la torta.
-Ma se soltanto posso mangiare mele…
-E quindi… La torta di compleanno sarà!!! Una Torta di mele!!!
-Io come regalo voglio che mi legga quell’amica di suo padre… Quella che descriveva tanto bene Buenos Aires…
-Anche quello è previsto. Ora mangi, devo andare.
-Allora vada, vada… mio carissimo!
-Carissima.
-No, lei con me non è una donna, deve riconoscerlo.
-Mi vede in quanto uomo?
-No, molto di più d’un uomo, lei è il mio “principe azzurro”.

Roma, somigli a quelli esseri inesauribili che, per delicatezza, chiudono gli occhi per velare il proprio dolore. 2012 – Maria A. Listur

 

Silvina Ocampo

“Haz brotar sangre al menos de mi herida,
que estoy cansada de morir apenas.”
“Let the blood flood at least from my wound,
I am tired of hardly dying.”

I open the door of the room, all dark, the person awaits.
The wrinkles of the skin cannot hide the signs of courage, the lack of total pity. I have promised that, during this person’s last moments, my first part of the morning would have been dedicated to him/her.
I whisper blinded by the darkness:
-Good morning, summer is coming along.
-Don’t lie to me. Winter is coming. Good morning to you.
-Your winter?
-I am cold.
-I will get you the vitamins with soymilk and you will see! You’ll feel a little warmer.
-Can’t you turn on the heating system?
-In June?
-To me is January.
-They both start with j.
-Today you woke quite smart!
-You haven’t slept much instead. Right?
-It’s has been few months in which I feel I mustn’t sleep.
-You should.
-Don’t tell me… I told you… Today you are very smart!
-I go get the milk, I will be back when they will have opened the windows.
-I don’t want them to dare to open the windows!
-The curtains at least…
-A little.
When I am back with the milk and the vitamins I find the room all bright, the windows wide opened, a young woman busy in pounding the five pillows that sustain the head of whom has taught me how to live in that constant state of crisis that makes us change the way of thinking, feeling, living. The person has the eyes closed. I lay the tray at the foot of the bed, I nod at the woman to dismiss her. I draw the shutters, close the windows again. Turning towards the bed, I find the person’s blue sky eyes, awaiting. I get visibly surprised.
-You thought I was sleeping?
-Yes.
-I close my eyes because the strength of that young woman irritates me.
-Why didn’t you tell her to leave the windows closed?
-Because I don’t want to have anything to do with her. It irritates me her vulgarity.
-Shall I tell her?
-Yes, I couldn’t wait that you’d take care of these trivialities.
-It won’t happen tomorrow.
-Will tomorrow come?
-Of course. It will. With me.
-Do you know that tomorrow I will be ninety-seven?
-I have already bought your present. And I have ordered to prepare your cake.
-But I can eat only apples…
-Therefore… Your Birthday cake will be!!! An apple pie!!!
-I would like as a present that you read to me that woman friend to your father… That one who described very well Buenos Aires…
-That is also planned. Now eat, I have got to go.
-Well then go, go… my dearest fellow man!
-Fellow woman.
-No, you are not a woman with me, you have to admit it.
-Do you see me as a man?
-No, much more than a man, you are my “charming prince”.

Rome, you resemble those inexhaustible beings that, in delicacy, close their eyes to conceal their own pain. 2012 – Maria A. Listur

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